Autodeterminazione, La posta di Eretica, MalaRazza, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

MalaRazza e l’aborto precario

Avevo detto che vi avrei raccontato del mio aborto. Io e il mio compagno convivevamo da due anni e nonostante le precauzioni, all’improvviso, sbam! Io ero tentata ma avevamo deciso insieme che la nostra situazione era davvero impossibile. Non potevamo permetterci un figlio. Io troppo precaria e lui troppo impegnato nel lavoro per poter darmi una mano. Mi ha detto: se non sono in grado di pensare a noi due come vuoi che pensi anche ad un figlio? Certo, mi piacerebbe, ma tu sai come siamo messi. Non possiamo. E io sapevo che aveva ragione. Ha sempre avuto ragione. Conosceva i miei limiti e gli avevo detto che non avrei cresciuto un figlio da sola e che ancora ero troppo precaria, non potevamo contare su nessuno, non ce l’avremmo fatta.

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La posta di Eretica, MalaRazza, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

MalaRazza e il recupero dei contatti umani

Quando il mio compagno torna con il muso temo che possa crollare. Poi chiacchieriamo, lui mi dice che ha paura del futuro, che ci sono momenti in cui vede tutto nero, perché non ci sono i soldi, perché tutto è sempre uguale, perché nutriva la speranza che qualcosa sarebbe migliorato e per un attimo si lascia andare e piange. Devo ricordargli allora chi è e quante cose belle ha fatto. Perché è sempre stato uno con le spalle scoperte, niente eredità, aiuto dai genitori precari più di lui, e comunque è andato avanti e lui si chiede se la vita sia tutta qui ed è giusto che lo faccia. Gli dico che se vuole smettere, fare pausa, prendiamo e andiamo in un posto lontano, un piccolo luogo in cui poter trovare lavori per sfamarci e comunque senza la pressione impellente dei doveri quotidiani. Giusto quello che ci serve per sopravvivere. Il mio è un sogno un po’ da frikkettona, lo confesso. Lui non è così. Ha i piedi piantati per terra. Ha fatto tutto da solo, ha lavorato e studiato, si è fatto il culo così e poi è una persona bella, davvero bella, intimamente serena e mi dico che anch’io devo essere un po’ bella per essermelo meritato.

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Autodeterminazione, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità

Una persona poliamorosa risponde alle scottanti domande sul poliamore

Imagine di Alyssa Henly

 

Trovate l’articolo originale scritto da Dominique Sisley e pubblicato su VICE (edizione USA) il 17 Aprile 2019 qui. Traduzione di Francesca del gruppo Abbatto i Muri.

By Dominique Sisley

Una persona poliamorosa risponde a tutte le vostre domande scottanti sul poliamore

Dato che il poliamore ha a che fare con la comunicazione più di ogni altra cosa, vediamo se possiamo spiegare punto per punto alcuni miti sulla gelosia, crescere figli, e – ma non mi dire? – il sesso

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Antifascismo, Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Il fascismo contro cui le donne combattono ogni giorno

Lei scrive:

Dovevo capirlo subito che era un violento. Così mi disse la mia amica. Ci siamo conosciuti in Radio. La prima volta che mi vide mi bloccò in un angolo mentre mettevo un brano nel bel mezzo della mia trasmissione pomeridiana. Andavo lì per divertirmi e fare qualcosa che mi piaceva. Coniugare musica e politica era una mia passione e io ancora andavo al liceo. Aveva un modo di fare che voleva essere seduttivo ma suonava scortese e molto invadente. Lo dissi all’assemblea e pretesi che si mettesse all’ordine del giorno il fatto che in Radio non potevano avvenire episodi di molestia sessuale. Il capo della banda gli diede un buffetto e disse che non avrebbe dovuto ma tutto finì tra gomitate e sorrisini. In ogni caso avevo posto la questione e pensavo che le compagne in questo mi avrebbero sostenuto, ma erano solo due e per lo più facevano da spalla al capo. Erano lì perché lui era un bonazzo e poi parlava così bene alle assemblee. E io che pensavo di poter costruire sorellanze. Mi fu solidale un’altra persona, un tizio che ogni tanto passava per spararsi una canna e poi per scroccare un po’ di musica gratis. Nulla di sbagliato, per carità. Era un compagno attivo e un po’ devo dire mi piaceva.

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Autodeterminazione, MenoePausa, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità

Il sesso è sempre un’opera d’arte

In questi giorni mi sono chiesta spesso quanto sia plausibile pensare alla sessualità di una donna post menopausa. Forse si tratta solo di avere un diverso approccio mentale. E per approccio mentale intendo la misura delle aspettative che una donna ha relativamente al sesso ad una determinata età.

Ci sono stati momenti in cui ho pensato che il sesso non andava bene perché era meglio quando lo facevo qualche anno fa. C’era tanta energia e tanta forza. C’era passione. C’era agilità. Il desiderio lo sentivo come qualcosa di carnale. Poi le cose hanno preso una piega diversa.

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La posta di Eretica, Personale/Politico

Triangolazione con manipolatore narcisista

Lei scrive:

Cara Eretica, ti scrivo per raccontarti la mia storia nella speranza di aiutare chi ha subito o sta subendo quello che è successo a me e ad almeno altre 3 donne che conosco e ho conosciuto di conseguenza.

È una storia lunga (spero potrai pubblicarla) e l’ultimo pezzo del puzzle è arrivato qualche settimana fa, ha completato tutto ed è stata una vera rivelazione (anche della mia stupidità ed è dura da ammettere e digerire).

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Rifiuto i miei genitori e mi va bene così

Lei scrive:

Cara Eretica, ti seguo da ormai molto tempo e vorrei raccontarti la mia storia.

A volte si chiediamo se sia possibile e giusto rifiutare i propri genitori ed io penso proprio di sì.
Ti spiego anche perché.

Sono nata in una città del Sud Italia 35 anni fa ed ho trascorso un’ infanzia da reclusa in una famiglia borghese finto-comunista in cui l’unica cosa che contava era lo studio, uno studio matto e disperatissimo.
Non mi è stato mai chiesto come stessi e che sogni avessi, l’importante era portare a casa ottimi voti.
In realtà non bastava neanche avere ottimi voti, bisognava distinguersi ed essere superiori agli altri, nessuno doveva avere i miei stessi voti, un altro studente bravo quanto me non era concepibile.

Non esistevano amicizie vere, infatti non sono rimasta in contatto con nessuno dei miei compagni di scuola, non esisteva la possibilità di uscire, di fare un giro la sera, esistevano solo i libri, ai quali mi sono aggrappata con ogni forza per non impazzire, per ritagliarmi una via di fuga, un pezzetto di vita che fosse solo mio e lontano dal loro controllo.

Va da sé che io non potessi neanche frequentare un ragazzo.
Ad un certo punto mi sono anche convinta che essere nata donna fosse stata la più grande disgrazia della mia vita e che se fossi diventata lesbica avrei quantomeno avuto meno problemi con mio padre, perché avrei potuto frequentare delle ragazze spacciandole per semplici amiche.

Mio padre era ed è rimasto ancora oggi un troglodita emozionale, incapace di comunicare, abituato solo alla sopraffazione verbale e fisica.
Mi fa malissimo scrivere questo di lui, perché nonostante tutto gli voglio bene.

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Care mamme, parlate della vostra paura

“Mio figlio è “capitato”. Non l’ho presa bene, affatto. Ho sofferto tanto inizialmente, ma qualcosa mi diceva “tienilo, tienilo, è tutto quello che hai”. Decido di seguire il mio cuore. Lotto tanto per questa gravidanza, e quando finalmente nasce… buio. In ospedale è tutto tanto ovattato, non mi rendo bene conto. Torno a casa, sono sola con lui. Scoppio in lacrime. È tranquillo, non avrei niente di cui lamentarmi, ma piango disperatamente, ogni giorno. Lo sento piangere e mi ci vuole sempre di più per alzarmi e coccolarlo. Mi accuccio davanti alla porta chiusa della sua cameretta e sbatto la testa, perché mi sento sola. Non so più chi sono. Non so se amo questo bambino. A volte lo sento morbosamente mio, nessuno lo può toccare. Altre volte lo guardo piangere senza emozioni. Dormo il più possibile, mi addormento dappertutto, nonostante di notte io dorma senza interruzioni perché il bimbo è un dormiglione. Mi isolo da tutti, ma posto tante belle foto e tante belle cose perché mi vergogno di quello che provo, o non provo, per mio figlio. Ho bisogno che tutti pensino che lo amo alla follia da sempre.

Maggiormente, ho bisogno di saperlo io. Perché io non lo so, se la mia voglia di staccare sia lecita. Se la mia voglia di tornare indietro possa coesistere con l’amore materno di cui tutte parlano. Cerco su Google come si ama un figlio. All’improvviso, non lo sa più nessuno. Perdo tutti, perdo tutto, e mi sembra una tragedia, finché non mi rendo conto di aver perso me, totalmente. Mi rendo conto che tutto il tempo passato a cercare di sembrare normale, mi stava mangiando dentro. Inizio a chiedere aiuto, ma mi sento giudicata, masticata e risputata al mondo. Mi chiudo sempre di più, mando tanto, troppo spesso mio figlio dai nonni, lontano da me, dove posso non guardarlo volendomi suicidare per il senso di colpa. Ma mi manca. Mi manca da morire.

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