I vulcani che risiedono sopra e sotto il mare, dal più grande al più piccolo, eruttano e provocano fratture, terremoti, tsunami, come mai accaduto prima d’ora. L’eruzione del vulcano Marsili ha creato spaccature di faglia che minacciano l’esistenza stessa dell’isola. Con buona pace di coloro i quali sprecano risorse per un immaginifico ponte sullo stretto ecco che l’isola rischia di sprofondare. L’annuncio è stato dato quasi in prossimità del disastro.
A questo punto vi chiedo di dimenticare i disaster movie in cui i potenti, in genere eroici e patriottici presidenti americani, cercano di salvare l’umanità. Ecco cosa succede davvero: ricchi che fuggono per primi e criminali che sbranano i più deboli. Nessuna corsa per salvare gli altri. Troppi fanno scelte spregevoli per salvare solo se stessi.
L’Europa si interroga: se i migranti non possono più essere intercettati mentre tentano lo sbarco in Sicilia, in quale luogo vorranno approdare? Così i governanti non provano neppure a varare un decreto per facilitare la richiesta di ospitalità in terra ferma da parte dei siciliani. Quel che viene deciso, solo poche ore dopo l’annuncio, riguarda esclusivamente i metodi attraverso i quali le forze armate potranno bloccare la migrazione di chiunque: siciliani senza più una casa in cui abitare e migranti di altre provenienze.
Il governo italiano decide di finanziare immediatamente la costruzione di un muro feudale e diverse strutture di detenzione per stranieri nella zona più alta della Sila. Temono che la parte più pianeggiante della Calabria possa sprofondare con la Sicilia.
Politici fascisti gioiscono all’idea di veder seppellito finalmente il meridione, perenne ostacolo ai desideri di cancellare la storia multiculturale della nazione. I maschilisti inneggiano al ritorno del virile marinaio pronto a raccogliere giovani donne perse per mare. Fanno circolare una locandina che raffigura un impenitente Braccio di Ferro alla ricerca dell’eterna Olivia.
I militari Nato disperano della perdita della loro portaerei costituita da Basi su tutta la Sicilia. Senza l’isola dovranno trovare altri luoghi in cui parcheggiare i propri mezzi e attraverso cui far viaggiare le loro pretese di far guerra a chiunque non gli garba.
Il Vaticano impone più attenzione al problema. Se vanno a picco diversi milioni di battezzati, pur se nella maggior parte non credenti né praticanti, i musulmani supereranno il conteggio dei cristiani.
Qualcuno straparla di applicazione del metodo “prima le donne e i bambini”. Il punto è che a loro viene consentito di lasciare l’isola solo se femmine in età fertile, forse pronte a prostituirsi, se bambini da vendere a pedofili o a spregiudicate aziende farmaceutiche che praticano sperimentazione su umani.
I siciliani assistono ad un colpo di Stato militare che annienta ogni struttura isolana. I soldati sono tra quelli che razziano e saccheggiano cibo nelle case e si fermano a stuprare donne che prima non potevano neppure sfiorare.
Persone condannate a restare nell’isola, per assenza di denaro e per il blocco italiano che filtra chi potrà correre in salvo e chi no, assistono alla più totale dissoluzione morale. Uomini con piglio autoritario decidono di lasciare annegare malati mentali e disabili.
Violenti che immaginano di trovarsi alla fine di tutto si sentono protetti dal senso di impunità. E’ la fine del mondo, chissenefrega, dicono i criminali che si armano di qualunque strumento da usare per intimidire, ricattare, violentare, uccidere.
Viscidi bastardi, pronti a sfruttare qualunque debolezza e paura, realizzano truffe milionarie propagando vane promesse di fuga alternative. Dove si trova solo meschinità manca tutto: scarseggiano medicine, cibo ed empatia.
Trovarsi in quel pantano significa poter guardare fino in fondo la realtà: in fondo l’umanità non si è mai veramente evoluta. D’improvviso un’esplosione di collera: una donna con un pugno alzato sbraita contro i militari. Forse la resistenza non è morta. Forse abbiamo ancora una speranza.
Continua…
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