Autodeterminazione, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità

Una persona poliamorosa risponde alle scottanti domande sul poliamore

Imagine di Alyssa Henly

 

Trovate l’articolo originale scritto da Dominique Sisley e pubblicato su VICE (edizione USA) il 17 Aprile 2019 qui. Traduzione di Francesca del gruppo Abbatto i Muri.

By Dominique Sisley

Una persona poliamorosa risponde a tutte le vostre domande scottanti sul poliamore

Dato che il poliamore ha a che fare con la comunicazione più di ogni altra cosa, vediamo se possiamo spiegare punto per punto alcuni miti sulla gelosia, crescere figli, e – ma non mi dire? – il sesso

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Antifascismo, Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Il fascismo contro cui le donne combattono ogni giorno

Lei scrive:

Dovevo capirlo subito che era un violento. Così mi disse la mia amica. Ci siamo conosciuti in Radio. La prima volta che mi vide mi bloccò in un angolo mentre mettevo un brano nel bel mezzo della mia trasmissione pomeridiana. Andavo lì per divertirmi e fare qualcosa che mi piaceva. Coniugare musica e politica era una mia passione e io ancora andavo al liceo. Aveva un modo di fare che voleva essere seduttivo ma suonava scortese e molto invadente. Lo dissi all’assemblea e pretesi che si mettesse all’ordine del giorno il fatto che in Radio non potevano avvenire episodi di molestia sessuale. Il capo della banda gli diede un buffetto e disse che non avrebbe dovuto ma tutto finì tra gomitate e sorrisini. In ogni caso avevo posto la questione e pensavo che le compagne in questo mi avrebbero sostenuto, ma erano solo due e per lo più facevano da spalla al capo. Erano lì perché lui era un bonazzo e poi parlava così bene alle assemblee. E io che pensavo di poter costruire sorellanze. Mi fu solidale un’altra persona, un tizio che ogni tanto passava per spararsi una canna e poi per scroccare un po’ di musica gratis. Nulla di sbagliato, per carità. Era un compagno attivo e un po’ devo dire mi piaceva.

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Autodeterminazione, MenoePausa, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità

Il sesso è sempre un’opera d’arte

In questi giorni mi sono chiesta spesso quanto sia plausibile pensare alla sessualità di una donna post menopausa. Forse si tratta solo di avere un diverso approccio mentale. E per approccio mentale intendo la misura delle aspettative che una donna ha relativamente al sesso ad una determinata età.

Ci sono stati momenti in cui ho pensato che il sesso non andava bene perché era meglio quando lo facevo qualche anno fa. C’era tanta energia e tanta forza. C’era passione. C’era agilità. Il desiderio lo sentivo come qualcosa di carnale. Poi le cose hanno preso una piega diversa.

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La posta di Eretica, Personale/Politico

Triangolazione con manipolatore narcisista

Lei scrive:

Cara Eretica, ti scrivo per raccontarti la mia storia nella speranza di aiutare chi ha subito o sta subendo quello che è successo a me e ad almeno altre 3 donne che conosco e ho conosciuto di conseguenza.

È una storia lunga (spero potrai pubblicarla) e l’ultimo pezzo del puzzle è arrivato qualche settimana fa, ha completato tutto ed è stata una vera rivelazione (anche della mia stupidità ed è dura da ammettere e digerire).

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Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Rifiuto i miei genitori e mi va bene così

Lei scrive:

Cara Eretica, ti seguo da ormai molto tempo e vorrei raccontarti la mia storia.

A volte si chiediamo se sia possibile e giusto rifiutare i propri genitori ed io penso proprio di sì.
Ti spiego anche perché.

Sono nata in una città del Sud Italia 35 anni fa ed ho trascorso un’ infanzia da reclusa in una famiglia borghese finto-comunista in cui l’unica cosa che contava era lo studio, uno studio matto e disperatissimo.
Non mi è stato mai chiesto come stessi e che sogni avessi, l’importante era portare a casa ottimi voti.
In realtà non bastava neanche avere ottimi voti, bisognava distinguersi ed essere superiori agli altri, nessuno doveva avere i miei stessi voti, un altro studente bravo quanto me non era concepibile.

Non esistevano amicizie vere, infatti non sono rimasta in contatto con nessuno dei miei compagni di scuola, non esisteva la possibilità di uscire, di fare un giro la sera, esistevano solo i libri, ai quali mi sono aggrappata con ogni forza per non impazzire, per ritagliarmi una via di fuga, un pezzetto di vita che fosse solo mio e lontano dal loro controllo.

Va da sé che io non potessi neanche frequentare un ragazzo.
Ad un certo punto mi sono anche convinta che essere nata donna fosse stata la più grande disgrazia della mia vita e che se fossi diventata lesbica avrei quantomeno avuto meno problemi con mio padre, perché avrei potuto frequentare delle ragazze spacciandole per semplici amiche.

Mio padre era ed è rimasto ancora oggi un troglodita emozionale, incapace di comunicare, abituato solo alla sopraffazione verbale e fisica.
Mi fa malissimo scrivere questo di lui, perché nonostante tutto gli voglio bene.

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Care mamme, parlate della vostra paura

“Mio figlio è “capitato”. Non l’ho presa bene, affatto. Ho sofferto tanto inizialmente, ma qualcosa mi diceva “tienilo, tienilo, è tutto quello che hai”. Decido di seguire il mio cuore. Lotto tanto per questa gravidanza, e quando finalmente nasce… buio. In ospedale è tutto tanto ovattato, non mi rendo bene conto. Torno a casa, sono sola con lui. Scoppio in lacrime. È tranquillo, non avrei niente di cui lamentarmi, ma piango disperatamente, ogni giorno. Lo sento piangere e mi ci vuole sempre di più per alzarmi e coccolarlo. Mi accuccio davanti alla porta chiusa della sua cameretta e sbatto la testa, perché mi sento sola. Non so più chi sono. Non so se amo questo bambino. A volte lo sento morbosamente mio, nessuno lo può toccare. Altre volte lo guardo piangere senza emozioni. Dormo il più possibile, mi addormento dappertutto, nonostante di notte io dorma senza interruzioni perché il bimbo è un dormiglione. Mi isolo da tutti, ma posto tante belle foto e tante belle cose perché mi vergogno di quello che provo, o non provo, per mio figlio. Ho bisogno che tutti pensino che lo amo alla follia da sempre.

Maggiormente, ho bisogno di saperlo io. Perché io non lo so, se la mia voglia di staccare sia lecita. Se la mia voglia di tornare indietro possa coesistere con l’amore materno di cui tutte parlano. Cerco su Google come si ama un figlio. All’improvviso, non lo sa più nessuno. Perdo tutti, perdo tutto, e mi sembra una tragedia, finché non mi rendo conto di aver perso me, totalmente. Mi rendo conto che tutto il tempo passato a cercare di sembrare normale, mi stava mangiando dentro. Inizio a chiedere aiuto, ma mi sento giudicata, masticata e risputata al mondo. Mi chiudo sempre di più, mando tanto, troppo spesso mio figlio dai nonni, lontano da me, dove posso non guardarlo volendomi suicidare per il senso di colpa. Ma mi manca. Mi manca da morire.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Uccidere mia madre, per andare avanti

Lei scrive:

Cara Eretica, in questi giorni state parlando molto di violenza sui bambini e di madri violente e io volevo raccontare la mia storia. Mia madre non tirava solo schiaffi, non erano quelli a farmi male. Era la sua maniera distruttiva, una specie di tornado che distruggeva tutto quello che incontrava. Urlava spesso, la sentivo arrivare e il mio cuore batteva forte. Avrei voluto nascondermi ma non sapevo dove. Ero già grande eppure non capivo e soprattutto non capivo le sue contraddizioni. Come fai ad essere una donna tanto amabile all’esterno e così distruttiva dentro casa? Prendersela con me o con le mie cose per lei era lo stesso. In cinque minuti era in grado di mandare letteralmente in pezzi la mia stanza e io restavo lì a raccogliere i pezzi. Poi mi chiedeva scusa e io non ero in grado di ribellarmi fino a quando non ho avuto la forza di allontanarmi da lei. L’ho cercata a lungo, ho tentato di volerle bene e di farmi voler bene ma non ci sono riuscita e dolorosamente l’ho lasciata andare, lei mi ha lasciata andare. Se ho avuto dei genitori decenti quelli sono stati i miei nonni, anche se erano la causa diretta della violenza di mia madre. Era cresciuta in un luogo sbagliato e non aveva avuto alternativa se non quella di assimilare i loro metodi. Questo però non la giustifica. Non la giustifica affatto.

Certe volte avrei voluto che lei avesse abortito. Perché farmi nascere per poi darmi la colpa della violenza che mi faceva subire? Mi sono spesso detta che sentirmi vittima non aiuta granché e allora ho provato a stare meglio con me stessa. Lei con il tempo ha ammesso le sue responsabilità ed è andata in cura per depressione ma, per quanto io sappia che la sua vita sia stata molto difficile, cresciuta anche lei tra tanta violenza, non sono riuscita a perdonarla. Qualcuno dice che dovrei cominciare da lì per dedicarmi a me stessa ma non riesco e non penso che dovrei. Sono grande ormai e so che restare ancorata alla visione adolescenziale della vita non mi aiuta ad andare avanti, non riesco ad andare avanti, ma anch’io merito aiuto. Non ho fatto figli e credo di non volerne fare mai. Ci sono andata vicino una volta ma non me la sento. La violenza è dentro di me e non potrei risparmiare quel dolore ad un bambino. Non so se riuscirei a spezzare quel maledetto cerchio. Forse potrebbe servire a farmi meglio capire mia madre ma non posso crescere sulla pelle di un figlio. Meglio di no.

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Sul desiderio insoddisfatto di maternità

Lei scrive:

Cara Eretica, ti seguo sempre con molto interesse, volevo raccontare la mia storia, visto che ultimamente (sul blog ndr) si è parlato di maternità. Ho avuto mio figlio che avevo 22 anni, facevo l’università ed ero senza lavoro. Con incredibili sacrifici ho portato avanti la gravidanza, mi sono laureata ed ho vinto il concorso per entrare di ruolo come insegnante. Sono stati anni difficilissimi. Nel frattempo ho convissuto con il padre del bambino per otto anni, ma non è andata e ci siamo separati con molto dolore. Tutt’oggi ci vogliamo molto bene ma le nostre vite hanno preso strade differenti.

Nel frattempo mio figlio è cresciuto, io non ho mai pensato all’aborto e devo dire che, nonostante le difficoltà, è la cosa più bella che io abbia fatto. Non me ne sono innamorata subito, ci sono voluti anni, anni di sensi di colpa perché non mi sentivo una buona madre, perché avevo il desiderio di viaggiare senza di lui, di andare a ballare, di vivere. Nel frattempo ho conosciuto un’altra persona con la quale convivo da due anni. Entrambi lavoriamo ed abbiamo una casa nostra. È maturato in me il desiderio di avere un altro figlio.

Purtroppo però le mie condizioni fisiche, in ambito di fertilità, si sono rivelate non ottimali e io sono piombata nel panico. Il mio grande desiderio era quello di creare una famiglia e di essere questa volta una madre diversa, più presente, più matura. Per una strana coincidenza karmica, mia sorella e la mia migliore amica mi comunicano di essere incinte poco meno di un mese fa. Cado nella disperazione più profonda, la mia relazione vacilla, mi sento inutile, sento che se non posso più essere nuovamente madre, allora non servo a nulla, la mia vita non ha più senso.

Mio figlio ormai ha 16 anni e giustamente si sta emancipando da me. Ho sempre sostenuto con fervore l’idea che una donna debba sentirsi completa anche senza essere madre, ho sempre avuto un profondo rispetto per quelle donne che scelgono di essere donne senza per forza essere madri, eppure adesso mi sento risucchiata in questo vortice di sofferenza da cui solo l’essere madre di nuovo pare possa salvarmi. Sarà perché, negli anni in cui mio figlio era piccolo, mi sono sentita giudicata da tutti, a partire dai miei genitori, che pur dandomi una grande mano, sottilmente mi facevano intendere che avrei dovuto essere più presente con mio figlio, lasciar perdere gli studi ecc…

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