Guarda chi si rivede: le Snoq che parlano di Gpa e anticapitalismo (ah ah!)

Mio il corpo, mia la scelta

 

Ieri a Roma si è svolto un convegno del movimento per la vita contro la gestazione per altri organizzato da Se Non Ora Quando Libere, ovvero quel che di peggio resta (ovvero il nulla) di Snoq dopo la scissione tra i comitati cittadini con Snoq Factory e il comitato centrale formato da Vip e Diessine e non solo, con quella trasversalità politica donnista fatta di aventi figa la cui democraticità è nota soprattutto alle ex snoq le quali si vedevano piovere di tanto in tanto, con apparizioni simil madonnesche, comunicati sulla posizione nazionale decisa dall’alto sui temi più svariati.

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Comunicato di SWAI (Sex Workers’ Alliance Ireland) sull’approvazione della legge sui crimini sessuali

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La legge che è passata in Irlanda a proposito della criminalizzazione dell’acquisto dei servizi sessuali, quella sul modello abolizionista “nordico”, e della criminalizzazione del lavoro collettivo, ciascun@ a mantenimento della sicurezza dell’altr@, non è piaciuta affatto ai/alle sex workers irlandesi che giustamente parlano di “crociata moralista” e rispondono con un loro comunicato. QUI in lingua originale (traduzione di Antonella):

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Oggi è un giorno terribile in Irlanda per chi lavora nel sex work. Questa legge è pericolosa.

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Limbo – L’Industria del Salvataggio – un estratto dal libro di Eretica

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QUI ho pubblicato la splendida prefazione al mio libro firmata da UnaManu. In basso vi regalo un estratto dal mio libro: Limbo. L’industria del Salvataggio. Inizia così. Il resto dovrete scoprirlo da sol* 🙂

Buona lettura!
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Sui fatti di Bologna: non siamo donzelle da salvare!

Bianca scrive:

“Sui fatti di Bologna, 36 e tornelli, c’è una questione che a molti è sfuggita: il famoso “punkabbestia” (tra l’altro studente munito di badge che i tornelli non avrebbero di certo fermato, e che è stato allontanato in primis dagli stessi collettivi studenteschi) che si è masturbato addosso alla ragazza è soltanto un altro pretesto per utilizzare la “protezione”, la “sicurezza” della donna come giustificazione alla repressione istituzionale. Un ragionamento sessista: il corpo della donna per l’ennesima volta viene strumentalizzato da una logica emergenzialistica e securitaria.

La donna come corpo debole, indifeso e fragile, che va protetto e tutelato.
Non abbiamo bisogno di essere protette da due tornelli, dalle istituzioni o dalla polizia.

Ripartiamo dalle piazze, dalle lotte, dal dibattito: il nostro corpo non può e non deve essere utilizzato come giustificazione alla repressione poliziesca, alla caccia all’ “immigrato” o al “tossico” di Via Zamboni.
Non siamo donzelle indifese da salvare.
Non abbiamo bisogno di essere protette dalla “sacra sindone del badge che purifica ogni peccato”, da barriere costruite appositamente per lasciar fuori le contraddizioni del reale.

Non abbiamo bisogno di essere rinchiuse in una piccola biblioteca dorata e poi fuori essere maltrattate, stuprate, umiliate, marginalizzate.
Ripartiamo dalle pratiche femministe nel quotidiano e costruiamo tutte e tutti insieme un altro tipo di società nella quale una ragazza che studia in biblioteca fino a tardi non deve avere paura di niente. (Forse solo dell’irruzione dei celerini).”

update: dato che la discussione è tanto animata, sulla pagina fb, allora riporto la risposta di Bianca a una serie di valutazioni seriamente poco consone per la pagina in questione. Grazie a Bianca e buona lettura.

“Non mi piace particolarmente discutere su facebook, soprattutto con chi insulta invece di argomentare, ma ci provo comunque, nel modo più pacato possibile.
Provate, soltanto per un attimo, a lasciare da parte tornelli e CUA. Perché la questione non era questa: il mio intento era fornire un altro punto di vista, uno spunto di riflessione su come ad oggi il corpo della donna venga COSTANTEMENTE strumentalizzato per giustificare politiche securitarie, oppressive, repressive.

È normale che noi, ragazze e donne, dobbiamo sentirci in pericolo quando camminiamo da sole per strada? È normale che dobbiamo aver paura quando restiamo a studiare in biblioteca fino a mezzanotte? No, non lo è. Come risolviamo questa cosa? A mio modesto parere, non la risolviamo appellandoci alle istituzioni, alla polizia, non la risolviamo contribuendo ad alimentare questo clima emergenzialistico e di allarmismo generale nel quale la gente per sentirsi “al sicuro” invoca più protezione giustificando qualsiasi azione repressiva. Provate per un attimo a uscire dalla gabbia e ad andare OLTRE i fatti di Bologna.

Provate a pensare al volantino di Casapound contro i migranti: “vogliono il tuo lavoro, vogliono la TUA DONNA”, così c’è scritto. Come se noi fossimo un oggetto di proprietà del maschio bianco italico. Anche in questo caso, i nostri corpi vengono strumentalizzati: dobbiamo proteggere le “nostre” donne? Allora diamo la caccia agli “immigrati”.

Non bisogna partire dal presupposto che la donna va protetta e tutelata da qualcosa. Questa NON DEVE essere la normalità. Non dobbiamo accettare come fatto aprioristico che qualcuno debba vigilare sui nostri corpi. I tornelli sono un esempio.
Proviamo invece a diffondere pratiche antisessiste in tutti i luoghi, proviamo a costruire INSIEME una società diversa in cui non dobbiamo più avere paura.

Una studentessa viene molestata in biblioteca: il problema lo risolviamo mettendo i tornelli (che comunque, ripeto, non avrebbero impedito l’accesso al molestatore in questione) o facendo sensibilizzazione, politica, movimento, cominciando a costruire UN’ALTRA MENTALITÀ? A me sembra proprio che mettere i tornelli (ripeto, è un ESEMPIO) a tutela della donzelle indifese significhi IGNORARE il problema di fondo.

Ultima cosa. Questa è una pagina antisessista e antifascista. Se pensate che sia giusto che la polizia manganelli degli studenti, che quotidianamente si battono per diffondere l’antisessismo movimentista nella società, potete anche lasciar perdere. Saluti.”

Leggi anche:

 

La ricostruzione di quel che è successo a Bologna – di Infoaut

e dalla pagina del Collettivo Universitario Autonomo di Bologna prendiamo il comunicato di studenti e studentesse antisessiste:

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Storie di matrimoni imposti e di censure sessiste

Tempesta di Sabbia è un film che trovate su Netflix in arabo e sottotitolato anche in italiano. Racconta di quello che accade ad una donna, nata e vissuta in una tribù di beduini, quando il marito prende una seconda moglie, mentre la prima si sente rifiutata, irritata e cerca in ogni caso di portare avanti la famiglia. La figlia maggiore ha una relazione con un ragazzo di un’altra tribù. Studia, guida la macchina anche se le leggi locali, la cultura e la mentalità dei padri padroni del luogo glielo impediscono. [Read more…]

Il mio sex working per sfuggire alla violenza del mio ex

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lei scrive:

cara eretica,

ti scrivo perché vorrei riflettere ad alta voce e con te su quello che mi riguarda nella vita, adesso, nel presente. mi sento vulnerabile, amante di me stessa, godendo di sensazioni che pensavo defunte, ho rivisto me dieci anni fa, quando ero vittima di un uomo che mi ha resa vecchia, stanca, e per fortuna poi, invece, disponibile a ricominciare, dubbiosa, incerta, insicura, ma convinta che non avrei voluto un futuro fondato su quelle basi. ho immaginato me tra molti anni e ho avuto il terrore di scorgermi ancora immobile, arroccata in una posizione vittimista e statica, “sicura” ma priva di significato. mi sono sentita mancare il fiato e così sono partita, ho fatto una valigia riempita di cose strettamente necessarie e sono andata via, senza una parola, senza salutare nessuno.

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#26N #NonUnadiMeno – La violenza istituzionale è violenza di genere

Dalle lotte delle donne a Rosario, Argentina

Dalle lotte delle donne a Rosario, Argentina

 

troppo facile, mi dico, avendo stampate in testa le tante immagini dei tutori dell’ordine che manganellano persone che rivendicano diritti. è troppo facile parlare di lotta alla violenza sulle donne e poi dimenticare che ci sono donne in ogni parte del mondo minacciate dalle polizie che le braccano durante i cortei in cui si rivendicano il diritto all’aborto, all’autodeterminazione, alla possibilità di esistere a prescindere dalla religione, dal colore della pelle, dalla classe economica e dall’identità politica che le caratterizza.

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13° Emendamento USA: razzisti fin dalla Costituzione

::Avviso Spoiler::

Questo documentario lo trovate su Netflix anche in Italiano, per chi volesse vederlo. L’inglese rende comunque bene anche le inflessioni dialettali, il tono usato, per esempio: Nixon=Trump ma Reagan=Clinton (marito). Questo si spiega per via di un codice di comunicazione, un linguaggio fatto di ritmi, pause, elevazione vocale su alcune parole, usati in fasi alternate della storia degli Stati Uniti D’America. Trump può ben utilizzare una maniera che altri giudicherebbero obsoleta, puntando su Law&Order, e Clinton, tuttavia, non ha potuto fare a meno di compiere lo stesso errore compiuto dai centro/sinistrorsi nostrani (vedi Pd, che non ha inventato niente ma ha solo copiato), facendo a gara a chi fosse più di destra e a chi promuovesse leggi più razziste e repressive.

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Decalogo per le donne stuprate

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Dalla maniera in cui i media trattano la violenza sessuale, dalle affermazioni di rappresentanti istituzionali, dall’orientamento culturale, dalle reazioni, dai metodi attraverso i quali troppe persone, sui social, trattano questo argomento, ho tratto un decalogo che può essere utilissimo ad ogni donna stuprata. Abbiate pazienza: se queste cose le sapete prima, è meglio.

Dopo uno stupro, quando farete la denuncia, dovete sapere che succederà questo: [Read more…]