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La cultura dello stupro uccide le donne

Non so che ruolo abbia questo signore nella Croce Bianca ma le sue affermazioni sono davvero terribili. Ecco cosa bisogna combattere, per prevenire il prossimo femminicidio. Il resto del carlino riporta che egli ha affermato “Non siate provocanti e gran parte delle aggressioni saranno evitate”. Aggiunge: “Comunque anche lei come andava conciata, ovvio che il ragazzo era geloso”.

Ha aggiunto, rispondendo a donne che gli chiedevano conto delle sue affermazioni: “Comportatevi più sobriamente come le nostre nonne, non siate scostumate e provocanti e gran parte delle aggressioni saranno evitate, la colpa prima di tutto è del mondo di oggi totalmente fuori controllo, la donna fa I’uomo e viceversa, ma dove siamo arrivati?”. 

Dunque la colpa di un femminicidio e dello stalking subito dalla vittima sarebbe della vittima? Se queste battute sessiste e stereotipate non vengono cancellate, se non si combatte questa cultura dello stupro e del femminicidio, ogni donna è a rischio e a tutte si dirà che è colpa nostra, del modo in cui ci “conciamo” e di come viviamo. Una donna è libera di essere e fare quello che vuole e non è permesso pensare che il suo rifiuto alle attenzioni indesiderate di uno stalker sia qualcosa di diverso di un No. Lei aveva detto No e lui l’ha uccisa per questo.

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Prevenire i femminicidi è meglio che indignarsi quando una donna è già stata uccisa

L’ennesima vittima di femminicidio aveva denunciato il suo carnefice per stalking. Tuttavia questo non è bastato a tenerlo lontano da lei. Come spesso avviene la denuncia non ferma l’assassino e tutti si rifiutano di ragionare di politiche preventive, educative, di cambiamenti culturali che possano favorire una mentalità diversa, in cui l’uomo non si consideri più padrone, possessore, di una donna che diventa oggetto del suo morboso ossessivo interesse. Ogni volta che una donna viene assassinata si rimpolpa il marketing istituzionale, promuovendo leggi giustizialiste senza mai affrontare il vero problema che causa la violenza di genere. Sappiamo che denunce, carcere, non sono deterrenti e che chi invoca e finanzia l’ausilio di più polizie e sorveglianza non accetta di discutere di violenza di genere, di corsi di educazione al rispetto dei generi, di cultura del possesso e dello stupro.

Chi vuole più sorveglianza non fa che depauperare i centri antiviolenza che potrebbero meglio assistere una donna vittima di violenza. Senza dimenticare che tra chi uccide donne ci sono anche militari e membri delle forze dell’ordine. Per cui il problema va affrontato alla radice. E’ mentalità patriarcale, è cultura maschilista, di chi si ostina a considerare oggetti le donne e a non rispettare il consenso o il dissenso. Una donna che dice No non viene presa sul serio, il carnefice non l’ascolta, perché continua a considerarla una proprietà. Si immagina legittimato a operare forzature e stupri, percosse e stalking. Tra i maschilisti c’è ancora chi considera lo stalking alla stregua del corteggiamento. C’è chi pensa che una donna che dice no in realtà vuol dire sì. E le vittime si moltiplicano mentre noi continuiamo a contarle e a ricordare che la prevenzione passa attraverso un cambiamento culturale e non un ulteriore aggravio di pene detentive. Intervenire quando una donna è già morta è un fallimento. Il fallimento di un Paese che conta più femminicidi di altri paesi europei, mentre la misoginia dilaga su media e tribunali di giustizia attraverso la colpevolizzazione perenne di vittime di violenza di genere che vengono indotte a tacere, a vergognarsi, a pensare che sia tutta colpa loro. Non lo è.

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Non Una di Meno Firenze: Scusate il disturbo, ci stanno ammazzando!

Ricevo e volentieri condivido il comunicato delle sorelle di Non Una Di Meno Firenze. Buona lettura!

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COMUNICATO STAMPA 14-03-21

SCUSATE IL DISTURBO, CI STANNO AMMAZZANDO!

Ogni 8 del mese, da ormai un anno, piazza Santissima Annunziata è diventato il luogo in cui ritrovarsi per ricordare le donne uccise per mano di un marito, compagno, fidanzato, familiare. Uomini che le vedevano come un oggetto da possedere tanto nella vita quanto nella morte.

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Arcilesbica nega la transfobia del delitto di Napoli

E’ un po’ come quando i maschilisti commentano un femminicidio dicendo che lei non è stata uccisa perché donna. Un po’ come negare la violenza di genere quando si parla di mancanza di rispetto per l’autodeterminazione delle donne che scelgono di abortire. Un po’ come quando si tira in ballo un presunto maschicidio per negare la misoginia crescente e il femminicidio. Un po’ come quando si nega la transfobia implicita in un movente delittuoso e ci si serve del termine misoginia senza davvero conoscerne il significato.

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Uccisa perché certi uomini pensano di possedere e poter “aggiustare” le donne

Assassino. Ed è un delitto dovuto anche al pregiudizio contro le persone trans. E ancora stiamo a discutere sul fatto che sia necessaria una legge contro l’omo/transfobia e nel rispetto delle identità di genere.

Dice che la sorella era “infetta”, mentre i media continuano a definire il ragazzo della vittima una “lei” quando si tratta chiaramente di un Lui. Manco fosse una malattia, con buona pace delle culture omofobe, transfobiche, patriarcali e dell’integralismo di certi cattolici.

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Padri tutti cattivi? Retorica che ci riporta alla madre in tempo fascista

Premiazione della miglior madre fedele alla patria

 

In questi giorni si è tanto parlato del padre che ha ucciso i figli per vendicarsi dell’ex moglie. La stampa ha deciso che lui è la vittima. Non si parla dei figli uccisi ma della cattiveria della ex che ha osato separarsi e tentare di andare avanti con la sua vita. A parte alcuni articoli critici ed equilibrati che hanno parlato della questione sono circolate le solite generalizzazioni che pongono i padri che desiderano continuare ad avere una relazione con i figli dopo la separazione tutti nello spazio dei violenti. La retorica è sempre la stessa: se chiedi di stare con tuo figlio sei un violento. Lo dicono alcune persone che criminalizzano in generale i padri e che considerano l’affido condiviso come una bestemmia che lede il diritto proprietario delle mamme santissime.

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Per scuotere le coscienze sui femminicidi, ragazze incollano frasi choc sui muri

(Articolo originale pubblicato su LeHuffPost qui – Traduzione di Luana del Gruppo di lavoro Abbatto i Muri)

«Lei lo lascia, lui la uccide».

«Salomé, centesima vittima di femminicidio del 2019».

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Poche e semplici istruzioni per evitare di essere uccise dal vostro ex

Foto di Giuseppe Ciccia. Da L’Internazionale

 

La violenza non viene all’improvviso. Se il vostro rapporto è finito c’è una ragione e in qualche caso la ragione è proprio la violenza, la volontà di controllo da parte del vostro partner. Comportamenti subdoli si inseriscono nelle dinamiche di coppia che trasformano la relazione in una vera e propria faccenda di codipendenza. La violenza può essere di tanti tipi, inclusa quella psicologica, economica, oltre quella fisica. In ogni caso quello che normalizza la violenza è la spinta al vostro senso di colpa. Continua a leggere “Poche e semplici istruzioni per evitare di essere uccise dal vostro ex”

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Due ragazze rumene assassinate: ecco le lotte delle donne in Romania

In Romania l’omicidio di due ragazze ha sconvolto la popolazione. Questo articolo parla della condizione femminile in Romania e del movimento femminista rumeno e internazionale.
Se cade una cadiamo tutte! Qual é il prezzo della (in)sicurezza?

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La legge contro la violenza di genere? Un’operazione di pinkwashing!

Ieri il grande annuncio da parte del governo per aver approvato una legge in cui sostanzialmente si allungano pene carcerarie ma nulla si fa per la prevenzione. Per analizzare il contenuto della legge ho usato questo materiale inclusi gli emendamenti (in assenza del testo completo). Quello che emerge è che si tratta di una mera operazione di pinkwashing, un’operazione di facciata forse per tentare di soccorrere parti governative impacciate e in difficoltà dopo aver in parte istigato una violenza verbale inaudita contro le donne che dicono di No. Continua a leggere “La legge contro la violenza di genere? Un’operazione di pinkwashing!”

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Per combattere il femminicidio non servono “pene più severe”

L’assassinio di Deborah ha aperto la discussione su proposte di revisione della legge sul femminicidio. Giulia Bongiorno dice che servono pene più severe ma appena pochi giorni fa, quando il ministro Salvini si sentì offeso per le frasi di Spadafora, improvvisamente la presentazione del Piano Antiviolenza in conferenza stampa fu cancellata. Continua a leggere “Per combattere il femminicidio non servono “pene più severe””