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E vissero per sempre

di Maria Vittoria

Che cos’è per te, il lieto fine?
Te lo dico io: per te il lieto fine sono io che mi ravvedo, che torno sui miei passi, che mi sveglio dai cento anni di sonno e ancora cieca e intorpidita cerco la mano di mia figlia. Che la riconosca tra mille.
Tu che mi vuoi bene, tu che mi conosci da una vita, tu che mi cambiavi il pannolino, tu che sai cosa voglio fare da grande, tu che mi hai vista piangere in mezzo agli scatoloni del trasloco.
Tu, tu, tu, tu e tu.

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Il Pd, il dipartimento mamme e la difesa della razza

Dunque quando scrivevo che il problema è il timore del superamento della “razza” non avevo torto. Ve lo dice bella bella la Prestipino con un candore che riesce perfino a persuadervi del fatto che il Pd non lo fa per male ad essere un po’ di destra. E dire che nel pezzo sul mio blog ne Il Fatto Quotidiano mi ero tenuta leggera.

D’altronde cosa ci si può aspettare da un partito il cui leader ripete le stesse cose che dicono i destrorsi razzisti? Aiutiamoli in casa loro, facciamo il dipartimento per la famiglia, tuteliamo le madri perché sono continuatrici della razza (voleva dire specie?). Razza come razza italiana.

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Il mio corpo è una prigione

Lei scrive:

Il mio corpo è una prigione. Qualcuno mi ci ha rinchiuso dentro. A furia di commenti di parenti impiccioni e che volevano ferire, o di quelli dei passanti e di chiunque pensi di avere il patentino per fare il giudice di commissione per miss italia. E non mi dite che non è sessismo e che non ci sia una responsabilità morale forte del maschilismo. Io non vado in giro a dire a un uomo che incontro per strada che me lo farei, il suo pene è piccolo o abbondante, che ha una faccia brutta o che ha la pancia da ciccione. Non lo vedo fare neppure ad altre donne. Noi siamo quelle in passerella, sempre, anche se non lo abbiamo scelto. Noi siamo le eterne prescelte per questa gara di bontà fisica secondo i canoni estetici imposti che ti fanno sentire sempre sbagliata rispetto a molte altre.

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Cara mamma: “Se tu mi giudichi non saremo solidali. E saremo sole entrambe!”

Lei scrive:

Cara Eretica, ho appena letto il messaggio di una mamma che sperava di trovare un posto a sedere sulla Tranvia di Firenze. Il fatto di non averlo trovato, pur essendo lei stanca e con un bambino al seguito, non credo però la autorizzi a giudicare l’abbigliamento della ragazza che occupava uno dei posti riservati a chi ne aveva estremamente bisogno. Non credo che lei avrebbe dovuto neppure giudicare quello che faceva il ragazzo seduto nell’altro posto riservato a persone anziane, disabili o, come in questo caso, a mamme con figli (più precisamente a mamme incinte).

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La rivolta è fica

Ci risiamo, da qualche giorno l’ombra nera squadrista del cyberbullismo è tornata a far parlare di sé. No, non lo avevamo considerato un capitolo archiviato. Sappiamo bene che il substrato culturale di violenza e giudizio soffocante che si respira in alcuni ambienti della rete non si sconfigge in un giorno. Allora facciamo un po’ di riepilogo.

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C’è vita oltre ArciLesbica

Vi avviso: questo è un post semiserio, pertanto non pigliatevela a male perché non smuoverà gli animi coinvolti di una virgola. Non sono io che detto l’agenda politica.

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Maternità. Cosa ne sappiamo? Come ne parliamo?

di Beatrice Toniolo

L’impegno di andare a trovare una coppia di amici fuori città era preso da giorni. Che qualche giorno fa fosse la Festa della Mamma e io sia riuscita a passarla con una futura mamma, la mia amica, è stato un caso – confortante, perchè avrò pure novant’anni, ma ogni tanto ho bisogno di sentire qualcosa o qualcuno di materno anche io.
Ma ripeto, non era voluto.
Questa coppia di amici, di cui non farò i nomi, sta aspettando una bambina. Ho seguito il loro percorso genitoriale da lontano, tramite messaggi vocali, a causa del mio lavoro, per cui viaggio su e giù per lo stivale. Adesso che sono di nuovo nella  “nostra” regione, posso fare anda e rianda da Firenze per trovarli, perchè non voglio che questa mia amica si affatichi sparandosi ore di treno. Naturalmente, questa gravidanza è l’argomento sovrano e ritengo sia giusto così, soprattutto alla luce del fatto che ha sollevato diversi interrogativi: cosa sappiamo della gravidanza? Come ne parliamo e come parliamo delle donne che diventano madri?
Ne sappiamo poco o nulla, ne parliamo male e delle madri ne parliamo peggio.

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Allattare non è mai appartenuto alle donne

di Beatrice Toniolo

Viviamo in un’epoca di grandi polemiche circa la libertà delle madri di allattare dove vogliono, o meglio, dove capita di trovarsi quando la creatura ne ha bisogno, perchè non siamo più relegate in casa. Questo del “permesso” di allattare non è affatto un discorso nuovo, anzi ha radici profonde. La versione dei nostri anni è semplicemente un nuovo capitolo di una saga che ha origini antichissime perchè in quella che sarebbe una funzione fisiologicamente naturale, l’uomo-maschio-marito si è inserito immediatamente, fin dall’Antica Grecia.

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Ero tossica, anoressica, malata: perciò non posso più vedere i miei figli

lei scrive:

“cara eretica,

mi sono fatta male per tantissimo tempo. ho usato droghe, sono stata anoressica, ho assunto antidepressivi e sono stata rifiutata da tutti, nel frattempo. amici, famiglia, compagno, due figli. ironia della sorte vuole che mi hanno tolto i bambini quando cominciavo la terapia di disintossicazione. sono stata brava, presumo, perchè oggi sono ripulita di quasi tutto. continuo ad avere problemi con il cibo, la droga mi ha lasciato tracce che non posso cancellare e i farmaci mi consentono di restare serena di fronte a tutta la violenza psicologica che subisco. i figli non li ha voluti il mio ex compagno ma li hanno presi i miei genitori che non vogliono farmeli vedere.

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Il femminismo della sofferenza

 

di Fabrizia Bonechi

Dunque, diciamo le cose come stanno. Di sigle per identificare le varie correnti di pensiero femminista ne abbiamo tante, troppe. Ma, alla fine, come ha detto Yasmin Nair, il femminismo è un’ idea sola: radicale, incisiva, orizzontale, oltre generi, sessi, etnie, contro un sistema profondamente iniquo e opprimente. Poi, parafrasando Malatesta, ognun* è femminista a modo suo. Nel senso che esistono tanti modi di esserlo quante sono le persone che si proclamano tali. Perché parliamo di un’ idea in comune ma anche di prassi individuale, dei soggetti. Non di un diktat di partito.

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Gpa: discutiamo, ma basta divieti

di Angela Azzaro

L’ennesimo appello firmato da alcune donne e da qualche uomo contro la gestazione per altri/altre, a seguito della sentenza di Trento che riconosce la doppia gentiorialità a una coppia gay che aveva ricorso alla gpa, mi ha veramente colpito. Nel metodo e nel merito. Penso che se si continua ad alimentare lo scontro tra diverse posizioni non si vada da nessuna parte, ma si faccia solo male a quelle famiglie che già esistono e che sono costituite da due madri e soprattutto da due padri che sono, come si sa, il vero oggetto del contendere. Inutile firmare appelli: queste famiglie esistono, vivono, desiderano, pretendono diritti. Non è scrivendo contro di loro che si risolve la questione. Si fa solo del male alle persone in carne e ossa: agli adulti, e soprattutto a quei bambini che – vi piaccia o meno – sono nati con la gpa.

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