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Psichiatria e farmaci: non rappresentano sempre il demonio

Vorrei raccontare il mio punto di vista su un argomento che penso vada trattato senza usare stereotipi. Leggo i commenti sotto un post che parla di depressione e tali commenti generalizzano su quel che è oggi la psichiatria e sulla pericolosità degli psicofarmaci. Dal personale al politico, eccomi.

Anch’io so quanto sia stata dannosa la psichiatria per le donne e quanto potrebbe esserlo ancora oggi ma, la mia esperienza mi dice che, bisogna valutare di caso in caso. Dopo che mi è stato diagnosticato un problema che richiede terapie continue la mia voglia di vivere e lottare per un po’ è venuta meno. Non sapevo fino a quel momento quali effetti potesse avere la depressione. Soffrivo già di disturbi alimentari ma non avevo considerato di rivolgermi ad uno psichiatra. Avevo invece intrapreso un rapporto di analisi con una brava psicologa che mi ha aiutato molto. La vita, le tante cose da fare, hanno fatto il resto. Fortuna che ci sia un lato di me che prende le cose con ironia e anche questo mi ha aiutato.

Ma quando mi sono sentita vulnerabile e impotente tutto è tornato a galla e quel tutto comprendeva un livello di depressione che mi ha impedito di uscire di casa per molto tempo, ha resettato i miei tempi di vita, non avevo interesse per tante cose che mi avevano reso attiva fino a quel momento e con molta difficoltà, conoscendo le battaglie dei collettivi antipsichiatrici, ho dichiarato a me stessa che non ce l’avrei fatta da sola e così ho chiesto aiuto.

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Storia di Aria: il disturbo da stress post traumatico

E’ il secondo capitolo della mia storia. Il primo lo trovate qui.

Sicuramente avrete sentito parlare di quello che succede ai soldati che tornano da guerre che li hanno traumatizzati. Vivere sempre nella paura, dormire con un solo occhio e con un’arma in mano, con l’idea che prima o poi qualcuno ti beccherà nel sonno e dovrai difenderti. Il terrore mentre senti il “nemico” avvicinarsi e parlo di terrore autentico, quello che ti fa salire l’ansia a mille e che ti causa un attacco di panico dopo l’altro. D’altro canto per me vivere con una persona violenta ha voluto dire anche avere un falso senso di sicurezza, pensare che avevo tutto sotto controllo. Se facevo quel che lui voleva sarebbe andato tutto bene. In realtà non andava bene nulla e quando lui mi picchiava, per quanto io cercassi di giustificarlo trovando una ragione che lo avesse reso violento, di motivi non ce n’erano. Erano sfoghi di ira, volontà di fare del male.

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La solitudine e l’assenza di empatia

Lui scrive:

Ciao, vorrei dare un mio contributo su un tema che sento spesso affrontare nei dibattiti su internet o su altre piattaforme: la carenza di empatia.
Dopo aver trovato più volte il coraggio di raccontare pochi e piccoli pezzi di me, della mia vita e della mia sofferenza, ho deciso di condividere con gli utenti e le utenti del forum uno dei miei tanti pensieri, che normalmente occupano una consistente parte delle mie giornate.

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Cosa fai se la persona che ami soffre di disturbi psichiatrici?

Relazioni e malattie psichiatriche. Meglio: avere una relazione con una persona che soffre di una malattia psichiatrica. A parte la definizione che può risultare più o meno controversa o più o meno stigmatizzante quel che vorrei approfondire, con il vostro aiuto, come sempre, con le vostre storie e le vostre esperienze personali, è il fatto che una relazione con una persona affetta da un qualunque tipo di disturbo sia di fatto una scelta consapevole o una scelta in presenza di ricatti emotivi e sensi di colpa.

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Io mi nascondo, perché ho paura di vivere

Icaro – Matisse Henri

 

Lui scrive:

Ciao, sono un ragazzo di Roma, ho 26 anni e mi nascondo. Da tutti. Da tutto ciò che può essere, ai miei occhi, una minaccia. Vi ho scritto un paio di volte, in passato, per cercare un po’ di conforto in un momento particolarmente difficile della mia vita; attraversavo un forte momento depressivo dovuto a tanti diversi motivi.
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La depressione consapevole: forse ce la farò a uscirne

Riemergo, poco a poco. Sono stata impegnata a lottare per me stessa e devo dire che oggi di me mi importa. Sono seguita da una diversa psichiatra che mi ha prescritto altri farmaci che sono stati utili a farmi raggiungere e mantenere un buon ritmo sonno/veglia. La notte dormo e al mattino mi sveglio e non è poco. Riesco a finire una cosa alla volta invece che farne mille tutte assieme senza concludere niente. Sono seguita da una dietologa che mi ha spiegato come mai negli anni non ho mai mantenuto un peso decente. L’endocrinologa ha detto che la mia tiroide è da buttare.

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Lo stigma sui disturbi mentali: io sono proprio come voi!

Lei scrive:

Sono una donna di 24 anni, in terapia da quasi 2 e sempre da quasi 2 uso uso psicofarmaci. Soffro di DOCDP, cioè, disturbo ossessivo compulsivo della personalità, fin da quando me lo posso ricordare (prima infanzia) e di depressione da quando avevo 10 anni che, se entro 2 anni non viene curata adeguatamente, si trasforma, come nel mio caso, in depressione cronica. Soffro di ansia sociale e di disturbo da stress post-traumatico. Ho pensato a suicidarmi talmente tante di quelle volte che, se le impilassimo tutte, una sopra l’altra, lo zenit di questa piramide metaforica arriverebbe a toccare l’infinito punto dove due rette parallele, finalmente, si incontrano. Ora sto meglio. A volte ci penso e mi rattristo, perché non mi ricordo com’è successo. Prima ero là, al buio e ora qua e… Ma lasciamo perdere.

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