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Il #metoo non è abbastanza: ci hanno educate a non percepire la violenza!

Diavolo di Papefigueire di Jean de la Fontaine

 

Tieni le gambe chiuse. Comportati da femmina. Tratta bene tuo fratello. Non rispondere male a tuo padre. Copriti e non vestirti da puttana. Non ti puoi truccare per uscire. La donna ne sa una più del diavolo. L’uomo che si fa comandare da una moglie non è uomo. Sviluppa l’abilità della crocerossina. Fai la protagonista della bella e la bestia. E’ la donna che fa l’uomo. Dietro un grande uomo c’è una grande donna. Ma dietro, però. La donna ha l’abilità di fare uscire il peggio dell’uomo. Se ti picchia è colpa tua. Lei deve salvare lui. Se è violento intrinsecamente è perché tu non hai saputo curarlo.

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Ho subito violenza ma per molt* #MeLaSonoCercata

Lei scrive:

Cara Eretica,
ti racconto una storia che poche persone conoscono.
Avevo 19 anni, ero fresca di maturità e, per tanti motivi, stavo male. Dormivo per giorni interi. Mi tagliavo. A volte, prima di uscire, frugavo fra i medicinali di mia madre per trovare qualche pastiglia da ingoiare, qualcosa che avesse un vago effetto rilassante o stordente. Cercavo i fogli illustrativi su internet e me le calavo. Per fortuna mia madre non prendeva psicofarmaci.

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#metoo: se anche i compagni di lotta sminuiscono le violenze

Lei scrive:

Ci sono stati i #metoo – tanti, non tutti probabilmente. Qualcun* l’ha postato per denunciare una violenza subita, qualche altr* senza credere che possa servire più di tanto. Qualcun* per dire che ci sono tanti modi di abusare e che tutti sono parte di un problema sistemico che ci rende oggetti, da possedere e su cui rivendicare diritti di proprietà.

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Una riflessione sulla campagna #me-too: è il contesto che normalizza la violenza di genere

Lei scrive:

Cara Eretica,

Spero di riuscire, scrivendo, a mettere da parte un po’ della rabbia che mi invade quando leggo e poi ripenso ai commenti e alle reazioni che imperano sulla stampa e sui social italiani in merito al sistema di abusi sessuali, ricatti e potere che è in questi giorni venuto alla ribalta sulla stampa internazionale.

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Asia Argento: vittima di violenze e di chi fa victim blaming

Lo sa Asia Argento e lo sappiamo noi che il victim blaming è uno sport assai praticato in Italia. Si dà la colpa alle donne vittime di violenze quasi sempre. Capita alla adolescente che è vittima di stupro di gruppo e a quella che viene stuprata per mesi, a volte per anni, da persone che incutono soggezione, ricattano, ti fanno sentire sempre sbagliata. Lo sa chi subisce violenze sul lavoro o da parte di chi minaccia di pubblicare online foto scabrose della vittima.

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#Skioffi e la non-arte di un rutto misogino

Io non penso che certe manifestazioni di pensieri di merda vadano censurate. Direi che questi sottoprodotti di subcultura machista mettono in scena quel che tanti coglioni pensano. Scusate il mio gergo ma scrivo di pancia dopo aver visto questo video. Di pancia gradirei che un meteorite si scagliasse su questo coso che probabilmente pensa perfino di essere un artista. Razionalmente mi rendo conto che la vista di questo video, con codesto signore che tratta una donna come una bambola realmente inanimata, cioè defunta, cadavere, finita, suscita un dolore forte, così forte da produrre, a mio avviso, l’effetto opposto.

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Misoginia tra donne: una strategia patriarcale

Questo è un testo spagnolo che parla di misoginia e di donne che la veicolano. Testo in lingua originale potete trovarlo QUI. Per la traduzione grazie a Daisy Buglio, Lucìa Bonilla, Francesca di Marco, Valentina Lorenzelli.

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The Red Pill: un documentario di parte su Mra & company

Cassie Jaye viene descritta come una capacissima documentarista in grado di affrontare argomenti complessi sulle questioni di genere. Io non la conoscevo e curiosa di capire quale fosse la sua idea su una questione che io ho affrontato per parecchio tempo, avendo interesse a indagare, ascoltare – superando diffidenza e pregiudizi – perfino opinioni che sono totalmente opposte alle mie, ho iniziato a vedere il suo ultimo documentario in cui lei parla degli Mra. Intervista persone che fanno parte di quel gruppo, ideologi e oratori/oratrici schierati in quella direzione, confrontando pareri degli Mra con quelli di femministe più o meno radicali (radical feminist degli Stati Uniti) che per l’impostazione filo-istituzionale, per legami con il potere politico ed economico, per l’appartenenza al femminismo della seconda onda, molto diverso da quello che molte persone, come me, della terza, quarta onda, praticano, non portano argomenti utili ad affrontare l’argomento. L’unica che ha detto cose condivisibili è stata “la rossa” che ha citato un elenco di temi attorno ai quali – se l’Mra non fosse stato in malafede – avrebbe assolutamente dovuto essere disponibile ad una lotta comune. La trovate verso la fine del documentario.

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