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Sgombero Làbas occupato. I fascisti in festa contro le “zecche rosse”

A Bologna hanno sgomberato il Làbas e il Laboratorio Crash. Tutto in un giorno, in agosto, quando sperano di non trovare nessuna opposizione. Molte persone sono andate in presidio pacifico, disobbedienza civile, sedut* a opporsi alle forze dell’ordine. Alcune persone sono state trascinate via e colpite a suon di manganelli.

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“Macron e il ventre delle donne africane, un’ideologia misogina e paternalista”

Per rispondere ad un giornalista ivoriano che lo interrogava sullo sviluppo dell’Africa in una conferenza stampa a margine del G20, il presidente francese Macron ha dichiarato che “Oggi la sfida dell’Africa è completamente diversa, è molto più profonda, è di civiltà” e che “Quando alcuni paesi ancora oggi hanno da sette a otto figli per donna, potete decidere di spenderci dei miliardi di euro, ma non stabilizzerete niente”. 
Queste dichiarazioni hanno ancora una volta acceso il dibattito sui social media, pochi giorni dopo quella secondo cui “Ci sono le persone che riescono e poi quelle che non sono niente”.   [Read more…]

Non Una Di Meno: e così fu che diventò un partito politico vecchio stile?

Al netto del bilancio sull’esperienza condivisa con il movimento NON UNA DI MENO sento di dover ringraziare le compagne e i compagni che l’hanno attraversato per la loro generosità, libertà, capacità di rielaborare contenuti e dare nuove visioni di problemi triti e ritriti. Tanta ricchezza ma. Pur temendo il “ma” infine bisogna tirarlo fuori. Per evitare di lasciarsi inglobare in percorsi non condivisi, poco trasparenti e impositivi e affinché si ribadisca l’estrema eterogeneità, di persone, idee, contenuti, del movimento NUDM.
Fare parte di un movimento non significa dover cancellare le singole identità e soggettività politiche. Perciò è apprezzabile la pratica della discussione a partire dal basso e il saper coniugare rispetto per le singole e diverse opinioni con la volontà di non cedere a identitarismi normativi in cui i femminismi vengono ricondotti, normalizzandoli, ad un unico femminismo.

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La Regione Liguria e il muro dell’orrore (con le bambole) dedicato alle vittime di femminicidio

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Luisa scrive:

“Ci sono passata davanti piu’ volte da fine novembre e ogni volta ho fotografato con l’indignazione che mi faceva tremare la mano e le foto venivano mosse. oggi ce l’ho fatta e posso mostrare il muro delle bambole. l’horror wall voluto dalla Regione Liguria per il 25 novembre e che ahime’ sempre lì sta e stara’. Bambole, pupazze, icone di film dell’orrore di quart’ordine inanimate appese. vittime anonime disumanizzate infantilizzate con ferocia. Non in mio nome. in quel muro io non mi ci vedo e non vedo neanche le tante donne che ogni giorno combattono la violenza o la subiscono. Rimbocchiamoci le maniche c’e’ da lavorare e tanto.”

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L’utero è mio e me lo gestisco io

di Elisa Manici (da La Falla)

Angela Balzano è una ricercatrice – precaria, ci tiene a sottolinearlo – dell’Università di Bologna che si occupa di biopolitica, nuove tecnologie e bioetica. Tra i suoi ultimi lavori, la traduzione e la curatela del testo Biolavoro globale. Corpi e nuova manodopera, delle sociologhe australiane Melinda Cooper e Catherine Waldby, entrambe di formazione marxista-femminista, e Sessualità e riproduzione. Due generazioni in dialogo su diritti, corpi e medicina, scritto a quattro mani con Carlo Flamigni, il più famoso pioniere italiano nel campo della procreazione assistita.

Il vostro libro parla di riproduzione declinandola in due aspetti fondamentali: il diritto a non riprodursi, e quello a farlo. Qual è la posizione sulla Gpa che tu e Flamigni esplicitate? [Read more…]

Riconnettermi con me stessa

il_340x270-277512042Mi sembra sia passato un secolo dall’ultima volta in cui ho consegnato alle pagine del mio blog pensieri intimi e davvero personali. A volte godo dell’esproprio proletario rappresentato da ricordi e storie di altre persone che mi accompagnano nel mio percorso di crescita collettiva. A volte ho la tentazione di rintanarmi in un luogo un po’ più isolato, discreto, per respirare a fondo e sottrarmi alle emergenze, alle azioni forzate, alla pioggia di bisogni, alla sete di saperi condivisi. Mi pare di mettere a disposizione troppo tempo e troppa energia, talmente tanta che a me non resta proprio nulla. Mi diverte poi leggere di chi mi accusa di chissà quali misfatti immaginando che io abbia anche solo il tempo di crucciarmi su dispetti e scaramucce  tra comari.

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La matrice omofoba e razzista di certi delitti non può essere relativizzata

Edoardo McKenna regala un commento critico a proposito del post tradotto e pubblicato ieri sulle politiche identitarie in UK. Ricordo, per chi non l’avesse letto che Edoardo ha scritto un interessantissimo post sul voto favorevole alla Brexit. Vi lascio alla lettura del suo punto di vista.

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Articolo complesso, comprendo la necessità di una postilla. Temo tuttavia di non condividere granché di questa analisi, per tutta una serie di ragioni.

Intanto, partiamo dal dato storico. A sentire Barnett, parrebbe che la sinistra “storica” abbia perso la propria anima nel corso degli anni 80 e 90 così, quasi per caso, come se avesse preso un’infezione dovuta a “varie ragioni”. Questa è vigliaccheria nella migliore delle ipotesi, e smemoratezza da demenza senile nella peggiore. La sinistra britannica perse il contatto con le classi deboli perché la sua dirigenza fu incapace di proteggerle allorché la Thatcher iniziò la sua guerra contro i minatori ed i sindacati che avevano fatto crollare il precedente governo conservatore di Edward Heath. Certamente il crollo dell’Unione Sovietica, l’evoluzione della società da industrializzata pesante ad IT furono ulteriori fattori: ma la perdita di prestigio e di fiducia che i Labour subirono tra i lavoratori in seguito alla loro incapacità di arginare il fenomeno Thatcher fu senza ombra di dubbio la causa principale del “riciclo” labour in salsa borghese.

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La politica identitaria uccide la solidarietà e alimenta il fascismo

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Update: a questo articolo aggiungiamo un commento critico di Edoardo McKenna, sulle politiche Uk. Buona lettura!

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Da Sex & Censorship, Jerry Barnett, 20 giugno 2016 [tradotto da Antonella]

C’è stato un tempo in cui i termini Unità e Solidarietà appartenevano alla sinistra britannica. L’area della sinistra prendeva forma attorno ad una singola, enorme questione: l’oscenità della povertà. La sinistra perciò un tempo rappresentava i diseredati e la destra combatteva per mantenere il vecchio status quo. Il fascismo britannico che tentò di emergere negli anni ’30 fu sconfitto dal vasto fronte della sinistra: solo quello ebbe il potere di unire la potente working class industriale con gli immigrati e gli alleati liberali. Fu il contrasto alla povertà che unì la working class bianca con gli immigrati – irlandesi, ebrei, neri e asiatici – arrivati in Gran Bretagna nell’ultimo secolo. In ultima analisi questa fu la ragione per cui la sinistra seppe guidare la lotta al razzismo: perché capì che le problematiche sofferte dagli immigrati – alloggi pessimi, paghe da fame, indifferenza delle istituzioni, violenze quotidiane – erano le stesse cui dovevano far fronte le persone bianche ma povere e creò alleanze nelle fabbriche e nelle comunità povere che trascendevano i problemi razziali.

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