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Lei difende il “patrigno” violento? Riflessione sulla retorica del martirio delle madri ” perbene”

Opera di Zidzi Slaw Beksinski

 

Appartengo alla categoria di donne che si è “rifatta una vita”. Non capisco esattamente che vuol dire ma è così. Nel senso che la vita è sempre la stessa. Non l’ho rifatta. Sono semplicemente andata avanti. Non sono migliore di altre donne e non le giudico. Se hanno deciso di stare con altri uomini che non sono i padri biologici dei loro figli le capisco. Perciò non penso di essere superiore a nessuno quando dico che mi irritava molto avere a che fare con un uomo che si permetteva il lusso di usare un tono autoritario con mi@ figli@. Se un “estraneo” interferiva con le mie scelte educative mi incazzavo moltissimo. Ma non ero sola. I miei mi hanno aiutata molto e so che la solitudine, specie nel ruolo materno, può togliere forza e anche lucidità. Perciò non mi vanto di non aver voluto nessuno in casa mia e di mi@ figli@. Diciamo che è semplicemente capitato. Il mio ex era un violento, mi ha quasi uccisa e di su@ figli@ se ne fregava. In ogni caso credo avrei pensato che la creatura stesse meglio con me che con lui. Anche quando sono stata cattiva, violenta io stessa, egoista e tutto quel che può fare sentire in colpa una madre in questi casi.

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#Torino: criminalizzazione e repressione nei confronti dell’antirazzismo

Sarebbe da non crederci se non fosse tutto vero. Gli sgomberi e gli arresti di Torino sembrano prassi di governi repressivi latino americani. Accusati di terrorismo (tutto da dimostrare, dato che i processi non sono stati fatti) e arrestati alcuni anarchici, donne e uomini, per via di una campagna contro i Centri di Identificazione ed Espulsione, lager italiani voluti da governi che lì hanno rinchiuso migranti per mesi e mesi in attesa di deportazione. Salvini brinda e già li chiama criminali (delinquenti et simili). Compagni resistono sui tetti e di questa azione repressiva si sa quello che la narrazione tossica dei media mainstream descrive come giusta.

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Uccidere mia madre, per andare avanti

Lei scrive:

Cara Eretica, in questi giorni state parlando molto di violenza sui bambini e di madri violente e io volevo raccontare la mia storia. Mia madre non tirava solo schiaffi, non erano quelli a farmi male. Era la sua maniera distruttiva, una specie di tornado che distruggeva tutto quello che incontrava. Urlava spesso, la sentivo arrivare e il mio cuore batteva forte. Avrei voluto nascondermi ma non sapevo dove. Ero già grande eppure non capivo e soprattutto non capivo le sue contraddizioni. Come fai ad essere una donna tanto amabile all’esterno e così distruttiva dentro casa? Prendersela con me o con le mie cose per lei era lo stesso. In cinque minuti era in grado di mandare letteralmente in pezzi la mia stanza e io restavo lì a raccogliere i pezzi. Poi mi chiedeva scusa e io non ero in grado di ribellarmi fino a quando non ho avuto la forza di allontanarmi da lei. L’ho cercata a lungo, ho tentato di volerle bene e di farmi voler bene ma non ci sono riuscita e dolorosamente l’ho lasciata andare, lei mi ha lasciata andare. Se ho avuto dei genitori decenti quelli sono stati i miei nonni, anche se erano la causa diretta della violenza di mia madre. Era cresciuta in un luogo sbagliato e non aveva avuto alternativa se non quella di assimilare i loro metodi. Questo però non la giustifica. Non la giustifica affatto.

Certe volte avrei voluto che lei avesse abortito. Perché farmi nascere per poi darmi la colpa della violenza che mi faceva subire? Mi sono spesso detta che sentirmi vittima non aiuta granché e allora ho provato a stare meglio con me stessa. Lei con il tempo ha ammesso le sue responsabilità ed è andata in cura per depressione ma, per quanto io sappia che la sua vita sia stata molto difficile, cresciuta anche lei tra tanta violenza, non sono riuscita a perdonarla. Qualcuno dice che dovrei cominciare da lì per dedicarmi a me stessa ma non riesco e non penso che dovrei. Sono grande ormai e so che restare ancorata alla visione adolescenziale della vita non mi aiuta ad andare avanti, non riesco ad andare avanti, ma anch’io merito aiuto. Non ho fatto figli e credo di non volerne fare mai. Ci sono andata vicino una volta ma non me la sento. La violenza è dentro di me e non potrei risparmiare quel dolore ad un bambino. Non so se riuscirei a spezzare quel maledetto cerchio. Forse potrebbe servire a farmi meglio capire mia madre ma non posso crescere sulla pelle di un figlio. Meglio di no.

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Cosa diavolo sono gli MgTow? Piccolo glossario sui gruppi per i “diritti maschili” (Mra & Company)

MRA non sta per Risonanza Magnetica Angiografica

 

Post in lingua originale, dal fantastico blog We Hunted the Mammoth, QUI. Traduzione di Fiore del gruppo Abbatto i Muri.

A cura di David Futrelle

Per i nuovi arrivati sul blog, ecco una guida pratica ad alcuni strani acronimi e gerghi che incontrerete qui o nella “Uomosfera” in generale. (Per una definizione di questo termine, continuate a leggere.) Aggiornerò la guida di tanto in tanto, se necessario.

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Il Southern Poverty Law Center chiama A Voice For Men un gruppo d’odio. “Mandatemi dei soldi” – disse Paul Elam

Post in lingua originale QUI. Traduzione di Giulia del gruppo Abbatto i Muri.

Di David Futrelle (dal suo blog We Hunted the Mammoth)

Paul Elam, il fondatore di A Voice For Men, ha risposto all’inclusione del suo sito nella lista ufficiale dei gruppi d’odio del Southern Poverty Law Center, come previsto, attaccando l’organizzazione (per averli beccati) con quel che pensa essere giusta indignazione. E poi ha chiesto alla gente di mandargli dei soldi.

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I comandamenti del Ddl Pillon: non divorziare, non responsabilizzare e non disturbare il Pater Familias

“Meglio divorziata che ragazza madre!” – disse una parente obbligandomi a fare quel che non volevo fare. Ossia un matrimonio riparatore. Aspettavo un figlio e non potevo farlo senza che venisse regolarmente riconosciuto come frutto dell’unione coniugale di un uomo, benché violento, e una donna. E’ una sintesi estremamente semplificata ma non aggiungo complessità perché quel che mi interessa è commentare alcune battute di esponenti politici a sostegno del ddl Pillon, il ddl sull’affido condiviso, i quali sostanzialmente ammettono di voler fare di tutto affinché il divorzio non sia un’opzione. Io concludo che nel caso di legami infarciti di violenza si pensa sia “meglio una donna morta che divorziata”. D’altra parte c’è chi dichiara di essere contro l’aborto e di voler riportare l’ordine sociale all’età della pietra, ovverosia al tempo in cui una donna doveva solo fare figli, pensare alla cura familiare e ritirarsi da qualsivoglia impegno lavorativo retribuito per lasciare il posto agli uomini che dovrebbero – e giuro che è stato detto questo – essere pagati di più per consentirgli un mantenimento perfetto della famiglia.

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La nuova geniale strategia di finanziamento di A Voice For Men: tradurre le opere dell’antifemminista ottocentesco Belfort Bax in un linguaggio più moderno e accattivante, farne un ebook, nuotare in un mare di soldi

Qui l’articolo originale di David Futrelle (dal suo blog We Hunted the Mammouth) – [Traduzione di Giulia del Gruppo Abbatto I Muri]

 

Il nostro vecchio amico Paul Elam del sito per i diritti degli uomini A Voice For Men ha promesso ai suoi donatori, afflitti ed evidentemente al verde, che avrebbe esplorato nuove ed entusiasmanti frontiere di finanziamento per sostenere il proprio stile di vita sito.

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