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Donne di conforto: quelle vittime dei crimini dell’esercito giapponese

Mi serviva un po’ di riposo per ripensare alle mie priorità e per leggere e studiare seguendo la mia curiosità, la mia voglia di sapere, in un tempo in cui mi pare di aver già detto tutto, guardando alla storia che si ripete e all’incapacità di tant* di reagire e di sottrarsi alle stronzate dette da questo o quella.

Mi sono imbattuta in un documentario storico sulle Donne di Conforto che i giapponesi, in epoca pre seconda guerra mondiale, adoperavano per fornire prostitute gratuite ai soldati nei bordelli del grande impero giapponese. Queste donne, spesso anche bambine, venivano prese direttamente nelle case dei territori colonizzati e deportate in Giappone dove venivano rinchiuse come bestie, affamate e stuprate ogni giorno da un numero impressionante di soldati fino al punto da lasciarle crepare e poi sostituirle. E’ un capitolo mortificante della storia che però spiega la sostanza di quel che l’impero giapponese inflisse alle popolazioni che ha massacrato. In Corea e Cina fecero stragi di gente comune, donne, vecchi e bambini/e mentre l’America restava alleata al Giappone e quelle persone cercavano inutilmente di difendersi da sole.

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I bambini non dovrebbero stare in galera

Foto di Joel Peter Witkin

 

Continuo a pensare alla donna che ha ucciso i figli in carcere e mi chiedo perché quei bambini stavano in galera. Perché si pensa sia dovuto il fatto di tenere i figli fino ai tre anni accanto la madre incarcerata. Per tutelare il legame madre/figlio, mi hanno detto. Ma che legame può esserci inquinando i ricordi di un bambino che può solo stare dietro le sbarre? Cos’è davvero importante per quei bambini? Perché non affidarli ai parenti più prossimi per farlo crescere all’aria aperta, con altri bimbi che vivono vite normali?

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DULCIS IN FUNDO – L’Intersezionalità ai tempi dello specialismo

di Monica Scafati

La verità è che ognuno parla da solo, o a una platea scarna, perché ognuno ritiene di potersi esprimere senza avere minimo conto di quanto hanno detto gli altri. Ogni esternazione risulta in questo modo autoreferenziale, e non c’è modo di produrre discorso. I fattori possono essere molti, e lo sono di fatto. Mi interesserebbe attardarmi a prenderli in esame, ma se ci si permette di soffermarsi in qualche dove prima di arrivare al punto si è già cestinati. La questione è il punto, non ciò che tra punto e punto si inscrive, nonostante la brevità sia diventata un problema, che lo si ammetta o no. La brevità, prodotto necessario della velocità, della concitazione, e soprattutto -magari paradossalmente- dell’abbondanza.
Ognuno dice, scrive, si esprime, e si attesta in uno spazio che può esser piccolo, grande, o variabile, e in quello spazio proprio detiene ragione e verità. Il mondo è tutto in rete, tutto e tutti in un paio di click.

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L’invenzione della “eterosessualità” 

Traduzione di @narcobaleno

da BBC Future – 16 Marzo 2017 

di Brandon Ambrosino

L’invenzione della “eterosessualità” 

Il Dizionario Medico Dorland del 1901 definiva l’eterosessualità come una “eccessiva o perversa attrazione verso il sesso opposto”. Più di due decenni dopo, nel 1923, il dizionario Merrion Webster la definiva similmente quale “morbosa passione sessuale per una persona del sesso opposto”. Non fu che nel 1934 che l’eterosessualità venne impreziosita col significato che ci è familiare oggi: “manifestazione di passione sessuale per una persona dell’altro sesso; normale sessualità”.

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Dei riti funerari di Sicilia

Trovarsi in un pub di Dublino e parlare delle tradizioni funerarie di quella tal particolare zona siciliana come di altre zone influenzate dalla cultura greca. Io non ricordo i cori delle prefiche, le chiancimorti, ovvero le donne pagate apposta per urlare al posto dei membri della famiglia. Quel che ricordo è l’interminabile rito che iniziava con il lavaggio e vestimento della persona defunta. Da lì trascorrevano un paio di giorni con il morto in mezzo ad una stanza svuotata per l’occasione, incorniciata da molte sedie lungo le pareti. Accanto al morto c’erano le donne della famiglia. La moglie, la figlia, la sorella, la madre. Una di queste persone urlava come se non ci fosse un domani.

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#Nuova Zelanda – Georgina Beyer: la prima sindaca e deputata trans ex sexworker del mondo

da QUI (traduzione di Paolo Bello)

Nuova Zelanda

Alex Casey parla con Georgina Beyer, la prima sindaca transgender e parlamentare del mondo, e della sua vita straordinaria.

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Consenso nelle relazioni e Isabella Rossellini mostra la crudeltà della “madre” in natura

Alcuni video da vedere. Il primo che propone Camilla non ha bisogno di traduzione. Spiega semplicemente in quali e quante circostanze può avvenire una molestia, uno stupro. Tra le altre cose dice che l’82% delle violenze avvengono per mezzo di qualcuno che vive sotto il vostro stesso tetto. A cura di una associazione contro la violenza sessuale il video dice che bisogna che l’altra persona dia il consenso.

Poi una serie di video della Rossellini su come fanno sesso gli animali. Camilla scrive:

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