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Storia di un riscatto intimo e personale

Lei scrive:

Sono nata in un paesino in provincia di Venezia. Piccolino, rurale, antico. Così rurale ed antico che lo era anche la mia famiglia. Il nonno a capo della famiglia, le donne in cucina a prendersi cura della casa e soprattutto tanta omertà. Non mi sono mai adeguata, mi stava tutto stretto. Se dovessi scrivere la mia vita senza aggiungere quello che ho scoperto dopo, scriverei per giorni e leggere sarebbe noioso perché si dovrebbe ritornare indietro per interpretare tante parti con la chiave di lettura adeguata. Perciò sarà un misto.

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Elle – il film: vivere la violenza senza nutrire ipocriti parassitismi

::Avviso Spoiler::

E’ un film straordinario e per apprezzare la meravigliosa interpretazione di Isabelle Huppert, nel ruolo della protagonista, vi suggerisco di guardarlo in lingua originale sottotitolato o anche no. Fate voi.

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La bestia dentro me

Lei scrive:

Ciao Eretica! Non sai quanta ansia mi sale nello scriverti questo messaggio. Non sarò breve, mai scritto bene, mai avuto dono della sintesi. Vorrei riportare qui la mia storia tuttavia in forma anonima perché mi sento disturbata dal giudizio a riguardo. La affido a te perché nonostante non ti conosca e a volte non ti capisca mi sento rafforzata nell’animo forte dei tuoi post e nel tuo modo così lontano dal mio nel saper portare avanti guerre difficili con tutta questa determinazione priva di violenza. Sono nata nella fortuna. Sono stata cresciuta all’insegna della conoscenza scientifica e dell’amore per l’arte. Mi hanno tirata su ad apertura mentale e dialogo, mi hanno spinta a comprendere il mio valore e quello altrui, lontana da ogni sessismo, fascismo, razzismo, antisemitismo. Nonostante quest’idilliaco inizio sono una di quelli che porta “la bestia” dentro.

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L’abuso in un rapporto tra due ragazze

Lei scrive:

Durante i primi anni delle superiori stavo con una ragazza, era splendida: occhi enormi, intelligente, con molti interessi in comune e soprattutto la prima persona che ricambiasse i miei sentimenti.
Durante il primo periodo andava tutto divinamente, le ubbidivo in qualsiasi cosa, ero totalmente e sempre a sua disposizione perché quello era il mio modo di dimostrare lealtà e affetto.

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Quando un uomo aggredisce la tua libertà

Lei scrive:

Ciao Eretica, (…) Ti ho scritto perché alla luce del recente fatto della ragazza stuprata dai coetanei volevo fare una riflessione sull’effettiva libertà e sicurezza delle donne nella nostra società. Questo fatto orribile mi ha infatti fatto pensare ad un episodio che mi è successo meno di un anno fa (una situazione per nulla paragonabile al fatto di cronaca ma che ha dato spunto alla alla mia riflessione).

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Non voglio essere oggetto dell’ossessione di una depressa

Lei scrive:

Cara Eretica,

sto seguendo il diario della depressa consapevole e sono favorevolmente colpita dall’abilità con la quale lei riesce a raccontare quello che vive con ironia e senza angosciare chi vuole leggerla. Ma le persone depresse non sono tutte così e io posso dirlo perché sono vittima di una di loro, depressa, paranoica, molto sola, ossessivamente concentrata a stalkerizzarmi pensando che sia io a volerle fare male quando in realtà non la cago proprio. Vive da sola, è grassa, e non lo dico per disprezzare lei e il suo corpo, ma voglio descrivere qual è la situazione per capire se c’è chi è passato attraverso la mia esperienza e come fare a liberarmi di lei senza subire ancora le sue aggressioni.

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Il mio papà violento e anche un po’ femminista

La porta è chiusa a chiave. Lì fuori c’è mio padre che batte forte. È fuori di testa. Mi ha inseguita per le scale, due piani, e poi mi ha quasi raggiunta prima che riuscissi a trovare rifugio in bagno. Lo sento bestemmiare, e ora sta dando fuoco a un pezzo di carta e lo passa sotto la porta. La fiamma, per fortuna, si spegne. Ma se fosse stato per lui mi avrebbe stanato dal mio temporaneo rifugio anche a costo di bruciare porta, casa, forse perfino me. Non ricordo più com’è iniziata la discussione, però è sempre la stessa storia. Qualcosa gli è andata storta, non gli è piaciuto un mio mugugno, non sopporta che io risponda alle sue insultanti provocazioni, e allora torna a battermi, per rimettermi al mio posto.

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Nessun@, a parte lei, può gestire il corpo della “donna malata”

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Quando ho letto “La Teoria della Donna Malata” ho subito pensato quanto mi riconoscessi in quella dimensione personal/politica. Qualche tempo fa il mio corpo si è ribellato, probabilmente lo aveva fatto da prima ma io non avevo preso in considerazione i segnali. Ho dovuto ripensare i miei ritmi, le mie relazioni sociali. Ho valutato quali fossero le mie reali priorità. Ho cominciato a rivolgere la parola solo a persone che stimo e che mi fanno bene. Perché ho chiara la dimensione dell’aver cura che prescinde da identitarismi e posizionamenti ideologici. Mi sono ritrovata a scontrarmi con stereotipi che avevo lasciato da parte per un bel po’. Gli affetti che vivono la “cura” nei termini in cui la società impone. Come ruoli predestinati e non come scelta libera e lieve. D’altronde io ho concesso molto poco di me. Fintanto che ho gambe e braccia per muovermi e un cervello che funziona diciamo pure che posso essere autonoma tanto quanto basta. Invece non è stato così. Non è mai così. Quando più sentivo che sarei stata di peso, perché il tempo di recupero sarebbe stato lungo, estenuante, doloroso e pieno di concessioni da parte mia che difficilmente mi affido a qualcun@, in quel caso vivevo male le attenzioni. Passaggi in auto, la spesa fatta da qualcun altr@, poi altre cose semplici, nel tempo pre e post operatorio. Cucinare, fare le pulizie, farmi anche lo shampoo. Tutto difficile e tutto delegato ad altre persone. Se non avessi accanto persone che mi vogliono bene e che vivono la cura come momento di relazione, l*i in una più stretta relazione con me, per arrivare a quella zona vulnerabile che lascio vedere difficilmente, per fare appello alla mia fiducia indubbiamente necessaria per lasciare fare ad altri, medici, chirurghi, senza aver paura, se così non fosse stato io mi sarei sentita completamente sola.

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Ho fatto tanto per i miei genitori ma ora tocca ai miei sogni

314effb8e3be7dc579a2af9dae44fa49Lui scrive:

Ciao Eretica, ti scrivo perché ho molto da dire.
Ho 23 anni, e da anni ormai devo convivere con quelli che sono stati gli errori dei miei genitori. Anni in cui mio padre cambiava lavoro ogni periodo, con grandi promesse sul nostro futuro economico, disilluse e accompagnate da sue ubriacature e giocate alle macchinette del bar. Anni durante i quali mia madre diventava l’ombra di se stessa, capace solo di rinfacciare a mio padre tutti i suoi errori un giorno e il giorno dopo trovarsi ad essere una compagna modello; se uno si nascondeva dai problemi con l’alcol, l’altra con gli psicofarmaci ed è così che parte della famiglia lo diventarono anche quest’ultimi come il minias, valium, talofen e via dicendo.

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Quando è lei che abusa di te

Lei scrive:

Ciao. Prima di tutto voglio farti i complimenti per la pagina, è molto importante sapere di non essere sole, sapere di avere qualcuno che si accorge dei meccanismi sotterranei e machisti della societá.
Nonostante ciò, la mia storia non parla di uomini.
Ero in terza o quarta elementare quando per la prima volta qualcuno ha abusato del mio corpo.

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