Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

Quando lo stalker viene descritto come fosse un innamorato ferito

Lei scrive:

Cara Eretica,

dopo i terribili fatti di cronaca di questi giorni che hanno come vittime donne uccise (o in gravissime condizioni) perché i loro ex non accettavano la separazione mi sono imbattuta in questi due “articoli”, uno in un giornale nazionale e uno di un giornale locale in cui c’è l’ennesimo caso di colpevolizzazione della donna per qualsiasi cosa faccia al di fuori dell’essere una dedita madre e moglie. Non parlerò dei commenti, che sono sempre abominevoli, ma vorrei far notare quanto questi pseudogiornalisti abbiano messo in cattiva luce una persona che vuole semplicemente divorziare dal marito e farsi la propria vita. In questi scritti la donna viene costantemente additata (“lascia il marito perché vuole tornare a divertirsi”, “vuole rifarsi una vita e godersela un po’ di più”) mentre l’ex marito (ai domiciliari per stalking) è quello che passa i weekend in famiglia e quando scopre che “l’amato bene” non passa le sue giornate solo “tra casa e lavoro” ma “si dà alla pazza gioia”, “come da copione” (espressione scandalosa per descrivere dei reati) comincia a stalkerare e minacciare lei e tutte le persone che la donna ha intorno.
Quindi la notizia scandalosa è che una donna voglia vivere e fare le sue cose mentre l’ex marito passa del tempo con i figli nel weekend.

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Ho uno stalker e non so più cosa fare

Lei scrive:

Cara eretica,
Sono una ragazza di 19 anni e ti scrivo per condividere una mia esperienza, sperando che possa aiutare altre ragazze nella mia stessa situazione, come molti tuoi post hanno fatto con me. Io vivo e studio a Dublino da un anno : ho la fortuna di poter vivere questa esperienza grazie alla mia famiglia, che crede fermamente in me e che mi supporta da sempre nel raggiungimento dei miei obbiettivi.

Al mio primo anno di college ho conosciuto un ragazzo: siamo diventati amici, abbiamo formato un duo ( studiamo entrambi musica) e dopo un paio di mesi ci siamo messi insieme. Ero affascinata dalla sua sicurezza e dalla sua voglia di fare, condividevamo grandi ambizioni e questa è una qualità che ho sempre ritenuto molto importante nelle persone. Tuttavia, lui ha pian piano dimostrato di essere una persona possessiva: all’inizio non ho dato molta importanza a questi eventi sporadici, fino a quando durante un litigio ( avvenuto a Marzo) nato da un’ incomprensione banale, lui mi ha messo le mani sul collo. Io l ho fermato all’ istante senza che potesse fare nient’altro e me ne sono andata, totalmente sotto shock per quello che era successo, urlandogli che chiaramente fra noi era finita.

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Emis Killa e la canzone che legittima stalking e femminicidio

Ci sono cose che dovrebbero essere ben stigmatizzate perché rientrano in una mentalità piuttosto comune, fin troppo comune, e se dici in una canzone che lo stalking e il femminicidio è ok direi che non puoi aspettarti che chi ti ascolta e ti canticchia sappia distinguere. Non so chi sia, questo cantante di cui sento parlare solo ora, ma so che le parole:

“Ennesimo messaggio, dopo il “bip”
Ho provato a contattarti mercoledì
Perchè ho un amico che ti ha visto in centro
Che parlavi con uno e io non ci sto dentro
E no che non è mica detto che sia come penso
Ma da una settimana hai il cellulare spento

Lo so sono egoista
Un bastardo
Ma preferisco saperti morta che con un altro
(…)
Io che intaso di messaggi la tua segreteria
O che tu fai la scema in giro ma in segreto sei mia Continua a leggere “Emis Killa e la canzone che legittima stalking e femminicidio”

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Stalking e #RevengePorn rovinano la vita delle donne

Ciao carissima Eretica. Oggi, dopo quello che è successo a Tiziana, vorrei raccontare anche io la mia storia.

Ho 27 anni e all’apparenza sono una ragazza tranquilla ed educata, dalla quale nessuno si aspetterebbe azioni da “poco di buono” o come cavolo va di moda chiamarle.

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#Femminicidio: non c’entra né l’amore né la “gelosia”

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Sara di Pietrantonio, l’ultima vittima di femminicidio, è stata uccisa dall’ex fidanzato. Alla fine lui ha confessato dicendo che le ha dato fuoco quand’era ancora viva. L’ha messa al rogo e ha lasciato un corpo bruciato dove prima c’era una ragazza che stava per tornare a casa. Dell’ex fidanzato dicono – i conoscenti di lei – che la perseguitasse e che non aveva gradito di essere stato lasciato. Un No è difficile da digerire per uno che vuole solo imporre potere, controllo, che è interprete della cultura del possesso. Qualcuno lo ha descritto come un individuo “geloso” e già sui media inizia il processo alla vittima con chi afferma che lei avrebbe intrapreso un’altra storia.

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Pensarsi vittima ed essere violenta. Storia di una ex stalker

“Ti amo”, mi dice lui e se ne va. Esce senza far rumore. Non sbatte la porta, non sbuffa, nessun segno di insofferenza. E’ rassegnato, o almeno questa è l’impressione che mi dà. Gli ho appena detto che non voglio più proseguire. Non voglio più stare con lui. Non so se lo amo, gli voglio bene ma nulla di più. Abbiamo trascorso insieme gli ultimi dieci anni e dopo tante discussioni e un lungo momento di crisi in cui non abbiamo mai fatto l’amore, ciascuno di noi ha maturato una consapevolezza diversa. Lui non ce l’ha fatta a dire la parola fine, io invece si. Non dovrebbe sorprenderlo e uscire di casa comunque non vuol dire che abbia accettato la cosa. Ha lasciato tutto qui, in quella che è stata casa nostra negli ultimi sei anni. Ricordo la cura che abbiamo messo nella scelta dei colori, le belle cose che ci facevano sentire bene, appropriandoci di pavimenti e pareti, infissi e rubinetti. In una sola parola: casa.

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Mi ha salvata la ragazza del bar

La prima cosa che vedi quando stai per arrivare nella mia piccola città è un distributore di benzina, con tre capannine che la rilasciano se metti abbastanza soldi e con un nordafricano che fa la guardia non si capisce a cosa. Di certo non è semplice rubare il liquido e se riesci a rubare i soldi ti inchiodano le telecamere nascoste che filmano tutto.

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L’ambiguo stalker è quello che ti soffoca con le sue “gentilezze”

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L’ambiguo stalker è quello che vi sta vicino compiendo gentilezze, affinché tu possa considerarlo necessario. Te lo ritrovi davanti con quel sorriso un po’ timido che dice in fondo “non mi dire no”. E mentre tu sogni grandi scopate con quell’altro che ti piace tanto l’ambiguo stalker segna il territorio, fa credere al mondo che tu stai con lui, ti mette a disagio, in difficoltà, e per un po’ pensi sul serio che dirgli di andarsene ‘affanculo sia indelicato e traumatico. Inaccettabile per la sua sensibilità. Ma come, dice l’amica, lui ti porta il cornetto, c’è sempre se hai bisogno (anche se in realtà io non l’ho mai chiesto) e tu lo tratti così? Sei una sfacciata, una che lo illude.

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Vi racconto lo stupro che ho subito per sette mesi

Lei scrive:

È inutile, per quanto io mi sforzi non riesco a dimenticare. Quando avevo 15 anni per quasi 7 mesi sono stata vittima di violenze sessuali, psicologiche e stalking. Ho passato momenti davvero angoscianti e strazianti nel silenzio più totale ed in solitudine. Ai miei genitori non ho mai avuto il coraggio di dirlo ed infatti ancora non lo sanno perché non sono mai andata d’accordo con loro ma allo stesso tempo volevo proteggerli, non oso immaginare quanto ne avrebbero sofferto.

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Io, assolto per il reato di stalking. E ora chi mi risarcirà?

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Sono innocente, dice Bruno, e lo ripete alla fine di ogni frase, come fosse un mantra, come se alla fine, dopo tutto quello che ha vissuto si fosse quasi convinto di non esserlo mai stato. Bruno è innocente per non aver commesso il reato di stalking nei confronti della sua ex. Questo è quello che mi ha detto senza astio nei confronti di quella donna che per lui è solo debole e immatura. Non se ne rende conto, mi ripete, e spiega come ha trascorso molti anni a difendersi da un’accusa che lo ha piegato, distrutto, togliendogli la stima di tante persone e ogni speranza di poter conservare il lavoro, i risparmi usati per pagare gli avvocati, la minaccia del carcere in cui è finito per poco tempo, per fortuna. E lì si è reso conto che restare in carcere per lui sarebbe stato come andare a scuola di crimini e misfatti, perché in carcere trovi stupratori, violenti, persone pericolose che non ti somigliano neanche un po’.

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Lei mi molesta e mi credono in pochi

Perché negare, dico io. È più che evidente che mi stai molestando. Io non capisco da dove viene la convinzione che le donne non siano mai moleste. Io ne conosco una, collega di lavoro, che non avrebbe, teoricamente, né il potere né il ruolo professionale per poter negarmi i diritti di lavoro. L’ho rifiutata. Non sono stato al suo gioco. Lei ha cominciato a parlare male di me con tutti/e. Non me ne risparmia una. Ogni occasione è buona per mettermi in cattiva luce. Lo fa in ufficio, poi mi lancia battutine acide su facebook e io so che se la banno sarà ancora peggio, perciò devo subire il suo tono che a detta di tutti sarebbe assolutamente tranquillo. Allora mi sono detto che forse sono io che ho paranoie e sogno quel che dice. Il giorno dopo vado in ufficio e mi rendo conto che invece ho proprio ragione io.

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Se la tua compagna è gelosa e anche un po’ stalker

female-stalker2-233x300Mi chiamo Massimo e ho avuto una storia con una donna gelosissima, talmente gelosa da essersi mostrata, fin da subito, nei panni di una stalker. Inizialmente sapete com’è, sei innamorato, ti piace fare sesso, esiste solo lei e poi però le cose mano a mano cambiano. Succede che fai rientrare il mondo nella tua vita un po’ per volta, richiami gli amici e stavolta dici che li incontrerai, la vita a due non ti basta più, ti trattieni al lavoro e poi vai a bere un aperitivo con i colleghi e le colleghe, se lei non vuole venire in quel tal posto tu non ti fai condizionare e comunque vai.

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La mia ex è una stalker e nessuno mi crede

Ho spostato i mobili mille volte prima di trovare un ordine preciso. Ho cambiato casa, le mie finestre stanno sempre più o meno chiuse, sono discret@, volo basso, latito rispetto a qualunque invito arrivi dal mondo esterno. Concretamente, diciamolo, ho paura. Da quando ho chiesto la separazione e ho provato a ricominciare le mie giornate sono state molto complicate. Ogni mattina mi sono sforzato di respirare e trovare un punto di equilibrio, poi c’era il lavoro, qualche amic@, se non riuscivo a stare sol@ la sera invitavo una persona con cui andare a letto. A volte solo per dormire abbracciati, per scacciare la paura, la vergogna, a volte il senso di colpa.

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Lo stalker

Si dice che si è più severi e giudicanti con le persone che ci ricordano noi stessi. Chi soffre di dipendenze non tollera persone che hanno lo stesso problema. Chi ha un problema di violenza non tollera chi è violento. E’ un modo per sconfiggere il male che è dentro di se’, per prenderne le distanze, per non prenderne atto, per elevarsi rispetto alla condizione di chi resta in basso. Un modo per dire che tu no, tu sei intero e quell’altro, invece, ha un sacco di problemi.

Non c’è giudice peggiore di chi è profondamente violento, io l’ho imparato a mie spese, perché quando l’ho conosciuto lui era l’amico perfetto, un uomo comprensivo, incline ad avere un atteggiamento rassicurante e protettivo nei confronti di quella che gli sembrava vittima. A lui serviva una come me. Gli serviva una donna da difendere, perché così poteva sentirsi migliore e non rimettersi mai in discussione. A lui serviva una donna che potesse diventare il suo riflesso più gratificante.

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#Antiviolenza, stalking e carcerazione preventiva: la galera non è una soluzione!

Per fortuna c’è Il Garantista e Angela Azzaro che raccontano un’altra storia a proposito delle misure cautelari per gli accusati di stalking. Perché stiamo parlando di accusati, in attesa di giudizio, e a me continua a sembrare grave il fatto che le donne impegnate nella lotta contro la violenza ritengano corretto adoperare la carcerazione preventiva per salvare le donne dagli abusi.

Un accusato di stalking non è un condannato e se siamo noi, le donne, che come sempre lasciamo che lo Stato sottragga diritti a tutti noi in nome delle donne, legittimando un istituto liberticida, stiamo prestando il fianco ad una modalità repressiva e ad una tendenza giustizialista e carceraria grazie alla quale si reputa colpevole qualcuno già solo dall’accusa.

Non funziona così. Un’accusa non può essere in generale il pretesto per prestare il fianco a tendenza forcaiole, perché si è innocenti fino a condanna e la presunzione di innocenza vale per chiunque. Tra l’altro trovo che questo ragionamento si presti a quella modalità istituzionale che sceglie la repressione, il duro braccio della legge, il paternalismo come soluzione, evitando accuratamente di parlare di prevenzione e di valorizzare l’esperienza delle donne in fatto di antiviolenza.

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