Autodeterminazione, Il Femminismo secondo la Depressa Sobria, Puttana, R-Esistenze

La Rabbia della Puttana

Sono nata con una vagina quindi sono una puttana. Così mi hanno chiamato a scuola, per le strade, nei luoghi di lavoro, perfino nelle relazioni con uomini che dicevano di amarmi. Se non fossi nata con una vagina cosa ne sarebbe stato di me? Sarei diventata forse un uomo stupido e volgare, compiaciuto per ogni battuta sessista contro le donne? Non posso saperlo ma quel che so è che l’educazione della fanciulla non è uguale a quella del fanciullo. Io non so cose di scienza, quel che dicono dottori che descrivono differenze di sesso e differenze caratteriali. Ho conosciuto donne e uomini stronzi. Ho conosciuto persone perbene, uomini o donne. Per me non fa alcuna differenza. In quanto all’attrazione sessuale si è aperta in me una opportunità quando oltre al piacere provato con l’uomo ho conosciuto quello provato con una donna. Non so chi sono, cosa sono. Non so niente. Eppure tutti sembrano sapere così tanto di me. Mi attribuiscono difetti e pregi, mi definiscono brava o inetta, giusta o cattiva, incapace o competente. Non dipende forse tutto dalla mentalità della persona che pronuncia simili giudizi? Di certo non dipende da me. Io sono sempre uguale, non mi travesto, non recito, non adopero linguaggi diversi a seconda della persona che incontro. Dunque sono loro ad avere diversi punti di vista e io sono il punto fermo, il mio solo ed unico punto fermo.

Continua a leggere “La Rabbia della Puttana”
Antisessismo, Attivismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Bannate gli uomini rancorosi che cercano badanti online

Una delle cose che non è mai facile far capire a uomini, maschilisti, che nelle donne vedono comunque e sempre delle addette alla cura, è che possiamo rifiutarci di consolare, sentire e perfino veicolare i loro messaggi pieni di odio e rancore nei confronti delle donne. Ci sono storie complicate, con uomini che raccontano di essere stati vittime di violenza da parte di donne. Noi li ascoltiamo e diamo loro spazio perché è giusto così.

Continua a leggere “Bannate gli uomini rancorosi che cercano badanti online”

Antisessismo, Attivismo, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Compagni. Antisessisti. Talvolta un po’ machisti

Lui scrive:

Ciao. Volevo condividere con voi questa riflessione, pregandovi di restare anonimo. Un po’ perché non voglio catalizzare l’attenzione su di me, non voglio essere riconosciuto da chi mi conosce e spero che non accada in caso di pubblicazione, perché non lo reputo importante e perché mi vergogno parecchio, un po’ perché vorrei sapere se altri compagni si sono mai trovati in situazioni simili, e cosa ne pensano. Vorrei che un fatto personale venisse collettivizzato.

Cerco di farla breve, perché il contorno, lo scenario, non è così importante. Soprattutto, non è così extra ordinario. Basti sapere a chi legge che nella mia città da diverso tempo un gruppetto di resident* ha preso di mira diverse famiglie rom che avevano parcheggiato i loro camper in un parco pubblico. Nei mesi passati le azioni contro le famiglie rom hanno assunto tratti al limite del terrorismo politico, nel senso letterale della parola: blocchi stradali conditi da insulti e minacce, intimidazioni, aggressioni verbali e fisiche. La destra più becera ha cavalcato, e continua a cavalcare più o meno nell’ombra, questa situazione. Tra solidal* si è deciso di indire un presidio a sostegno di queste famiglie. Tutto bene fino a qui: il classico “presidio antifa”. Noi da una parte, loro dall’altra, le guardie in mezzo. Una situazione, questa sì, ordinaria: qualche intervento al microfono, un po’ di musica, sberleffi da una parte e dall’altra. In generale, un presidio che mi lascia con l’amaro in bocca, con un prurito di sconfitta, una sensazione di non aver saputo ribaltare i rapporti di forza, fatto indispensabile a impedire nuove iniziative razziste.

Continua a leggere “Compagni. Antisessisti. Talvolta un po’ machisti”

La posta di Eretica, MalaRazza, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

MalaRazza e la disoccupazione

La povertà non è uno stato d’animo. Non si tratta di trascuratezza o di degrado soggettivo. Così vogliono farvi credere quelli che vi consegnano la colpa di essere poveri. Io sono povera e non è colpa mia. Non sono in grado di pagare la bolletta della luce a fine mese, spero solo che non la taglino. Il gas posso ancora usarlo ma quando finiscono i soldi che avevi messo da parte per i tempi bui, quelli in cui non avresti trovato lavoro, quei tempi bui si affacciano alla tua vita e tutto succede una cosa dietro l’altra, una disgrazia dietro l’altra. Ti senti un’accattona mentre giri per uffici a verificare le tue possibilità. Torni a casa con la rivistina che trovi da qualche parte dove stanno scritte le offerte di lavoro. Poi scopri che non c’è una vera offerta di lavoro in nessuna delle pagine attentamente sfogliate. La tragedia è che non si può fare diversamente. Non hai alternative a meno che non ti metti a rapinare banche e anche per quello ci vuole un talento che non ho.

Continua a leggere “MalaRazza e la disoccupazione”

La posta di Eretica, MalaRazza, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

MalaRazza e il politico molesto

Ho lavorato per qualche anno come impiegata in un gruppo politico. C’era un deputato, tutto slogan cristiani al mattino e famiglia ore pasti, che cominciò a strofinarsi su di me quasi per caso. Non avevo capito ma, poi, un giorno, mi aspettò nell’atrio, dove stava la fotocopiatrice, e approfittando del fatto che tutti fossero in pausa pranzo si avvicinò a me, mi avvinghiò e mi costrinse a sentire da vicino il suo alito di sessantenne mentre mi dava un bacio sulla fronte. Era eccitato, gioioso, io rimasi paralizzata. Non dissi nulla. Eppure ero stata in grado di difendermi in passato ma erano miei pari e non miei datori di lavoro. L’atteggiamento ambiguo e viscido di un datore di lavoro è quello che sicuramente spinge una donna molestata ad avere il terrore di denunciare. Se lo fai ti licenziano. Se non lo fai vuol dire che ci stai. Se lo fai gli altri possono dire che te la sei cercata, vestita com’eri. Se non lo fai significa che sei disponibile.

Continua a leggere “MalaRazza e il politico molesto”

La posta di Eretica, MalaRazza, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

MalaRazza e la fila all’ufficio postale

Oggi il caffè sa di merda. Non so perché. A volte l’acqua ha un cattivo sapore e noi beviamo acqua che viene fuori dal rubinetto. Fresca e piena di cloro. Una delizia. Non possiamo fare altrimenti. Devo andare a pagare una bolletta, quella del telefono. La cifra standard che paghi solo per avere il telefono in casa e l’abbonamento con la connessione. Se doveste chiedermi dove si trova l’apparecchio direi che non lo so. Non telefoniamo mai e riceviamo poche chiamate, più spesso da parte di persone che ci offrono delle cose che non vogliamo. Con gentilezza, a volte con esasperazione, mettiamo giù. Una volta alzavi il telefono ed eri certa di sentire una voce amica. Parlavi del più e del meno. Ora possono essere solo due categorie di persone. Venditori o creditori.

Continua a leggere “MalaRazza e la fila all’ufficio postale”

La posta di Eretica, MalaRazza, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

MalaRazza e il recupero dei contatti umani

Quando il mio compagno torna con il muso temo che possa crollare. Poi chiacchieriamo, lui mi dice che ha paura del futuro, che ci sono momenti in cui vede tutto nero, perché non ci sono i soldi, perché tutto è sempre uguale, perché nutriva la speranza che qualcosa sarebbe migliorato e per un attimo si lascia andare e piange. Devo ricordargli allora chi è e quante cose belle ha fatto. Perché è sempre stato uno con le spalle scoperte, niente eredità, aiuto dai genitori precari più di lui, e comunque è andato avanti e lui si chiede se la vita sia tutta qui ed è giusto che lo faccia. Gli dico che se vuole smettere, fare pausa, prendiamo e andiamo in un posto lontano, un piccolo luogo in cui poter trovare lavori per sfamarci e comunque senza la pressione impellente dei doveri quotidiani. Giusto quello che ci serve per sopravvivere. Il mio è un sogno un po’ da frikkettona, lo confesso. Lui non è così. Ha i piedi piantati per terra. Ha fatto tutto da solo, ha lavorato e studiato, si è fatto il culo così e poi è una persona bella, davvero bella, intimamente serena e mi dico che anch’io devo essere un po’ bella per essermelo meritato.

Continua a leggere “MalaRazza e il recupero dei contatti umani”

La posta di Eretica, MalaRazza, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

MalaRazza e la capanna di cassette della frutta

Ogni volta che guardo le cassette della frutta vicino alla cucina o quelle che ho sistemato all’ingresso, per metterci le scarpe e poggiarvi sopra chiavi e posta e altre cianfrusaglie, mi rendo conto del fatto che ci vuole creatività nell’essere precari. Quelle cassette rappresentano il mondo così come lo viviamo. Adattandoci e occupando spazi limitati per restarvi dentro senza che appaiano come prigioni. Quelle cassette le ho prese al primo trasloco, per metterci dentro cose da trasportare, e alla fine le ho sempre portate con me. Il mio compagno vorrebbe gettarle via ma per me restano un simbolo irrinunciabile. Mi ricordano chi sono e cosa sto facendo.

Continua a leggere “MalaRazza e la capanna di cassette della frutta”

Antifascismo, Antirazzismo, R-Esistenze

Nella Giornata della Memoria ricordiamo il nazismo e le deportazioni volute oggi dal Governo

Dopo le affermazioni di Salvini che banalizzavano la sostanza dell’arresto di una persona “straniera” morta mentre era legata mani e piedi ecco la nuova rivendicazione diretta al suo elettorato razzista e fascista. Felice che i/le migranti ospitati in centri di accoglienza, già pieni di limiti ed eventualmente da riadattare a norme più umanitarie, siano sfrattati e deportati chissà dove. Uomini, donne e bambini sradicati dai luoghi in cui avevano creato legami umani e con il territorio e portati chissà dove, come pacchi postali che bisogna smistare un po’ qui e un po’ là perché a restare insieme chissà cosa avrebbero potuto ordire ai danni del paese.

Continua a leggere “Nella Giornata della Memoria ricordiamo il nazismo e le deportazioni volute oggi dal Governo”

Antisessismo, Autodeterminazione, MenoePausa, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Quando le donne dovevano essere solo donne e i maschi solo maschi

Quando ero piccola dovevo aiutare mia madre. Dovevo farlo io e non mio fratello. Mia madre aveva tempi difficili, si svegliava alle cinque del mattino e dormiva davvero pochissimo. Io mi svegliavo presto solo quando dovevo ripassare per una interrogazione a scuola. Quando tornavo dovevo apparecchiare, sparecchiare, lavare i piatti, poi passare la scopa, lavare il pavimento. A fine settimana c’erano le grandi pulizie da fare. Spolverare, passare la cera sui pavimenti, pulire i vetri delle finestre, lavare le scale e pulire anche il marciapiede subito avanti alla porta di ingresso. Poi potevo uscire a giocare con altre bambine se prima, però, avevo fatto tutti i compiti. Studiavo molto ed ero una bambina molto timida e insicura. Sempre monitorata a casa per via dell’ansia che mio padre ci faceva subire. Un uomo che lavorava tanto e che riusciva a mantenere la famiglia intera con vari figli. Mia madre era una casalinga e da quel che ricordo non si fermava mai. A fine orario scolastico di solito veniva a prendermi mia nonna materna. Una strega vera, di quelle che conoscono storie e arti magiche da vecchia signora cresciuta tra miti e soluzioni a varie malattie. Scacciare via i vermi, poi la febbre, curare il morbillo. C’erano gli antibiotici, certo, ma senza l’arte magica della nonna nessuno sperava in una guarigione.

Sono cresciuta tra narrazioni sul potere delle donne, grandi donne, in grado di sostenere tutta la famiglia e di non badare al proprio piacere. Mi sono sempre chiesta il perché e mi è stato detto che è così che si fa. Io non ho obbedito. Quando sono stata in grado di vivere da sola ho fatto pulizie solo quando era necessario, non ho più passato la cera, non avevo molto da fare in effetti e in ogni caso mi mancava la magia. Quella magia svanì con la morte di mia nonna e solo allora scoprii che mi aveva destinata a confessioni sui riti magici che non ebbe il tempo di confidarmi. Che peccato, dissi a me stessa.

Continua a leggere “Quando le donne dovevano essere solo donne e i maschi solo maschi”

Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, Puttana, R-Esistenze

Puttana – Da vittima a carnefice: storia di una sopravvissuta alla violenza

Devo aggiungere molte righe al racconto che introduce la mia storia. Non è tutto. C’è molto altro. Cose difficili da dire e difficili da ricordare.

Cerco di reggere il filo provando a non fare troppi salti in avanti o indietro. Metto assieme le difficoltà di una donna separata da un uomo violento, con un bimbo piccolo e alla ricerca di un lavoro che non ti regala nessuno. Neanche se sei in difficoltà come lo ero io. Tutto ciò prima di decidere di fare la puttana.

Quando mio figlio ebbe una terribile influenza che lo portò in ospedale chiesi qualche giorno libero. Sapete com’è. In certi ospedali l’assistenza ai malati la fanno i parenti. Mi dissero di non tornare e quel lavoro si chiuse in un lampo. Altro che comprensione. Devi capire che se manchi tu devo assumere un’altra persona, disse il capo. Chissà perché si chiede ai precari di capire sempre i problemi dei capi. Il seguito credo che lo abbiano vissuto un po’ tutti. Medici che si fermavano a coccolare pazienti con parenti facoltosi e per accedere ad una maggiore disponibilità era necessario portare doni alle infermiere, agli inservienti, a chiunque. Avrei voluto spezzare le ossa di quelle persone. Capisco tutto ma farsi pagare dai pazienti, in un modo o nell’altro, è corruzione. Come quando devi pietire i diritti come fossero favori. Il diritto di ottenere qualunque cosa.

Se dobbiamo fare le puttane per ottenere i nostri diritti allora tanto vale farsi pagare. I favori sessuali, come i soldi, come i regali, sono merce di scambio e prima ce ne rendiamo conto e meglio è. Mio figlio rimase lì più di un mese. Un mese senza lavoro e senza stipendio. All’inizio ero nervosa, infelice, con il cervello in fiamme. Guardavo mio figlio come un peso. Cercavo di sfamarlo e piangeva. Cercavo di dargli un tetto e piangeva. Capitò una sera in cui lui non riusciva a prendere sonno. Non c’erano ninne nanne che potessero convincerlo ad appisolarsi. Era lì in piedi, dentro la culla, e tendeva le braccia verso di me. L’ho preso e poi l’ho scaraventato di nuovo dentro quel contenitore rettangolare. Urlandogli contro. Spaventandolo con schiaffi sul culo. Fortuna che indossava ancora il pannolino. Ma se non fosse stato così lo avrei comunque schiaffeggiato.

Continua a leggere “Puttana – Da vittima a carnefice: storia di una sopravvissuta alla violenza”