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Tempi difficili giovano alle femministe bianche, etero, privilegiate. Noi intersezionali perdiamo visibilità!

Mi scrive una vecchia conoscenza dei tempi in cui il cyberattivismo varcava le frontiere per realizzare progetti comuni grazie ai quali per la prima volta si parlava di lotte femministe e di genere transnazionali. Era una comunità che chattava senza una interfaccia grafica come quelle che conoscete ora. Non esistevano i social network e tra un tentativo e un altro ci si inventava il modo di comunicare le nostre reciproche esperienze attraverso il web. Scrivevamo usando wiki per integrare e tradurre in varie lingue i contenuti che ci interessava condividere e faticavamo a spiegare ad altre attiviste che il web non serviva come vetrina di singoli siti senza connessione né relazione. Faticosamente provammo a creare una rete che oggi è molto più facile realizzare.

Lei si chiama Clara ed è una grandiosa hacktivista che segue le vicende dei femminismi vecchi e nuovi negli Stati Uniti. Provo a tradurre quello che ha scritto perché penso interessi un po’ tutt*.

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Un’amica, ex sex worker, racconta come vive adesso

Dopo alcuni anni mi contatta una donna che già in passato aveva voluto condividere con noi la sua storia. Studentessa, sex workers part time e contraria ad ogni messaggio proibizionista di chi pretende che anche le sex workers per libera scelta si autodefiniscano vittime. Né vittime né colpevole, aveva detto, annunciando che quel lavoro le avrebbe permesso di studiare e realizzare la vita che voleva. Oggi mi riscrive per aggiornarmi e a parte scambi personali ci siamo parlate su quello che sta succedendo in Italia con una parte del movimento femminista che persegue a tutti i costi la vittimizzazione delle sex workers delegittimando la loro lotta per ottenere la regolarizzazione e l’abbattimento dello stigma che pesa loro sulla testa.

Allora, cara XXXXX, a che punto sei con la tua vita?

Ho preso la laurea e ho ottenuto un dottorato di ricerca all’estero. Non avrei potuto fare niente di tutto questo se non fossi stata in grado di mantenermi da sola.

Non lavori più come sex worker, quindi? [Read more…]

Iniziative contro il #ddlPillon: non faccio lotte con Terf, Swerf e anti/gpa

[Come immagine scelgo l’ombrello rosso, simbolo delle lotte delle sex workers, non a caso]

Mi chiedono se parteciperò alle iniziative contro il ddl Pillon. Nella città in cui vivo c’è già stata un’assemblea partecipata alla quale avrei partecipato anch’io se stessi bene di salute. Sarei andata però solo perché so che nella città in cui abito le compagne, le sorelle, le femministe che conosco non hanno pregiudizi di sorta, non vanno per stereotipi, non sono Terf, femministe radicali trans escludenti, e non sono swerf, femministe radicali sex workers escludenti.

Condivido la lotta perché del ddl 735, leggendolo e analizzandolo da più punti di vista, non condivido niente, ma non posso dimenticare che il femminismo è intersezionale e che le lotte, tutte, dovrebbero essere condivise a partire da un punto di vista che deve essere, per l’appunto, intersezionale.

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Stupro e femminicidio, per Desirée: Appello alle sorelle femministe di tutto il mondo

Dopo la feroce vicenda di Desirée, senza dimenticare le strumentalizzazioni conseguenti, il gruppo di lavoro di Abbatto i Muri ha deciso di scrivere un appello, in più lingue, da rivolgere alle compagne, alle sorelle, alle femministe di tutto il mondo, affinché tutte noi – inclusi voi che leggete – potessimo diffondere notizie non filtrate dai media mainstream sulla situazione orribile in cui le donne si trovano in Italia. Già alcune si sono mosse con la lettura radiofonica dell’appello in altre lingue e con la sua condivisione attraverso mailing list, forum, gruppi sui social, perché si sappia quello che stiamo vivendo e che ci troviamo ad affrontare. L’invito alla diffusione ovviamente è rivolto a tutt* voi. Così vi postiamo qui di seguito l’appello in lingua italiana e poi le traduzioni in più lingue da diffondere alle reti sociali, femministe, di tutto il mondo. Grazie a chi ci aiuterà a compiere questa azione di contro-informazione.

Ps: Alle traduzioni allegate se ne aggiungeranno altre. Se c’è chi conosce altre lingue scriva pure a abbattoimuri@gmail.com

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ALLE SORELLE FEMMINISTE DI TUTTO IL MONDO

 

Care amiche,

siamo la comunità di Abbatto i Muri, un collettivo che si occupa di sensibilizzare e informare sulla violenza di genere, cultura dello stupro e femminicidio in Italia. Vi scriviamo perché in questi giorni ci troviamo a vivere una specie di incubo dal quale vorremmo uscire.

Nella notte tra il 25 e il 26 di ottobre è stato ritrovato il corpo senza vita di una ragazzina di 16 anni, Desirée, nel quartiere di San Lorenzo a Roma. Dopo l’autopsia si apprese che la giovane aveva assunto una overdose di eroina ed era stata stuprata da un gruppo di uomini. Come se non bastasse il dolore causato dalla vicenda, si aggiunge la rabbia nel vedere come il nostro Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, esponente del partito razzista, machista, omofobo e xenofobo Lega Nord, si sia precipitato sulla scena del crimine per usare questo tipo di delitti per portare avanti la sua campagna contro gli immigrati.

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Il mio problema con le transfobiche (me inclusa)

Manifestazione trans a Madrid

 

Questo è un articolo di Gabriela Wiener tratto da eldiario.es (traduzione di Angela)

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Lesbiche, bisessuali, transessuali, persone non binarie come soggetti politici, non combattiamo solamente contro l’oppressione della libertà sessuale e l’eteronorma, combattiamo contro il patriarcato in tutta la sua folle violenza e il razzismo.

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Lottare per i diritti delle persone trans vuol dire lottare per le donne e contro il patriarcato

Questo è un pezzo scritto su The Guardian da Mischa Haider (traduzione di Ilga)

Attaccare le persone transgender, specialmente le donne transgender, è diventata la strategia prediletta per gli autoritari e Trump non è un’eccezione. Domenica, il New York Times ha riportato che l’amministrazione di Trump sta tentando di limitare l’identità di genere a quella assegnata alla nascita, perciò sta negando alle persone transgender di avere il loro spazio nella società.

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Cara Michela Murgia, le donne vogliono libertà prima, durante e dopo il ciclo del sangue

Update: ho finito di leggere il libro “L’inferno è una buona memoria” da cui è tratta la frase che ho commentato. Il contesto è in realtà necessario per chiarire che la frase non va interpretata come affermazione di Michela Murgia. Anzi. Facciamo che mi sono sfogata e nel frattempo attendo di leggere le Nebbie di Avalon che senza di lei non avrei conosciuto. Chiedo scusa a Michela per il mio errore.

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Ho letto questo passaggio scritto da Michela Murgia.

Se la donna fertile è potente perché genera, è altrettanto vero che finché è generante finirà suo malgrado sotto il vincolo del maschio, che i figli li dovrà riconoscere. La donna fuori dall’età fertile è potente in modo più liberatorio, perché ha la conoscenza che deriva dall’esperienza, ma non vi è più sottoposta, e agisce quindi in regime di libertà, sia dalla natura che dai legami di legittimazione imposti dall’uomo. La donna che ha chiuso il ciclo del sangue può finalmente aprire quello della parola e della visione, senza più l’obbligo di relazionarsi al mondo maschile “.

Chiedo scusa se non conosco il contesto (e conto di approfondire). Mi baso su queste parole e a queste oppongo una critica.

Cara Michela, ti stimo molto e ti leggo volentieri. Conosco la potenza delle tue parole e ne godo a volte. Queste parole però non mi piacciono. Riconducono ad un riduzionismo biologico che non mi somiglia. La libertà l’ho pretesa prima, durante e dopo il ciclo del sangue. Lotto affinché nessuna debba essere sottoposta al vincolo del maschio. Non è più necessario che la donna faccia figli (se non li vuole) e neppure che il maschio li riconosca. Non voglio semplificare ma il modello di donna che conosco prescinde dalla biologia, non rinuncia alla libertà per sottostare al modello di madre bisognosa del maschile. La donna per me è molto più di questo e non è necessariamente quella che è nata con organi genitali femminili. Riconosco come donna colei che ha definito il proprio genere separando il sesso biologico dai ruoli imposti. Le donne che conosco, e sono certa che ne conosci tante anche tu, lottano affinché siano supportate e riconosciute in quanto persone a prescindere dalla biologia. Gli uomini che conosco non temono le donne potenti perché generano. Sono lì a supportarle, come persone. Ci sono uomini che lottano affinché anch’essi possano definire il proprio genere al di là degli stereotipi e dei ruoli imposti. E il modello del padre che riconosce il figlio perciò pone un vincolo alla donna è uno dei ruoli che alcuni vogliono sia cancellato.

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