Allattare non è mai appartenuto alle donne

di Beatrice Toniolo

Viviamo in un’epoca di grandi polemiche circa la libertà delle madri di allattare dove vogliono, o meglio, dove capita di trovarsi quando la creatura ne ha bisogno, perchè non siamo più relegate in casa. Questo del “permesso” di allattare non è affatto un discorso nuovo, anzi ha radici profonde. La versione dei nostri anni è semplicemente un nuovo capitolo di una saga che ha origini antichissime perchè in quella che sarebbe una funzione fisiologicamente naturale, l’uomo-maschio-marito si è inserito immediatamente, fin dall’Antica Grecia.

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Ero tossica, anoressica, malata: perciò non posso più vedere i miei figli

lei scrive:

“cara eretica,

mi sono fatta male per tantissimo tempo. ho usato droghe, sono stata anoressica, ho assunto antidepressivi e sono stata rifiutata da tutti, nel frattempo. amici, famiglia, compagno, due figli. ironia della sorte vuole che mi hanno tolto i bambini quando cominciavo la terapia di disintossicazione. sono stata brava, presumo, perchè oggi sono ripulita di quasi tutto. continuo ad avere problemi con il cibo, la droga mi ha lasciato tracce che non posso cancellare e i farmaci mi consentono di restare serena di fronte a tutta la violenza psicologica che subisco. i figli non li ha voluti il mio ex compagno ma li hanno presi i miei genitori che non vogliono farmeli vedere.

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Storia di un riscatto intimo e personale

Lei scrive:

Sono nata in un paesino in provincia di Venezia. Piccolino, rurale, antico. Così rurale ed antico che lo era anche la mia famiglia. Il nonno a capo della famiglia, le donne in cucina a prendersi cura della casa e soprattutto tanta omertà. Non mi sono mai adeguata, mi stava tutto stretto. Se dovessi scrivere la mia vita senza aggiungere quello che ho scoperto dopo, scriverei per giorni e leggere sarebbe noioso perché si dovrebbe ritornare indietro per interpretare tante parti con la chiave di lettura adeguata. Perciò sarà un misto.

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Uscire dalla violenza non è un percorso coerente e lineare

se qualcun@ ti dice che quando lui ti picchia, se non lo lasci subito, sei anormale non credergli.

se qualcuno ti dice che lui è il mostro e tu la vittima, come se per te fosse tutto così semplice, come se volesse propinarti una visione per nulla complessa di quella che è la realtà che stai vivendo, non starl@ a sentire.

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Al bullismo si risponde vivendo. Fatelo anche voi!

lei scrive:

cara eretica,

non so come spiegarti ma vorrei raccontarti quanto sia stata male. sono diventata vittima di bullismo senza rendermene conto. ho ventuno anni, non sono particolarmente bella e puoi immaginare i commenti che arrivano ancora oggi su facebook quando pubblico una mia foto. c’è sempre qualcosa che non va. non mi trovano bella, magra, “scopabile”.

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Solo un’altra storia di umana solitudine

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Lui scrive:

Ciao 🙂
Oggi ti scrivo per regalarti un pezzetto di me, qualcosa che ho covato a lungo e che ho bisogno di buttare fuori e condividere con menti fresche, lontane e sconosciute perché non sempre le persone che hai vicino possono essere le più giuste ad ascoltarti.

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Che tipo di madre sono stata?

Raccolgo con l’indice una goccia di latte che scivola dalla buccia di un limone. Sembra una coccinella polare. L’ ha sputato poco fa mia figlia, spruzzi di latte sulla coppa azzurra colma di agrumi un po’ avvizziti. Schizzi di collera perlacea sui frutti, sulle piastrelle cobalto, sul mio pigiama.

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Sono stata maltrattata e licenziata per la mia omosessualità

Lei scrive:

Cara Eretica,
Non immagini la mia paura nello scriverti (…).

Sono stata licenziata. Niente di nuovo.
E invece sono stata cacciata, umiliata, offesa e molestata per ben due anni.
La causa: la mia omosessualità.
Dei datori di lavoro, i classici uomini squallidi, sposati con figli che ad ogni donna che passa sbavano.

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Il sesso non dovrebbe essere un dovere coniugale

Lei scrive:

Cara Eretica,

non voglio fare sensazionalismo e non mi piace che mi vedano come una vittima. voglio soltanto raccontare come ho vissuto due anni di stupri continuati in una casa che pure era la mia. lui era il mio compagno e io ero obbligata a fare sesso con lui tutte le volte che voleva, perché altrimenti erano sempre gran sensi di colpa e urla e litigi che volevo risparmiare a me stessa per vivere un po’ meglio. l’ho fatto spesso senza piacere, per dovere, per respirare. non è lo stupro violento che lascia tracce fisiche, ma è quello che per alcuni maschilisti dovrebbe anche essere legalizzato, in certi Stati infatti lo è e qui non è mica detto che ti credano. mi sono sempre chiesta, nel caso avessi avuto voglia di denunciare, che fine avrei fatto. mi avrebbero creduto? il condizionale è indispensabile perché sarebbe stata la mia parola contro la sua. le scuse sono evidenti: tu resti con lui, ci fai l’amore, dormi con lui, vivi e dimentichi e quello che ti sembra di subire non è che una tua proiezione. questo me l’ha detto uno che consideravo amico e anche la sua ragazza, tanto buona e comprensiva.

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