Guarda chi si rivede: le Snoq che parlano di Gpa e anticapitalismo (ah ah!)

Mio il corpo, mia la scelta

 

Ieri a Roma si è svolto un convegno del movimento per la vita contro la gestazione per altri organizzato da Se Non Ora Quando Libere, ovvero quel che di peggio resta (ovvero il nulla) di Snoq dopo la scissione tra i comitati cittadini con Snoq Factory e il comitato centrale formato da Vip e Diessine e non solo, con quella trasversalità politica donnista fatta di aventi figa la cui democraticità è nota soprattutto alle ex snoq le quali si vedevano piovere di tanto in tanto, con apparizioni simil madonnesche, comunicati sulla posizione nazionale decisa dall’alto sui temi più svariati.

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Il femminismo della sofferenza

 

di Fabrizia Bonechi

Dunque, diciamo le cose come stanno. Di sigle per identificare le varie correnti di pensiero femminista ne abbiamo tante, troppe. Ma, alla fine, come ha detto Yasmin Nair, il femminismo è un’ idea sola: radicale, incisiva, orizzontale, oltre generi, sessi, etnie, contro un sistema profondamente iniquo e opprimente. Poi, parafrasando Malatesta, ognun* è femminista a modo suo. Nel senso che esistono tanti modi di esserlo quante sono le persone che si proclamano tali. Perché parliamo di un’ idea in comune ma anche di prassi individuale, dei soggetti. Non di un diktat di partito.

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NoSupportForMe

L’immagine è di Dave Cockrum, the X-mens Storm, apparsa per la prima volta nel 1976

 

di Ladyneutrone

Sono una delle tante persone transgender MTF (donna transgender) che su questo pianeta non ha avuto il supporto e la vicinanza della famiglia per poter perseguire la via di uscita da questa condizione che non permette di vivere. Almeno per me è stato totalizzante. La via di uscita è banale: assumere gli ormoni presenti nel sesso opposto, nel mio caso il sesso femminile e sopprimere gli ormoni del sesso biologico natale, nel mio caso maschile. Questa soluzione si può avviare solo attraverso un medico: un endocrinologo.

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UNA DI MENO: della costruzione demagogica del femminismo dell’esclusione

Di Ethan Bonali

Deve essere infastidente per chi viene definita “matriarca e regina italiana del pensiero al femminile” dal quotidiano Tempi che la propria assenza non venga notata. E allora occorre fare un post e dire qualcosa per ricordare la propria esistenza. Io amo le esistenze significative, che siano o no in accordo con le mie idee e guardo con disturbata compassione chi, per mestiere, si è ridotto a tenere il bordone del Patriarcato pubblicando sparate per attirare lettori. E’ femminismo e non una réclame.

Come al solito provo a basarmi sulle parole del post dell’autrice – Muraro – per analizzare lo stile comunicativo e i contenuti.

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Gpa: discutiamo, ma basta divieti

di Angela Azzaro

L’ennesimo appello firmato da alcune donne e da qualche uomo contro la gestazione per altri/altre, a seguito della sentenza di Trento che riconosce la doppia gentiorialità a una coppia gay che aveva ricorso alla gpa, mi ha veramente colpito. Nel metodo e nel merito. Penso che se si continua ad alimentare lo scontro tra diverse posizioni non si vada da nessuna parte, ma si faccia solo male a quelle famiglie che già esistono e che sono costituite da due madri e soprattutto da due padri che sono, come si sa, il vero oggetto del contendere. Inutile firmare appelli: queste famiglie esistono, vivono, desiderano, pretendono diritti. Non è scrivendo contro di loro che si risolve la questione. Si fa solo del male alle persone in carne e ossa: agli adulti, e soprattutto a quei bambini che – vi piaccia o meno – sono nati con la gpa.

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L’amore ai tempi delle proteste civili

 

di Inchiostro

A volte mi chiedo dove sia il trucco, se esista uno stratagemma. A volte mi sveglio e mi manchi più di ieri, forse un po’ meno di quanto mi mancherai domani, e penso che tutto sommato non posso lamentarmi, che questo senso d’instabilità è ciò che mi mantiene vivo, che non mi ci vedo a rassegnarmi del tutto, a sedermi in disparte. A volte mi sveglio convinto che non cambieremo mai niente, che abbiamo scelto la parte sbagliata, che tanto, per quanto si faccia, alla fine si è solo teppisti, solo violenti, alla fine si è più pericolosi di chi predica razzismo e sdogana il fascismo, la militarizzazione, la paura del diverso, la persecuzione del più debole. Che alla fine, per quanto si faccia, si viene accantonati per la sicurezza, per la disciplina, per dei tornelli che esclusivizzano spazi che dovrebbero essere di tutti.

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Margaret Atwood ci dice cosa “Il Racconto dell’Ancella” significhi nell’epoca di Trump

Testo in lingua originale QUI. Traduzione di Antonella Garofalo.

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di Margaret Atwood

Nella primavera del 1984 cominciai a scrivere un romanzo che all’inizio non aveva per titolo “Il Racconto dell’Ancella”. Scrivevo a mano, prevalentemente su blocchi per appunti legali di carta gialla, poi trascrivevo dai miei scarabocchi al limite del leggibile, usavo una enorme macchina da scrivere tedesca che avevo noleggiato allo scopo.

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