Nella società capitalistica troviamo innumerevoli esempi di identità violate: adolescenti afflitti da bullismo, neolaureati sulla cui testa già pende un debito contratto per un prestito studentesco, lavoratori precari sfruttati e malpagati, malati che non hanno soldi per pagarsi le cure, famiglie massacrate col ricatto che se non si lasciano sfruttare e se non scendono a compromessi non potranno pagare mutuo, spesa, bollette, il semplice cibo da mettere in tavola, donne uccise da istituzioni, da uomini che non accettano l’abbandono, da uomini che le usano come psicofarmaco per attenuare la paura di vivere.
Le incertezze sono tante e tali che dopo un periodo di ottimismo giovanile grazie al quale pensiamo di poter diventare ciò che vogliamo e fare ciò che desideriamo ci scontriamo con la dura realtà fatta di disillusione, frustrazione, amarezza, rassegnazione. La vita fa paura e per lo più vengono repressi gli istinti di ribellione che sono anche la spinta per il progresso dell’umanità. Ti ordinano di cancellare la rabbia e affidarti a un’istituzione autoritaria come la polizia nata, come si sa, qualche secolo fa per sorvegliare i confini territoriali, per ribadire differenze di classe e razza e genere, per difendere proprietà assegnate a chi ruba di più e in modo più spregiudicato.
Ci si impegna a sopravvivere e ti addebitano il costo di ogni pensiero di rivolta. Ti insegnano che ogni sconfitta dipende da te, che ogni gesto di ribellione porterà ad una tua rovinosa caduta. Useranno repressione contro sciopero, rivendicazioni di diritti, resistenza all’autoritarismo, legittima difesa. Nel frattempo ti imporranno modelli di riferimento che faranno appassire ogni tuo bisogno di autodeterminazione.
In America ti offriranno supereroi che nella fantasia possano sostituirsi a te mentre tu continuerai ad essere schiavo e consumatore perfino nel tempo libero, quando dovresti smettere di lavorare e invece diventi proficuo oggetto e bersaglio di messaggi che ammorbidiscono la tua rabbia perfino quando stai sul divano a vedere un film.
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