Personale/Politico, R-Esistenze

Mi sento in sospeso

Attendo notizie per ogni cosa, sono in bolletta e i miei scritti non producono granché reddito. Vendo poco, lo sapevo, ma poi mi arrivano proposte per migliorare il marketing e bisognerebbe pagare. Non basta il mio lavoro per produrre reddito? Devo anche pagare per pubblicizzare i libri che ho scritto e pubblicato? E’ tutto talmente fumoso e inconsistente eppure faccio molto e non so a cosa serve. Non migliora la mia condizione, so molto più di quanto non sapessi prima, rifletto tanto e immagazzino conoscenza, accumulo sapere che non potrà essere tramandato. Continuo a prendere farmaci e mi curano, sto meglio, pur se il mio cervello viene amputato della sua capacità di guardare le cose a 360 gradi con maggiore memoria e lucidità.

E’ frustrante, non so cosa fare. Forse è solo questo periodo estivo, di pausa per chiunque tranne che per me. Forse non riesco a fare ciò che presumevo fosse semplice, un passo alla volta. Ma sono presente, puntuale negli appuntamenti e negli impegni presi. Vorrei un po’ dormire qualche volta, fortuna che arriva la notte e il giorno dopo è ancora uguale. Nessun progetto che gratifichi la mia curiosità e nessun modo per spendere la mia intelligenza, mi sento inutile.

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Personale/Politico, Recensioni

Come mi sento

Per un motivo per un altro sono giorni che non parlo con nessuno e non mi confronto su quello che mi sta succedendo. Vedrò la psichiatra e l’assistente sociale domani e spero di poter confidare in loro per tentare di ottenere un po’ di sicurezza per stare meglio. In questo periodo tutto è diventato confuso e complicato, io stavo meglio e la persona che si prendeva cura di me è crollata e ho deciso di sostenerla e di prendermi cura di lui perché gli voglio bene e qualunque bizzarria riguardi il suo malessere va posta in secondo piano perché non abbandono chi si è preso cura di me per tanti anni. Rifiorisce la speranza di poter ricominciare da capo e riacquisire la certezza di una relazione della quale ho analizzato punti deboli e forti.

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Ledere la dignità per il tuo bene

Ci sono casi in cui qualcuno lede la tua libertà individuale e la tua dignità dicendoti che lo fa per il tuo bene. Avviene spesso per esempio nella cura dei minori quando si dice ad un bambino di non fare una determinata cosa altrimenti incorrerà in una punizione. Per paura di quella punizione il bambino limiterà le sue azioni. Mio padre mi diceva sempre che la mia testa era guasta e che solo lui avrebbe potuto condurmi per la retta via. Così mio padre mi picchiava e quel che ne traevo era solo paura e non un insegnamento che poteva regalarmi saggezza ed esperienza.

La stessa cosa mi diceva il mio ex marito che voleva insegnarmi come diventare donna senza che lui stesso fosse ancora divenuto uomo. Ogni metodo autoritario attinge al sentimento della paura immaginando che sia necessario suscitarla in nome di un bene superiore. Si può trattare della tua salute o dello studio, si può trattare di qualunque tipo di esperienza che vi riguarda, e in ogni caso verrà meno l’ascolto nei vostri confronti perché nessuno darà valore alla vostra voce.

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Malattia mentale e prevenzione ed educazione al rispetto dei generi

Se parliamo di malattie mentali che colpiscono maggiormente le donne, come la depressione, i disturbi alimentari, l’agorafobia, dopo averle osservate e analizzate da un punto di vista di genere possiamo immaginare delle forme di prevenzione. Per prevenire i disturbi alimentari bisogna combattere il sessismo, il body shaming, i modelli estetici imposti. Voler essere magre non è sempre la dimostrazione che è quella donna si affetta da una malattia ma se si raggiungono stadi in cui si ritiene di poter avere il controllo su se stesse soltanto digiunando o stadi in cui si perde il controllo su tutto abbuffandosi e poi vomitando, siamo di fronte a un disturbo che si potrebbe prevenire se solo le pressioni sull’estetica femminile non fossero così enormi. Voler essere belle non e qualcosa di malvagio, non riuscire a vedere la propria bellezza perché non si somiglia ai modelli estetici imposti diventa invece patologico. Dobbiamo spiegare con attenzione che quei modelli non rappresentano la realtà delle tante donne esistenti al mondo, con corpi di ogni peso e misura e colore, con aspetti differenti l’una dall’altra. Dobbiamo spiegare che la diversità è un valore e se impediamo a quelle pressioni sessiste di insistere nel far sentire inadeguate le donne nei propri corpi potremmo prevenire patologie invalidanti che hanno certamente una derivazione anche culturale. 

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La malattia mentale come conseguenza

Tutte le questioni fin qui trattate, relativamente alla discriminazione sessuale e di genere nei confronti delle donne, possono essere individuate come cause di alcune precise malattie mentali. Se non osserviamo la questione della salute mentale senza anteporvi la questione di genere, non potremmo capire come realizzare una prevenzione che alleggerisca il peso di tanta pressione sulle donne. 

Quella pressione deriva dagli stereotipi di genere, dal sessismo e dalla misoginia, dal body shaming, dalla mancanza di rispetto per il consenso, dal revenge porn,  dal maschilismo o antifemminismo che dir si voglia, all’interiorizzazione del maschilismo che ci riguarda, dalla cultura dello stupro, dal victim blaming, dall’essere considerate oggetti del desiderio invece che soggetti, dalle molestie subite da bambine, dall’omertà che obbliga tante hanno svelare quel che hanno subito dai loro carnefici, dalle molestie sul lavoro, dalla violenza ostetrica, dall’obbligo di assumere ruoli di ammortizzazione sociale, dall’idea che la famiglia eterosessuale sia l’unica destinazione è l’unica salvezza per tutte noi, dai modelli estetici imposti, dagli stessi errori che vengono compiuti nelle campagne contro la violenza di genere, dal considerare femminismo come qualcosa di vago e non il personal politico a cui ci riferiamo noi, dalla criminalizzazione della donna in quanto donna e dalla colpevolizzazione della vittima in qualunque situazione, dallo stigma che pesa sulle donne alle quali viene detto che se non sono madri non valgono niente,  dalle politiche contro l’aborto, dai ruoli di cura di mogli, madri, badanti, dall’idea di poter essere liberate dai ruoli di cura attraverso la schiavitù delle donne migranti.

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Personale/Politico

Farmi inghiottire dall’universo o resistere?

Quello che succede quando ti manca il terreno sotto i piedi è che ti rendi conto di non saper volare. Perciò cerchi un appiglio, uno qualunque, per restare ancorata il più possibile prima di svanire in un universo vasto e pieno di incognite che giammai vorresti visitare e mai vorresti ti inghiottisse. Invece l’universo incombe su di me e devo abituarmi a osservarlo da vicino immaginandomi ora esploratrice e ora semplicemente una donna che tenta di sopravvivere ai grossi colpi inferti dalla vita. Senza certezze mi accingo a gestire l’ingestibile, sapendo di contare su pochi aiuti e su me stessa soprattutto, nonostante io sia piena di difficoltà e non sappia come fare a percorrere più di cento metri senza aiuto per l’agorafobia o non possa essere puntuale al mattino per i farmaci per la depressione. Com’è possibile che in questi casi nessuno abbia approntato un servizio che possa tenere l’ancora ben salda per impedire che l’universo prenda tutto quello che di me è rimasto.

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Sono Sangue Pazzo e me ne vanto!

Dal mio ultimo libricino, Sangue Pazzo, ecco un estratto:

“Qualunque sia l’opinione degli altri sulla depressione io posso dire che una persona depressa è ancora viva, resta lì da qualche parte, continua ad esistere e ha il diritto di essere considerata come un’identità con una propria storia, un proprio vissuto. Da persona depressa non ho smesso di credere nelle idee in cui credevo prima, non ho smesso di essere di sinistra e femminista. Non ho smesso di avere dubbi e non ho smesso di usare il mio senso critico. Una persona depressa ha diritto ad autorappresentarsi, ad esprimere la propria opinione e a raccontarsi. Io non sono soltanto una persona che soffre di una malattia mentale. Non è questo che mi caratterizza. Non è questo che fa di me quella che sono. 

La depressione è solo uno dei tanti aspetti che compongono la mia identità. Non per questo ho smarrito ricordi o mi si può ingannare dissimulando quando interpreto la realtà per quella che è. Non per questo mi si può ingannare dicendomi che non ricordo bene, banalizzando le mie sensazioni, togliendomi credibilità. La depressione è una malattia che sto curando con i farmaci adeguati, con l’assistenza di una psichiatra competente e cercando di risolvere i miei traumi con l’aiuto di uno psicoanalista. 

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Pensieri Liberi, Personale/Politico

Depressione: essere morte da vive

C’è stato un momento in cui ho smesso di respirare. Vedevo me stessa in quella stessa posizione, per giorni, poi furono anni. Sul divano, con il computer acceso per vedere serie tv che mi scivolavano addosso, senza capire a volte di che parlassero. Solo per sentire un rumore che silenziasse i miei pensieri. C’era un dolore acuto che mi immobilizzava e non sapevo cosa farne. Mi alzavo solo per pisciare, mangiare, dormire. Nulla cambiava. La notte era il momento peggiore, in attesa che i farmaci facessero effetto, vedevo mostri, il buio, mi sentivo maledettamente sola, quel dolore mi lasciava sanguinante, in ogni parte del mio corpo. Il volto lasciava vedere quel che io sentivo dentro. La faccia piena di croste, e io grattavo, senza alcun prurito, solo per togliere le croste, sentire il sangue scorrermi sulla pelle. Volevo cancellare me stessa. Senza riuscirci. A volte udivo voci esterne, lui, che cercava di dirmi qualcosa ma non sentivo. Non lo ascoltavo. Vivevo in silenzio, fuori dal mondo, in quella nicchia che diventava sempre più confusa e la occupavo stanca eppure tenace in quel modo di isolarmi. Non sentivo più il mio corpo, non ne avvertivo i contorni. Ogni tanto osservavo le mani e le vedevo invecchiate. Mi chiedevo perché scorresse il tempo senza che me ne accorgessi. La depressione ti fa creare un mondo a parte. Un mondo al quale è impossibile accedere senza conoscere le giuste frasi, e le giuste parole. Non era una scelta. Ero solo io. La sofferenza volte si faceva acuta, premeva per uscire sotto forma di pianto o urla.  Ma il mio urlo era silenzioso.

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Personale/Politico

La notte di una depressa

È il momento peggiore. se non riesco a prendere sonno dopo i farmaci la mente già in down si affolla di paranoie, mostri, brutti ricordi. è il momento più grave in cui compaiono prove di fallimenti e sembra impossibile conviverci. la notte di una depressa è un po’ come una morte dell’anima senza alcun appiglio né splendore tipico delle risoluzioni quotidiane. se il giorno sono autonoma e lucida la notte ho bisogno di certezze e calore. ma ho solo libri accanto a me e il rimorso di aver mangiato a cena cosa che per una bulimica è un disastro. se avete accanto una persona depressa non lasciatela da sola di notte.

un abbraccio

eretica antonella

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Depressione, violenza di genere e fantascienza

Non so per gli altri ma a me la fantascienza ha salvato la vita in molti modi. Quando mio padre mi picchiava io immaginavo di poter migrare su un altro pianeta. Quando il mio ex marito mi lasciava fuori la notte, incinta, al gelo, immaginavo distopie post apocalittiche e ricorrevo alla fantasia per resistere a tutto. Quando iniziò a farsi viva la depressione, nei momenti di buio, un po’ come capita ancora, e di intensa solitudine, pensavo di incontrare un robot scassato in un mondo di cui ero l’unica abitante. Inventavo linguaggi e simboli e metafore della mia condizione. Ho scritto tanti racconti ma dovrei andare a rileggerli tutti per consegnarli al pubblico. In molti tra essi c’è più oscurità che voglia di lotta e rivoluzione. La mia prima distopia pubblicata, Limbo: l’industria del salvataggio, l’ho scritta lucidamente, come La fabbrica degli umani. Quei personaggi mi accompagnarono in un periodo di voglia di rinascere. Poi svanì e smisi di scrivere. Quindi quello che immagino ora, con Legittima Difesa e l’ultimo pubblicato Lo sguardo dello stupratore, tornano ad essere un po’ soluzioni immaginarie che mi salvano dal buio. Non per niente Legittima Difesa inizia con me che vado a cercare un posto per lanciarmi nel vuoto e continua con una auto volante che mi afferra e mi salva. L’ho inventata per un salvataggio che riguarda me ma non solo.

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Manifesto femminista della depressa sobria

Qui Depressolandia. Ho chiesto ad alcune donne di dirsi quanti anni hanno, se hanno un lavoro oppure no, se svolgono lavori di cura, per scelta o obbligo, se soffrono di malattie mentali.  Tra tutte le donne che hanno risposto al questionario c’è una cosa in comune: soffrono quasi tutte di malattie mentali. Non so se si tratta di un caso dovuto alla frequentazione della pagina di una depressa, ma trenta persone che elencano una serie di disturbi per i quali sono in terapia mi sembrano comunque tanti. Ciò nonostante esse svolgono lavori, fanno quel che va fatto in ogni giornata della loro vita, guardano avanti e sognano di poter stare meglio. Questo mi dice che il problema della salute mentale va trattato in senso femminista, dato che spesso la malattia mentale coinvolge familiari, figli, compagni, compagne, e spesso la stessa malattia rende difficile ogni passo compiuto durante la giornata, a differenza di quello che per altre donne senza tali disturbi diventa più semplice.

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