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Meno&Pausa: la fame di cose nuove

In questi giorni sto abbastanza di merda. Troppe cose orribili accadono e troppo da pensare mi danno situazioni che non riesco a capovolgere. Questi sono i limiti degli esseri umani. Questo è il mio limite. Mi conforto, durante la notte, trascinando vicino a me il corpo addormentato del mio compagno. Mi dà calore e mi fa dimenticare per un attimo che io sono parte del tutto e che il tutto è parte di me. Ogni ferita al mondo spezza i miei muscoli, la mia volontà, le mie ossa.

Dormo male, mi sveglio incazzata, sono ipercritica su qualunque cosa e così riconosco che questo non è il momento per dire cose che non sono l’espressione di un pensiero lucido e razionale. Se la rabbia prevale, tutto quello che hai voglia di fare è distruggere. Distruggere per distruggere e non per costruire altro.

Quando mi mancano le forze il mio rifugio sono i libri. Ne mangio chili e chili, parole, significati, virgole e punti interrogativi. E allora perché continuo ad avere fame? L’idea di tenere il cervello sospeso nel nulla mi fa empatizzare proprio con quel nulla. L’assenza di me, il vuoto, nessuna speranza ma, solo, la consapevolezza che l’insieme delle esperienze passate non serve a null’altro se non a dare vita ad esperienze esattamente uguali. Il mondo che si ripete. Il nulla che resta nulla.

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Meno&Pausa: l’abbandono e le contraddizioni

Avete mai programmato di fare la spesa scegliendo solo cibi sani? Si sa che le tentazioni in casa fanno male e allora niente dolci, cose grasse, niente calorie in eccesso. Poi, durante una notte insonne passata a vedere ogni thriller disponibile, inclusi quelli in cinese sottotitolati in inglese, ricordi di avere una confezione di cacao da qualche parte. In men che non si dica frulli gli ingredienti per una torta e alle quattro del mattino è pronta. Una spolverata di zucchero a velo e hai mandato ‘affanculo i buoni propositi sull’alimentazione bilanciata.

Era così quando avevo le mestruazioni e una settimana prima non potevo fare a meno di placare il calo di magnesio o che ne so. Un chilo di gelato mangiato in tre tempi. Ma le calorie andavano via così come le prendevi. Subito. Ora invece.

Negli anni ho acquisito delle abilità culinarie niente male. Mi piace mangiare bene e con gusto eppure ancora non riesco a pensare al mio corpo con disinvoltura. Solo di fronte alle tragedie penso che ci siano altre priorità. Una delle cose che mi tranquillizza è la lettura di testi scritti da grandi autrici. Misurarmi con il loro cervello, il loro intelletto lucido e meraviglioso, mi fa dimenticare il fatto che continuo ad avere complessi come una tredicenne. Ma è mai passata l’adolescenza riguardo a questo? Non so. Un tempo pensavo che date le mie insoddisfazioni lo sguardo di un tipo belloccio mi sembrava troppa grazia. Via via ho capito che merito quello sguardo audace a prescindere e questo mi ha resa meno vulnerabile.

Non ho mai pensato che lo stereotipo della donna bella e stupida fosse reale. Ho conosciuto donne bellissime e intelligentissime. Ho sempre guardato alla bellezza delle donne senza problemi. Dire “sei bella” ad una donna per me è naturale. Non temo competizioni. Non le guardo come rivali. Ma le donne ignoranti, quelle si che invece mi infastidiscono. Così sono diventata sempre più selettiva. L’intelletto prima di ogni cosa. Una persona tenace dai pensieri vivaci e veloci mi attrae sempre. E’ un modo per riflettermi in lei, forse, anche se il punto è che non sono tante le persone che stanno dietro ai miei pensieri. Sono talmente veloci, non per questo belli o interessanti, ma veloci e in un minuto da qui a là colmo la distanza di un tempo infinito.

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Non è mai troppo tardi per smettere di essere vittime

Attorno al post “Lui mi picchia e mi piace così” si è realizzata una discussione costruttiva sulla quale penso valga la pena riflettere.

Per prima cosa si è realizzato l’ascolto di cui la protagonista del racconto aveva bisogno. Lei stessa mi dice che ha letto i commenti con serenità e sta riflettendo su tutto. Che arrivi ad una conclusione per noi accettabile o meno non importa. Ma si è aperto un varco dove sarebbe stato impossibile trovarlo in uno scontro cui consegue sempre e solo l’autoisolamento.

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Meno&Pausa: la responsabilità di trattenere stelle e cielo

A volte vedo il mondo diviso in due parti differenti. Sulla terra sembra tutto ok. Le persone vanno e vengono, veloci, animando le strade e facendo shopping, scansando i senzatetto e guardando con orrore alle donne con le gonne larghe che sfidano i pregiudizi chiedendo l’elemosina. Il mondo potrebbe essere meglio di così ma si tratta di punti di vista. C’è chi vede solo la superficie terrena. Io vedo anche il cielo, sconfitto, che potrebbe crollare sulle nostre teste da un momento all’altro. Ci sono gli esseri umani, quelli umani per davvero, che si affacciano dalle finestre delle loro attività per trattenere le stelle. Cadono anche quelle, sapete?

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Meno&Pausa: la mia differenza e la voglia di distruggere tutto

Sapete quanto sia difficile condividere quello che sento con un uomo? Non ha la menopausa, non ha il fiatone post/caldana, il sesso gli funziona sempre e non ha gli ormoni impazziti. Dopo anni di battaglie contro gli stereotipi mi devo arrendere a me stessa e devo affrontare la mia diversità. E’ una diversità che ti fa sentire sola, in una relazione o in un rapporto d’amicizia con un uomo. La cosa più difficile da spiegare è il fatto che interiormente mi sento viva e piena di energia ma all’esterno devo constatare non senza ironia il mio decadimento fisico.

Ho le tentazioni di una trentenne ma la fatica mi fa demordere. Per esempio: anni fa quando andavo ad un concerto non avevo problemi a ballare dall’inizio alla fine, per ore. Ora mi stanco solo a pensarci e non riesco ad avvicinarmi molto al palcoscenico. La folla e gli spintoni mi irritano. Abbiate pietà, penso, e poi sniffo il profumo di una canna e se chiudo gli occhi allora mi sento bene. Forse sono io che mi pongo dei limiti. Forse.

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Meno&Pausa, avere la patata e non sentirla. Il ritorno e l’anarchia felice

 

Foto di Raffaella Santamaria

 

Sono tornata. Ho qualche anno di più e la patata si fa sempre più silenziosa. Ma ci si arrangia come si può. Le caldane ancora vanno e vengono. Tra la precarietà e la sessualità sospesa mi resta un botto di tempo. Dico sul serio. Ma trovo ugualmente molto da fare. Per esempio: come stimolo per la produzione di serotonina uso una serie tv in cinese – fortuna che ci sono le figure – con sottotitoli in inglese. E’ una commedia buffa e mi fa ridere sempre, anche se è roba per adolescenti e se la becca Eretica mi toglie il saluto (femminista). 😀

Anche ascoltare musica non è male. Mi passa il malumore e oso perfino muovere un po’ il culo che è diventato più grosso e traballante. Ho le carni semoventi. Se mi scuoto, tipo cane, si vedono le minne, il culo, le braccia, le cosce, la panza, tutto quello che è sotto occupazione di grasso in eccesso (per principio non mi rivolgerò mai alle polizie per sgomberarlo), a muoversi rendendo il ritmo del corpo molto originale. Posso far ballare ogni mia cellula con un solo movimento.

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Mia figlia mi ha resa libera

Ho fatto male. Sì. Mi sono proprio sbagliata. Ero in errore quando cercavo risposte in un romanzo rosa. Quando mi perdevo nel romanticismo, parlo della retorica di San Valentino e cose del genere. Quando ti dicono che il vero amore dipende da te, da come ti comporti. Se fai tutto giusto, se ti occupi della tua femminilità e se sei tanto calcolatrice da fingere prima del matrimonio, soffocando le tue emozioni, quelle vere, per ottenere l’attenzione di un narciso che pensa alle donne come ad un surrogato della madre.

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