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Ni Una Menos Argentina: la ribellione delle donne dal basso

Dal blog del Comitato Carlos Fonseca che ringrazio per la traduzione. Grazie a Maria Antonietta D’Emilio per la segnalazione.

di María Galindo

Un’analisi del movimento sociale argentino Ni Una Menos, dal punto di vista della femminista boliviana María Galindo, che da anni tesse legami di ribellione con organizzazioni, quartieri e donne del nostro paese (Argentina). Cosa rappresenta questo movimento nel contesto della lotta mondiale delle donne, cosa contribuisce alla depatriarcalizzazione che è in marcia nell’America Latina e perché non può essere esportata. Un testo per sollevare il dibattito.

Vogliamo tutto il paradiso [Read more…]

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Mi chiamavano “femminiello”

Lui scrive:

Ciao,
non so esattamente cosa sto scrivendo, né a chi sto scrivendo, ma sento l’urgenza di buttare fuori un po’ di rabbia perché potrei soffocare, stasera più che mai. Chiedo scusa a chiunque stia, in questo momento, dall’altro lato dello schermo perché forse ha di meglio da fare che leggere lo sfogo di uno che ha imparato tardi anche ad allacciarsi le scarpe e non ha mai imparato a difendersi dalle parole. Questo non è il mio vero nome e, naturalmente, questo non è il mio vero contatto. Ciò mi permette, forse per la prima volta in tutta la mia vita, senza timore, né imbarazzi, di raccontare un po’ di cose, di sputare un po’ di veleno e pregare di guarire, anche solo per un paio di ore, perché sono [Read more…]

Storia di uno stupro mai denunciato

Lei scrive:

Cara Eretica,
ti scrivo piangendo, con la rabbia che dall’utero sale allo stomaco e alla gola, e che finalmente – dopo sette anni – trova il coraggio o la stanchezza per scorrere dalla gola fino alle dita e uscire così in forma di lettera a te e a tutte le persone che vorranno leggermi.
Ringrazio te per il blog che hai aperto, ringrazio chi me ne ha parlato, ringrazio tutte le persone che hanno condiviso le proprie storie su questo blog perché è anche grazie a tutt* voi se adesso sto scrivendo anch’io: mi avete insegnato a non giudicarmi, mi avete insegnato a guardare la realtà per quella che è e a chiamare le cose e le persone per quello che sono.

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Storia di L.: i poveri e l’inutile battaglia sui peli

Ho osservato la mia gamba pelosa per un quarto d’ora. Non so cosa mi sia preso. Per un attimo ho pensato che un pelo di meno potesse fare la differenza. Come se avere i peli o no significasse ottenere un punto in più o in meno nella lista dei disoccupati meritevoli di reddito. Quando leggo di alcuni ragionamenti che investono le donne di doveri per soddisfare la percezione apparente delle altre persone vorrei dire che evidentemente non hanno i problemi che ho io.

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Storia di L.: quando ti dicono “fai del volontariato”

Ieri sera mi sono ubriacata. Con una bottiglia di vino da due euro. Spesi male, direte voi. Spesi bene, secondo me. Mi mancava la sensazione di leggerezza, il non pensare a niente, il confidare su un momento fatto di immotivata ilarità. Capita quando immagini che i piedi non tocchino più terra perché non hai un terreno solido sul quale camminare.

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Storia di L.: presto sarò una “senza fissa dimora”

Giorni passati a non comunicare con nessuno, con il terrore di ricevere la posta dei creditori. Altre scadenze, altre minacce. Inutile dire che non ho un soldo e non posso pagare. Non gliene frega niente. Fanno la voce grossa. Interpretano la parte di chi sta dalla parte del giusto. Sarei io la furba, io la mendicante, io la ladra. E queste sono solo alcune tra le offese che si leggono tra le righe. Vendi un rene, fatti prestare soldi dagli usurai, fatti un’assicurazione sulla vita e poi facci il piacere di crepare così noi intaschiamo il premio.

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Quando lui buca i preservativi per metterti incinta

Lei scrive:

Vorrei proporre una riflessione sulla ragazza vittima di stealthing che ha scritto alla pagina. Mi riferisco alla ragazza il cui partner sessuale ha bucato i preservativi ingannandola, e che ora si ritrova a 19 anni con una gravidanza non voluta.

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Storia di L.: nessun@ ti dà niente per niente

Non ho chiesto di nascere ma desidero continuare a vivere, nonostante tutto. Ringrazio chi ha letto la mia storia e ha inviato messaggi di solidarietà. Mi fanno bene, non sapete quanto. Mi danno la forza di alzarmi la mattina, pettinarmi, docciarmi e uscire per ricominciare. Sono andata ad aiutare una persona amica che aveva bisogno di una mano per spacchettare i pezzi del trasloco. Anche lei non sta benissimo economicamente ma ha un lavoro e questo fa la differenza. Si è trasferita in una casa più piccola, di una stanza e accessori vari, per risparmiare. Stava in affitto e quando mi ha chiesto se volessi trasferirmi in una casa da affittare in due ho detto di no. Non so davvero come potrei contribuire dato che non ho entrate sicure e non ho un lavoro.

Mi sono concessa un’uscita con un tizio che mi corteggia e che mi chiede sempre se non ho intenzione di sposarmi, ma io non voglio, è un’esperienza già vissuta ed è andata malissimo. E’ troppo tardi per ricominciare, specie se spinta da necessità economiche e da una richiesta che arriva da una persona che in realtà ha solo paura della solitudine.

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Storia di L.: Condannata a “fine pena mai”

Sono Lorenza, la debitrice “anonima” e ho un’altra storia da raccontarvi. Meglio: vi racconto un altro capitolo della mia storia. Con 5 euro al mese ho tre giga per scrivervi e li uso al meglio che posso. Ho un indirizzo mail usato per lo più per inviare curriculum che tornano inesorabilmente indietro o che restano lì, in attesa, nelle mani di chi custodisce la mia privacy o può farne quel che vuole. Probabilmente mandare i curriculum significa anche offrire una profilazione che i vari siti di ricerca per lavoro vendono a qualcun altro. O forse è solo un caso e dunque la mia casella di posta si riempie di offerte di credito da parte di società usuraie che ritengono sia normale far fare debiti per pagare altri debiti. A volte sono le stesse società di recupero crediti che una volta comprati i pacchetti di debito ti offrono un prestito a tassi da usurai per tenere il cappio ben stretto intorno al collo.

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