Antiautoritarismo, Antifascismo, Antirazzismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Cos’è il “femonazionalismo”?

L’accademica Sara Farris parla della “strumentalizzazione” delle donne migranti in Europa da parte dei nazionalisti di destra – e dei neoliberali.

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Antiautoritarismo, Antirazzismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, Critica femminista, R-Esistenze, Ricerche&Analisi

La necessità di un femminismo decoloniale per Françoise Vergès

Articolo di Rosa Moussaoui pubblicato su L’Humanité e poi ripreso in lingua originale QUI. Traduzione di Benz del Gruppo Abbatto i Muri.

Rosa Moussaoui: In questo libro, avete messo in prospettiva le lotte di quelle che chiamate donne “razzializzate”, evidenziando il loro contributo alla definizione di una politica globale di liberazione. Che cosa guadagnano i movimenti di emancipazione rilevando questa categoria di “razza” forgiata dal capitalismo emergente per legittimare la tratta degli schiavi e la schiavitù? Possiamo immaginare un’altra denominazione oltre a quella di “razzializzato”, che fissa lo stigma e relega in secondo piano l’appartenenza alla classe?

Françoise Vergès: Sono vicina, qui, alla tesi del capitalismo razziale. Il capitalismo, fin dall’inizio, porta in sé processi di razializzazione. Fin dall’inizio, questo sistema ha cominciato a selezionare gli esseri umani, a razzializzare i gruppi. Per il teorico afro-americano Cedric Robinson, i primi gruppi razziali furono gli ebrei d’Europa. Vi erano quindi processi razzisti prima della schiavitù. Ma con la tratta coloniale degli schiavi e la schiavitù, questi processi di razializzazione si sono consolidati, rivestendo  una dimensione globale. Questi processi di razializzazione si rinnovano continuamente. In Francia, oggi, i rom ne sono l’oggetto. Chi sarà il prossimo, non lo so, ma ci sarà. Questi processi sono presenti anche nei dipartimenti d’oltremare: sull’isola della Riunione, con i malgasci o i comoriani; nelle Indie occidentali, con gli haitiani o i dominicani.

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Antisessismo, Autodeterminazione, R-Esistenze

Perché le donne a seno scoperto infastidiscono?

Ci scusiamo di dover coprire i capezzoli di queste fiere ragazze ma facebook trancia i post e le pagine solo per questa stupida ragione. Noi però vorremmo almeno far passare i contenuti che l’articolo regala. Nel link originale potete vedere le immagini senza censure.

 

Articolo di Paula Gimenez

in lingua originale QUI. Traduzione di Camilla del Gruppo di Abbatto i Muri.

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Autodeterminazione, Contributi Critici, Critica femminista, Culture, R-Esistenze

Mathilde Larrère: “Le femministe di oggi dovrebbero rivendicare i tempi della Comune”

Articolo di Gabriel Pornet

in lingua originale QUI. Traduzione di Valeria del gruppo Abbatto i Muri.

Mathilde Larrère: “Le femministe di oggi dovrebbero rivendicare i tempi della Comune”

La ricercatrice all’università Paris-Est-Marne-la-Vallée denuncia la mancanza di interesse, da parte delle militanti di oggi, per le rivoluzioni del XIX secolo. Un’intervista per ricordare come l’insurrezione del 1871 sia stata un momento importante della storia delle donne.  Continue reading “Mathilde Larrère: “Le femministe di oggi dovrebbero rivendicare i tempi della Comune””

Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, Critica femminista, R-Esistenze, Ricerche&Analisi

Il corpo delle donne nella retorica securitaria

Questa è una tesina che Bianca ha scritto per il corso di politiche di genere dell’università di Padova. Questo lavoro ha per oggetto il corpo delle donne e l’uso strumentale che di esso viene fatto nella retorica securitaria e nella conseguente messa in atto di politiche di stampo emergenzialista e repressivo in Italia. Partendo da un caso specifico, l’omicidio di Giovanna Reggiani nel 2007, intende evidenziare il rapporto tra costruzione degli allarmi socialmente indotti e la strumentalizzazione del corpo femminile come elemento di legittimazione delle politiche securitarie. Lo scopo del presente lavoro è offrire degli spunti di riflessione per provare a smontare la retorica securitaria che vorrebbe vederci costrette a vivere nella costante paura, a non camminare per strada da sole, a non vestire in un certo modo; quella retorica che nel nome di una presunta maggior sicurezza vorrebbe legittimare la “caccia allo straniero”.

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Antisessismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, Critica femminista, R-Esistenze

Siamo tutte transfemministe – Considerazioni sul corteo del 30 a Verona: per una pluralità di pratiche

Ci scrivono:

Ciao,
vi inviamo una riflessione post corteo del 30 a Verona che vorremmo condividere e diffondere senza legarci a un soggetto collettivo in particolare. Nasce da un confronto tra alcune persone presenti al corteo e dalla frustrazione sentita rispetto ad alcune modalità di gestione. Abbatto i muri ci sembra uno dei canali più pertinenti attraverso cui far girare queste righe.

Ecco dunque quello che ci hanno scritto. Buona lettura!

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Questo scritto a più mani vuole proporre un punto di vista critico sullo stato del movimento (trans)femminista italiano e quindi sulla costellazione che compone NUDM a partire dalla giornata di contestazione all’infame forum mondiale delle famiglie. Con l’attenzione di non voler criticare la rete “dall’esterno”, vogliamo fare critica e autocritica dalle contraddizioni che noi stesse attraversiamo dentro la rete e far si che queste osservazioni, che nascono da un posizionamento specifico e circonstanziato, servano a far avanzare la rete su alcuni temi qui affrontati.

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Comunicazione, Critica femminista, Culture, R-Esistenze

Milano e la Maestà Offesa

C’era una volta la Milano da bere e sbevazzando un bicchiere dietro l’altro a qualcuno venne in mente di proporre un’installazione “artistica” in forma di corpo di donna usato come puntaspilli. Ottima ispirazione per chi si occupa di sartoria ma a noi che ci occupiamo di comunicazione che contrasta la violenza di genere quell’idea è sembrata una stronXata. Oggi ci arriva invece questa novità.

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Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Personale/Politico, R-Esistenze, Raccontare il femminismo

Il femminismo a cosce aperte

Una delle prime cose dette da mia nonna e poi anche da mia madre non riguardava il mio benessere psicofisico, la mia salute, la possibilità di realizzazione dei miei sogni. Tutto si riassumeva in tre parole: “chiudi le cosce”. Non era un consiglio ma un’intimidazione. Dentro le mie cosce c’era qualcosa di sporco, di pericoloso, e io avevo il compito di tenerlo ben chiuso affinché il mondo fosse protetto da esso.

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