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San Valentino, il sessismo e il popolo del “fattela una risata!”

Sono tanti, di qualunque genere e sesso e quando decidono di banalizzare il sessismo lo fanno con tutte le loro forze. Impegnano energie che mai vedresti applicate quando c’è una discussione su una vittima di stupro (a meno di non vederli negare la cultura dello stupro). Insomma i pubblicitari, i creativi, se possiamo chiamarli così, non devono essere soggetti a critiche. Eppure quello che fanno si chiama “comunicazione” e nel corso dei decenni il marketing che dell’uso degli stereotipi sessisti ha fatto un’abitudine non è poi cambiato molto.

Ogni forma di comunicazione di questo tipo mira a rafforzare gli stereotipi invece che distruggerli, demolirli, sovvertirli.  Le pubblicità sessiste non sono quelle in cui lei è seminuda, per capirci. Se pubblicizzi intimo per donne lei deve indossarlo e la modella fa il proprio mestiere. Certe pubblicità sono chiaramente sessiste e altre in maniera subdola. Quelle subdole le lasciamo ad un altro post. Ora ci occupiamo di quelle esplicite. Vendere un prodotto alludendo al fatto che assieme a quel prodotto avrete una donna a 90° non fa ridere. E’ sessista. Fare pubblicità ad una discoteca con lo slogan “Perché sedurle quando puoi sedarle” non è cosa da ridere. E’ sessista. Non siamo noi a mancare di senso dell’umorismo ma sono alcune persone che si occupano di marketing a usare sempre stereotipi sessisti per vendere.

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Una lettera aperta “Anche decidere di fare sesso con qualcuno è un atto politico. E può essere reazionario, patriarcale, oppressivo”

Una compagna chiede che questa lettera sia pubblicata. Buona lettura!

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Ormai più di un anno fa, in Umbria, mi sono ritrovata in un rapporto sessuale in un momento in cui ero completamente sbronza. Solo dopo mesi e mesi di inferno sono riuscita a riconoscere quell’episodio per quello che era: una violenza sessuale. Si è trattato di uno stupro molto vischioso da riconoscere perché perpetuato da un compagno anarchico che conoscevo da 16 anni, con il quale avevo condiviso affetti, lotte, fiducia ma soprattutto un progetto politico.

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I comandamenti del Ddl Pillon: non divorziare, non responsabilizzare e non disturbare il Pater Familias

“Meglio divorziata che ragazza madre!” – disse una parente obbligandomi a fare quel che non volevo fare. Ossia un matrimonio riparatore. Aspettavo un figlio e non potevo farlo senza che venisse regolarmente riconosciuto come frutto dell’unione coniugale di un uomo, benché violento, e una donna. E’ una sintesi estremamente semplificata ma non aggiungo complessità perché quel che mi interessa è commentare alcune battute di esponenti politici a sostegno del ddl Pillon, il ddl sull’affido condiviso, i quali sostanzialmente ammettono di voler fare di tutto affinché il divorzio non sia un’opzione. Io concludo che nel caso di legami infarciti di violenza si pensa sia “meglio una donna morta che divorziata”. D’altra parte c’è chi dichiara di essere contro l’aborto e di voler riportare l’ordine sociale all’età della pietra, ovverosia al tempo in cui una donna doveva solo fare figli, pensare alla cura familiare e ritirarsi da qualsivoglia impegno lavorativo retribuito per lasciare il posto agli uomini che dovrebbero – e giuro che è stato detto questo – essere pagati di più per consentirgli un mantenimento perfetto della famiglia.

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Judith Butler: Basta attacchi contro l’“ideologia del genere”

Re-blogghiamo questo pezzo pubblicato dal bel sito (che vi invitiamo a seguire) Il Lavoro Culturale

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Pubblichiamo un articolo di Judith Butler uscito questa settimana su The New Statesmen. La traduzione è di Giuseppe Forino, Giacomo Tagliani e Nicola Perugini.

Negli ultimi anni in Europa, America Latina e in alte parti del pianeta si sono levate proteste contro una presunta “ideologia del genere”. In Francia, Colombia, Costa Rica e Brasile le elezioni sono ruotate attorno alle concezioni dei ruoli di genere dei candidati. Negli Stati Uniti sia i cattolici sia gli evangelici si sono opposti a una serie di posizioni politiche spesso associate alla “teoria del genere” o alla “ideologia del genere”: i diritti dei trans nell’esercito, il diritto all’aborto, i diritti dei gay, delle lesbiche e dei trans, il diritto al matrimonio omosessuale, il femminismo, e altri movimenti in favore dell’uguaglianza di genere e della libertà sessuale.

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#Brasile – Saremo nelle strade, siamo resistenza!

di Vanessa Gil* e Cláudia Prates**

Articolo originale: QUI (traduzione di Maria Cristina Migliore del gruppo Abbatto i Muri)

Un antico dibattito della sinistra riemerge già all’inizio dell’insediamento del governo fascista in Brasile: i programmi identitari intesi come discordanti e di minore importanza nel contesto generale.

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Casalingo, non sono femminista ma mi definirei militante antipatriarcale

Lui scrive:

Cara Eretica,
sono un uomo eterosessuale di 39 anni e per una serie di circostanze (dimissioni e perdita di lavoro a causa di mobbing, trasferimento in un altro Paese) da ormai quasi tre anni sono disoccupato e sto cercando di adattarmi alla mia nuova condizione di casalingo.

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#ViolenzaDiGenere: affrontarla e percepirla rispettando le diversità. Una pratica femminista!

Quando siamo in mezzo alla strada e subiamo molestie o quando siamo in casa e riceviamo mille messaggi da parte di qualcuno o quando c’è chi ignora il nostro No e insiste per ottenere attenzioni sessuali o quando vuoi lasciare qualcuno ed egli si oppone con violenza alla tua decisione: queste sono vicende che accomunano tantissime donne. Cosa cambia allora negli atteggiamenti e nelle reazioni di ciascun@ di noi? Cambia la soluzione che riteniamo di dover adottare. Che si tratti di dare una gomitata al tizio dalla mano morta nel bus cittadino o che si scelga di urlare per attirare l’attenzione sull’individuo molesto, si tratta comunque di forme di reazione plausibili. Quello che non è plausibile, invece, è il fatto di pretendere che tutte reagiscano allo stesso modo e che altrimenti vengano condannate per questo. Come avessero una sorta di responsabilità collettiva che impone loro di smettere di sentirsi protagoniste delle proprie azioni per consegnare ad altre persone la direzione da intraprendere in qualunque circostanza.

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