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“Buttiamo fuori le forze dell’ordine” – spiegone per razzisti pignoli e altra gente che non coglie il punto.

Di unaManu

Prima di tutto, grazie ad Eretica per questo spazio e per il suo supporto. E per tutto il suo lavoro. E per la bella persona che e’.

Quando ho letto l’inchiesta di Alessandra Ziniti su Repubblica non sono rimasta stupita dai numeri. L’italia e’ fra i tre paesi piu’ militarizzati AL MONDO, e le nostre forze dell’ordine hanno un triste storico di violenze indifendibili (vedi Diaz, vedi Aldovrandi, vedi Cucchi… qui una lista piu’ completa). Complice uno stato che nonostante i richiami dell’UE non e’ in grado di tutelare i suoi cittadini contro il reato di tortura (che, lo ricordo, nel nostro paese è stato riconosciuto da poco ma niente condanne) nemmeno dopo che le sue forze dell’ordine hanno sistematicamente torturato decine e decine di persone.
E che, nonostante l’incostituzionalita’ dell’apologia di fascismo, permette che le sue forze dell’ordine esibiscano simboli fascisti persino nelle caserme, e cantino canzoni del ventennio come forma di cameratismo. [Read more…]

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Italiano, carabiniere, assassino di donne e bambine

 

Immagine tratta da Repubblica. Mettere la foto della famiglia felice quanto può essere ingiusto nei confronti delle vittime?

 

L’assassino non è un malato ma il figlio sano del patriarcato.

Dovremmo ripetere più spesso questa frase per ricordare sempre che ad uccidere non è l’etnia, la religione, ma la cultura sessista e patriarcale che appartiene a tutti gli assassini che non accettano un no come risposta.

Due bambine assassinate e la loro madre gravemente ferita da un uomo che poteva portare con se’ una pistola grazie alla professione che svolgeva. Un italiano, un carabiniere, uno di quelli che dovrebbe, secondo alcun*, difendere le donne in lotta contro la violenza di genere. I titoli sui giornali, salvo alcuni, ricordano la sofferenza di quest’uomo non in grado di superare la separazione.

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Se una “femminista” fa la distinzione tra antifa buon* e cattiv*. Non in nostro nome!

Mi è capitato di leggere per caso un post firmato da una social “femminista” che da tempo, fin da genova g8 del 2001, gioca la carta della non-violenza non riuscendo a distinguere tra la violenza di chi opprime e la resistenza della parte oppressa. Un po’ come dire che una donna picchiata da un uomo che reagisce e si difende prendendolo a calci sui denti è “violenta” tanto quanto il suo aggressore. Come dire che la donna che prende a mazzate il suo stupratore è uguale a lui, in tutto e per tutto.

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La repressione nelle piazze antifasciste e il victim blaming politico/sociale

Ascoltando Bella Ciao nel corso delle meravigliose manifestazioni antifasciste del 10 febbraio e poi i commenti di politici e di alcune parti istituzionali con una condanna unanime nei confronti del grave atto di terrorismo fascista del camerata Traini. Leggendo ieri tutte le condanne pretestuose nei confronti delle manifestazioni antifasciste, non posso fare altro che riflettere sul victim blaming a partire dalle Istituzioni.

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#Firenze: ordinanza anti-prostituzione e boicottaggio del sex work

A Firenze il sindaco ha deciso di punire i clienti delle prostitute attraverso un’ordinanza che sarebbe mirata a contrastare lo sfruttamento della prostituzione e la tratta. L’ordinanza così interpretata senza che vi sia una legge nazionale che ne avalli il contenuto parrebbe essere materia di ricorso per chi sa che la polizia municipale non può impedire la prostituzione che in Italia è legale. La legge Merlin infatti non indica alcuna punizione per il cliente. Secondo ultime sentenze anche il favoreggiamento indicato come accusa verso chi affitta un appartamento ad una sex worker e a chi lo condivide con essa, sia una collega o il marito o il figlio, viene a cadere se non si tratta di favoreggiamento vero e proprio da parte di chi fa reale sfruttamento della prostituzione. Dunque non si capisce come e perché un’ordinanza del sindaco dovrebbe costare sanzioni e soprattutto perché mai non si ascolta chi quel mestiere lo pratica invece che intervenire in maniera paternalistica dall’alto operando di fatto una proibizione nei confronti del sex working in generale.

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Lotta antiviolenza: non sto dalla parte di chi vuole più repressione

Lei scrive:

Cara Eretica,

vorrei parlarti di una cattiva sensazione che ho in questo periodo. Mi riferisco al fatto che le discussioni sulle molestie e le violenze mi fanno sentire a disagio. Mi preoccupa il fatto di ritrovarmi a commentare assieme a persone che più che di cultura dello stupro parlano di punizioni severe, castrazioni chimiche e cose del genere. Mi pare che ci sia tanta gente che cavalca alcune lotte e quando diamo per scontato di vivere in un mondo in cui quella gente ha finalmente acquisito la stessa sensibilità alla fine appare chiarissimo che non è così.

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Su l’età del consenso e le relazioni tra adolescenti e adulti

Un racconto controverso ha stimolato un dibattito lungo ed estenuante. Si parla di una quindicenne che racconta come i genitori hanno preteso di psichiatrizzarla e farla imbottire di psicofarmaci perché lei era innamorata di un 35enne. Al di là delle valutazioni sulla questione quel che è emerso è il conflitto tra più parti. Chi ha condannato la violenza genitoriale ed istituzionale sulla pelle della ragazza ora ventinovenne. Chi ha raccontato esperienza analoga. Chi ha criminalizzato la questione, dando a lei della malata e dando ragione ai genitori, pretendendo poi che sia modificata la legge che parla dell’età del consenso. Sull’età del consenso in Italia:

In Italia l’età del consenso è fissata di norma a 14 anni, ma la determinazione dell’età minima per disporre validamente della propria libertà sessuale richiede particolare attenzione, dato che si rende necessario valutare se il soggetto è:

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