Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Le mie insicurezze sul mio corpo? Colpa del sessismo. Colpa dei maschilisti!

Lei scrive:

Le varie fasi della mia vita, con i vari cambiamenti del mio aspetto sono sempre state caratterizzate dai giudizi altrui. Vorrei riassumerli, con rabbia, perché è quella che mi porto dentro da molto tempo. Potremmo tutte stare bene con noi stesse se solo certa gente decidesse di tacere.

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La posta di Eretica, News & Sorellanze, Personale/Politico, R-Esistenze

Notizie dalla prigione di un’agorafobica: l’incontro con la psichiatra a domicilio

QUI i suoi primi messaggi. Sulla categoria News & Sorellanze ecco un altro suo aggiornamento:

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Uccidere mia madre, per andare avanti

Lei scrive:

Cara Eretica, in questi giorni state parlando molto di violenza sui bambini e di madri violente e io volevo raccontare la mia storia. Mia madre non tirava solo schiaffi, non erano quelli a farmi male. Era la sua maniera distruttiva, una specie di tornado che distruggeva tutto quello che incontrava. Urlava spesso, la sentivo arrivare e il mio cuore batteva forte. Avrei voluto nascondermi ma non sapevo dove. Ero già grande eppure non capivo e soprattutto non capivo le sue contraddizioni. Come fai ad essere una donna tanto amabile all’esterno e così distruttiva dentro casa? Prendersela con me o con le mie cose per lei era lo stesso. In cinque minuti era in grado di mandare letteralmente in pezzi la mia stanza e io restavo lì a raccogliere i pezzi. Poi mi chiedeva scusa e io non ero in grado di ribellarmi fino a quando non ho avuto la forza di allontanarmi da lei. L’ho cercata a lungo, ho tentato di volerle bene e di farmi voler bene ma non ci sono riuscita e dolorosamente l’ho lasciata andare, lei mi ha lasciata andare. Se ho avuto dei genitori decenti quelli sono stati i miei nonni, anche se erano la causa diretta della violenza di mia madre. Era cresciuta in un luogo sbagliato e non aveva avuto alternativa se non quella di assimilare i loro metodi. Questo però non la giustifica. Non la giustifica affatto.

Certe volte avrei voluto che lei avesse abortito. Perché farmi nascere per poi darmi la colpa della violenza che mi faceva subire? Mi sono spesso detta che sentirmi vittima non aiuta granché e allora ho provato a stare meglio con me stessa. Lei con il tempo ha ammesso le sue responsabilità ed è andata in cura per depressione ma, per quanto io sappia che la sua vita sia stata molto difficile, cresciuta anche lei tra tanta violenza, non sono riuscita a perdonarla. Qualcuno dice che dovrei cominciare da lì per dedicarmi a me stessa ma non riesco e non penso che dovrei. Sono grande ormai e so che restare ancorata alla visione adolescenziale della vita non mi aiuta ad andare avanti, non riesco ad andare avanti, ma anch’io merito aiuto. Non ho fatto figli e credo di non volerne fare mai. Ci sono andata vicino una volta ma non me la sento. La violenza è dentro di me e non potrei risparmiare quel dolore ad un bambino. Non so se riuscirei a spezzare quel maledetto cerchio. Forse potrebbe servire a farmi meglio capire mia madre ma non posso crescere sulla pelle di un figlio. Meglio di no.

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Sono “anormale” e me ne vanto!

Ogni volta che leggo commenti su una pagina facebook subito dopo quasi me ne pento. Non perché io sia una snob ma perché mi sento davvero offesa da certe affermazioni. Che si tratti di un omicida, di un violento, di un omofobo, di un fascista, di uno che aggredisce i passanti o di una persona che scrive cose orribili la giustificazione è sempre la stessa: pazzo, malato mentale, da Tso, deve farsi curare, da rinchiudere, eccetera. Così non si fa altro che dimostrare tutto il contrario di quel che spesso si vuole dire. La violenza di genere, per esempio, è frutto della cultura sbagliata che viene diffusa anche grazie a queste giustificazioni. Non si realizza per pazzia ma perché quella cultura appartiene a chi commette quei crimini. L’omofobia/transfobia, anche quella, è frutto della cultura che legittima ogni aggressione a persone gay, lesbiche, trans.

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La violenza invisibile: “Non avevo lividi. Era comunque un abuso”.

Stavo con il mio ragazzo solo da pochi mesi quando lui ha suggerito di andare a vivere insieme, in una zona in cui non conoscevamo nessuno: avrei potuto finire l’università vivendo della mia borsa di studio, mentre lui avrebbe lavorato. «È la cosa più romantica che mi abbiano mai detto», gli ho risposto. Avevo ventidue anni e lui ne aveva ventuno.

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Volevo suicidarmi e uccidere mia figlia. Non l’ho fatto grazie all’aiuto di molte persone!

Lei scrive:

Ho letto i commenti sotto il post sulla madre che si è lanciata sul Tevere con le figlie. Credo che questo genere di madri abbia commesso un errore tanto quanto i padri che uccidono i figli ma, perché c’è un ma, ci sono delle differenze che credo valga la pena evidenziare.

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Psichiatria e farmaci: non rappresentano sempre il demonio

Vorrei raccontare il mio punto di vista su un argomento che penso vada trattato senza usare stereotipi. Leggo i commenti sotto un post che parla di depressione e tali commenti generalizzano su quel che è oggi la psichiatria e sulla pericolosità degli psicofarmaci. Dal personale al politico, eccomi.

Anch’io so quanto sia stata dannosa la psichiatria per le donne e quanto potrebbe esserlo ancora oggi ma, la mia esperienza mi dice che, bisogna valutare di caso in caso. Dopo che mi è stato diagnosticato un problema che richiede terapie continue la mia voglia di vivere e lottare per un po’ è venuta meno. Non sapevo fino a quel momento quali effetti potesse avere la depressione. Soffrivo già di disturbi alimentari ma non avevo considerato di rivolgermi ad uno psichiatra. Avevo invece intrapreso un rapporto di analisi con una brava psicologa che mi ha aiutato molto. La vita, le tante cose da fare, hanno fatto il resto. Fortuna che ci sia un lato di me che prende le cose con ironia e anche questo mi ha aiutato.

Ma quando mi sono sentita vulnerabile e impotente tutto è tornato a galla e quel tutto comprendeva un livello di depressione che mi ha impedito di uscire di casa per molto tempo, ha resettato i miei tempi di vita, non avevo interesse per tante cose che mi avevano reso attiva fino a quel momento e con molta difficoltà, conoscendo le battaglie dei collettivi antipsichiatrici, ho dichiarato a me stessa che non ce l’avrei fatta da sola e così ho chiesto aiuto.

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Personale/Politico, R-Esistenze, Storia di Aria, Violenza

Storia di Aria: il disturbo da stress post traumatico

E’ il secondo capitolo della mia storia. Il primo lo trovate qui.

Sicuramente avrete sentito parlare di quello che succede ai soldati che tornano da guerre che li hanno traumatizzati. Vivere sempre nella paura, dormire con un solo occhio e con un’arma in mano, con l’idea che prima o poi qualcuno ti beccherà nel sonno e dovrai difenderti. Il terrore mentre senti il “nemico” avvicinarsi e parlo di terrore autentico, quello che ti fa salire l’ansia a mille e che ti causa un attacco di panico dopo l’altro. D’altro canto per me vivere con una persona violenta ha voluto dire anche avere un falso senso di sicurezza, pensare che avevo tutto sotto controllo. Se facevo quel che lui voleva sarebbe andato tutto bene. In realtà non andava bene nulla e quando lui mi picchiava, per quanto io cercassi di giustificarlo trovando una ragione che lo avesse reso violento, di motivi non ce n’erano. Erano sfoghi di ira, volontà di fare del male.

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