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Le donne che subiscono violenza non sono sempre “madri”

Lui scrive:

Ciao Eretica e un saluto a tutto lo staff!

Segnalo alla comunità di Abbatto i Muri un’imbarazzante pubblicità in stile “pubblicità progresso” che sta girando sui regionali di Trenitalia. Stamani sono raggelato dinanzi all’ennesimo episodio di finto perbenismo rivolto al delicato tema della violenza sulle donne: è il caso di una pubblicità che è autentica mistificazione del problema stesso, la riproduzione del problema con l’inganno, anziché la soluzione: è la malattia, non la cura.

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Nessuna donna è nata per essere madre

Lei scrive:

Ciao Eretica,
forse arrivo tardi, ma volevo inviarti anche io una riflessione sul tema della maternità.

Mi sembra che molte volte il dibattito si concentri sul rapporto tra la madre e il bambino (o bambina, uso il maschile per convenzione della lingua italiana), senza considerare la pesante influenza che hanno le circostanze materiali in cui questo rapporto si sviluppa.

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Madri senza sostegno: “ho lasciato mio figlio e ho ricominciato”

Lei scrive:

Cara Eretica,

Sono una giovane madre che non può contare su alcun sostegno. Quando sono rimasta incinta ero sul punto di abortire ma poi lui mi ha convinta che saremmo stati felici e che io avrei potuto continuare a studiare e lavorare con il suo aiuto e con quello di sua madre. Ho accettato perché abortire, contrariamente a quello che si pensa, non è facile. Per me non lo era. Il mio compagno è stato bravo fino ad un certo punto. Quando ha capito che il bambino aveva bisogno di tante cose e non solo di giocare con lui allora ha smesso di essere presente. Sua madre mi ha sempre rimproverato il fatto di avere altre priorità e non mi ha quasi mai aiutata. Lo Stato non dà servizi e io sono stata depressa per qualche anno. Non volevo alzarmi dal letto neppure quando ho cominciato a prendere antidepressivi. Poi ho deciso di mandare a quel paese le convenzioni che mi volevano solo a fare la madre e ho ricominciato a studiare e ho anche trovato un lavoro part time.

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Se una madre/moglie vuole istruirsi e non vuole fare sesso non è un mostro

Un uomo soffre di solitudine e tutti quanti, anzi, moltissime donne, sono pronte a chiamare lei, la moglie, “mostro”. Non si tratta di una forma di giustificazione. Il mio è un tentativo di analisi del linguaggio che accompagna ogni possibile pretesa di autonomia da parte della donna quando lei si sottrae al ruolo di cura e alle pretese sessuali del partner. La storia che lui ha raccontato è plausibile, verosimile, ma chi legge dovrebbe quantomeno porsi il problema di analizzare la complessità che c’è dietro. Lui è solo ma non si separa perché perderebbe la casa? E chi lo dice? Se lei non ha tempo e voglia di stare con la figlia l’affidamento va a lui e dunque anche la casa.

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Solidarietà alla donna che non ha voluto tenere la figlia di uno stupro

Che pena la trasmissione Chi L’ha Visto. Non è diversa da C’è posta per lei, ma almeno a c’è posta per lei è roba finta, più o meno. Chi l’ha visto invece pare più credibile e si permette di scavare nel passato di una donna che non ha abortito dopo essere stata stuprata e ha lasciato che la bambina venisse adottata da una famiglia che avrebbe potuto amarla. A lei non era possibile farlo e mi pare che abbia compiuto un grandissimo sforzo nel non abortire. Molte lo avrebbero fatto. Tante donne stuprate esigono di poter interrompere la gravidanza perché nella bambina o nel bambino che nascerà vedrebbero lo stupratore e sostenere questo peso psicologico non è possibile e non deve essere imposto. Questo è comprensibile e lo capisce chiunque, a quanto pare, salvo Chi l’ha visto che ha mostrato totale mancanza di sensibilità nei confronti di questa donna.

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Il femminismo NON è una religione

 

La cosa grave delle interpretazioni fondamentaliste e dogmatiche di ogni parola che scrivo è che codeste interpretazioni, che tali sono e restano, impediscono un dibattito reale. oppongono intolleranza e normatività alla laicità e al rispetto per l’autodeterminazione delle persone. a conferma di ciò basta seguire il semplicistico e mediocre sillogismo medio della donna o dell’uomo (paternalisti e vittimizzanti entrambi):

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Warned: se non sei una beddamatresantissima sei squalificata

[lo spot che alcune mamme hanno considerato oltraggioso]

le discussioni di questi giorni sulla pagina facebook, a proposito di madri pentite, madri affaticate, madri imperfette e umane e padri che si prendono cura dei figli capovolgendo il ruolo stereotipato e sessista che immaginerebbe solo la donna ad assumere quei compiti, mi hanno fatto rendere conto di una cosa. quello della maternità è un argomento del quale non si può parlare senza assistere ad una guerra tra chi ce la più lungo, il sapere sulla maternità, e a chi ce l’ha più dura, l’arma per colpire quelle che non seguono la norma. una guerra che lascia mort* e ferit* a perdita d’occhio.

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Sono una donna e odio fare la “madre” e i lavori di casa

Lei scrive:

Cara Eretica,

vorrei raccontare la mia storia sapendo che riceverò molti giudizi negativi. La racconto perché so che altre donne potrebbero trovare liberatorio ammettere che anche per loro va allo stesso modo. E’ tutta una questione di precarietà. Se avessi più soldi assumerei una tata (o un tato) e una persona per le pulizie. Io, però, non ho abbastanza soldi. Dunque?

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