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Trattata come un oggetto perché ho abortito

Lei scrive:

Tre anni fa ho interrotto una gravidanza. La cosa difficile per una persona razionale come me (non reputo affatto gli embrioni come persone) non è stata la scelta, ma le persone coinvolte. Le poche amiche a cui l’ho detto, i medici che ho incontrato. Al “padre” ho deciso di non dire niente, proprio perché temevo una sua reazione colpevolizzante, e non volevo proprio dover sopportare anche quello.

Le due amiche a cui l’ho detto mi hanno trattata con freddezza, con giudizio, anche se nel mio caso, come in tanti altri, si trattava di un errore di contraccezione, non certo di un comportamento irresponsabile. Ma questo è stato il meno. Fra consultori ed ospedali è stata un’odissea, ed una corsa contro il tempo: innanzitutto col SSN non sarei mai riuscita a fare fare l’ecografia in tempo, dato i tempi biblici d’attesa (“non c’è posto prima di tre mesi” “ma io ho urgenza, devo fare un’igv” “se non c’è pericolo di salute per la madre o il feto non è un’urgenza”), e i soldi per un’ecografia per via privata non li avevo (più di 100€, ed ero disoccupata), perciò sono dovuta andare a fingermi mamma preoccupata in pronto soccorso, e ringrazio il cielo di essere una persona davvero pragmatica, perché non so in quante avrebbero retto la sala d’attesa piena di mamme felici che per ingannare l’attesa mi chiedevano notizie della mia gravidanza, e soprattutto l’ecografista che incensava “il miracolo” in crescita nel mio ventre: “lo sente il battito, signora? è il suono della vita”, *ma quale vita, è la sesta settimana! è a malapena una contrazione spontanea di tessuti…* mentre io volevo solo l’esito di quella ecografia per mettere fine a quell’angoscia al più presto.

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Ho abortito ed è importante parlarne

Ho avuto un aborto a 18 anni.
Non mi venivano più le mestruazioni, ho fatto un test a casa con risultati non chiari e dopo pochi giorni sono andata al consultorio familiare, dove avevo già un ottimo rapporto con la ginecologa. Il consultorio è stato un posto chiave per me, un luogo d’ascolto, comprensione e risposte. Quando la ginecologa mi ha detto il risultato sono scoppiata in lacrime, ero con mia madre. Non me lo aspettavo affatto.

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La mia gravidanza critica/non programmata

 

Questo è un altro contributo diffuso per la campagna #RepealEight in favore dell’abrogazione dell’ottavo emendamento che nella Repubblica d’Irlanda permette che l’embrione abbia più diritti della donna che vorrebbe abortire. Altri contributi QUI e QUI.

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La mia gravidanza critica[1]/non programmata

Non so da dove iniziare, mi si stringe il cuore a pensare a tutte le persone che hanno avuto il coraggio di condividere le loro storie. Voglio condividere anche la mia.

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#Irlanda #RepealEight: l’ombra di me stessa

Ero incinta quando cominciò a picchiarmi. Immagino che a quel punto lui pensasse che mi avesse in trappola. Anche l’ottavo emendamento mi aveva messa in trappola. Ero ancora una studentessa, con nessun risparmio o denaro disponibile per pagare un aborto. Avevo paura di prendere le pillole, paura che qualcosa andasse storto e dovessi così andare da un dottore ed essere incriminata. Mi aveva allontanata dai miei amici e dalla mia famiglia ed io mi sentivo come se non avessi nessuno a cui rivolgermi.

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L’IDF si rivolge alle donne palestinesi: non andate alle proteste, il vostro posto è a casa!

Lo stesso esercito che si vanta del suo atteggiamento progressista nei confronti delle donne cambia completamente tono quando si rivolge a un pubblico di lingua araba.

“La femminilità di una donna sta nella sua grazia, la sua arma è il suo spirito. Dove sono questi nella personalità di questa terrorista? “

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#Irlanda #RepealEight: la storia di Sheila Hodgers, vittima del divieto di aborto

Lei scrive:

Cara Eretica, leggo cose sulla pagina di Abbatto i Muri (tra i commenti) che mi fanno capire come sia sempre più importante raccontare cosa accade quando l’aborto è un reato. Quando le donne vengono perseguitate, offese e di fatto torturate dallo stato. Questa è la situazione (spero ancora per poco) in Irlanda. Dove i corpi delle donne sono corpi non autonomi, perché? Perché lo dice la Costituzione e il Codice Penale: l’Ottavo Emendamento stabilisce che il diritto del “non-nato” è equivalente a quello della donna. Allora ho deciso di tradurre le storie che molte decidono di raccontare, storie che fanno parte della lunga scia di morte e violenza ai loro danni, in questa parte di mondo. La pagina la trovate su Facebook e si chiama “In Her Shoes”. Ci leggerete le storie di Savita Halappanavar, di Miss Y, Miss X e di tante altre. Queste storie vanno raccontate e la mia speranza è che servano a far capire che il diritto all’autodeterminazione del proprio corpo è una di quelle cose che vanno difese con le unghie e con i denti, che non parliamo di ideologie ma di vita reale e che molto ancora c’è da fare, in Irlanda, in Italia e nel mondo. Un’ultima cosa: alcuni dei racconti sono forti e sconsiglio la lettura a chi ha particolare sensibilità al tema. Grazie per lo spazio.

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Questo è il mio aborto

This is my abortion (Questo è il mio aborto) è un progetto di una donna che ha deciso di realizzare un sito con foto e notizie relative il suo aborto per i motivi che seguono:

mia intenzione è quella di documentare e condividere tutto sul mio aborto per demistificare il sensazionalismo legato a immagini propagandate da religiosi e politici di destra su questo argomento. L’uso perverso di foto di feti senza vita è una propaganda tipica del dibattito no-choice vs pro-choice che riguarda le donne e i loro corpi e le foto sono usate per realizzare pressioni a modifica dell’agenda politica, religiosa, culturale negli Stati Uniti.

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