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Perché le donne polacche incinte abortiscono a Berlino – Pratica femminista solidale

Traduzione di Francesca Grisolia e Des Blatera.
QUI il link del post in lingua originale.

Ciocia Basia, in Tedesco „Zia Barbara“, è un gruppo di attivist* che si adopera per il diritto all’aborto. Il loro compito è quello di sostenere le donne polacche rimaste incinte involontariamente e aiutarle ad attuare a Berlino un’interruzione di gravidanza sicura e impunita.

In Polonia l’aborto è consentito: quando la salute e la vita della persona incinta sono a rischio, quando la gravidanza è conseguenza di un reato oppure quando il feto è gravemente danneggiato. Quello polacco è uno dei più severi ordinamenti giuridici sull’aborto in tutta Europa. Soltanto Malta, San Marino, Liechtenstein, Andorra, Monaco, Irlanda e Irlanda del Nord hanno una legislazione in egual misura rigida, se non ancora più restrittiva.

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Sono un ragazzo e ho bisogno del femminismo

Riotrite scrive:

Sono un ragazzo e ho bisogno del femminismo.
Non dei “diritti dell’uomo”. Ma del Femminismo.
Ecco perché.

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#IoTiCredo #Spagna – piena solidarietà alla vittima di stupro di gruppo

La Sentenza che riguarda lo stupro di gruppo a Pamplona (Spagna) ha scioccato il mondo intero. Tante donne hanno risposto con gli hashtag #YoSíTeCreo (io ti credo), #HermanaYoSiTeCreo (sorella, io ti credo), #LaManadaSomosNosotras (il vero branco siamo noi) #JusticiaPatriarcal (sistema giuridico patriarcale). Moltissime persone in tutte le città spagnole sono scese in piazza per dare solidarietà alla vittima. Così il governo è obbligato a mettere in discussione la legislazione in fatto di crimini sessuali supportando la Procura e l’accusa che stanno presentando ricorso contro la sentenza.

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Né etero né lesbica: faccio sesso con chi voglio!

Lei scrive:

Vorrei dare il via ad una serie di riflessioni sulle definizioni stereotipate che ti classificano come etero o lesbica quando in realtà tu fai sesso con chiunque ti faccia “sangue”, qualunque sia il suo genere e il suo sesso biologico.

Esiste una schematizzazione che diventa anche stereotipo sessista? Esiste una classificazione gerarchica che pone all’ultimo gradino le persone che non amano autodefinire il proprio orientamento sessuale come etero o lesbico?

So che devo molto a chi ha messo in atto la sfida sociale sulle imposizioni in fatto di orientamento sessuale e che c’era bisogno, forse un tempo, di classificazioni rigide ma oggi deve ancora essere così? Perché devo essere costretta a definirmi, a spiegare, a sentirmi dire che sono confusa, se non mi riconosco nelle logiche di gruppo? Perché non posso esprimere la mia sessualità come piace a me senza perciò che il mio corpo e la mia volontà siano dissezionate sotto l’occhio vigile di chi non si fa i cazzi propri?

Perché devo sentirmi dire che sono repressa o che non voglio classificarmi per non perdere spazio di accettazione sociale? E dire che se mi definissi lesbica avrei una comunità di riferimento, non subirei ostracismo e non riceverei le stesse critiche che subisco perché non voglio classificare la mia sessualità.

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Bordelli con donne robot. Un passo indietro per le sex workers

Leggo e scrivo di fantascienza e distopie da un punto di vista di genere e mi interessa non solo la genialità dei contenuti, le utopie, la creazione di nuovi modelli sociali o la parodia di  modelli sociali esistenti. Quel che mi interessa è anche il fatto di considerare la fantascienza come esatta riproduzione del presente con l’aiuto di altre contestualizzazioni che possano aiutare a vedere cose che altrimenti non sarebbe possibile notare.

Ci sono varie produzioni, libri o serie tv o film, in cui le macchine sono l’esatta creazione per la soddisfazione degli umani. Si riproduce lo schema capitalistico e sociale, la imposizione di ruoli di genere e l’uso del controllo e della repressione a supporto di varie forme di tirannia. Si riproduce anche un tentativo di integrazione tra macchine e uomini e lì non si può che tifare per il successo delle macchine, le intelligenze artificiali, le riproduzioni corporee, quando esse si disfano della memoria assegnata e ne inventano una nuova che spaventa terribilmente l’uomo.

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Ho abortito ed è importante parlarne

Ho avuto un aborto a 18 anni.
Non mi venivano più le mestruazioni, ho fatto un test a casa con risultati non chiari e dopo pochi giorni sono andata al consultorio familiare, dove avevo già un ottimo rapporto con la ginecologa. Il consultorio è stato un posto chiave per me, un luogo d’ascolto, comprensione e risposte. Quando la ginecologa mi ha detto il risultato sono scoppiata in lacrime, ero con mia madre. Non me lo aspettavo affatto.

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“Gli uomini mi spiegano le cose” – riflessioni a margine

di Simona

La prima volta che decisi di andare in libreria per comprare un libro che analizzasse la questione femminile feci fatica a trovare quello che cercavo e fortunatamente avevo già un titolo, “Dalla parte delle bambine”.

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