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25 anni, uomo, bianco, eterosessuale e vi racconto la mia disperazione

Lui scrive:

Vorrei rimanere anonimo, perchè è nell’anonimato che ho vissuto tutta la mia vita. Ho 25 anni, sono uomo, bianco, eterosessuale, non ho mai dovuto affrontare situazioni di violenza o prevaricazione indotta da qualcuno, il mio genere non mi ha mai causato disagi o difficoltà in ambito lavorativo. Per questi motivi mi sento in difficoltà, la mia componente persecutoria e punitiva costante mi convince che sto togliendo spazio alle donne, che le mie lamentele gridate dalla mia posizione di privilegiato sono inopportune.

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Sono un uomo che ha paura degli uomini

Lui scrive:

capita spesso di leggere della paura che le donne provano verso gli uomini.
gruppi di maschi per strada
sconosciuti
colleghi invadenti
amici

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La realtà di cui gli uomini hanno esperienza e che le donne non conoscono

scala-uomini

Lui scrive:

Ho letto questo e non dirò che non è vero perché so che lo è. So anche che le donne reagiscono in molti modi e non perché minimizzino il problema. Piuttosto perché sono cresciute imparando sulla propria pelle quanti e quali modi possono essere efficaci per vivere meglio. Non parlo di omertà, di banalizzazione o di sottomissione. Ci sono donne che ti danno calci in bocca se le insulti, altre che ti inceneriscono con lo sguardo, altre che viaggiano in branco e ti fanno paura per quanto sono determinate. Non diciamo cazzate: molte donne hanno imparato a difendersi e il punto è che quando lo fanno ci sono due tipi di reazione, quella di chi le giudica “poco femminili”, e parlo anche di donne che vorrebbero le figlie si rivolgessero ai padri o ai fratelli invece che sbrogliarsela da sole, e quella di chi le giudica troppo sfacciate, aggressive, indipendenti, perché si incazzano anche con l’amico che si permette di difenderle in pubblico invece che lasciare a loro la possibilità di cavarsela da sole.

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Essere “uomo” non fa di me un carnefice

Questa è una vecchia campagna firmata Toscani per Donna Moderna. Orrenda perché attribuisce ruoli di carnefice e vittima in rapporto al sesso biologico e al genere.

Questa è una vecchia campagna firmata Toscani per Donna Moderna. Orrenda perché attribuisce ruoli di carnefice e vittima in rapporto al sesso biologico e al genere.

 

di Mario No

Sono stanco, enormemente, profondamente, emotivamente stanco.

Qui leggo che gli uomini – tutti gli uomini – sarebbero responsabili della violenza di genere, indiscriminatamente, fino a quando non accettano di avere un ruolo sociale nel dovere di dissociarsi, se non accettano di farsi marchiatori apponendo stigma sociale ad altri uomini, che una volta commessa violenza non sarebbero più “veri uomini”.

Su Internazionale invece l’accento si pone sulla rieducazione dell’uomo patologicamente violento, ma delle cause di questa violenza non se ne parla. E allora mi viene il dubbio che questa violenza si ritenga essere innata.

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Se gli uomini avessero più ascolto tra le femministe

Sintesi di una discussione difficile da sostenere. Esistono i femminismi. Esistono tanti modi, tante pratiche, per portare avanti le proprie rivendicazioni. La parte difficile arriva quando un uomo si permette di mostrare un po’ di senso critico, invitando a guardare anche altrove, e alcune donne si irrigidiscono e si rifugiano in una zona confortevole fatta di dogmi, di saperi precotti e di slogan utili in ogni circostanza.

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Non vado in soccorso al “maschio in crisi”

Su LInchiesta, sito che in genere non leggo, è stato pubblicato un pezzo rivolto al “maschio“. Nulla di strano ma, se proprio dobbiamo dirla tutta, ci è stato segnalato affinché realizzassimo un’analisi da un punto di vista di genere. Dopo un attacco in cui si preannuncia la crisi della virilità, a seguito perdita della sacra fregna, si parla del danno causato dal porno gratuito e di una presunta confusione dei generi sessuali (ahhh, il Giiienderrrr). La crisi parrebbe generale e toccherebbe tutti. Si descrivono una serie di attitudini generalizzandone la portata e poi si pronuncia il fatidico “noi donne” per dichiarare che tanta presunta verità viene pronunciata da tutte noi o da una nostra riconosciutissima rappresentante.

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Il sesso con gli uomini, tanti, diversi

disinibitaDa quando abbiamo cominciato a realizzare cornici adatte entro cui le donne devono vivere la propria sessualità? Da sempre. Il difficile è immaginare di rompere quegli argini e cominciare a fare di testa propria. Sbagliando, procedendo a tentoni, al buio, sapendo che andrai a sbattere su cose spostate apposta per farti inciampare o su muraglie fabbricate nel tempo per scoraggiare ogni tipo di curiosa esplorazione.

Avevo sedici anni e cominciavo a chiedermi che ci facevo in un rapporto con un uomo di 31, e non per la sua età, né perché non volessi fare sesso con lui, ma solo perché pensavo fosse troppo restrittivo. L’avevo scelto, tra tanti corteggiatori, perché mi era sembrato il più disponibile a insegnarmi trucchi, a soddisfare i miei desideri, a intuirli prima che io chiedessi. Bravo era bravo, non c’è nulla da dire, ma possessivo da fare schifo, e io dicevo a me stessa che non ero pronta a impegnarmi solo con un uomo.

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Le donne: vulnerabili per “natura” o “costrizione”?

La vulnerabilità dipende da tante cose. Mi sento vulnerabile perché scoperta, denudata, violata nella mia intimità. Sono vulnerabile quando ho paura e in genere reagisco con freddezza. Uso delle strategie, quasi che fossi stata addestrata lungamente per arrivare integra fino a quel momento. Gli sconosciuti, l’uomo nero, barbablù, rappresentano la metafora di figure che minano l’autonomia di una donna che vuole camminare sola, per strada, a qualunque ora del giorno e della notte. Mi dicono che a sentirsi vulnerabile è anche un uomo che teme di essere rapinato e ucciso, ma io so che non è la stessa cosa.

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Io, assolto per il reato di stalking. E ora chi mi risarcirà?

arresto-manette

Sono innocente, dice Bruno, e lo ripete alla fine di ogni frase, come fosse un mantra, come se alla fine, dopo tutto quello che ha vissuto si fosse quasi convinto di non esserlo mai stato. Bruno è innocente per non aver commesso il reato di stalking nei confronti della sua ex. Questo è quello che mi ha detto senza astio nei confronti di quella donna che per lui è solo debole e immatura. Non se ne rende conto, mi ripete, e spiega come ha trascorso molti anni a difendersi da un’accusa che lo ha piegato, distrutto, togliendogli la stima di tante persone e ogni speranza di poter conservare il lavoro, i risparmi usati per pagare gli avvocati, la minaccia del carcere in cui è finito per poco tempo, per fortuna. E lì si è reso conto che restare in carcere per lui sarebbe stato come andare a scuola di crimini e misfatti, perché in carcere trovi stupratori, violenti, persone pericolose che non ti somigliano neanche un po’.

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23enne, senza una vita, con la paura di restare sola

Lei scrive:

Ciao Eretica, ti scrivo per raccontarti di me e della mia vita. Per la prima volta voglio spogliarmi, voglio raccontare tutto ciò che provo perché oltre alla sicurezza dell’anonimato sono sicura che nessuna in questo blog mi giudicherà. Inizieró da dove secondo me tutto è iniziato: avevo 18 anni e fino ad allora non avevo avuto nessun problema particolare. Stavo sempre in giro in prima linea nelle lotte studentesche, nelle scuole e nelle piazze, nei locali della mia città dove mi sentivo a mio agio, più di quando stavo a casa con la mia famiglia. Un giorno conobbi un ragazzo più grande, sui 30 di bergamo (io sono di Palermo) dopo qualche tira e molla iniziammo una storia a distanza che cambiò la mia vita.

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