Autodeterminazione, Contributi Critici, Personale/Politico, R-Esistenze, Recensioni

In “God of War“ le mamme vengono per ultime

Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Cecilia del gruppo di lavoro Abbatto i Muri.

In un gioco incentrato prevalentemente su padri e figli, il ruolo della madre è destinato ad essere invisibile o tossico.

Questo testo contiene spoilers di ‘God of War’, compresa la conclusione del gioco. Continue reading “In “God of War“ le mamme vengono per ultime”

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Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Donna. Disobbediente. Cattiva. Egoista

Non scegli la famiglia in cui nascere. Ti capita. Ecco tutto. A me è capitata una famiglia con un padre furioso e una madre al suo servizio, martire e sacrificata “per il bene dei figli”. Quando sono rimasta incinta non c’era niente che mi facilitasse l’idea di abortire e così ho partorito, attorniata da gente che mangiava confetti e confezionava copertine del colore adatto al sesso biologico della prole. Un parto doloroso e poi la sorpresa: non somigliavo affatto a mia madre. Non mi piaceva il martirio, il sacrificio, perciò ero egoista. Molto egoista. Talmente egoista da scegliere di ribellarmi all’altro padre padrone che entrò nella mia vita grazie ad uno spermatozoo e all’esaltazione del modello femminile sponsorizzato ovunque.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Iva su assorbenti, paternalismo e maternalismo (Sterilizzateci Tutte!)

Maternalismo. Ho trovato il termine appropriato. Lo descrive Lina Meruane nel suo ultimo libro “Contro i figli” (da leggere!). Quando le altre dicono cosa sia meglio per te, per tutte le donne, parlando di maternità e questioni biologiche, riproduttive. Paternalismo: quando lui sa quel che è meglio per te. Unito all’ambientalismo pretestuoso, imposto come dovere di ritorno ai vecchi ruoli sociali delle donne, il paternalismo è quello dell’esponente del M5S che ci impone la maniera di raccogliere il sangue delle nostre mestruazioni.

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La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

La famiglia tradizionale? Io avrei preferito non nascere

Lei scrive:

Ciao a tutta la redazione di abbatto i muri.
Desidererei rimanere anonima, vi ringrazio.

Oggi vi racconterò il perché l’aborto è un importante diritto che le donne devono essere libere di utilizzare quando non vogliono il figlio che hanno concepito.
Io ho 23 anni, ho sofferto per 20 di questi e oggi mi porto ancora dietro i problemi di quei 20 anni passati a soffrire.
La mia mente è a soqquadro, il mio cervello mi sembra una viscida poltiglia nera che mi cola amara giù per la gola quando ricordo tutto il male che ho subito, solo per il fatto di esistere. Solo per il fatto di essere nata contro la volontà di mia madre.

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Autodeterminazione, Critica femminista, Culture, R-Esistenze, Recensioni

Contro i figli, Pamphlet di Lina Meruane

recensione di Virginia

Meruane descrive con tono brillante ma intessuto di partecipazione le violente pressioni cui ogni donna è sottoposta nel sistema patriarcale e capitalista occidentale per costringerla a procreare. Il pamphlet è punteggiato da preziosi rimandi e citazioni di scrittrici, soprattutto sudamericane (ma non solo). Ogni capitolo si muove attorno ad un tema ed ogni capitolo lascia qualche ricordo felice, perciò vorrei brevemente annotare quello che mi piace di più di ciascun capitolo.

Nel primo capitolo “La macchina sfornafigli”, da diverse angolazioni e con toni anche divertenti – i ragazzini del piano di sopra che ballano il tip tap – emerge la posizione indiscutibilmente “dovuta”, contro ogni logica razionale, che il Figlio ha assunto nell’immaginario collettivo odierno: “l’insistente ticchettio del dettame sociale: ormoni e sermoni sulla riproduzione si sommano, facendo sì che la maternità come obbligo diventi difficile da evitare”. E’ contro i Figli e non contro le bambine e bambini che disserta Meruane, non contro i tanti piccoli che arrivano dai luoghi più martoriati del pianeta, piccoli (o grandi) che potrebbero essere accolti in relazioni familiari: questa è un’altra storia e altri libri e il pamphlet si scaglia invece contro la figura del Figlio-Di-Sangue, contro il “destino materno normalizzato e naturalizzato”.

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“La mamma è sempre la mamma”? Non quando è un’egoista alcolista

Lei scrive:

Ciao Eretica,
è da tanto che penso di scriverti e finalmente mi sono decisa a farlo.
Ti chiedo di mantenere l’anonimato,se deciderai di pubblicare questa lettera.

Parto premettendo che questo è più che altro uno sfogo per una situazione che ho vissuto e sto continuando a vivere, ma che non ho mai voglia di condividere con nessuno o quasi.
Sono figlia di una madre alcolista.

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Autodeterminazione, R-Esistenze

Perché dovrei avere rispetto delle tradizioni cattoliche se quelle tradizioni non rispettano le donne?

Lei scrive:

Oggi sulla pagina ho letto un divertente scambio di accuse e in qualche caso di utili informazioni. Tutto partiva da una immagine in cui chiaramente si celebrava un rito cristiano e che quei ridicoli costumi siano parte della nostra cultura, come di quella dei templari, o del massoni e in seguito, con il dovuto copyright ai cattolici, del ku klux klan poco importava perché il senso di un post di quel tipo, a mio avviso, sta nella sua ironica laicità.

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Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Non ho allattato e me ne vanto!

Lei scrive:

Avevo già scarse intenzioni di allattare mio figlio. L’ho fatto ma è durata tre settimane e poi il latte puff è scomparso. Quando l’ho detto a mia madre si è messa a strillare. “Bisogna attaccare il bambino che tira e tira fino a quando il latte non ritorna… è un miracolo”. Allora ho detto che evidentemente io non ero una miracolata e che il bambino pur se attaccato al capezzolo finiva per addormentarsi dopo due secondi. A quel punto è partita l’inchiesta. Forse io avevo un liquido malefico per farlo addormentare. Forse lo ipnotizzavo per ammansirlo. Forse, forse, forse. In ogni caso era colpa mia.

Io non volevo allattare mio figlio e il latte era morto. Che bello, pensavo. Se tutto fosse così allora basta che io dica “non voglio” e tutto smette. Tipo che non voglio più restare incinta o che non voglio più avere le mestruazioni o che non voglio essere donna. Perché questo impiccio doveva toccare solo a me? Mio marito se la rideva, conoscendo il mio senso dell’umorismo non se la prendeva più di tanto e poi è corso in farmacia a prendere il latte in polvere e ha cominciato ad aggeggiare preparando i biberon. Per lui era stata una liberazione. Vai, vai, diceva. E io uscivo tranquilla mentre lui si intratteneva con il bambino in braccio.

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Leaving Neverland: Michael Jackson, presunto pedofilo, e le madri dei bambini

Ho visto il documentario e ciò che a mio avviso viene fuori con maggiore intensità è il fatto che ad essere colpevolizzate degli abusi subiti da Wade Robson e James Safechuck sono le rispettive madri. Entrambe fuggite da una dimensione provinciale e con l’idea di poter lasciarsi alle spalle anche matrimoni “normali”, le due donne alla fine dichiarano il proprio fallimento, il fatto di non essersi rese conto di niente ma figli e nuore sembrano non riuscire a perdonarle. La madre di Wade Robson, soprattutto, colei che dall’Australia è partita lasciandosi alle spalle un marito mentalmente fragile che poi finirà per suicidarsi. Ma anche l’altra madre che nel suo racconto elenca i numerosi benefici, anche economici, che dal rapporto con Michael Jackson le sono derivati. Viaggi in prima classe, in limousine, alloggi in ambienti da sogno, prestiti per acquistare case e promuovere le carriere dei figli. Accecate da questo non si sarebbero rese conto di quanto stesse accadendo sotto i loro occhi.

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