Personale/Politico

Aggiornamenti intimi

La mia depressione procede, nel senso che va avanti la terapia e vanno avanti gli stati d’umore in ribasso. Nel frattempo ho visto questo film e mi ha scossa profondamente come poco oramai riesce a fare. Non si tratta di semplice indignazione per il contenuto fortemente politico del film ma per la capacità di suscitare rabbia sana, che spinge a lottare, quella rabbia che ora resta sopita in me come se nulla mi sconvolgesse davvero.

Forse è quello che mi serve, una scossa, una ragione non banale che mi ricordi chi sono e per cosa ho lottato, le cose fatte e quelle ancora da fare, le persone che ancora lottano e che chiedono aiuto e quelle che mi stanno a fianco anche se a distanza e discretamente, portando avanti battaglie che ho condiviso e condivido.

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Autodeterminazione, Personale/Politico

Potessi avere più WiFi quaggiù

Mattina. L’infermiera mi scopre il braccio senza aspettare che io sia sveglia. Inserisce il suka-sangue per le analisi di turno e poi mi lancia a stampo un pezzo di cotone per fermare il flusso. “Stringi forte” – mi fa. Poi mi ricorda che devo affrontare la via crucis tra reparti di ogni tipo. Le tassiste addette al trasporto dei pazienti sono simpatiche e discutono di elezioni. Non oso dire che non ho seguito un tubo.

Prima tappa. C’è un lettino con la carta bianca a rullo. Fuori un pezzo e avanti un altro. Per questi giri di solito porto musica alle orecchie ma Loro chiedono che io sia Presente. Anche se ho l’impressione che non gli freghi un cazzo che io lo sia davvero. Allora tolgo le cuffie, mi preparo a fornire le risposte di rito e si inizia. Braccio in su, tetta in dentro, capezzolo in diagonale, spremuta di pelle, vibrazioni sottocutanee e nel frattempo di là guardano, indagano, dicono. Si passa alla posa successiva. Altra stanza, altra foto.

Provo a esprimere la sensualità delle mie viscere. Non fanno caso ai miei sforzi. Mi infilano un tubo in gola e parlano tra loro, di cose che pensano io non capisca. “C’è internet, ‘sticazzi!” – penso. Non sarò un medico ma due cose le ho apprese, a furia di sentirne parlare e di approfondire. Scandagliano, osservano, sentenziano. Chissà come sono venuta bene quando trattenevo il conato di vomito. E penso che sono riusciti a trovare buchi che non sapevo di avere. Potrò dire che in assoluto non sono più vergine, ma proprio per niente.

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Autodeterminazione, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Io, il mio cybercorpo, la mia salute, la precarietà e le parole di lotta

Due parole su come sto. In balia di terapie e analisi. Tra corsie ospedaliere e chiacchiere sui problemi sindacali delle infermiere. Qualche scazzo con il tal medico tronfio che si atteggia a semi-Dio. Risate con le altre pazienti che condividono il mio stesso percorso. Domande sul costo proibitivo di certe analisi e di certi farmaci prescritti ma che puoi avere solo a pagamento. Svenarsi economicamente per la propria salute è un fatto grave. Svenarsi per sopravvivere. Ed è la faccenda che distingue le precarie squattrinate come me da pazienti che arrivano in reparto perché già clienti fisse paganti e in privato del primario di reparto. Ci sono tempi diversi, atteggiamenti diversi e nella nostra sanità che dovrebbe essere pubblica ma è sempre più privata la differenza tra la vita e la morte la fanno i soldi. Il problema della differenza di classe si ripercuote in questi contesti e ci fa precipitare tutti nel vuoto. Trascinate via da una slavina discriminatrice che lascia integre le persone che sono saldamente attaccate al palo della propria economia “sana” e tira giù tutte le persone come me che non possono dire no.

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La posta di Eretica, MalaRazza, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

MalaRazza e la disoccupazione

La povertà non è uno stato d’animo. Non si tratta di trascuratezza o di degrado soggettivo. Così vogliono farvi credere quelli che vi consegnano la colpa di essere poveri. Io sono povera e non è colpa mia. Non sono in grado di pagare la bolletta della luce a fine mese, spero solo che non la taglino. Il gas posso ancora usarlo ma quando finiscono i soldi che avevi messo da parte per i tempi bui, quelli in cui non avresti trovato lavoro, quei tempi bui si affacciano alla tua vita e tutto succede una cosa dietro l’altra, una disgrazia dietro l’altra. Ti senti un’accattona mentre giri per uffici a verificare le tue possibilità. Torni a casa con la rivistina che trovi da qualche parte dove stanno scritte le offerte di lavoro. Poi scopri che non c’è una vera offerta di lavoro in nessuna delle pagine attentamente sfogliate. La tragedia è che non si può fare diversamente. Non hai alternative a meno che non ti metti a rapinare banche e anche per quello ci vuole un talento che non ho.

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MalaRazza e il politico molesto

Ho lavorato per qualche anno come impiegata in un gruppo politico. C’era un deputato, tutto slogan cristiani al mattino e famiglia ore pasti, che cominciò a strofinarsi su di me quasi per caso. Non avevo capito ma, poi, un giorno, mi aspettò nell’atrio, dove stava la fotocopiatrice, e approfittando del fatto che tutti fossero in pausa pranzo si avvicinò a me, mi avvinghiò e mi costrinse a sentire da vicino il suo alito di sessantenne mentre mi dava un bacio sulla fronte. Era eccitato, gioioso, io rimasi paralizzata. Non dissi nulla. Eppure ero stata in grado di difendermi in passato ma erano miei pari e non miei datori di lavoro. L’atteggiamento ambiguo e viscido di un datore di lavoro è quello che sicuramente spinge una donna molestata ad avere il terrore di denunciare. Se lo fai ti licenziano. Se non lo fai vuol dire che ci stai. Se lo fai gli altri possono dire che te la sei cercata, vestita com’eri. Se non lo fai significa che sei disponibile.

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MalaRazza e la fila all’ufficio postale

Oggi il caffè sa di merda. Non so perché. A volte l’acqua ha un cattivo sapore e noi beviamo acqua che viene fuori dal rubinetto. Fresca e piena di cloro. Una delizia. Non possiamo fare altrimenti. Devo andare a pagare una bolletta, quella del telefono. La cifra standard che paghi solo per avere il telefono in casa e l’abbonamento con la connessione. Se doveste chiedermi dove si trova l’apparecchio direi che non lo so. Non telefoniamo mai e riceviamo poche chiamate, più spesso da parte di persone che ci offrono delle cose che non vogliamo. Con gentilezza, a volte con esasperazione, mettiamo giù. Una volta alzavi il telefono ed eri certa di sentire una voce amica. Parlavi del più e del meno. Ora possono essere solo due categorie di persone. Venditori o creditori.

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MalaRazza e la cena con gli amici precari

Cena, siamo in cinque. Tutti precari, pressappoco della stessa età dai 37 ai 40 e rotti. Noi abbiamo solo un ripiano con due sedie e quindi si finisce per sedere per terra ma va bene lo stesso. Siamo ecologici e usiamo i piatti in ceramica che poi laveremo. Dopo i convenevoli si salta subito alla situazione di ciascuno di noi. Io guadagno quasi niente, come ho già raccontato, il mio compagno ha un piccolo stipendio da operaio che dovrebbe coprire quasi tutte le necessità. Chiediamo per curiosità se qualcuno di loro ha preso il reddito di cittadinanza, la famosa spinta all’economia che ogni tanto i politici pubblicizzano quando sulle prime pagine dei giornali si parla di poveri discriminati e ricacciati indietro o che non trovano neppure un posto per dormire, senzatetto. La nostra amica è stata fortunata: è riuscita a superare un concorso per entrare in un ente locale ma il patto era che non avrebbe guadagnato mai un soldo di straordinario. Non ha la qualifica adatta, dicono. Prende 1300 euro lorde, e al netto, dato che paga le tasse, fate un po’ voi.

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