Antisessismo, Culture, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Diario dall’India: l’occidente negli show tv e la mentalità sessista

Dopo la pubblicazione della prima parte del:

Diario dall’India: il privilegio delle donne bianche occidentali

continuiamo a raccontare.

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Antirazzismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Culture, Precarietà, R-Esistenze

“Macron e il ventre delle donne africane, un’ideologia misogina e paternalista”

Per rispondere ad un giornalista ivoriano che lo interrogava sullo sviluppo dell’Africa in una conferenza stampa a margine del G20, il presidente francese Macron ha dichiarato che “Oggi la sfida dell’Africa è completamente diversa, è molto più profonda, è di civiltà” e che “Quando alcuni paesi ancora oggi hanno da sette a otto figli per donna, potete decidere di spenderci dei miliardi di euro, ma non stabilizzerete niente”. 
Queste dichiarazioni hanno ancora una volta acceso il dibattito sui social media, pochi giorni dopo quella secondo cui “Ci sono le persone che riescono e poi quelle che non sono niente”.   Continua a leggere ““Macron e il ventre delle donne africane, un’ideologia misogina e paternalista””

Antiautoritarismo, Antirazzismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

6 cose che le femministe bianche possono fare per le femministe nere

Il seguente contributo è stato pubblicato su http://www.locarconio.com/, web spagnola femminista e collaborativa. L’autrice dell’articolo, che è diventata più nota sul web da poche settimane, si chiama Desirée Bela-Lobedde ed è una blogger spagnola e nera (nata a Barcellona da genitori guineani) che definisce se stessa come “afro-femminista, buddista e madre”. Il suo blog nasce nel 2011 a seguito della decisione di smettere di lisciare i suoi capelli, ispirata da forum e blog di nere americane: nel suo spazio virtuale (http://www.negraflor.com/la-negra-flor/) condivide infatti consigli e indicazioni su come ritornare ad avere capelli afro e naturali ed insegna ad esserne orgogliose, divulgando l’estetica afro. Parallelamente alla nascita del suo nuovo stile, Desirée approfondisce il suo legame con l’identità afro in tutti i suoi aspetti, incluso l’essere donna, nera e spagnola/europea, rendendosi conto di subire vari livelli di oppressione: in quanto nera e in quanto donna.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Sono musulmana e tutto ciò che vedete di me è il velo

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Lei scrive:

Ciao, seguo questa pagina e l’amo. Sono una giovane donna, felice di essere donna, non voglio diventare come nessun uomo in futuro, non voglio i ‘loro diritti’ voglio i miei. Voglio che nessun uomo mi dica cosa fare o non fare della mia vita, come vestirmi o non farlo. Voglio che nessuno si sorprenda se occuperò un posto importante da qualche parte e neppure se deciderò di dedicarmi alla cura della mia famiglia e dei miei figli. Voglio essere libera di scegliere.

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Sono figlia di musulmani: non chiedetemi di rinnegarli!

Lei scrive:

Cara Eretica,

scrivo a te perché so che ascolti e riporterai le mie parole senza cambiarle e senza giudicare. Sono figlia di una famiglia di immigrati, nata e cresciuta in Italia, da genitori musulmani e sorella che non pratica nessuna religione. I miei genitori non ci hanno mai costrette a fare niente e leggere tante cose brutte su tutti i musulmani mi fa male. Da un lato mi si chiede di nascondere la mia origine, rinnegarla e rinnegare i miei genitori, per non essere esclusa, dall’altro sono spinta a fare qualcosa per mostrare quanto io sia orgogliosa di loro, dei sacrifici che fanno per farci studiare e per darci un futuro migliore.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Zahra Ali: Decolonizzare il femminismo

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Da IncrociDegeneri:

Intervista pubblicata in francese l’11 giugno 2016 da Ballast, rivista collettiva di creazione politica (on line & su carta).

Traduzione di Elisabetta Garieri

Mettere insieme femminismo e islam non è cosa che si faccia senza crear problemi: spesso i femminismi occidentali temono l’intrusione del religioso (patriarcale e regressivo), mentre gli spazi musulmani temono il ricatto neocoloniale all’emancipazione delle donne. Sociologa e autrice nel 2012 del saggio Femminismes Islamiques [Femminismi Islamici, non tradotto in Italia, ndr], Zahra Ali fa suo questo “ossimoro” per presentarne quelli che chiama gli “a priori” reciproci. Lei che milita contro l’esclusione delle studentesse che portano il foulard, invita a contestualizzare, storicizzare e respingere gli essenzialismi: condizione necessaria alla creazione di un femminismo internazionale e plurale.  Continua a leggere “Zahra Ali: Decolonizzare il femminismo”

Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

La Polizia fa spogliare le donne che indossano il #burkini

Questa è la donna che è stata multata e costretta a togliere la maglia a Nizza.
Questa è la donna che è stata multata e costretta a togliere la maglia a Nizza.

 

Ripubblico questo pezzo da DinamoPress. Vale la pena leggerlo.

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Cosa può un costume: di burkini, bikini e corpi degli altri

di Natascia Grbic
In alcune spiagge della Francia è stato vietato dai sindaci l’uso del burkini, il costume da spiaggia intero che viene indossato dalle donne musulmane. Manuel Valls plaude a questa scelta, in continuità con la politica di attacco alla comunità islamica che il suo governo sta perseguendo.

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Antiautoritarismo, Antirazzismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Lorella Zanardo e la miseria di un certo tipo di femminismo

da CortoCircuito:

Dopo le recenti affermazioni della signora Zanardo su burkini e varie, pensiamo valga la pena diffondere il contributo che trovate qui sotto, scritto da Clara Zetkin, rivoluzionaria tedesca e compagna di Rosa Luxemburg.

Sempre sul tema, segnaliamo anche l’interessante libro di Dominique Karamazov (qui completo in Pdf) scritto nel 1977 in aperta critica verso certe posizioni nel movimento femminista di allora. Posizioni le quali, vediamo oggi, mostrano la totale mancanza di lucidità di chi non si pone di superare il presente a partire dal problema dell’esistenza delle classi sociali. Buona lettura. 

tratto da https://www.facebook.com/note.php?created&&note_id=185816371460344

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Sotto il velo dell’impostura. Di burka, burkini e PornoBurka

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da IncrociDegeneri:

Nel mezzo di una strada moderna della Barcellona alternativa e diversa, cosmopolita, appare senza complessi, senza rimorsi, senza colpa apparente, senza aver chiesto permesso né averne avuto, né più né meno, un burka. Una donna sotto un burka, sarebbe giusto dire, ma il primo termine non importa. Di donne ce ne sono molte, di burka, no. Un burka sopra una donna scomparsa, inghiottita da una griglia azzurra che incornicia di filigrana gli occhi che non si vedono. Non si vede niente, né le mani, coperte da guanti, né le caviglie, coperte da calzini. Niente e, ciononostante, tutto. Si vede il burka. C’è bisogno di vedere qualcosa di più? […] Un burka. Afghanistan, il nome maledetto o benedetto secondo il lato da cui si guarda, il nome che rimette tutti al loro posto, che scopre chi è chi a migliaia di km dal posto dove ciascuno è qualcosa. Peshawar, i campi profughi, la sodomia, i talebani, l’11 settembre e il Kashmir, strappato dai maledetti indigeni. I pashtun, i patti, Musharraf, la bomba atomica, gli Stati Uniti, l’Iran, un islam o l’altro e ancora più in là. E adesso tutto ricomincia, sta qui in forma di burka. Stai con loro o contro di loro, sei dei nostri o stai fuori?

Brigitte Vasallo, PornoBurka.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze

Vietare il burkini? #Zanardo concorda con le neocolonialiste francesi!

leggo l’ultima intervista alla zanardo, nella quale lei sostanzialmente dice che ha tanti amici musulmani ma è d’accordo con chi vuole vietare il burkini . praticamente è come dire che non sono omofoba però le coppie gay non possono avere un figlio con la gpa. un po’ come un certo discorso della lega la quale non fa altro che dire che non si può essere “buonisti” e politicamente corretti e che la paura di apparire islmofobi, razzisti o omofobi, non deve frenarli dal dire la “verità”.

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L’anticapitalismo di convenienza delle missionarie del nuovo ordine femminista

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Vi ricordate il pezzo della femminista Nancy Fraser che ad un certo punto dichiarò come il femminismo, un certo femminismo, quello bianco, coloniale, ricco, che aveva deciso di non considerare la differenza di classe (e neppure di razza in verità) mentre diffondeva il verbo sulla questione della violenza sulle donne, fosse l’ancella del capitalismo? Ve la ricordate? Vi sintetizzo i punti salienti del suo discorso e anche di tante considerazioni lette e fatte dopo. Le femministe si erano concentrate troppo sulla questione della violenza domestica senza considerare gli aspetti intersezionali del problema e favorendo la diffusione di concetti neutri, perché abilmente usati dalle filo/capitaliste, al punto che la questione della violenza sulle donne diventò un brand utile a chiunque per attrarre consenso per partiti, istituzioni, governi (vi ricorda niente?), donne ricche e perfino di destra, che se ne fregavano delle rivendicazioni delle donne sull’aborto o sul diritto di cittadinanza delle migranti, ma ripetevano a memoria parole svuotate di senso giusto per legittimare paternalismo e industria del salvataggio, composta da polizie e istituzioni varie, oltreché di organizzazioni varie finanziate apposta per dedicarsi al problema anche se del problema non sapevano proprio nulla.

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Quel femminismo razzista e classista che usa i corpi delle donne

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Lo vediamo in questi giorni, ancora impegnate a tentare una resurrezione, speculando sui fatti di Colonia. Di cos’altro potrebbero parlare donne che di femminismo non sanno niente e che tutto quel che sanno dire è solo qualcosa di scontato, banale, alla ricerca di una impossibile unità delle donne a qualunque costo. Le donne sono diverse. Sono di tante etnie, culture. C’è differenza di classe tra povere e precarie e borghesi e signore che parlano di femminismo usando tecniche di marketing obsolete, come se fosse un prodotto da rivendere con gadgets e poster ricordo. Un femminismo che non diffonde cultura ma preme a supporto di politiche economiche e sociali razziste e classiste.

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Violenze a #Colonia NON erano organizzate. Caccia allo straniero invece si!

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Il Corriere scrive: “Nessuna organizzazione dietro le molestie seriali di Colonia. Dalle indagini sulle molestie avvenute e denunciate nella notte di San Silvestro finora non risulta che gli attacchi alle donne a Colonia siano stati «organizzati o guidati». Lo ha sostenuto il direttore generale dell’anticrimine del Land del Nordreno Westfalia nel rapporto presentato a una seduta speciale del parlamento regionale stamani a Düsseldorf.

L’unica cosa organizzata è la caccia all’uomo nero concordata da hooligans nazi tramite facebook. Hanno causato, a quanto pare, dodici gravi feriti.

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Comunicazione, Contributi Critici, Critica femminista, R-Esistenze

Stereotipi sessisti e immaginari neocoloniali: buon anno da L’Espresso

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di Marta Panighel

Gli occhi terrorizzati, invocanti aiuto, di una donna musulmana vestita di un niqab. Accanto, una giovane modella nuda, magra, bianca. È questa la prima copertina dell’anno de L’Espresso: un mix di neo-orientalismo e neo-colonialismo, una visione dicotomica che ripropone lo stereotipo di un Oriente arcaico, popolato da donne vittime, rinchiuse negli harem o sotto un velo che le annulla, contrapposto all’Occidente moderno, avanzato, libertario e libertino (ma solo quando si tratta di mettere una donna nuda in copertina).

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Antirazzismo, Comunicazione, Culture, R-Esistenze

Giulia Innocenzi: sull’Iran non hai capito niente!

20150802_101108Giulia Innocenzi è andata in viaggio in Iran. Descrive quel viaggio sul suo blog e racconta un paese visto con gli occhi di una occidentale un po’ disinformata che, suo malgrado, si presta a legittimare un quintale di islamofobia e neocolonialismo.

Solidarizzo con lei e non nego affatto che in Iran, come altrove, esistano pressioni maschiliste ma, da quel che scrive, deduco che non abbia mai viaggiato per l’Italia facendo attenzione ai molesti, agli esibizionisti dal pene in libertà, agli inseguitori, agli stupratori che qui esistono in gran numero. Deduco anche che non sappia come l’occidente paternalista usi il pinkwashing per giustificare l’aggressione ad alcune culture e ad alcuni paesi prendendo a pretesto la difesa delle donne: ovvero quelle che, a quanto pare, non saprebbero difendersi da sole e senza l’ausilio del “liberatore” occidentale. Il patriarcato del vicino è sempre più verde, per l’appunto. E il femminismo antisessista che non è Intersezionale per me è difficile da digerire.

Nel suo post, con tanto di foto che regalano una visione e stereotipata di quel paese, si parla di uomini perennemente molesti e di donne sottomesse e vittime di molestie. Mi chiedo, ancora, dove fosse la Innocenzi quando per le strade studenti e studentesse iraniane (in numero altissimo) rischiavano la morte, buttavano pietre contro il regime e furono protagoniste della rivoluzione in verde. Tra i commenti al post della Innocenzi ce n’è uno che vale la pena leggere con attenzione scritto da Giulia Presbitero. Ve lo propongo qui. Buona lettura!

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Buonasera Giulia,
sono una studentessa di relazioni internazionali dell’Università di Torino e le scrivo in merito all’articolo che ha pubblicato riguardo alla sua vacanza in Iran.
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