Antisessismo, R-Esistenze, Ricerche&Analisi

Tutte le donne dei Re

Studiando le monarchie che si sono formate dopo l’era tribale, soprattutto dal 1400 al 1700, sia in oriente che in occidente, ho trovato una costante: a quel tempo le donne vivevano da schifo.

Le donne non nobili erano schiave, le nobili lo erano comunque a prescindere dalla casta di appartenenza. Molte donne venivano vendute dalle famiglie in povertà ed erano alla mercé dei padroni. Le nobili venivano cresciute esclusivamente perché obbedissero ai matrimoni combinati dalle famiglie. Non potevano rifiutarsi e ovviamente la legge diceva che sarebbero state punite per adulterio se solo qualcuno per strada passava loro accanto.

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Donne nascoste

Ci sono persone che vorrebbero trasformarci in ombre. Non serve poi molto. Imprimono un insolito senso del pudore. Regolano la nostra morale. Costruiscono nuovi muri perché le nostre rivendicazioni vi sbattano contro e ci venga restituito solo il senso di colpa per averle pronunciate. Diffondono stigmi che racchiudono la nostra complessità in minuscole scatole dalle quali dovremo faticare ad uscire, un pezzettino alla volta.

Stereotipi sessisti, imposizioni di ruoli, meccanismi di marginalizzazione di tutte le donne che non li accettano come propri. Diminuzione della nostra possibilità di vivere, per schiacciarci nell’angolo che ci consente solo di emettere mezzi respiri. Privazione di spazio perché le donne non possano espandere sicurezza e autostima. Torture violente che individui e istituzioni realizzano per ricordarci che non siamo altro che corpo, una piccola percentuale di esso, una minuscola capacità biologica che non possiamo fare altro che mettere al servizio degli uomini.

Dedicherò alcune narrazioni a questo per qualche giorno, perché ho ricevuto storie che non potrei meglio definire e vi invito a inviarmene altre se volete raccontare o condividere il dolore. Ascolterò e lo abbraccerò, mi e vi porrò quesiti, farò tesoro di tutto per riflettere insieme.

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Storia breve dell’Italia sessista

Le donne erano proprietà di padri e mariti, se stuprate venivano consegnate agli stupratori con il matrimonio riparatore, se insistevano nel denunciare il crimine subito venivano definite sgualdrine e a loro era attribuita la colpa di aver indotto l’innocente maschio a stuprarle.

Attraverso il sangue e le lotte delle donne alcune leggi sono cambiate. Non più matrimonio riparatore ma la concessione paternalista della legge contro la violenza sessuale definita come atto contro la morale pubblica. Uomini stupravano e altri uomini stabilivano l’entità del danno procurato non alla vittima ma al loro padre, fratello, marito, finanche passante purché maschio. Recalcitranti maschilisti istruirono polizie sessiste a non accettare le denunce a carico di stupratori e a spiegare alle vittime che avrebbero dovuto vestire diversamente, comportarsi in altro modo, non uscire da sole la sera specie se non accompagnate da un altro uomo.

Decenni dopo la legge, scritta da donne per le donne, descriveva lo stupro come reato contro la persona e quella persona doveva per forza essere individuata nella vittima e non negli uomini che attraversavano la sua vita. Sin dal primo vagito della legge, assieme agli sforzi sovrumani di maschi autonominati quali deterrenti alle ribellioni delle vittime di stupro, lo stupratore usò un’altra istituzione autoritaria, ancora in via di evoluzione, per cercare di trarne vantaggio. Le prime perizie psichiatriche che giudicavano i criminali non in grado di intendere e volere videro la luce giusto negli anni in cui matrimonio riparatore e delitto d’onore furono cancellati dal diritto penale.

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Picchiare le donne per “tutelare” embrioni

Lo diciamo da anni. Ogni azione dei fascisti è volta alla criminalizzazione delle donne. Se le donne vengono infantilizzate e la loro vita presa in mano da istituzioni paternaliste questo è ciò che accade. Noi, ridotte allo stato infantile secondo la ministra alla fertilità e le sue guardie pronte a manganellarci se dissentiamo, diventiamo uteri da educare secondo il principio dello ius corrigendi, il potere patriarcale di malmenarci per riportarci sulla retta via.

Noi, infanti, minorate, considerate incapaci di intendere e volere, esautorate del potere di gestione dei nostri corpi, diventiamo solo carne che per caso cresce attorno agli uteri.

Questa gente non ci considera persone. Per loro siamo corpi da colonizzare, menti da annientare, vite da svendere allo Stato per usarci come madri surrogate di figli da donare alla patria.

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Criminalizzare le donne per dominarle

Funziona così da parecchio. No-choice che vogliono decidere in senso autoritario per sottomettere le donne e i loro corpi. Governi di destra che tentano di cancellare la nostra voce attribuendo poteri ad una ministra che di fatto è chiamata a cancellare i nostri diritti.

Poi si accorgono che le donne sulle quali vorrebbero esercitare autorità hanno proprie opinioni e oppongono critiche. Ed ecco che si scatenano destrorsi e media generalmente misogini.

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Il Papa si appropria (malamente) del termine “femminicidio”

Si chiama Dignitas Infinita, dichiarazione curata da un prefetto e firmata dal Papa. il documento sarebbe stato frutto di un lungo parto del magistero papale che immagino si faccia i fatti delle persone che non vivono neppure in Vaticano. E indovinate un po’? Si concentra soprattutto, a ben vedere dai titoli delle news, su tutte le persone egualmente discriminate. Mentre le donne si trovano nel pieno di una battaglia in difesa della propria libertà di scelta nell’aborto, il documento usa il termine femminicidio, giusto nella maniera in cui lo intende la Roccella ovvero violenza sulle donne e non violenza di genere a tutto tondo il cui exploit finale è l’omicidio, per sdoganare l’obiezione all’aborto, il contrasto alle presunte “teorie gender”, di cui la commissione Onu per i diritti umani ci informa ampiamente stabilendo si tratta di un altro escamotage per contrapporsi alle persone gay, lesbiche, trans, intersex, alle relazioni omosessuali, alle famiglie omogenitoriali, ai bimbi nati in unioni omogenitoriali, dunque alle donne che volontariamente si prestano per generare bambini destinati ad esse.

Non solo. Usa il femminicidio per dichiarare settore in difesa della presunta dignità umana nientemeno che l’aborto. In definitiva si fanno gli affari delle donne senza neppure chiedere il loro parere. Si tratta di modalità paternalista e patriarcale. Cosa che i fascisti al governo hanno ampiamente recepito stabilendo che gli antiabortisti possono entrare nei consultori.

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Antifascismo e denatalità

Ancora verso il 25 aprile. La nostra liberazione.

I fascisti al governo sono tornati a raccontarci balle sulla presunta denatalità italica, fonte di sventura patriottica e cattivo presagio per tutti i pensionati.

La faccenda parte da lontano. Memorizzate quel che è successo negli anni in cui Mussolini segnò la colonizzazione dei corpi delle donne.

Un governo mediocre spaccia le proprie autoritarie ideologie per apocalittiche previsioni di disastro economico. Il tono è quello emergenziale. In Italia non si fanno più figli, dicono. Questo ci renderà più poveri, continuano.

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Antifascismo e diserzione delle donne

Verso il 25 aprile. La mia liberazione.

Sapete che l’occupazione fascista inizia sui corpi delle donne. Colonizzate dalla nascita, destinate ad adempiere al ruolo di cura, a fare figli per la patria e per la prosecuzione della stirpe maschile, le donne sono da lungo tempo trincerate sulle montagne. Eravamo partigiane prima e dopo ogni secolo di presunto progresso culturale. Siamo assediate perché spinte a rivestire un ruolo di genere preciso.

I nostri colonizzatori, pregni di maschilismo, misoginia, volontà di possesso, continuano a picchiarci, molestarci, stuprarci, ucciderci. Il revisionismo fascista compiuto da chi vive di privilegio maschile viene realizzato da lungo tempo. Negano sempre ogni responsabilità. Negano di aver abusato dei nostri corpi, di aver esercitato potere sulle nostre vite, di averci impedito di raggiungere indipendenza economica con stipendi equi e non diversi in rapporto al genere di appartenenza. Negano di avere l’assillo ad occupare posizioni di comando e a destinarci a meri compiti di vassallaggio, a funzioni decorative e di sollazzo, alla schiavitù riproduttiva.

Ci puniscono se disobbedienti, ribelli, indipendenti, libere, con volontà di gestire i nostri corpi. Ci ricattano o ci manipolano affinché restiamo mansuete. Ci massacrano con sensi di colpa se non siamo donne secondo i loro criteri, madri secondo la loro spinta culturale, mogli secondo il loro punto di vista.

Ho disertato il ruolo di cura. Sconto ancora adesso l’oppressione di genere e il senso di colpa indotto.

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La violenza domestica paralizzante: storia di una donna abusante

È così bella e luminosa, mai ti aspetteresti quel malessere, lo stordimento, la paralisi che ti procurerà.

Lei scrive:

Cara Eretica,

Sono contenta di leggere che ti interessa parlare di violenza tra donne perché io sono stata vittima di una donna ed è stato difficile uscirne. L’ho conosciuta tempo fa e dopo un po’ ho capito che i suoi modi non mi piacevano. Mi ha rimproverata e fatta sentire in colpa “a te piace il ca..o” e io “no, è che non mi piaci tu”.

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Voices Carry: come si cantava la violenza di genere negli anni ottanta

Dal libro “Nella casa dei tuoi sogni” di Carmen Maria Machado, in cui lei parla, tra le mille cose, tradotte in violenza dell’archivio, dell’esperienza violenta in un rapporto queer. C’è questo capitolo che mi ha colpito molto e voglio condividerlo con voi, assieme ai link ai video delle canzoni citate. Scrive Machado:

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Evoluzione di una investigatrice filo-maschilista in tv

Sara Mortensen

Una volte vedevi soltando il detective uomo, con impermeabile, fascino virile e vita invidiabilmente maschia. Poi affiancarono donne a quei detective. Le prime sono americane, somigliano per piglio solo a uomini. Sono femmine ma virili. Vogliono il pugno duro e la legge del taglione. Nulla di cambiato se non nel maquillage. Infine siamo arrivati all’ultimo stadio della sciatta detective dalla vita privata scassata, perché se vuoi una carriera niente famiglie e figli e sicuramente nessuna sensibilità affettiva.

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Italiano uccide donna ucraina: razzismo e maschilismo di pari passo

Vera Mudra, ucraina di provenienza, è stata uccisa a Rimini nel 2020 dal marito Giovanni La Guardia. Ne parla Amore Criminale. Incidono molti fattori e stereotipi sessisti. Primo tra tutti quello che vorrebbe le donne straniere addette solo a ruoli di cura ovvero il suo contrario come rubapartiti di uomini perbene. Il tizio ha scelto una donna ucraina, la voleva incontrare, dopo un matrimonio fallito e sebbene i figli non si sappia dove siano, forse pensava di trovare una cameriera e badante gratuita alla quale delegava il compito di pagare quote per una casa, per la spesa, lamentandosi per il fatto che lei inviava soldi ai propri figli rimasti in Ucraina.

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Isolamento e manipolazione

Cara Eretica,

Mi sono trasferita in casa del mio compagno, su suo invito, e mai avrei immaginato cosa mi aspettava. Il trasferimento ha comportato l’abbandono di amici e parenti in una città in cui avevo solo lui. Ho cercato di fare amicizie ma lui mi seguiva e controllava e piagnucolava per il terrore di perdermi facendomi sentire in colpa se sfuggivo al suo controllo. A distanza di tempo è facile dire che avrei dovuto andarmene ma non è facile quando la manipolazione e il senso di colpa ti obbligano in una situazione che non riesci ad elaborare. Se per caso davo segni di stanchezza rilanciava, voleva sposarmi, stare con me sempre, poi si arrabbiava se il suo controllo veniva meno.

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La misoginia della polizia e il femminicidio giustificati con la “teoria del serial killer”

Negli Usa si intende per serial killer chi commette più di tre delitti. Si dovrebbe dire che però c’è chi mette quel criminale in condizione di farlo, di agire nell’impunità. Perché le leggi degli anni settanta e ottanta e metà anni novanta non avevano molta dimestichezza con il concetto di violenza di genere.

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Misogino, violento con la ex, femminicida, cacciatore di “streghe” negli Usa

Roxanne Houston scompare misteriosamente da Taos, New Mexico, nel 2014, dove si era trasferita con il suo ragazzo dal Colorado. Si era inserita in una comunità di persone tranquille, un gruppo di persone ai margini ma solidali tra loro, a cui dava una mano e da cui era più che benvoluta. Credeva nel potere della terra, la religione wiccan, nulla a che fare con la stregoneria. Prima di sparire venne a contatto con Ivan Cales, uno che massacrava la ex moglie la quale era dovuta fuggire coi figli per timore che lui la uccidesse. Un misogino fatto e finito che dopo un alterco con l’uomo che abitava il terreno in cui la roulotte di Cales non era più gradita, lui non lo era, perché inquietante, con una pistola, per nulla incline al rispetto dei vicini, ha pensato bene di prendersela con la Roxanne, inquilina che tra l’altro stava per tornare in Colorado.

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