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Lettera aperta alla non-favolosa presidente di Arcilesbica

Rita Pierantozzi scrive in risposta a questo articolo pubblicato sul sito della Libreria delle donne di Milano.

 

Mia cara Cristina,
ci conosciamo da tanto e che tu non sia favolosa mi è dolorosamente chiaro.
Già chiamare Porpora Marcasciano “ideologa transessuale” e non “attivista coraggiosa che molto ha fatto per il movimento” ti toglie qualche punto di favolosità ai miei occhi, ma andiamo con ordine.

C’ero quando nacque Arcilesbica a Bologna, c’ero quando fu effettuata la scissione da Arcigay e votai contro.
Per motivi che andavano da pratici ad ideologici.
Ritenevo che non poter più usufruire degli spazi comuni e dei fondi comuni fosse un handicap forte per le donne ed inoltre pensavo fosse più efficace una lotta di occupazione dall’interno di qualunque spazio, sia fisico che politico.
Avevamo il diritto di esserci, qualunque cosa i “maschi” dicessero e si erano verificate diverse occasioni durante le quali avevano avuto il Cassero inondato dalle donne “ob torto collo” ed era stato grandioso.

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“Gli uomini mi spiegano le cose” – riflessioni a margine

di Simona

La prima volta che decisi di andare in libreria per comprare un libro che analizzasse la questione femminile feci fatica a trovare quello che cercavo e fortunatamente avevo già un titolo, “Dalla parte delle bambine”.

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DULCIS IN FUNDO – L’Intersezionalità ai tempi dello specialismo

di Monica Scafati

La verità è che ognuno parla da solo, o a una platea scarna, perché ognuno ritiene di potersi esprimere senza avere minimo conto di quanto hanno detto gli altri. Ogni esternazione risulta in questo modo autoreferenziale, e non c’è modo di produrre discorso. I fattori possono essere molti, e lo sono di fatto. Mi interesserebbe attardarmi a prenderli in esame, ma se ci si permette di soffermarsi in qualche dove prima di arrivare al punto si è già cestinati. La questione è il punto, non ciò che tra punto e punto si inscrive, nonostante la brevità sia diventata un problema, che lo si ammetta o no. La brevità, prodotto necessario della velocità, della concitazione, e soprattutto -magari paradossalmente- dell’abbondanza.
Ognuno dice, scrive, si esprime, e si attesta in uno spazio che può esser piccolo, grande, o variabile, e in quello spazio proprio detiene ragione e verità. Il mondo è tutto in rete, tutto e tutti in un paio di click.

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“Buttiamo fuori le forze dell’ordine” – spiegone per razzisti pignoli e altra gente che non coglie il punto.

Di unaManu

Prima di tutto, grazie ad Eretica per questo spazio e per il suo supporto. E per tutto il suo lavoro. E per la bella persona che e’.

Quando ho letto l’inchiesta di Alessandra Ziniti su Repubblica non sono rimasta stupita dai numeri. L’italia e’ fra i tre paesi piu’ militarizzati AL MONDO, e le nostre forze dell’ordine hanno un triste storico di violenze indifendibili (vedi Diaz, vedi Aldovrandi, vedi Cucchi… qui una lista piu’ completa). Complice uno stato che nonostante i richiami dell’UE non e’ in grado di tutelare i suoi cittadini contro il reato di tortura (che, lo ricordo, nel nostro paese è stato riconosciuto da poco ma niente condanne) nemmeno dopo che le sue forze dell’ordine hanno sistematicamente torturato decine e decine di persone.
E che, nonostante l’incostituzionalita’ dell’apologia di fascismo, permette che le sue forze dell’ordine esibiscano simboli fascisti persino nelle caserme, e cantino canzoni del ventennio come forma di cameratismo. [Read more…]

Legalità: spazi di manovra tra giustizia e conformità

di Monica Scafati

La legalità è un concetto che prende le mosse dalla Rivoluzione Francese, e che tra alterne
vicende viene ad essere considerato in qualche maniera come sottinteso, e per tanto
lasciato il più delle volte inespresso. Passando ad analizzarlo nello spazio-tempo circoscritto
della recente storia italiana, il concetto di legalità riemerge esplicitamente nel dibattito
pubblico intorno al 1995.

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L’invenzione della “eterosessualità” 

Traduzione di @narcobaleno

da BBC Future – 16 Marzo 2017 

di Brandon Ambrosino

L’invenzione della “eterosessualità” 

Il Dizionario Medico Dorland del 1901 definiva l’eterosessualità come una “eccessiva o perversa attrazione verso il sesso opposto”. Più di due decenni dopo, nel 1923, il dizionario Merrion Webster la definiva similmente quale “morbosa passione sessuale per una persona del sesso opposto”. Non fu che nel 1934 che l’eterosessualità venne impreziosita col significato che ci è familiare oggi: “manifestazione di passione sessuale per una persona dell’altro sesso; normale sessualità”.

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Livorno: il fascismo ha sbagliato quartiere

Da SLUM:

È stata una giornata iper-adrenalinica. Se già ci era bastato Salvini, adesso Giorgia Meloni, nel quartiere più multiculturale e, visto l’insediamento di nuovi fondi innovativi, più “queer” di Livorno era proprio poco indicata. Dimostra che la suddetta, come ricordavano gli striscioni, la nostra città non la conosce affatto. Oserei dire che è un qualcosa di aggiunto alla lista di cose di cui parla, ma che non conosce se non con superficialità.

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