La posta di Eretica, Violenza

Soffri di malattia mentale e denunci di subire violenza? Ti danno della bugiarda!

Lei scrive:

Cara Eretica, sono bipolare e soffro di disturbi alimentari. Il mio ex mi ha fatta soffrire per anni con violenza psicologica che ha cancellato la mia autostima. Le donne non vengono credute quando stanno bene quindi avrei dovuto aspettarmi che io sarei stata trattata anche peggio. Ho detto al mio ex che mi faceva soffrire e lui ha negato. “Non ho mai detto o fatto…” e avrei voluto un registratore per le volte in cui mi ha dato della matta e poi ha negato di averlo detto. Credo che volesse passare per quello sensibile e attento ai miei bisogni e quando mi sono rifugiata da una mia amica ha iniziato a farmi stalking dicendo che ero io a cercarlo. È davvero facile far passare per matta chi viene giudicata tale persino negli ambienti sanitari. Soffrire di malattie mentali però non vuol dire essere stupide ma è più facile per chi ne soffre subire violenza.

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I am a stalker: un documentario da vedere

Sto guardando questa serie su Netflix che riassume molte delle cose che qui scrivo e che voi mi raccontate. In conclusione questi uomini vogliono il controllo sulla tua vita e se lo prendono in ogni modo possibile, ed è grave che lo stalking sia considerato qualcosa di riparabile e non l’annuncio di conclusioni violente. Come si vede dalle interviste per ottenere una condanna per stalking le procuratrici americane devono affiancare il reato ad altri (furto, aggressione) considerati più importanti.

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Sara di Pietrantonio: stalking preludio di femminicidio

Sara di Pietrantonio è stata uccisa a Roma nel maggio 2016 dal suo ex Vicenzo Paduano. Prima nota: quado si parla di femminicidio è orrendo pubblicare la foto dei due abbracciati e sorridenti. Non rappresenta nulla di ciò che è successo. Evitate. Seconda nota: la sentenza definitiva di condanna per Paduano, come ricorda l’investigatrice, nel documentario Ossi di Seppia, parla anche di stalking come elemento comprovante la premeditazione che gli costa l’ergastolo. E’ la prima sentenza che mette in relazione le due cose ed è importante in termini culturali.

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Stalking: controllo e paura per le vittime

Lo Stalking è una delle forme di violenza più sminuite in assoluto in moltissimi stati occidentali. Negli Stati Uniti risolvono con un ordine restrittivo che viene costantemente violato e dato il sistema giudiziario fallace anche se c’è una violazione di tale ordine lo stalker viene subito rilasciato su cauzione. E’ così che si autofinanzia il sistema penale degli Usa, con i soldi dei carcerati. Perciò i poveri restano in carcere e i ricchi sono a spasso.

In Europa non va molto meglio, solo di recente per noi è stata approvata una legge che però ha delle falle perché lo stalking non viene visto come il preludio di qualcosa di più grave. Si passa dal “Ignoratelo” al “forse hai fatto qualcosa per incoraggiarlo” al “se non commette una azione davvero criminale (uno stupro o un femminicidio) non possiamo agire… abbiamo le mani legate”. Dunque si chiede alla persona che denuncia lo stalking di dimostrare attraverso copie di mail, messaggi, foto, video, roba seria, gravissima, non equivoca, che lo stalking si sta compiendo.

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Jane Trenka e lo stalking sminuito

Jane Jeong Trenka

Jane abita in Corea ed è una scrittrice affermata. Prima di questo però ha vissuto come bimba adottata negli Stati Uniti, con genitori che non la capivano né si informavano circa il razzismo che la ragazza ha dovuto subire per molto tempo. In ultimo, quando pensava che al college non avrebbe più avuto problemi ha trovato uno stalker, Jim Martin, il quale la riprendeva di nascosto, la seguiva, la terrorizzava e poi comprò tutto l’occorrente per condurre un piano di sequestro, stupro, uccisione e sepoltura di Jane.

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#GiuliaCecchettin: ricatti emotivi e obbligo di cura

Leggere dei ricatti emotivi che Giulia Cecchettin ha dovuto subire fino al momento in cui Turati non l’ha uccisa mi fa pensare a molte cose, tutte brutte. Per esempio all’idea che la cultura patriarcale infonde alle donne come se da esse ci si debba aspettare sempre la cura, l’asservimento, la pietà, la comprensione, tutto ciò al di là delle proprie esigenze. Quando Giulia diceva no, Filippo la ricattava, esigeva da lei attenzione, quella che la cultura maschilista ti abitua a dare all’uomo che tu femmina hai il dovere di aggiustare, consolare, fregandotene di te stessa.

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Francesca, il suo femminicida invoca l’infermità mentale?

Giuseppe Gualtieri, nel dicembre 2018, a Davoli (Catanzaro), uccide l’ex moglie Francesca Petrolini e Rocco Bava, il nuovo compagno. La storia è narrata in una puntata di Amore Criminale.

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Quando lo stalker viene descritto come fosse un innamorato ferito

Lei scrive:

Cara Eretica,

dopo i terribili fatti di cronaca di questi giorni che hanno come vittime donne uccise (o in gravissime condizioni) perché i loro ex non accettavano la separazione mi sono imbattuta in questi due “articoli”, uno in un giornale nazionale e uno di un giornale locale in cui c’è l’ennesimo caso di colpevolizzazione della donna per qualsiasi cosa faccia al di fuori dell’essere una dedita madre e moglie. Non parlerò dei commenti, che sono sempre abominevoli, ma vorrei far notare quanto questi pseudogiornalisti abbiano messo in cattiva luce una persona che vuole semplicemente divorziare dal marito e farsi la propria vita. In questi scritti la donna viene costantemente additata (“lascia il marito perché vuole tornare a divertirsi”, “vuole rifarsi una vita e godersela un po’ di più”) mentre l’ex marito (ai domiciliari per stalking) è quello che passa i weekend in famiglia e quando scopre che “l’amato bene” non passa le sue giornate solo “tra casa e lavoro” ma “si dà alla pazza gioia”, “come da copione” (espressione scandalosa per descrivere dei reati) comincia a stalkerare e minacciare lei e tutte le persone che la donna ha intorno.
Quindi la notizia scandalosa è che una donna voglia vivere e fare le sue cose mentre l’ex marito passa del tempo con i figli nel weekend.

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Ho uno stalker e non so più cosa fare

Lei scrive:

Cara eretica,
Sono una ragazza di 19 anni e ti scrivo per condividere una mia esperienza, sperando che possa aiutare altre ragazze nella mia stessa situazione, come molti tuoi post hanno fatto con me. Io vivo e studio a Dublino da un anno : ho la fortuna di poter vivere questa esperienza grazie alla mia famiglia, che crede fermamente in me e che mi supporta da sempre nel raggiungimento dei miei obbiettivi.

Al mio primo anno di college ho conosciuto un ragazzo: siamo diventati amici, abbiamo formato un duo ( studiamo entrambi musica) e dopo un paio di mesi ci siamo messi insieme. Ero affascinata dalla sua sicurezza e dalla sua voglia di fare, condividevamo grandi ambizioni e questa è una qualità che ho sempre ritenuto molto importante nelle persone. Tuttavia, lui ha pian piano dimostrato di essere una persona possessiva: all’inizio non ho dato molta importanza a questi eventi sporadici, fino a quando durante un litigio ( avvenuto a Marzo) nato da un’ incomprensione banale, lui mi ha messo le mani sul collo. Io l ho fermato all’ istante senza che potesse fare nient’altro e me ne sono andata, totalmente sotto shock per quello che era successo, urlandogli che chiaramente fra noi era finita.

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Emis Killa e la canzone che legittima stalking e femminicidio

Ci sono cose che dovrebbero essere ben stigmatizzate perché rientrano in una mentalità piuttosto comune, fin troppo comune, e se dici in una canzone che lo stalking e il femminicidio è ok direi che non puoi aspettarti che chi ti ascolta e ti canticchia sappia distinguere. Non so chi sia, questo cantante di cui sento parlare solo ora, ma so che le parole:

“Ennesimo messaggio, dopo il “bip”
Ho provato a contattarti mercoledì
Perchè ho un amico che ti ha visto in centro
Che parlavi con uno e io non ci sto dentro
E no che non è mica detto che sia come penso
Ma da una settimana hai il cellulare spento

Lo so sono egoista
Un bastardo
Ma preferisco saperti morta che con un altro
(…)
Io che intaso di messaggi la tua segreteria
O che tu fai la scema in giro ma in segreto sei mia Continua a leggere “Emis Killa e la canzone che legittima stalking e femminicidio”

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Stalking e #RevengePorn rovinano la vita delle donne

Ciao carissima Eretica. Oggi, dopo quello che è successo a Tiziana, vorrei raccontare anche io la mia storia.

Ho 27 anni e all’apparenza sono una ragazza tranquilla ed educata, dalla quale nessuno si aspetterebbe azioni da “poco di buono” o come cavolo va di moda chiamarle.

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#Femminicidio: non c’entra né l’amore né la “gelosia”

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Sara di Pietrantonio, l’ultima vittima di femminicidio, è stata uccisa dall’ex fidanzato. Alla fine lui ha confessato dicendo che le ha dato fuoco quand’era ancora viva. L’ha messa al rogo e ha lasciato un corpo bruciato dove prima c’era una ragazza che stava per tornare a casa. Dell’ex fidanzato dicono – i conoscenti di lei – che la perseguitasse e che non aveva gradito di essere stato lasciato. Un No è difficile da digerire per uno che vuole solo imporre potere, controllo, che è interprete della cultura del possesso. Qualcuno lo ha descritto come un individuo “geloso” e già sui media inizia il processo alla vittima con chi afferma che lei avrebbe intrapreso un’altra storia.

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Pensarsi vittima ed essere violenta. Storia di una ex stalker

“Ti amo”, mi dice lui e se ne va. Esce senza far rumore. Non sbatte la porta, non sbuffa, nessun segno di insofferenza. E’ rassegnato, o almeno questa è l’impressione che mi dà. Gli ho appena detto che non voglio più proseguire. Non voglio più stare con lui. Non so se lo amo, gli voglio bene ma nulla di più. Abbiamo trascorso insieme gli ultimi dieci anni e dopo tante discussioni e un lungo momento di crisi in cui non abbiamo mai fatto l’amore, ciascuno di noi ha maturato una consapevolezza diversa. Lui non ce l’ha fatta a dire la parola fine, io invece si. Non dovrebbe sorprenderlo e uscire di casa comunque non vuol dire che abbia accettato la cosa. Ha lasciato tutto qui, in quella che è stata casa nostra negli ultimi sei anni. Ricordo la cura che abbiamo messo nella scelta dei colori, le belle cose che ci facevano sentire bene, appropriandoci di pavimenti e pareti, infissi e rubinetti. In una sola parola: casa.

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Mi ha salvata la ragazza del bar

La prima cosa che vedi quando stai per arrivare nella mia piccola città è un distributore di benzina, con tre capannine che la rilasciano se metti abbastanza soldi e con un nordafricano che fa la guardia non si capisce a cosa. Di certo non è semplice rubare il liquido e se riesci a rubare i soldi ti inchiodano le telecamere nascoste che filmano tutto.

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L’ambiguo stalker è quello che ti soffoca con le sue “gentilezze”

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L’ambiguo stalker è quello che vi sta vicino compiendo gentilezze, affinché tu possa considerarlo necessario. Te lo ritrovi davanti con quel sorriso un po’ timido che dice in fondo “non mi dire no”. E mentre tu sogni grandi scopate con quell’altro che ti piace tanto l’ambiguo stalker segna il territorio, fa credere al mondo che tu stai con lui, ti mette a disagio, in difficoltà, e per un po’ pensi sul serio che dirgli di andarsene ‘affanculo sia indelicato e traumatico. Inaccettabile per la sua sensibilità. Ma come, dice l’amica, lui ti porta il cornetto, c’è sempre se hai bisogno (anche se in realtà io non l’ho mai chiesto) e tu lo tratti così? Sei una sfacciata, una che lo illude.

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