Allattare non è mai appartenuto alle donne

di Beatrice Toniolo

Viviamo in un’epoca di grandi polemiche circa la libertà delle madri di allattare dove vogliono, o meglio, dove capita di trovarsi quando la creatura ne ha bisogno, perchè non siamo più relegate in casa. Questo del “permesso” di allattare non è affatto un discorso nuovo, anzi ha radici profonde. La versione dei nostri anni è semplicemente un nuovo capitolo di una saga che ha origini antichissime perchè in quella che sarebbe una funzione fisiologicamente naturale, l’uomo-maschio-marito si è inserito immediatamente, fin dall’Antica Grecia.

[Read more…]

Advertisements

Ero tossica, anoressica, malata: perciò non posso più vedere i miei figli

lei scrive:

“cara eretica,

mi sono fatta male per tantissimo tempo. ho usato droghe, sono stata anoressica, ho assunto antidepressivi e sono stata rifiutata da tutti, nel frattempo. amici, famiglia, compagno, due figli. ironia della sorte vuole che mi hanno tolto i bambini quando cominciavo la terapia di disintossicazione. sono stata brava, presumo, perchè oggi sono ripulita di quasi tutto. continuo ad avere problemi con il cibo, la droga mi ha lasciato tracce che non posso cancellare e i farmaci mi consentono di restare serena di fronte a tutta la violenza psicologica che subisco. i figli non li ha voluti il mio ex compagno ma li hanno presi i miei genitori che non vogliono farmeli vedere.

[Read more…]

Storia di un riscatto intimo e personale

Lei scrive:

Sono nata in un paesino in provincia di Venezia. Piccolino, rurale, antico. Così rurale ed antico che lo era anche la mia famiglia. Il nonno a capo della famiglia, le donne in cucina a prendersi cura della casa e soprattutto tanta omertà. Non mi sono mai adeguata, mi stava tutto stretto. Se dovessi scrivere la mia vita senza aggiungere quello che ho scoperto dopo, scriverei per giorni e leggere sarebbe noioso perché si dovrebbe ritornare indietro per interpretare tante parti con la chiave di lettura adeguata. Perciò sarà un misto.

[Read more…]

Su Barbara D’Urso e i sentimenti pop: dialogo sulla morte del ragazzino di Lavagna

 

Ciao Roberta, grazie mille per la risposta, molto pacata (cosa che raramente ci meritiamo), sentita e ben argomentata.

In primis, è vero: le parole del nostro articolista nascono in larga parte dalla rabbia, “de panza”, come si usa dire oggi.

È il motivo del “disclaimer”, che di solito non viene inserito nei nostri articoli. [Read more…]

Mamme degeneri e altre catastrofi: sulla madre del sedicenne suicida

Quando eccessiva è l’emozione, non controllo la tecnica. La mia narrazione si frammenta, come forse il suo stesso oggetto richiede, non essendo alcune questioni meritevoli di essere trattate come monoliti, ma come mosaici in cui ogni tassello racconta la propria storia, e la storia dei propri incastri.

[Read more…]

Che tipo di madre sono stata?

Raccolgo con l’indice una goccia di latte che scivola dalla buccia di un limone. Sembra una coccinella polare. L’ ha sputato poco fa mia figlia, spruzzi di latte sulla coppa azzurra colma di agrumi un po’ avvizziti. Schizzi di collera perlacea sui frutti, sulle piastrelle cobalto, sul mio pigiama.

[Read more…]

Chi t’ha genderizzato a te?

Il primo episodio di cui ho memoria è questo: ho di certo meno di cinque anni. Lo so perché abitavamo ancora in quella casa in affitto al pian terreno. Anno forse 1970. Provincia. Centro Italia. Domenica mattina. Si va a messa tutti insieme (fatto inusuale, che fosse Pasqua?) e io voglio mettere i pantaloncini. Non posso. Perché? Perché le bambine mettono la gonna. Ma io non la voglio la gonna. Strepito strillo e divento verde (anche questo era piuttosto inusuale: ero una bambina generalmente quieta) ma non c’è verso. Quando insisto mi dicono che è una regola del prete, che in chiesa le bambine con altro che non sia una gonna non le fanno entrare. Cedo quando proprio sono esausta. Anche mia madre lo è. Mio padre minaccia punizioni e mia sorella più grande cerca di rabbonirmi. Continuerò a singhiozzare per un bel po’.

li2La foto di me qui accanto dice chiarissima una cosa: su tante cose avevano ceduto, in famiglia. È il 1976. Mio zio ci mette in posa, me, mia sorella e i miei cugini. Siamo sul lungomare e io sfoggio un completo verde ramarro ovviamente con dolcevita rosso mattone, occhiali a goccia con montatura dorata, posa da playboy decenne. Ero un maschio? No. Mi sentivo tale? Non lo so. So solo che ogni volta che mi si appellava come tale io non sapevo bene come reagire. Mi comportavo come se lo fossi. Questo è certo.

C’erano parenti che mi chiedevano ridendo “Ma tu sei un bambino o una bambina?” e quella volta che io risposi pronta (ci avevo pensato su, a quella risposta) che ero un incrocio (dissi proprio così, come fossi un cucciolo), un incrocio tra un maschio e una femmina, un mio zio disse con grande ironia a beneficio dei presenti “Su questo non ci possiamo sbagliare!” e tutti a ridere. Era una cena di famiglia e io divenni paonazza e come spesso accadeva mi rifugiai in bagno a piangere di rabbia (credevo di aver detto una cosa intelligente e invece no).

[Read more…]

Capisco le mamme pentite

Lei scrive:

Cara Eretica, grazie di tutto quello che fai, spero che tu riesca a leggere questo mio messaggio. Volevo scriverti da tanto ma non sapevo da dove rifarmi. Ho difficoltà a scrivere queste cose ma sento di doverlo fare. Ho 21 anni e sono mamma. Vivo con la mia famiglia e sto crescendo mia figlia praticamente da sola. Il padre c’è ma non stiamo più insieme e non riesce a prendersi pienamente le sue responsabilità. Questo mi porta a sentirmi responsabile al 100 per 100 per mia figlia, ergo tutti i problemi e le paranoie sono mie. Anche io sono una mamma un po’ pentita. Sono giovane e penso sempre a cosa potrei fare adesso se avessi abortito. Mi manca la mia libertà, i miei pensieri girovaghi, tutto il tempo che avevo prima per me. Sono invidiosa, tanto invidiosa di tutti.

[Read more…]

Il sesso non dovrebbe essere un dovere coniugale

Lei scrive:

Cara Eretica,

non voglio fare sensazionalismo e non mi piace che mi vedano come una vittima. voglio soltanto raccontare come ho vissuto due anni di stupri continuati in una casa che pure era la mia. lui era il mio compagno e io ero obbligata a fare sesso con lui tutte le volte che voleva, perché altrimenti erano sempre gran sensi di colpa e urla e litigi che volevo risparmiare a me stessa per vivere un po’ meglio. l’ho fatto spesso senza piacere, per dovere, per respirare. non è lo stupro violento che lascia tracce fisiche, ma è quello che per alcuni maschilisti dovrebbe anche essere legalizzato, in certi Stati infatti lo è e qui non è mica detto che ti credano. mi sono sempre chiesta, nel caso avessi avuto voglia di denunciare, che fine avrei fatto. mi avrebbero creduto? il condizionale è indispensabile perché sarebbe stata la mia parola contro la sua. le scuse sono evidenti: tu resti con lui, ci fai l’amore, dormi con lui, vivi e dimentichi e quello che ti sembra di subire non è che una tua proiezione. questo me l’ha detto uno che consideravo amico e anche la sua ragazza, tanto buona e comprensiva.

[Read more…]