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La solitudine e l’assenza di empatia

Lui scrive:

Ciao, vorrei dare un mio contributo su un tema che sento spesso affrontare nei dibattiti su internet o su altre piattaforme: la carenza di empatia.
Dopo aver trovato più volte il coraggio di raccontare pochi e piccoli pezzi di me, della mia vita e della mia sofferenza, ho deciso di condividere con gli utenti e le utenti del forum uno dei miei tanti pensieri, che normalmente occupano una consistente parte delle mie giornate.

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Io mi nascondo, perché ho paura di vivere

Icaro – Matisse Henri

 

Lui scrive:

Ciao, sono un ragazzo di Roma, ho 26 anni e mi nascondo. Da tutti. Da tutto ciò che può essere, ai miei occhi, una minaccia. Vi ho scritto un paio di volte, in passato, per cercare un po’ di conforto in un momento particolarmente difficile della mia vita; attraversavo un forte momento depressivo dovuto a tanti diversi motivi.
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Voglio dire a tutt* che sono una persona violenta

Questa è una vecchia campagna contro la violenza sulle donne

 

Lei scrive:

Sono una donna violenta e il mio compagno non mi ha (ancora?) lasciata. Si dice sempre che devi lasciarlo dopo il primo schiaffo. Per le donne non c’è lo stesso metro di misura. Il paternalismo di chi interviene ogni volta che racconto la mia storia mi fa sentire come un’aliena su questa terra. Dicono:

  • non è possibile che tu sia violenta
  • in realtà tu non sai che ti stai difendendo
  • ma lui cosa aveva fatto per aver provocato la tua reazione violenta?
  • fai bene perché i maschi meritano di pagare dopo tutto quello che hanno fatto

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La violenza di chi giudica le donne che restano con un uomo violento

Lei scrive:

Cara Eretica,

Ho letto gli ultimi post pubblicati su esperienze di violenza. E ho pensato di raccontarti la mia esperienza per aggiungere qualcosa in più alla questione.

il mio compagno, la persona che amo e con cui convivo, è affetto dal disturbo di personalità Borderline, diagnosticato in psichiatria dopo un TSO richiesto dalla madre.

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Chi vuole costruire una rete di auto/aiuto per le vittime di violenza di genere?

Proprio nei giorni di festa, tra natale e capodanno, mi sono arrivati messaggi con richieste di aiuto, di solidarietà attiva e suggerimenti o disponibilità pratiche. Sarà perché per le feste si sta più insieme, al chiuso delle proprie case, se non hai soldi e un posto dove andare, ed ecco che esplode la violenza e in un modo o nell’altro ti mette con le spalle al muro. E’ inverno, fa freddo, se non hai un posto dove andare e non vuoi rimanere con lui che ti picchia o ti insulta o ti strattona allora ti serve un’alternativa. Mi scrivono che le operatrici dei centri antiviolenza possono non rispondere al telefono, e queste donne, ragazze, non hanno tempo per superare le procedure burocratiche prima dell’ammissione in una casa rifugio, qualora sia vicina e raggiungibile e non sia già strapiena. A volte non vogliono rivolgersi alle forze dell’ordine, non vogliono fare niente che abbia a che fare con le istituzioni, e non resta che tentare strade diverse, cercare solidarietà altrove. Più volte mi è capitato di pubblicare sulla pagina di Abbatto i Muri questi appelli e storie complicate e dolorose e da parte delle persone che leggono arriva grande disponibilità, concreta a volte o con suggerimenti.

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Cronache Dublinesi: 12 ore di attesa in ospedale per un antibiotico

Il sistema sanitario irlandese, della Repubblica di Irlanda, è privato. Si muove attraverso le assicurazioni e paghi ogni singolo momento di visita, ogni prescrizione, qualunque cosa. Pensate al sistema sanitario italiano. Pensate come basti andare dal medico per una prescrizione gratuita. Pensate che perfino nei pronto soccorso più periferici e meno dotati di personale non ti abbandonano comunque in sala d’attesa per 12 ore. Ora abbandonate questa immagine consolatoria e torniamo a Dublino.

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Hola Puta – il video che toglie identità politica alle sex workers

Questa è la traduzione dell’articolo di Gabriela Wiener Hola Puta tradotto da Thrix.

Ho assunto una prostituta molti anni fa. L’ho fatto con mio marito ma in realtà ero la più interessata – lui aveva delle perplessità – perché morivo dalla voglia di fare sesso con una donna e avevo soldi, che guadagnavo come giornalista – ora con il mio stipendio come giornalista non potrei permettermelo. In breve, era un servizio a domicilio. Abbiamo chiamato per telefono e lei è venuta a casa. A quel tempo e nel paese in cui vivevamo non c’erano molte prostitute che si prendessero cura di uomini e donne, di coppie, ma alla fine l’abbiamo trovata. Quella volta è stato molto bello. Ricordo che abbiamo riso molto con quella ragazza e che ci siamo scambiati i nostri vestiti sexy come se giocassimo ad essere l’altra. L’abbiamo chiamata di nuovo, anche se non c’era così tanto feeling.

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