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Iniziative contro il #ddlPillon: non faccio lotte con Terf, Swerf e anti/gpa

[Come immagine scelgo l’ombrello rosso, simbolo delle lotte delle sex workers, non a caso]

Mi chiedono se parteciperò alle iniziative contro il ddl Pillon. Nella città in cui vivo c’è già stata un’assemblea partecipata alla quale avrei partecipato anch’io se stessi bene di salute. Sarei andata però solo perché so che nella città in cui abito le compagne, le sorelle, le femministe che conosco non hanno pregiudizi di sorta, non vanno per stereotipi, non sono Terf, femministe radicali trans escludenti, e non sono swerf, femministe radicali sex workers escludenti.

Condivido la lotta perché del ddl 735, leggendolo e analizzandolo da più punti di vista, non condivido niente, ma non posso dimenticare che il femminismo è intersezionale e che le lotte, tutte, dovrebbero essere condivise a partire da un punto di vista che deve essere, per l’appunto, intersezionale.

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Storia dell’Isteria. La scienza può essere sessista!

Questo è un articolo di Mitsu Sahay (QUI il link al pezzo originale)

Grazie a Rossella per la segnalazione e a Federico per la traduzione

Google definisce l’isteria come una “incontrollabile o esagerata emozione o eccitamento”.
è un aggeggivo comune e di solito utilizzato per descrivere le donne che esprimono una qualsiasi emozione come rabbia, tristezza, o shock.
E’ uno dei molti termini usati per sminuire le emozioni delle donne.
Un piccolo approfondimento nella storia della parola “isteria” ci conduce lungo l’oscuro percorso della subordinazione della donna nel medio evo e come il termine mantenga ancora le connotazioni iper sessiste che aveva un tempo.

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#ManAsking: l’assillo delle puerili richieste maschili nei confronti delle donne

La storia del mansplaining non mi ha mai convinta, sarà che difficilmente lascio che qualcuno mi spieghi le cose di un argomento che sento mio, uomo o donna che sia. Ma è una questione personale e non dubito invece che spesso accada. 
Quello che invece mi accade spesso, e vi accade spesso, è l’esatto opposto: l’uomo che non sa, l’uomo che chiede. L’uomo che fa domande alla donna, pur potendo intuire o cercare da solo le risposte, nell’ambiente a lui tradizionalmente più lontano: la casa. 
In compagnia e fuori casa l’uomo, soprattutto se di una certa classe sociale, si mostra un esperto economista, sociologo, urbanista, idraulico, ma appena in casa, se c’è una donna o vive in coppia, sembra non sapere nemmeno in quale stanza si trovi l’armadio.
Dove sono le calze?

In quanto tempo si cucina il pesce?

Dove metto ad asciugare?

E’ stirata la mia camicia?

Hai visto il mio orologio?

Direi che ci sono due tipologie di man-asking, in un caso la domanda è in realtà una richiesta (“cosa c’è per cena?”), nell’altro la domanda rispecchia un sincero vuoto riguardo l’economia domestica.

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I figli devono stare sempre con le madri? Io, della mia “mamma” avrei fatto a meno

Lei scrive:

Cara Eretica,

sono impantanata in una discussione che c’entra con il rifiuto di certe donne a cedere parte del ruolo di cura nei confronti dei figli. Capisco alcune priorità ma non riesco proprio a capire come quelle donne, dopo anni di lotte femministe, possano affermare che i figli debbano restare sempre e solo con le madri, come se solo e sempre dalle madri dipendesse il benessere dei figli. Non lo dico ricorrendo a generalizzazioni ma partendo dalla mia esperienza che spero possa essere ascoltata almeno su questo spazio dato che altrove mi hanno già bannata dicendomi, tra l’altro, che sicuramente sono “amica” di Eretica e perciò devo essere buttata fuori da qualunque ambito di discussione. Premetto che essere tua amica mi farebbe davvero onore e che me ne frego di quello che dicono le mie bannatrici, calunniandoti.

La mia esperienza è questa: mia madre mi ha sempre trattata male, mi ha fatto violenza e mi ha privata del sostegno che un genitore vero può dare. Sono stata accudita più che altro dalla madre di mio padre il quale, purtroppo, è venuto a mancare quando io avevo solo dieci anni. So che una donna sola deve subire il peso di tante responsabilità e capisco le sue mancanze nel suo periodo più critico. Poi, però, si è risposata e io avevo 14 anni e mezzo. Il suo atteggiamento non è cambiato per niente. Ancora una volta ho potuto contare sull’aiuto esterno di insegnanti, amici, genitori dei miei amici e perfino il nuovo marito di mia madre. Perciò contavo su tutti meno che su di lei.

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#Catania – Storia di Lucy, vittima di violenze inflitte da “compagni”

Ringraziamo le compagne catanesi per aver diffuso questa storia e solidarizzando con Lucy vorremmo dare alle sue rivendicazioni tutta la visibilità che possiamo. Noi siamo con te. E’ per specificare chiariamo che la molestia sessuale, lo stalking, lo stupro, sono azioni oppressive e dunque fasciste. Altro che compagni.

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Non Una di Meno – Catania accoglie e rilancia la denuncia di Lucy (pseudonimo), una compagna che frequenta un centro sociale catanese, intenzionata a sollevare la questione delle molestie sessuali negli spazi politici e di aggregazione sociale. Da femministe sappiamo che, anche nella nostra città, le aree di sinistra e di movimento sono attraversate dalle stesse logiche eteropatriacali che pervadono l’intera società. Anche nei luoghi predisposti dagli uomini per la nostra emancipazione politica rischiamo di essere messe di fronte al ricatto: accettare la nostra subalternità o farci silenziosamente da parte.

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Sono stata stuprata da un branco di italiani, perciò sono stati assolti

 

Lei scrive:

Cara Eretica,

anni fa io sono stata stuprata da tre uomini, romani de Roma, in un quartiere di periferia, dove i politici vengono solo per chiedere voti e dove il degrado non c’entra con gli immigrati. Vivevo in un posto in cui ancora oggi non ci sono servizi e per prendere la metropolitana devi prima attraversare chilometri a piedi e in autobus. Ho denunciato quegli uomini ma il processo è stato una farsa. La mia parola contro la loro. Un padre di famiglia e due “bravi lavoratori” come li ha definiti l’avvocato difensore. Il mio avvocato ha fatto quello che ha potuto ma quei tre non erano immigrati, quindi è stata tutta colpa mia, me la sono cercata e i tre dissero che era stato tutto consensuale. La moglie del “padre di famiglia” mi ha urlato contro e per poco non mi metteva le mani addosso. Per lei ero solo una puttanella che aveva portato il marito, padre di due figli, sulla cattiva strada. Ero una rovina famiglie, una che li voleva rovinare. Gli altri due avevano madri e padri che li appoggiavano. Le lodi per i due non finivano mai e i genitori d’altro canto erano brava gente che non poteva credere al fatto di aver cresciuto due stupratori.

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Ti ribelli alle molestie? L’uomo dice “Te meno” e una donna ti schiaffeggia!

Lei scrive:

Cara Eretica,

Ti scrivo a caldo, appena rientrata a casa dopo aver subito in quanto donna l’ennesimo episodio di violenza maschile quotidiana.

Sono una ragazza di 26 anni e per pagare le bollette faccio la dogsitter nel mio quartiere. Ogni giorno, per due o più volte, per prendere e riportare i/le can* passo in una strada dove trovi le poste, un autolavaggio, un ortofrutta, un tabaccaio, un macellaio; esattamente davanti le poste ci sono due panchine dove per tutta la mattina ci sono un gruppo di signore anziane che chiacchierano e un uomo di 52 anni (come mi ha specificato oggi) che adora fare commenti su tutto, compresa me. Da un anno mi trovo così a convivere con questa situazione quotidianamente: ci sono giorni in cui i commenti non vengono fatti, ma ce ne sono tanti altri invece in cui alle spalle sento riecheggiare frasi come “Eccola, tie’! Mamma mia che je farei..”, “Guardala, guardala!” – sguardo complice con l’amico, fino al “Madonna.. se te pio non lo sai che te farei! Te sfonno tutta, tutta!!”.

Per mia decisione ho scelto di ignorare tutti questi commenti, cercando di farmeli scivolare addosso perché non “ne valeva la pena/se dai retta a uno poi devi rispondere a tutti/etc.”. Un comportamento che mi sono consapevolmente imposta, reprimendo la persona forte e decisa che sono, per una strana (e socialmente definita) paura del giudizio negativo che una risposta diretta e arrabbiata avrebbe potuto suscitare tra coloro che vi avrebbero assistito.

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