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Perché questa foto per il Photo Vogue Festival 2017?

Update: Dopo tutto il casino fatto Vogue ha sostituito la foto con quest’altra.

Che ne dite? L’immagine fa parte di una serie non proprio bella dell’autore Steven Maisel. Laura segnala questa foto (in particolare, perché scelta come pubblicità del festival di cui lei stessa parla) e scrive:

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Decostruzione, livelli, tifoserie e solidarietà

di Mario

Prima di mettermi a sedere e decidere di buttare giù nero su bianco questo contributo, per quanto lo ritenga necessario, ho fatto molta fatica. Non riuscivo a superare la sensazione di dovermi censurare, di dover misurare le parole, di dover fare attenzione. Tutto questo per me è tremendamente odioso. Soprattutto mi preoccupa la consapevolezza che sarò frainteso, il deragliamento, la pioggia di merda a cui sottoporrò chiunque deciderà di dar risonanza alle mie parole e ai concetti che vorrei far passare. In questo c’è un discorso molto più generale e ampio, ci sono vari livelli e cercherò di esporli tutti, per quelle che sono le mie capacità, con la massima chiarezza.

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A me preoccupa l’evocazione della repressione per un cunnilingua in piazza

In Piazza San Domenico, a Napoli, una ragazza ha goduto di un cunnilingua. E chiunque normalmente dice di se’ che punta alla massima libertà sessuale, inclusi i masculiddi che arrubbano le fotografie in bikini delle donne sconosciute e poi dicono che ne hanno diritto perché il godimento è d’uopo se la foto è online, pure se pubblicata in privatissimo, tutti questi umani improvvisamente si sono trasformati in preti.

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Non Una Di Meno – da movimento in partito? Eccovi il richiamo al: sapevi con chi avevi a che fare e mo ti rassegni!

Dopo il mio post di riflessione a contributo della discussione su quel che accade nelle dinamiche interne a Non Una Di Meno trovo un commento al quale ho risposto velocemente ma rinviando ad un’altra analisi politica e lettura delle pratiche NON condivise che in tante subiamo. Tante, voglio dirlo, non solo io sono perplessa su quel che sta avvenendo.

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Decine di milioni di euro per braccialetti elettronici non utilizzati. Perché non spenderli per prevenire la violenza di genere?

45 milioni di euro, tanto costa la spesa per noleggio, manutenzione e gestione operativa di circa 12.000 braccialetti elettronici. Alla gara si presenta ancora Telecom che aveva la gestione tra gli anni 2001 e 2011, con l’uso effettivo di soli 14 pezzi su un totale di 400, al modico costo di 10 milioni l’anno. Nel 2013 poi con il decreto svuota carceri si passò da 400 a 2000 pezzi con appalto gestione rinnovato sempre a Telecom. L’accordo fu rinnovato fino a tutto il 2018. Da allora hanno usato pochi braccialetti e solo uno per le finalità previste, ovvero per impedire l’avvicinarsi di uno stalker negli spazi, nei dintorni in cui vive la vittima, dopo che lo stalker era stato allontanato a causa di gravi lesioni e minacce dalla casa familiare. 1 su 2000, con invariata spesa ovviamente. Ma le richieste paiono tante dunque si decide di aumentare la spesa, per l’appunto, fino a 45 milioni.

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#Pisa #sgombero del Mala Servanen Jin – Casa delle donne. Il silenzio non è degli innocenti!

Abbiamo seguito lo sgombero della Mala Servanen Jin – Casa delle donne che combattono avvenuto mercoledì a Pisa. A loro dedichiamo grandissima solidarietà.

Sulla loro pagina fb trovate video, foto, comunicati e altro.

QUI potete vedere un video che è importante far girare.

C’è una raccolta firme che hanno lanciato oggi in sostegno della riapertura dello spazio.
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Discussione pornopolitica sui vaccini

Salve, sono Eretica e sono sempre quella che non tollera ricatti emotivi, toni viscerali e campagne prodotte da varie tifoserie che alimentano emergenzialità alla quale consegue sempre e comunque una scelta autoritaria.

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#Bari: cacciata dalla città per un’occupazione utile a migranti e precari

Lei scrive:

ciao, dopo aver passato dei giorni difficili, ho scritto questa lettera per raccontare la mia storia, perchè non ho più voglia di rimanere in silenzio.

Quella che sto per raccontarvi è un’ordinaria storia di repressione. Comincia sei anni fa, quando a Bari fu occupato uno spazio abbandonato dalla Provincia. L’occupazione si chiamava Villa Roth ed era un posto meraviglioso, uno spazio sia abitativo che sociale in cui vivevano famiglie migranti, senzatetto italiani, student* e precar*, fra quelle mura eravamo una grande famiglia e abbiamo costruito iniziative musicali, politiche, sociali. Siamo stati bene e abbiamo fatto del bene, e non mi pentirò mai di questa scelta.
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