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Storia di Aria: il disturbo da stress post traumatico

E’ il secondo capitolo della mia storia. Il primo lo trovate qui.

Sicuramente avrete sentito parlare di quello che succede ai soldati che tornano da guerre che li hanno traumatizzati. Vivere sempre nella paura, dormire con un solo occhio e con un’arma in mano, con l’idea che prima o poi qualcuno ti beccherà nel sonno e dovrai difenderti. Il terrore mentre senti il “nemico” avvicinarsi e parlo di terrore autentico, quello che ti fa salire l’ansia a mille e che ti causa un attacco di panico dopo l’altro. D’altro canto per me vivere con una persona violenta ha voluto dire anche avere un falso senso di sicurezza, pensare che avevo tutto sotto controllo. Se facevo quel che lui voleva sarebbe andato tutto bene. In realtà non andava bene nulla e quando lui mi picchiava, per quanto io cercassi di giustificarlo trovando una ragione che lo avesse reso violento, di motivi non ce n’erano. Erano sfoghi di ira, volontà di fare del male.

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La cosa brutta è sapere che non cambierà nulla

Lei scrive:

Cara Eretica,

da qualche tempo sono entrata in un loop interminabile che mi obbliga a restare ferma: con la mia vita, le mie non-scelte, le cose che vorrei fare ma che non faccio perché penso che comunque fallirò. Tu dirai che dipende da me, basta che io muova il culo e ricominci a respirare ma ti assicuro che non è affatto così semplice. Quando resti senza ossigeno così a lungo ti abitui a fare respiri corti e pensi che tutto quel che puoi fare è continuare a fare respiri corti, a guardare solo fino a due passi oltre te e a non rischiare di fallire e nel frattempo in realtà è stare ferma che costituisce un fallimento.

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Sono un ragazzo e ho bisogno del femminismo

Riotrite scrive:

Sono un ragazzo e ho bisogno del femminismo.
Non dei “diritti dell’uomo”. Ma del Femminismo.
Ecco perché.

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Tu sei sveglia

ci sono momenti di immobilità interiore, non si riesce a progredire o ad elaborare qualcosa di utile per se stessi e il mondo. suona tutto come fosse ripetitivo e nel frattempo vividamente ci si aggrappa al ricordo di un momento in cui la frescura di un venticello allegro, sul volto, sui piedi nudi che toccano l’erba del prato, rende vivo il cuore. si tratta di un momento che rinvia ad un periodo sereno, quando tutto sembrava possibile e ogni sforzo pareva indirizzato a compiere qualcosa di cui hai memoria da sempre, come un obiettivo impresso alla nascita, non un destino ma un obiettivo da perseguire attivamente.

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Vorrei fare la camgirl ma mi sento insicura

Lei scrive:

Cara Eretica, sono una donna di 40 anni e sono disoccupata da due per motivi prima di famiglia e poi perché reinserirsi nel mercato del lavoro per me è molto difficile. Non ho particolari titoli e specializzazioni e mi sono fermata al diploma che come sapete non serve a molto. Avevo maturato un po’ di esperienza in un settore ma ora non spendibile perché dalle impiegate si aspettano la luna e io non gliela posso dare. Mi sono molto flagellata pensando fosse colpa mia, perché ho lasciato gli studi e perché mi sono dedicata a tante cose che non mi sono utili adesso. Ciascuno crea il proprio destino, mi dicevo. Poi ho cambiato idea. In realtà il destino lo crea chi gestisce l’economia e lascia che i datori di lavoro trattino le persone come oggetti da sfruttare e poi da buttare via.

Un giorno mi sono imbattuta in un tizio su facebook e con lui abbiamo prima stretto un’amicizia e poi abbiamo cominciato a scambiarci video e foto erotiche. Prima di quel momento mi sentivo una chiavica e non pensavo di poter ancora suscitare un certo tipo di emozioni. Mi sono ricordata dei tuoi post sul revenge porn e ho pensato alla soluzione che proponi. Se lui un giorno mi tradirà io pubblicherò le mie foto autonomamente. Non mi interessa e non mi sento in colpa per quello che ho fatto.

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E se un giorno mio padre – nero – fosse ammazzato per strada?

Lei scrive:

“cara eretica, sono una ragazza di 19 anni e se esistesse lo ius soli sarei una cittadina italiana. i miei genitori ci hanno portati qui quando mio fratello e mia sorella avevano poco più di 5 anni e io stavo nella pancia di mia madre quindi sono nata qui. la nostra pelle è nera anche se fino a poco tempo fa non me ne preoccupavo perché viviamo in un piccolo centro in cui tutti ci conoscono.

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La solitudine e l’assenza di empatia

Lui scrive:

Ciao, vorrei dare un mio contributo su un tema che sento spesso affrontare nei dibattiti su internet o su altre piattaforme: la carenza di empatia.
Dopo aver trovato più volte il coraggio di raccontare pochi e piccoli pezzi di me, della mia vita e della mia sofferenza, ho deciso di condividere con gli utenti e le utenti del forum uno dei miei tanti pensieri, che normalmente occupano una consistente parte delle mie giornate.

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