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Ci vuole una comunità per stuprare una donna. Sull’assemblea in programma a Parma

Riceviamo e condividiamo. Da QUI.

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Invitiamo collettivi, gruppi, singole-i a diffondere questo appello e a boicottare l’assemblea in programma a Parma.

Comunicato

CI VUOLE UNA COMUNITÀ PER STUPRARE UNA DONNA.
SULL’ASSEMBLEA IN PROGRAMMA A PARMA.

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La parità secondo Mra e Nazisti: picchiare le donne come si fa con gli uomini

A commento di un post in cui si parla di Christopher Cantwell, il nazi suprematista bianco che aveva militato nell’Mra, movimento per i diritti degli uomini, Andrea suggerisce di approfondire altro a proposito di quel che i suprematisti bianchi combinano in giro e quale sia la concezione teorica e pratica che loro ammettono come strategia guerrafondaia contro le donne.

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L’attivismo per i diritti degli uomini (MRA) è la porta d’accesso per l’Alt-Right

La versione originale di questo post sta QUI – Traduzione militante di Isabella

Articolo di David Futrelle

Christopher Cantwell ha talento per farsi notare. Il trentaseienne suprematista bianco con uno show radiofonico su Internet e una lunga storia di retorica violenta è stata una delle figure più visibili dei raduni di #UniteTheRight di Charlottesville.

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#CharlottesVille: La verità sulle donne e la supremazia bianca

KKK women blinded from burning crosses in 1956. Photo: Bettmann/Bettmann Archive

Articolo originale qui. Traduzione militante di Isabella.

Scritto da Laura Smith

Quando la foto segnaletica di James Alex Fields Jr. fu divulgata dopo che egli aveva guidato il suo Dodge Challenger attraverso una contro protesta a Charlottesville, nessuno rimase sorpreso da ciò che l’immagine rivelò: un giovane uomo bianco con un taglio neo-fascista. Figure di “estrema destra” come Richard Spencer attiravano quasi tutti i riflettori dei media interessati a dare risalto al nazionalismo bianco, creando l’impressione che si trattasse di un movimento per soli uomini e, come molti sottolinearono, i suprematisti bianchi che si radunarono quel sabato erano principalmente uomini.

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It ain’t me babe – parlando dell’ultima serie televisiva di Spike Lee

Di Marica Biancotti

Appena finito di vedere She’s Gotta Have It di Spike Lee, la serializzazione sempre del suo She’s Gotta Have It del 1986 – in Italia uscito come Lola Darling – ho sentito il bisogno di parlare della sua protagonista.

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About Emily

NASCITA –> MATERNE –>  ELEMENTARI –>  MEDIE –>  SUPERIORI  –> UNIVERSITA  –> LAUREA  –> CERCO LAVORO –> MUTUO –> COMPRO LA MACCHINA –> PROGRAMMO DEI FIGLI

Emily non era questa. Emily cercava se stessa. Emily voleva viaggiare. Aveva il mondo nelle vene. Emily aveva due tartarughe ed amava un ragazzo nero. Aveva bracciali e collane fatte con cauri. Emily metteva scarpe colorate e jeans. Emily amava la vita. E la libertà. Ma che cos’è la libertà? Non l’aveva mai conosciuta, era riuscita solo ad immaginarla. Emily quando era triste mangiava. E a volte vomitava. Poi smetteva. Perché lei era forte. Era vita. Era più di questo. Più di quello che gli altri vedevano. Emily era quello che gli altri non vedevano. Era così profonda che solo pochi riuscivano a scorgerne l’essenza. Odiava le prigioni mentali, i circoli viziosi. Emily amava l’Africa.

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Caro Facebook: perché blocchi una pagina antisessista segnalata da sessisti?

Caro Facebook,

da un paio di giorni stai bloccando i profili di tutt* gli/le admin della pagina Abbatto i Muri.

Tanto per capirci hai bloccato un profilo perché aveva pubblicato sulla pagina gli insulti sessisti ricevuti da Eretica e inviati da un maschilista misogino XY (il cui ip è però bello chiaro ed evidente).

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Il femminismo NON è una religione

 

La cosa grave delle interpretazioni fondamentaliste e dogmatiche di ogni parola che scrivo è che codeste interpretazioni, che tali sono e restano, impediscono un dibattito reale. oppongono intolleranza e normatività alla laicità e al rispetto per l’autodeterminazione delle persone. a conferma di ciò basta seguire il semplicistico e mediocre sillogismo medio della donna o dell’uomo (paternalisti e vittimizzanti entrambi):

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