La posta di Eretica, Personale/Politico

Triangolazione con manipolatore narcisista

Lei scrive:

Cara Eretica, ti scrivo per raccontarti la mia storia nella speranza di aiutare chi ha subito o sta subendo quello che è successo a me e ad almeno altre 3 donne che conosco e ho conosciuto di conseguenza.

È una storia lunga (spero potrai pubblicarla) e l’ultimo pezzo del puzzle è arrivato qualche settimana fa, ha completato tutto ed è stata una vera rivelazione (anche della mia stupidità ed è dura da ammettere e digerire).

Continue reading “Triangolazione con manipolatore narcisista”

Annunci
Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Rifiuto i miei genitori e mi va bene così

Lei scrive:

Cara Eretica, ti seguo da ormai molto tempo e vorrei raccontarti la mia storia.

A volte si chiediamo se sia possibile e giusto rifiutare i propri genitori ed io penso proprio di sì.
Ti spiego anche perché.

Sono nata in una città del Sud Italia 35 anni fa ed ho trascorso un’ infanzia da reclusa in una famiglia borghese finto-comunista in cui l’unica cosa che contava era lo studio, uno studio matto e disperatissimo.
Non mi è stato mai chiesto come stessi e che sogni avessi, l’importante era portare a casa ottimi voti.
In realtà non bastava neanche avere ottimi voti, bisognava distinguersi ed essere superiori agli altri, nessuno doveva avere i miei stessi voti, un altro studente bravo quanto me non era concepibile.

Non esistevano amicizie vere, infatti non sono rimasta in contatto con nessuno dei miei compagni di scuola, non esisteva la possibilità di uscire, di fare un giro la sera, esistevano solo i libri, ai quali mi sono aggrappata con ogni forza per non impazzire, per ritagliarmi una via di fuga, un pezzetto di vita che fosse solo mio e lontano dal loro controllo.

Va da sé che io non potessi neanche frequentare un ragazzo.
Ad un certo punto mi sono anche convinta che essere nata donna fosse stata la più grande disgrazia della mia vita e che se fossi diventata lesbica avrei quantomeno avuto meno problemi con mio padre, perché avrei potuto frequentare delle ragazze spacciandole per semplici amiche.

Mio padre era ed è rimasto ancora oggi un troglodita emozionale, incapace di comunicare, abituato solo alla sopraffazione verbale e fisica.
Mi fa malissimo scrivere questo di lui, perché nonostante tutto gli voglio bene.

Continue reading “Rifiuto i miei genitori e mi va bene così”

Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Care mamme, parlate della vostra paura

“Mio figlio è “capitato”. Non l’ho presa bene, affatto. Ho sofferto tanto inizialmente, ma qualcosa mi diceva “tienilo, tienilo, è tutto quello che hai”. Decido di seguire il mio cuore. Lotto tanto per questa gravidanza, e quando finalmente nasce… buio. In ospedale è tutto tanto ovattato, non mi rendo bene conto. Torno a casa, sono sola con lui. Scoppio in lacrime. È tranquillo, non avrei niente di cui lamentarmi, ma piango disperatamente, ogni giorno. Lo sento piangere e mi ci vuole sempre di più per alzarmi e coccolarlo. Mi accuccio davanti alla porta chiusa della sua cameretta e sbatto la testa, perché mi sento sola. Non so più chi sono. Non so se amo questo bambino. A volte lo sento morbosamente mio, nessuno lo può toccare. Altre volte lo guardo piangere senza emozioni. Dormo il più possibile, mi addormento dappertutto, nonostante di notte io dorma senza interruzioni perché il bimbo è un dormiglione. Mi isolo da tutti, ma posto tante belle foto e tante belle cose perché mi vergogno di quello che provo, o non provo, per mio figlio. Ho bisogno che tutti pensino che lo amo alla follia da sempre.

Maggiormente, ho bisogno di saperlo io. Perché io non lo so, se la mia voglia di staccare sia lecita. Se la mia voglia di tornare indietro possa coesistere con l’amore materno di cui tutte parlano. Cerco su Google come si ama un figlio. All’improvviso, non lo sa più nessuno. Perdo tutti, perdo tutto, e mi sembra una tragedia, finché non mi rendo conto di aver perso me, totalmente. Mi rendo conto che tutto il tempo passato a cercare di sembrare normale, mi stava mangiando dentro. Inizio a chiedere aiuto, ma mi sento giudicata, masticata e risputata al mondo. Mi chiudo sempre di più, mando tanto, troppo spesso mio figlio dai nonni, lontano da me, dove posso non guardarlo volendomi suicidare per il senso di colpa. Ma mi manca. Mi manca da morire.

Continue reading “Care mamme, parlate della vostra paura”

Antiautoritarismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Uccidere mia madre, per andare avanti

Lei scrive:

Cara Eretica, in questi giorni state parlando molto di violenza sui bambini e di madri violente e io volevo raccontare la mia storia. Mia madre non tirava solo schiaffi, non erano quelli a farmi male. Era la sua maniera distruttiva, una specie di tornado che distruggeva tutto quello che incontrava. Urlava spesso, la sentivo arrivare e il mio cuore batteva forte. Avrei voluto nascondermi ma non sapevo dove. Ero già grande eppure non capivo e soprattutto non capivo le sue contraddizioni. Come fai ad essere una donna tanto amabile all’esterno e così distruttiva dentro casa? Prendersela con me o con le mie cose per lei era lo stesso. In cinque minuti era in grado di mandare letteralmente in pezzi la mia stanza e io restavo lì a raccogliere i pezzi. Poi mi chiedeva scusa e io non ero in grado di ribellarmi fino a quando non ho avuto la forza di allontanarmi da lei. L’ho cercata a lungo, ho tentato di volerle bene e di farmi voler bene ma non ci sono riuscita e dolorosamente l’ho lasciata andare, lei mi ha lasciata andare. Se ho avuto dei genitori decenti quelli sono stati i miei nonni, anche se erano la causa diretta della violenza di mia madre. Era cresciuta in un luogo sbagliato e non aveva avuto alternativa se non quella di assimilare i loro metodi. Questo però non la giustifica. Non la giustifica affatto.

Certe volte avrei voluto che lei avesse abortito. Perché farmi nascere per poi darmi la colpa della violenza che mi faceva subire? Mi sono spesso detta che sentirmi vittima non aiuta granché e allora ho provato a stare meglio con me stessa. Lei con il tempo ha ammesso le sue responsabilità ed è andata in cura per depressione ma, per quanto io sappia che la sua vita sia stata molto difficile, cresciuta anche lei tra tanta violenza, non sono riuscita a perdonarla. Qualcuno dice che dovrei cominciare da lì per dedicarmi a me stessa ma non riesco e non penso che dovrei. Sono grande ormai e so che restare ancorata alla visione adolescenziale della vita non mi aiuta ad andare avanti, non riesco ad andare avanti, ma anch’io merito aiuto. Non ho fatto figli e credo di non volerne fare mai. Ci sono andata vicino una volta ma non me la sento. La violenza è dentro di me e non potrei risparmiare quel dolore ad un bambino. Non so se riuscirei a spezzare quel maledetto cerchio. Forse potrebbe servire a farmi meglio capire mia madre ma non posso crescere sulla pelle di un figlio. Meglio di no.

Continue reading “Uccidere mia madre, per andare avanti”

Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Sul desiderio insoddisfatto di maternità

Lei scrive:

Cara Eretica, ti seguo sempre con molto interesse, volevo raccontare la mia storia, visto che ultimamente (sul blog ndr) si è parlato di maternità. Ho avuto mio figlio che avevo 22 anni, facevo l’università ed ero senza lavoro. Con incredibili sacrifici ho portato avanti la gravidanza, mi sono laureata ed ho vinto il concorso per entrare di ruolo come insegnante. Sono stati anni difficilissimi. Nel frattempo ho convissuto con il padre del bambino per otto anni, ma non è andata e ci siamo separati con molto dolore. Tutt’oggi ci vogliamo molto bene ma le nostre vite hanno preso strade differenti.

Nel frattempo mio figlio è cresciuto, io non ho mai pensato all’aborto e devo dire che, nonostante le difficoltà, è la cosa più bella che io abbia fatto. Non me ne sono innamorata subito, ci sono voluti anni, anni di sensi di colpa perché non mi sentivo una buona madre, perché avevo il desiderio di viaggiare senza di lui, di andare a ballare, di vivere. Nel frattempo ho conosciuto un’altra persona con la quale convivo da due anni. Entrambi lavoriamo ed abbiamo una casa nostra. È maturato in me il desiderio di avere un altro figlio.

Purtroppo però le mie condizioni fisiche, in ambito di fertilità, si sono rivelate non ottimali e io sono piombata nel panico. Il mio grande desiderio era quello di creare una famiglia e di essere questa volta una madre diversa, più presente, più matura. Per una strana coincidenza karmica, mia sorella e la mia migliore amica mi comunicano di essere incinte poco meno di un mese fa. Cado nella disperazione più profonda, la mia relazione vacilla, mi sento inutile, sento che se non posso più essere nuovamente madre, allora non servo a nulla, la mia vita non ha più senso.

Mio figlio ormai ha 16 anni e giustamente si sta emancipando da me. Ho sempre sostenuto con fervore l’idea che una donna debba sentirsi completa anche senza essere madre, ho sempre avuto un profondo rispetto per quelle donne che scelgono di essere donne senza per forza essere madri, eppure adesso mi sento risucchiata in questo vortice di sofferenza da cui solo l’essere madre di nuovo pare possa salvarmi. Sarà perché, negli anni in cui mio figlio era piccolo, mi sono sentita giudicata da tutti, a partire dai miei genitori, che pur dandomi una grande mano, sottilmente mi facevano intendere che avrei dovuto essere più presente con mio figlio, lasciar perdere gli studi ecc…

Continue reading “Sul desiderio insoddisfatto di maternità”

Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Casalingo, non sono femminista ma mi definirei militante antipatriarcale

Lui scrive:

Cara Eretica,
sono un uomo eterosessuale di 39 anni e per una serie di circostanze (dimissioni e perdita di lavoro a causa di mobbing, trasferimento in un altro Paese) da ormai quasi tre anni sono disoccupato e sto cercando di adattarmi alla mia nuova condizione di casalingo.

Continue reading “Casalingo, non sono femminista ma mi definirei militante antipatriarcale”

Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

La violenza invisibile: “Non avevo lividi. Era comunque un abuso”.

Stavo con il mio ragazzo solo da pochi mesi quando lui ha suggerito di andare a vivere insieme, in una zona in cui non conoscevamo nessuno: avrei potuto finire l’università vivendo della mia borsa di studio, mentre lui avrebbe lavorato. «È la cosa più romantica che mi abbiano mai detto», gli ho risposto. Avevo ventidue anni e lui ne aveva ventuno.

Continue reading “La violenza invisibile: “Non avevo lividi. Era comunque un abuso”.”

Autodeterminazione, MenoePausa, Personale/Politico, R-Esistenze

Essere femminista non significa essere più “maschio”

Quando desideri essere amata ti innamori di un “ti amo”. Anche se è fasullo, anche se te l’hanno detto per portarti a letto. Il letto, quel luogo che sembrava tanto mostruoso e che poi ho scoperto essere comodo e piacevole per dormire e farci molte altre cose. Ma prima di arrivare a queste connessioni lettifere ho vissuto con la paura di non piacere. L’insicurezza è una bestia orribile da sconfiggere. Non era innata, non ce l’avevo alla nascita. Me l’hanno trasmessa assieme alla propensione a vivere sempre in difetto, aspettandomi che per ogni momento felice ce ne sarebbero stati almeno cento di quelli infelici. Pensando di non meritarmela neppure quella felicità. Non credendo mai a nessuno quando mi diceva “sei bella!”. Così lasciavo prima di essere lasciata, non perché io fossi più figa ma perché ero semplicemente umana. L’amore è stata una tragica corsia in quell’autostrada densa di emozioni da attraversare. Ho impiegato molto tempo a liberarmi di tabù e preconcetti. Gliela devo dare prima o dopo? Devo accettare di farmi toccare o devo fermarlo non appena tenta di togliermi le mutandine? Se prendo l’iniziativa avrà paura? Succede tutto naturalmente o serve sentire le campane?

Come tante io ho vissuto di abbandoni e di incontri felici. Ho vissuto quel che c’era e quel che cercavo. All’inizio andava bene. Pensavo di godermela e forse lo facevo davvero. Quando finì la mia prima storia seria, tra botte e pianti, allora dissi a me stessa di aver capito: pensavo di non meritarmi di meglio e avrei cercato quel “meglio” in ogni persona incontrata. Pensavo di avercela fatta, ero comunque sopravvissuta alle sofferenze e invece dopo un po’ mi rendevo conto che le paure corrompevano le mie storie. Pensavo che tutto fosse semplice ma diventavo posseduta dall’irrazionalità. A pensarci bene però avevo in qualche modo ragione. Capivo se lui mi stava tradendo, se per lui era finita e di colpo smettevo. Non mi sembrava opportuno lottare per tornare indietro. Li cacciavo dalla mia vita e penso di aver fatto bene a preservare la mia integrità. Ma ero anche decisamente moralista. Oggi non mi comporterei così di fronte a quello che non chiamerei più neppure tradimento. Non soffrirei e non mi farei governare il cervello dall’irrazionalità. Fosse per me mi andrebbe bene anche un rapporto non esclusivo, perché se lo pretendi come tale poi devi rispondere a tutte le esigenze dell’altro. E se non ne ho voglia? E se voglio godere di qualche spazio di libertà?

Continue reading “Essere femminista non significa essere più “maschio””