Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Pensieri Liberi, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Cronache postpsichiatriche: Abbatto i Muri e Il Fatto Quotidiano

Appunti per la mia autobiografia

Abbatto i Muri nasce nel 2012 come progetto in solitaria poi diventato collettivo, con compagne e sorelle che mi hanno aiutato durante il percorso, quando alla fine del progetto di Femminismo a Sud mi resi conto che era necessario distanziare le persone che con il vecchio progetto rischiavano di prendere pesci in faccia da una non meglio precisata fazione femminista, nata sul web e mai vista alle assemblee, che con metodi assai fascisti, da cyberbulle imperversavano per il blog, tra i commenti, e per la pagina facebook dedicata, per delegittimarmi, diffamarmi, distruggere e vanificare tutto il lavoro fatto. I motivi erano specificatamente privi di sostanza politica, giacché costoro di quella sostanza, di materia femminista, filosofia femminista, ne masticavano poca. Primo punto: su FaS si supportavano le sex workers e si affermava, così come le sex workers affermano da sempre, che il sex work è lavoro e come tale necessita di riconoscimento affinché le sex workers possano godere di eguali diritti, come tutti i lavoratori del mondo. Secondo punto: il transfemminismo per costoro non era vero femminismo, giacché le donne trans non sarebbero vere donne e dunque si potrebbe, udite udite, correre il rischio di essere stuprate da una trans nei bagni delle donne se le trans venissero ammesse alle assemblee femministe.

Terzo punto: invece che continuare a farmi insultare dai cosiddetti padri separati e mra, mascolinisti omofobi, negazionisti della violenza di genere, tendenzialmente di destra, avendo colto il fatto che gli mra reclutavano tra uomini disperati per via del mancato affido dei figli, fornendo loro un glossario preciso, puntualmente vivisezionato e interpretato – noi per loro eravamo le nazifemministe, tanto per dire – cominciai a parlare con loro per comprenderne le ragioni. Non ho mai detto che mi avrebbero fatto cambiare idea ma volevo capire dove stava l’effettivo problema e lo rintracciai quando compresi che nel mondo delle separazioni e degli affidi in tribunale si decide sulla base di perizie psichiatriche che danneggiano ora l’uno ora l’altro genitore senza che il perito abbia effettiva autorità in merito. Ho capito che c’è un vuoto legislativo che tutti, nel bene e nel male, possono usare a proprio vantaggio e questo non va bene per nessuno. Neanche per le femministe. I padri separati hanno usato questo vuoto legislativo dapprima facendo votare una legge per l’affido condiviso che ha sfidato l’Italia mammona e se si fossero limitati a quello alla fine le femministe avrebbero capito che l’affido esclusivo alle madri non è un premio né un attestato di fiducia nei confronti delle donne ma è il modo in cui una certa parte politica spinge affinché siano sempre le donne a dover esercitare ruoli di cura. Quindi nei casi di separazione consensuale l’affido condiviso diventa una risorsa anche per le donne.

Ci sono poi i casi di separazione non consensuale e in quei casi ciascuno tira acqua al proprio mulino. I padri hanno preso in prestito una teoria non confermata, priva di fonti autorevoli, non esistente e non riconosciuta che è quella dell’alienazione parentale. Dal detto secondo il quale chi sta più vicino al bambino può influenzarlo negativamente contro l’altro genitore è venuta fuori una teoria misogina che parla di madri malevole (mai di padri malevoli) e di padri separati ridotti allo stremo economicamente per via degli assegni di mantenimento da sborsare. Nelle nuove proposte di legge che hanno avanzato i padri infatti fanno leva sull’alienazione per poi inserire articoli in cui si specifica che gli assegni vengono più o meno aboliti e che il mantenimento viene realizzato ciascuno per propria parte nel tempo diviso a metà di affido dei figli. Non solo. In una proposta si dice che l’assegno di mantenimento per i figli verrebbe comunque a mancare in caso di nuovo matrimonio della madre. Su Femminismo a Sud lo studio del problema è stato fatto e personalmente non ho nulla da rimproverarmi se non il fatto di aver parlato con gente che tra un insulto e l’altro mi ha spiegato, a volte con estrema disponibilità e gentilezza, tutto quello che ipotizzavo ma non sapevo e dunque tutto ciò che volevo sapere. Questo mio voler parlare con la parte avversa per chiarire equivoci e per spiegare anche che le femministe non sono nazi proprio per niente mi è costato in termini di reputazione politica il distintivo di traditrice che io ho trasformato in “Eretica”. Ed Eretica divenne il nick name che usai e uso ancora adesso su Abbatto i Muri.

Con Abbatto i Muri, nonostante le azioni di cyberbullismo di donne per l’appunto mai viste nelle assemblee ma che imperversavano sotto ogni mio post per lasciare commenti perfidi e diffamatori contro di me, abbiamo portato avanti moltissime campagne. Campagne contro il body shaming, a favore di chi mostra il corpo in maniera autodeterminata (il corpo è mio e lo mostro quando e a chi voglio io), campagne contro gli stereotipi di genere, per definire la violenza di genere, che racchiude molte più eccezioni di quelle conosciute nei media mainstream, body liberation front, corteo virtuale di corpi liberati contro la violenza sulle donne, e tante altre ancora per arrivare alla più recente #tuttacolpamia con l’invito perenne a scrivere alla mail di abbattoimuri@gmail.com e raccontare la violenza subita della quale neppure ricordavano dettagli, quella nascosta talmente bene da averla rimossa, la violenza taciuta per omertà familiare, per solitudine sociale, per paura delle conseguenze. Sulla pagina di Abbatto i Muri abbiamo ricevuto, editato, perché fossero lette senza appunti agli errori di ortografia o grammatica, pubblicato migliaia e migliaia di storie di donne e uomini e gay e trans e intersex e chiunque avesse una storia da raccontare. Abbiamo raccolto centinaia di storie sulla violenza medica sul corpo delle donne, sulla violenza su minori, su stupri che non potrebbero classificarsi in quanto tali dalla mentalità comune, su abusi di ogni tipo. Abbiamo portato l’esperienza delle campagne e l’analisi con valutazioni di tutto il lavoro svolto in molti luoghi, presentazioni, conferenze, fino all’Università di Lisbona.

E nel frattempo abbiamo continuato a tradurre lezioni di femminismo che arrivavano in altre lingue, a supportare le sex workers nelle loro campagne contro la criminalizzazione della loro professione, a combattere contro lo stigma feroce contro tutte le donne che usano il corpo per lavorare, giacché in effetti tutte lo facciamo ma se mostriamo la figa invece che un braccio diventa un’altra cosa. Abbiamo combattuto contro pregiudizi e stereotipi di ogni tipo. Ci siamo schierate con i gay per l’adozione, abbiamo preso posizione a favore della procreazione medicalmente assistita e della maternità surrogata, quando è la donna a scegliere di farlo. Abbiamo detto chiaramente che le donne non possono legiferare né decidere o pronunciarsi in nome di altre donne perché ciascuna ha la propria voce e siamo state lì a cercare di farle ascoltare tutte. Perché nessuna di noi può sostituirsi all’altra e con questa filosofia abbiamo gestito la pagina. Le storie pubblicate dapprincipio attiravano commentatrici o commentatori pronti a giudicare ai/alle quali è stato detto con calma che avrebbero dovuto raccontare la propria storia e non dare giudizi su quella di un’altra. Perché la nostra visione è strettamente personal politica e fare autocoscienza, seppur in senso virtuale, ha ancora il valore di farci vedere che siamo tante, diverse e che ciascuna di noi ha una voce che va rispettata. Non una donna bianca può decidere sul destino di una donna nera. Non una donna cis può decidere sul destino di una donna trans. Non una donna etero può pronunciarsi a nome di una lesbica. Non una donna ricca può parlare a nome di una donna povera. Ed il femminismo che vogliamo per noi è intersezionale, con attenzione al genere, alla classe, alla razza. Un femminismo che non discrimina le disabilità e ora che non discrimina neppure chi soffre di malattie mentali. Perché il velo sollevato sulla questione della salute mentale riguarda una di noi, riguarda me, ma riguarda anche tante tra voi.

Questo è stato ed è Abbatto i Muri. Nel frattempo fui contattata per scrivere su un blog ne Il Fatto Quotidiano online. La mia posizione femminista era nota, li avvisai che certamente portavo dietro uno sciame di haters. Non ci fanno paura, dissero. E la collaborazione continuò così e continuerebbe anche adesso se solo avessi qualcosa da scrivere a parte i fatti miei. Perché quella redazione è piena di umanità, di persone degne di stima e rispetto e se manco si preoccupano per me. Se mi sapessero intera solleciterebbero la scrittura su qualche argomento. Ma sanno che sto così e dunque sono in attesa. Io stessa sono in attesa. In attesa che questo mio destino si compia, in un modo o nell’altro, che la vita scorra e tutto passi e che la mia battaglia per sconfiggere la depressione e per continuare a essere ciò che sono porti buoni risultati.

Ultima cosa: non dimenticate che la pagina facebook e questo blog sono nati per voi. Quindi grazie per avermi dato questi spazi in prestito per far sentire anche la mia voce.

Eretica Antonella

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‘Abbatto i muri’ is a blog and an online platform run by a volunteer called Eretica. It aims to raise awareness of Intersectional feminism. It also tries to support the LGBT community in Italy and victims of domestic violence and many other issues which occur in Italy.
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