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Gli orfani di femminicidio vittime del maschilismo di governo

Noi vogliamo essere libere dalla paura e ci salviamo da sole

 

Pistola legalmente detenuta, puntata contro moglie e i due figli, infine su se stesso. E’ l’ennesima strage familiare di cui si parla come fosse frutto di un gesto di follia. Si chiama femminicidio e infanticidio. Due gravi delitti contro affetti cancellati per motivi rimossi. Si parla di gelosia ma si tratta di un delitto che deriva dalla cultura del possesso. E’ violenza di genere perché commessa contro una donna cui erano stati imposti ruoli  stereotipati. E’ il classico “mia e di nessun altro” tipico di chi pensa che moglie e figli siano di sua proprietà.

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Quando la vittima è una “straniera” con lo stigma della “prostituta” e l’assassino è (solo) un italiano

Se non sei straniero non fai notizia o la notizia non viene commentata così tanto. Non c’è nessuno che mette il mostro in prima pagina e nessuno poi si scomoda per raccontare delle pene orribili subite da una donna rumena. Ma come: non erano i rumeni i cattivi della situazione? Eppure hanno respinto in massa l’intento omofobico di  un referendum promosso dalla destra. Eppure il killer seriale, stupratore, femminicida di cognome fa Esposito e si tratta di un italiano. Uno di quegli italiani che la Lega difende dicendo che le atrocità sarebbero commesse da stranieri.

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Più che sopravvissuta sono una guerriera. Una tra le tante

Cara Eretica, c’è stato un tempo in cui cercavo me stessa in ogni notizia di cronaca, quasi a dimostrare che quanto mi era accaduto fosse reale. Quasi a dimostrare quanto avessi ragione a sentirmi una vittima. Tante donne spezzate e con gli sguardi da sopravvissute, donne delle quali si descriveva l’aspetto, le abitudini sociali, sminuendo la faccenda. Il titolo faceva più o meno così: “Tragica morte a xxxxxxxx per gelosia” oppure “Delitto passionale a xxxxxxx”. Più rispetto si dimostrava soltanto nel caso in cui lei, la vittima, fosse una fervente cattolica, buona madre e buona moglie. In tal caso si parlava di inspiegabile raptus. Anch’io ero stata vittima di un quasi “delitto passionale”. Non capivo dove fosse la passione ma sopravvissi con qualche costola rotta, la trachea quasi a pezzi e il terrore che potesse accadere ancora.

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“Buttiamo fuori le forze dell’ordine” – spiegone per razzisti pignoli e altra gente che non coglie il punto.

Di unaManu

Prima di tutto, grazie ad Eretica per questo spazio e per il suo supporto. E per tutto il suo lavoro. E per la bella persona che e’.

Quando ho letto l’inchiesta di Alessandra Ziniti su Repubblica non sono rimasta stupita dai numeri. L’italia e’ fra i tre paesi piu’ militarizzati AL MONDO, e le nostre forze dell’ordine hanno un triste storico di violenze indifendibili (vedi Diaz, vedi Aldovrandi, vedi Cucchi… qui una lista piu’ completa). Complice uno stato che nonostante i richiami dell’UE non e’ in grado di tutelare i suoi cittadini contro il reato di tortura (che, lo ricordo, nel nostro paese è stato riconosciuto da poco ma niente condanne) nemmeno dopo che le sue forze dell’ordine hanno sistematicamente torturato decine e decine di persone.
E che, nonostante l’incostituzionalita’ dell’apologia di fascismo, permette che le sue forze dell’ordine esibiscano simboli fascisti persino nelle caserme, e cantino canzoni del ventennio come forma di cameratismo. [Read more…]

Italiano, carabiniere, assassino di donne e bambine

 

Immagine tratta da Repubblica. Mettere la foto della famiglia felice quanto può essere ingiusto nei confronti delle vittime?

 

L’assassino non è un malato ma il figlio sano del patriarcato.

Dovremmo ripetere più spesso questa frase per ricordare sempre che ad uccidere non è l’etnia, la religione, ma la cultura sessista e patriarcale che appartiene a tutti gli assassini che non accettano un no come risposta.

Due bambine assassinate e la loro madre gravemente ferita da un uomo che poteva portare con se’ una pistola grazie alla professione che svolgeva. Un italiano, un carabiniere, uno di quelli che dovrebbe, secondo alcun*, difendere le donne in lotta contro la violenza di genere. I titoli sui giornali, salvo alcuni, ricordano la sofferenza di quest’uomo non in grado di superare la separazione.

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Si chiamava Michela ed è stata uccisa

E’ così. Non si può parlare della morte di questa ragazza come di un semplice suicidio. Non lo è. Questa ragazza è stata indotta al suicidio, ergo è stata uccisa. E’ stata uccisa la sua volontà, la sua sicurezza, la sua autostima, tutto annegato in un mare di colpevolizzazione e vergogna, in un Paese in cui ancora è troppo importante la santità di una donna, tanto da non consentire che sia riconosciuta la violenza che subisce.

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Le donne che subiscono violenza non sono sempre “madri”

Lui scrive:

Ciao Eretica e un saluto a tutto lo staff!

Segnalo alla comunità di Abbatto i Muri un’imbarazzante pubblicità in stile “pubblicità progresso” che sta girando sui regionali di Trenitalia. Stamani sono raggelato dinanzi all’ennesimo episodio di finto perbenismo rivolto al delicato tema della violenza sulle donne: è il caso di una pubblicità che è autentica mistificazione del problema stesso, la riproduzione del problema con l’inganno, anziché la soluzione: è la malattia, non la cura.

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