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Il cancro, la droga, lo status sociale

Lei scrive:

Ciao Eretica,

Da tempo seguo la tua pagina ed ammiro fortemente tutto ciò che fate per far si che si possano abbattere gli infiniti muri, fisici ed ideologici che limitano la libertà di ogni essere umano, uomo o donna che sia.

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Quando lui buca i preservativi per metterti incinta

Lei scrive:

Vorrei proporre una riflessione sulla ragazza vittima di stealthing che ha scritto alla pagina. Mi riferisco alla ragazza il cui partner sessuale ha bucato i preservativi ingannandola, e che ora si ritrova a 19 anni con una gravidanza non voluta.

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#Poliamore: Amo due uomini e sono felice così!

Lei scrive:

“Ho da poco visto un articolo su abbattoimuri riguardante il poliamore che mi ha fatto venire il desiderio di raccontare, per la prima volta e anonimamente, la mia storia. Una storia difficile sotto tantissimi punti di vista in cui, però, ho trovato il mio equilibrio.

Iniziamo con ordine. ho diciotto anni. Ho una relazione stabile da diversi anni, piena di amore, passione, comprensione, fiducia. E ogni cellula di me ama il mio ragazzo, C. In contemporanea a C, anni fa, conobbi in un contesto molto “scomodo” R. (scomodo per due motivi: per primo perché il luogo in cui ho avuto e ho tutt’ora modo di vederlo non ha legalmente spazio per una relazione tra controparti, e secondariamente perché tra di noi c’è una differenza di età di parecchi, parecchi anni). Ho sempre saputo, in fondo alle viscere, di amare R., ma i nostri ruoli, le nostre età, e il fatto che entrambi fossimo effettivamente coinvolti amorosamente mi aveva sempre allontanato. Inoltre, per una ragazza minorenne quale ero io al momento in cui ho avuto modo di conoscerlo, tutto mi sembrava costringermi a pensare che fosse l’ennesimo frutto delle mie perversioni.
Mi sono fatta male, ho lasciato che il tempo scorresse sentendomi da un lato confusa perché innamorata fino al midollo di C, dall’altro perché una parte di me sperava di essere ricambiata da R. nonostante l’impossibilità evidente di una relazione. Il problema reale era, alla fine, proprio questo.
Io ero ricambiata. Lo ero, ebbi modo di scoprirlo dopo, e ogni volta che R si avvicinava facendomelo capire, mi sentivo da un lato inorridita e terrorizzata dalle conseguenze che questo avrebbe potuto avere, dall’altro oppressa e mortificata da un mondo che non lascia spazio all’amore genuino per ridicolizzarlo sempre e comunque come una perversione.
Figuriamoci.
Figuriamoci se una diciottenne e un quarantenne possono stare insieme senza sembrare due mostri.
Figuriamoci poi se la diciottenne in questione è fidanzata e ama il suo partner, idem per R. [Read more…]

La Fabbrica degli Umani – il nuovo libro di Eretica

La Fabbrica degli Umani è un lavoro che ho iniziato parecchio tempo fa. Concluso da poco, grazie all’editing di Annalisa Zito, l’illustrazione di Feminoska e l’impaginazione di UnaManu, lo presento a chi ha voglia di leggerlo.

Ambientata in un futuro distopico, durante il quale donne e uomini sono privati della libertà di scelta, soprattutto per quel che riguarda i diritti sessuali e riproduttivi, è la storia di un percorso che conduce la protagonista e tutti gli altri personaggi citati verso una assunzione di consapevolezza riguardo quel che non viene percepito come sistema di oppressione.

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Storia di una donna in cerca di autonomia economica

Questa storia potrebbe essere quella di ciascuna di voi. A raccontarla è Lorenza. Non è una storia che può esaurirsi in un solo post perché lei vorrebbe mettere nero su bianco la sua esperienza e il suo bilancio personale per cercare di venire a capo di molti intrecci complessi e molte responsabilità, inclusa la sua, e cercare di guardare in fondo alla sua situazione con una spietata analisi che la riguarda e coinvolge un po’ anche tutt* noi. Perciò le dedicheremo una rubrica che si chiamerà “Storia di L.”. Questo è il suo primo post. Buona lettura.

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Sono Lorenza, ho 46 anni, ho un figlio, sono divorziata, disoccupata, non coltivo più interessi e non spero che la mia situazione possa migliorare. Sono ad un punto di svolta della mia vita: affondare o riemergere in un modo o nell’altro, anche se non so ancora come e non ho nessuna prospettiva per riuscirci.

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Cosa significa essere una mamma e una sex worker

Tnx a Elle Stanger


di Elle Stanger

Link al post originale qui – Traduzione di Antonella

Sono una sex worker da otto anni e genitore da cinque. Ho scelto tutt’e due questi lavori. Sono costantemente stanca e disidratata – e questo prima del mio turno di notte. Avere a che fare con un piccolo essere umano con il lobo frontale non ancora sviluppato e che ha da poco imparato a non farsela addosso è abbastanza simile all’interagire con adulti sbronzi e eccitati, ma almeno nel secondo caso guadagno dei soldi. Il mio lavoro è un po’ terapia, un po’ addetta alle vendite e un sacco di customer service. Ho lavorato nella sanità e nel commercio e per lungo tempo sono stata una modella di nudo. Nel 2009 ho deciso di mettermi alla prova nello spogliarello e ho fatto un provino in un club che sembrava sicuro e alla moda. Sono una sex worker e una mamma ed ognuno di questi ruoli fa di me una persona migliore, una lavoratrice migliore, un genitore migliore.

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#SessismoNeiMovimenti: io l’infame e lui il povero compagno in difficoltà!

Lei scrive:

“Tempo fa ho divulgato uno messaggio per denunciare quello che mi era successo. Diverse sono state le reazioni per aver fatto circolare questo scritto nei vari spazi del movimento della mia città: molti si sono dimostrati fortemente solidali, altri hanno preferito l’accoglienza ad un povero compagno in difficoltà, altri non hanno gradito l’aver resa pubblica questa storia e altri ancora non mi salutano considerandomi un’infame. Ma in generale il clima di biasimo nei suoi confronti fa sì che non si faccia vedere più molto in giro e comunque non si è più assolutamente palesato con me. Io, “una scombinata”, ho fatto cadere nel fango l’effimera immagine di compagno integerrimo che si era costruito.

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#Bari: cacciata dalla città per un’occupazione utile a migranti e precari

Lei scrive:

ciao, dopo aver passato dei giorni difficili, ho scritto questa lettera per raccontare la mia storia, perchè non ho più voglia di rimanere in silenzio.

Quella che sto per raccontarvi è un’ordinaria storia di repressione. Comincia sei anni fa, quando a Bari fu occupato uno spazio abbandonato dalla Provincia. L’occupazione si chiamava Villa Roth ed era un posto meraviglioso, uno spazio sia abitativo che sociale in cui vivevano famiglie migranti, senzatetto italiani, student* e precar*, fra quelle mura eravamo una grande famiglia e abbiamo costruito iniziative musicali, politiche, sociali. Siamo stati bene e abbiamo fatto del bene, e non mi pentirò mai di questa scelta.
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Ero tossica, anoressica, malata: perciò non posso più vedere i miei figli

lei scrive:

“cara eretica,

mi sono fatta male per tantissimo tempo. ho usato droghe, sono stata anoressica, ho assunto antidepressivi e sono stata rifiutata da tutti, nel frattempo. amici, famiglia, compagno, due figli. ironia della sorte vuole che mi hanno tolto i bambini quando cominciavo la terapia di disintossicazione. sono stata brava, presumo, perchè oggi sono ripulita di quasi tutto. continuo ad avere problemi con il cibo, la droga mi ha lasciato tracce che non posso cancellare e i farmaci mi consentono di restare serena di fronte a tutta la violenza psicologica che subisco. i figli non li ha voluti il mio ex compagno ma li hanno presi i miei genitori che non vogliono farmeli vedere.

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Storia di un riscatto intimo e personale

Lei scrive:

Sono nata in un paesino in provincia di Venezia. Piccolino, rurale, antico. Così rurale ed antico che lo era anche la mia famiglia. Il nonno a capo della famiglia, le donne in cucina a prendersi cura della casa e soprattutto tanta omertà. Non mi sono mai adeguata, mi stava tutto stretto. Se dovessi scrivere la mia vita senza aggiungere quello che ho scoperto dopo, scriverei per giorni e leggere sarebbe noioso perché si dovrebbe ritornare indietro per interpretare tante parti con la chiave di lettura adeguata. Perciò sarà un misto.

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