Antiautoritarismo, Antifascismo, Antirazzismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Cos’è il “femonazionalismo”?

L’accademica Sara Farris parla della “strumentalizzazione” delle donne migranti in Europa da parte dei nazionalisti di destra – e dei neoliberali.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, Critica femminista, R-Esistenze, Ricerche&Analisi

Il corpo delle donne nella retorica securitaria

Questa è una tesina che Bianca ha scritto per il corso di politiche di genere dell’università di Padova. Questo lavoro ha per oggetto il corpo delle donne e l’uso strumentale che di esso viene fatto nella retorica securitaria e nella conseguente messa in atto di politiche di stampo emergenzialista e repressivo in Italia. Partendo da un caso specifico, l’omicidio di Giovanna Reggiani nel 2007, intende evidenziare il rapporto tra costruzione degli allarmi socialmente indotti e la strumentalizzazione del corpo femminile come elemento di legittimazione delle politiche securitarie. Lo scopo del presente lavoro è offrire degli spunti di riflessione per provare a smontare la retorica securitaria che vorrebbe vederci costrette a vivere nella costante paura, a non camminare per strada da sole, a non vestire in un certo modo; quella retorica che nel nome di una presunta maggior sicurezza vorrebbe legittimare la “caccia allo straniero”.

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Antiautoritarismo, Critica femminista, R-Esistenze

Sentenza di Bologna: il femminicidio non si previene con la galera

La sentenza di Bologna. Non ho letto le motivazioni ma solo quello che dicono i giornali e dunque ci sono tante cose che non possiamo sapere. Quello che so è che come previsto ha scatenato un’ondata di indignazione da parte di chi ritene che il carcere sia una soluzione. Non è la motivazione, l’attenuante della gelosia, che ha indignato la maggior parte delle persone, quanto piuttosto il fatto che la pena sia stata ridotta a 16 anni. Ma non è forse questo il tempo medio passato in carcere da chi uccide la moglie? 15 anni, a volte 10. Dipende da tante cose e questo riguarda poco il fatto che il femminicida sia stato coinvolto in un programma di reinserimento della società. Il carcere è un strumento di controllo sociale, serve a gettarvi dentro la gente come immondizia affinché la società possa deresponsabilizzarsi per quel che succede. Ma per noi che ci occupiamo di cultura quanta differenza può fare se un femminicida passa in carcere trenta o sedici anni? Nessuna. Il carcere non è un deterrente. Il carcere non risolve ed è infatti una questione che interessa a chi applica un metodo giustizialista su quel che dovrebbe invece essere risolto in termini di prevenzione e educazione al rispetto dei generi.

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Antiautoritarismo, Antifascismo, Antirazzismo, R-Esistenze

Salvini, sempre più umano. Un caso. Umano.

Leggendo dell’uomo legato mani e piedi e praticamente morto “durante l’intervento di polizia” ho sputato tutto il caffè che avevo appena bevuto. Grazie al Salvini di turno ho capito che non solo all’immigrato tocca la legatura mani e piedi (piedi?!?) ma, perché no, si potrebbe mettergli anche un bel cappuccio in testa in Guantanamo Style per poi consegnare il suddetto ad una bella folla di forcaioli affinché lo impicchino all’albero più vicino.

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Antiautoritarismo, Antirazzismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Personale/Politico, R-Esistenze

Quelle femministe che attaccano perché sei troppo svestita o troppo vestita

Dal gruppo di abbatto i muri un’altra traduzione (grazie a Desirée) per facilitare la condivisione di un messaggio importante.

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Antiautoritarismo, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

Estetica dell’oppressione: il problema del senzatetto è davvero la mancanza di coperte?

Quando accadono eventi in cui si rende chiara la disparità di potere si generano linguaggi differenti che vengono percepiti dai sensi a seconda del significato che quei linguaggi comunicano. La contaminazione attraverso l’uso di parole, immagini e ogni altro mezzo di comunicazione avviene al fine di creare una sorta di parete protettiva per tutto quel che è oppressione. Quella con cui abbiamo a che fare è dunque un’estetica dell’oppressione.

Quando guardiamo un filmato in cui si vede una donna e un bambino tratti in salvo dall’imbarcazione di fortuna usata per migrare quello che vediamo è funzionale al sistema di oppressione. Vogliono dirci che non sono così cattivi da non fare passare proprio tutti. Usano l’immagine di una donna e del bambino come veicolo per legittimare la crudeltà come mezzo di controllo dell’immigrazione.

Quando vediamo un sindaco criticato perché ha gettato via le coperte di un senzatetto l’indignazione sale alle stelle. Quello che non vediamo però è il fatto che quel senzatetto vive in ogni caso tra l’indifferenza generale e quei cinque minuti di solidarietà non cambieranno la vita a lui e a nessun altro. Ha fatto bene il sindaco a buttare le coperte? Assolutamente no. Quello che sto dicendo è che al di là del gesto l’uso che di esso viene fatto serve a raccontare come il fastidio nei confronti della povertà sia dissimulato da molte persone.

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Antiautoritarismo, Antifascismo, Antirazzismo, Antisessismo, Critica femminista, Precarietà, R-Esistenze

Il M5S è fascista quanto la Lega. Compagn* smettete di votarli!

Fuori fa freddo e io penso ai migranti sbattuti fuori dai centri di accoglienza e dalle case per rifugiati e richiedenti asilo dismesse dal governo per mano di leghisti e anche del m5s che non ha fatto niente di niente per opporsi. Allora vorrei fare una riflessione ad alta voce, non solo sui leghisti che già conosciamo e dai quali non ci saremmo aspettati niente di più, ma anche sui comportamenti e sulle idee nazionaliste e fasciste che si sviluppano un po’ dovunque, penetrando contesti che un tempo si dicevano di sinistra e che oggi tirano fuori battute con autoassoluzioni condite di ipocrisia.

C’è stato un momento in cui ho davvero creduto alla buona fede del m5s. Non condividevo molte loro idee ma conoscevo tanti compagni e compagne che li avevano votati o si erano candidati con loro. Questo accadeva all’inizio, quando ancora guardavo le cose con un minimo di speranza. Non risposte nel m5s, assolutamente no, ma almeno nel buon senso di molte persone che conoscevo. C’erano i compagni NoTav e poi gli ambientalisti e poi tanti altri che lottavano per un reddito e ancora le donne che definivano il m5s molto più a sinistra di partiti sedicenti sinistrorsi.

Poi però li abbiamo visti fare scelte orrende. Illusi o meno si sarebbero dovuti rendere conto che la sostanza di quel movimento non era poi così diversa da quello che altri avevano analizzato e segnalato. Si, certo, sapevamo che il m5s era strapieno di rossobruni ma, d’altro canto, le destre estreme avevano scelto di votare Lega, bei fascistoni con i quali i leghisti vanno a braccetto. Dunque il m5s forse era stato cambiato dall’interno. Ma no, non era neppure questo. Era il fatto che si ponevano in maniera oppositiva a progetti di restaurazione.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Tempi difficili giovano alle femministe bianche, etero, privilegiate. Noi intersezionali perdiamo visibilità!

Mi scrive una vecchia conoscenza dei tempi in cui il cyberattivismo varcava le frontiere per realizzare progetti comuni grazie ai quali per la prima volta si parlava di lotte femministe e di genere transnazionali. Era una comunità che chattava senza una interfaccia grafica come quelle che conoscete ora. Non esistevano i social network e tra un tentativo e un altro ci si inventava il modo di comunicare le nostre reciproche esperienze attraverso il web. Scrivevamo usando wiki per integrare e tradurre in varie lingue i contenuti che ci interessava condividere e faticavamo a spiegare ad altre attiviste che il web non serviva come vetrina di singoli siti senza connessione né relazione. Faticosamente provammo a creare una rete che oggi è molto più facile realizzare.

Lei si chiama Clara ed è una grandiosa hacktivista che segue le vicende dei femminismi vecchi e nuovi negli Stati Uniti. Provo a tradurre quello che ha scritto perché penso interessi un po’ tutt*.

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