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Cronache Dublinesi: 12 ore di attesa in ospedale per un antibiotico

Il sistema sanitario irlandese, della Repubblica di Irlanda, è privato. Si muove attraverso le assicurazioni e paghi ogni singolo momento di visita, ogni prescrizione, qualunque cosa. Pensate al sistema sanitario italiano. Pensate come basti andare dal medico per una prescrizione gratuita. Pensate che perfino nei pronto soccorso più periferici e meno dotati di personale non ti abbandonano comunque in sala d’attesa per 12 ore. Ora abbandonate questa immagine consolatoria e torniamo a Dublino.

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Il privilegio: a partire da me

Essere femminista in tempi di grande precarietà non mi impedisce di vedere il mio privilegio. Sono bianca. Qualunque sia la mia condizione comunque fin dalla nascita ho goduto di diritti negati ai migranti. Sono nata in Europa, ho la cittadinanza in un paese che fa parte della schiera colonizzatrice del mondo. Questo mi permette di avere più diritti rispetto a quanti ne abbia un migrante e ancora di più rispetto ad una donna migrante, una di pelle nera, una straniera.

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Diario dall’India: il privilegio delle donne bianche occidentali

Lei scrive:

“Eretica adorata, sono in India e la mia azienda mi fa alloggiare in un hotel lussuoso. Sono al sesto piano e guardando in basso vedo un intrico di case e casupole, spesso i tetti sono in lamiera, le stradine polverosissime. Poco fa ho fatto una doccia: il getto è a cascata e viene giù da un quadrato di mezzo metro di lato direttamente dal soffitto. L’acqua piacevolmente calda, la temperatura della stanza regolata alla perfezione dall’aria condizionata. Una roba bella, no? Si.

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#NoBodyShaming #BodyLiberationFront: per le cure servono soldi. Oltre al sessismo c’è una questione di classe!

Volevo proporvi una riflessione che sta in mezzo alla campagna body liberation front. non un bilancio perché ancora molte sono le adesioni e foto e storie da pubblicare. Come avete potuto leggere la questione dei corpi coinvolge tutte e in ogni storia si rivela un profondo disagio che ha a che fare col proprio corpo, la mancata accettazione di esso, il rapporto anestetizzante e ossessivo compulsivo con il cibo, con i disturbi delle alimentazioni, la depressione, l’autolesionismo, i tentativi di suicidio, la chirurgia bariatrica per sedare la fame e le operazioni di chirurgia riparativa per togliere la pelle in eccesso.

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Il disagio rimosso: ribellarsi alla precarietà

Lei scrive:

Cara Eretica,
ho una figlia di un anno e un lavoro precario, esattamente come il mio compagno.
Mi domando perchè.
Continuamente.

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Ni Una Menos Argentina: la ribellione delle donne dal basso

Dal blog del Comitato Carlos Fonseca che ringrazio per la traduzione. Grazie a Maria Antonietta D’Emilio per la segnalazione.

di María Galindo

Un’analisi del movimento sociale argentino Ni Una Menos, dal punto di vista della femminista boliviana María Galindo, che da anni tesse legami di ribellione con organizzazioni, quartieri e donne del nostro paese (Argentina). Cosa rappresenta questo movimento nel contesto della lotta mondiale delle donne, cosa contribuisce alla depatriarcalizzazione che è in marcia nell’America Latina e perché non può essere esportata. Un testo per sollevare il dibattito.

Vogliamo tutto il paradiso [Read more…]

Mi chiamavano “femminiello”

Lui scrive:

Ciao,
non so esattamente cosa sto scrivendo, né a chi sto scrivendo, ma sento l’urgenza di buttare fuori un po’ di rabbia perché potrei soffocare, stasera più che mai. Chiedo scusa a chiunque stia, in questo momento, dall’altro lato dello schermo perché forse ha di meglio da fare che leggere lo sfogo di uno che ha imparato tardi anche ad allacciarsi le scarpe e non ha mai imparato a difendersi dalle parole. Questo non è il mio vero nome e, naturalmente, questo non è il mio vero contatto. Ciò mi permette, forse per la prima volta in tutta la mia vita, senza timore, né imbarazzi, di raccontare un po’ di cose, di sputare un po’ di veleno e pregare di guarire, anche solo per un paio di ore, perché sono [Read more…]