Antiautoritarismo, Antifascismo, Antirazzismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Cos’è il “femonazionalismo”?

L’accademica Sara Farris parla della “strumentalizzazione” delle donne migranti in Europa da parte dei nazionalisti di destra – e dei neoliberali.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, Critica femminista, R-Esistenze, Ricerche&Analisi

Il corpo delle donne nella retorica securitaria

Questa è una tesina che Bianca ha scritto per il corso di politiche di genere dell’università di Padova. Questo lavoro ha per oggetto il corpo delle donne e l’uso strumentale che di esso viene fatto nella retorica securitaria e nella conseguente messa in atto di politiche di stampo emergenzialista e repressivo in Italia. Partendo da un caso specifico, l’omicidio di Giovanna Reggiani nel 2007, intende evidenziare il rapporto tra costruzione degli allarmi socialmente indotti e la strumentalizzazione del corpo femminile come elemento di legittimazione delle politiche securitarie. Lo scopo del presente lavoro è offrire degli spunti di riflessione per provare a smontare la retorica securitaria che vorrebbe vederci costrette a vivere nella costante paura, a non camminare per strada da sole, a non vestire in un certo modo; quella retorica che nel nome di una presunta maggior sicurezza vorrebbe legittimare la “caccia allo straniero”.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Vi racconto com’è abortire in un Paese in cui l’aborto è illegale

Lei scrive:

Carissima,

condivido la mia esperienza dopo aver letto, qualche giorno fa, la storia della ragazza di Roma che ha abortito, testimonianza che ho letto cercando di sospendere il giudizio e con gratitudine verso la persona che ha deciso di condividere un vissuto così intima. Spero che in qualche modo la mia esperienza possa apportare un contributo alla discussione e ringrazio chi avrà voglia di leggermi.

La mia esperienza ha avuto un impatto molto forte in tutte le sfere della mia vita, iniziando dal fatto che ho abortito in un Paese in cui l’aborto è illegale, proibito in ogni situazione, anche se è a rischio la vita della madre, anche se la gravidanza é la conseguenza di una violenza. Ho 29 anni e da tre vivo, per motivi di lavoro, in un Paese dove i diritti sessuali e riproduttivi delle donne sono una questione di classe, dove il corpo delle donne è sottoposto ad una violenza istituzionale inaudita.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Legge Merlin: il reato di favoreggiamento punisce le sex worker. Corte Costituzionale=Paternalismo di Stato

Alcune persone che ci seguono ci chiedono come mai in questi giorni si parla della Legge Merlin, quella contro le case chiuse per intenderci, e di cosa si parla in realtà.

Detto semplicemente: la legge Merlin dichiarò illegali le case chiuse, volute in epoca fascista a gestione di maitresse con le prostitute a lavorarvi dentro. Le legge dichiarò illegale lo sfruttamento della prostituzione, ovvero di chi ci guadagna sfruttando chi la esercita, in special modo se si tratta di minorenni. La legge istituisce anche il reato di favoreggiamento ed induzione alla prostituzione. Indurre alla prostituzione significa portare una persona ad esercitarla e favorirla significa agevolare l’esercizio della prostituzione.

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Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

#SalviniOdiaLeDonne – Linciata una avanti un’altra (Solidarietà a Laura Boldrini)

A mente fredda, dato che non mi piace fare le cose a metà, sono andata a rovistare sulla pagina di Salvini e dopo aver scandagliato la sua tecnica di comunicazione (manifestazione antirazzista riuscitissima a milano e sulla pagina si istiga odio mettendo sul piatto un crimine compiuto da immigrato) sono arrivata alla conclusione che non solo egli teme le donne che alzano la testa ed esprimono critiche antirazziste ma gioca a mortificarle dandole in pasto ai suoi fan razzisti, sessisti e misogini. Sto solo constatando quel che vedo. Tra tanti post letti sulla sua pagina non ce n’è uno che pigli in giro un uomo. I maschi che non gli piacciono (tipo quelli dei centri sociali o quelli di pelle nera) sono definiti criminali, ma sono le donne ad essere messe in ridicolo. Solo le donne subiscono quel preciso trattamento.

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Antiautoritarismo, Critica femminista, R-Esistenze

Sentenza di Bologna: il femminicidio non si previene con la galera

La sentenza di Bologna. Non ho letto le motivazioni ma solo quello che dicono i giornali e dunque ci sono tante cose che non possiamo sapere. Quello che so è che come previsto ha scatenato un’ondata di indignazione da parte di chi ritene che il carcere sia una soluzione. Non è la motivazione, l’attenuante della gelosia, che ha indignato la maggior parte delle persone, quanto piuttosto il fatto che la pena sia stata ridotta a 16 anni. Ma non è forse questo il tempo medio passato in carcere da chi uccide la moglie? 15 anni, a volte 10. Dipende da tante cose e questo riguarda poco il fatto che il femminicida sia stato coinvolto in un programma di reinserimento della società. Il carcere è un strumento di controllo sociale, serve a gettarvi dentro la gente come immondizia affinché la società possa deresponsabilizzarsi per quel che succede. Ma per noi che ci occupiamo di cultura quanta differenza può fare se un femminicida passa in carcere trenta o sedici anni? Nessuna. Il carcere non è un deterrente. Il carcere non risolve ed è infatti una questione che interessa a chi applica un metodo giustizialista su quel che dovrebbe invece essere risolto in termini di prevenzione e educazione al rispetto dei generi.

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Decathlon e l’hijab: la Francia è impazzita

 

Di Ilyes Ramdani (QUI l’articolo in lingua originale. Traduzione di Gisella, revisione di Elisabetta del Gruppo Abbatto i Muri).

 

La polemica alimentata dai responsabili politici di «République en marche» e del partito «Les Républicains» hanno spinto Decathlon a rinunciare alla commercializzazione dell’«hijab da corsa». Ben lontano dall’essere un semplice aneddoto, l’episodio è sintomatico della nevrosi che colpisce una parte della società francese in tema di Islam e velo. 

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Perché non ho mai lasciato il mio papà violento

Lei scrive:

Mio padre mi leggeva I Miserabili per darmi la buonanotte. Il giorno dopo mi tirava addosso ogni cosa perché si era arrabbiato per niente. In casa mia era lui ad avere le mestruazioni, tanto per usare uno stereotipo sessista che etichetta le donne come suscettibili dei rapidi cambiamenti d’umore. Esistono tanti uomini che invece li hanno, i cambiamenti d’umore, ed è difficile separare i sentimenti di odio e amore che suscitano in eguale misura.

Si dice che i padri violenti non devono stare con i figli. Ma se i figli vogliono stare con loro? Io da piccola l’ho subìto, questo è vero, ma da grande ho scelto di stare con lui, pur conoscendo le sue paranoie, le sue incoerenze. Sentivo che aveva molto da insegnarmi e in effetti l’ha fatto. Quando si smette di essere adolescenti si guarda un genitore come persona, non per compatirlo ma perché quello che fa e dice è più facilmente comprensibile.

Quando mia madre è morta di infarto all’età di 40 anni non mi restava che lui, un uomo tutt’altro che solido. Pieno di contraddizioni e debolezze. Ma so che ha fatto del suo meglio e l’ho apprezzato per questo. In cuor suo mi ha amata e lo dimostrava quando era un po’ più lucido. Lui soffriva di attacchi di ansia fin da bambino. Veniva picchiato dalla madre se non tornava a casa con un pezzo di pane. Ha fatto di tutto pur di sopravvivere in un dopoguerra disastroso che ha massacrato e impoverito molte persone.

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