Autodeterminazione, R-Esistenze

Chi vuole l’aborto insicuro e illegale?

Il governo attuale di certo non lo vuole sicuro e legale. La questione è talmente prioritaria che hanno preferito soprassedere su temi economici e rivendicazioni di ulteriori diritti al G7. Hanno invece partecipato per cancellarne uno che riguarda le donne.

Devono renderci scomodo vestire i panni di donne autodeterminate. Puniscono il fatto che siamo esposte, partecipi, protagoniste delle nostre vite. Ci vogliono nascoste, colpevoli, pentite, redente. Il ciclo delle “nascoste” inizia qui. Ne parlerò ancora e inviterò anche voi a farlo.

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Disaster culture: livellatore coscienza sociale

Come analizzato nel precedente post esistono vari modi per anestetizzare la rabbia sociale e dirigerla verso falsi miti, false credenze, superstizioni di massa, intrattenimento che distrae, deleghe a supereroi, all’uomo forte del momento e così via. Leggete QUI per riprendere le fila del discorso.

L’altra riflessione che volevo condividere, concentrata sui metodi usati per reprimere, censurare, sabotare, gesti di ribellione riguarda la cultura dei disastri narrata in libri, film, serie tv. Non parlo di quelli dedicati all’apocalisse che notoriamente sono immondizia spacciata per vera fantascienza. Parlo di quelle narrazioni in cui il conflitto di classe semprerebbe stemperato dalla consolazione che quando sarà un’asteroide, un’eruzione vulcanica o un terremoto a colpirci ci troverà tutti egualmente esposti. In realtà non è così e non perché i ricchi possono permettersi stazioni spaziali o bunker sotterranei. Non lo è perché la radice stessa dei disastri dice che chi vive già in condizioni di svantaggio crepa per primo.

Analizziamo: nel caso in cui arrivi un terremoto, uno tsunami, un qualunque disastro naturale, i primi luoghi a perire saranno le baracche dei poveri, le abitazioni realizzate con materiale scadente da stronzi arricchiti ai quali non frega nulla del fatto che le strutture costruite malamente crolleranno senza esitazioni. Il conflitto di classe non va guardato nel momento in cui il ricco e il povero stanno per strada e un palo si abbatte su di loro. Va visto invece quando il ricco costruisce per se una casa antisismica, con fondamenta fortissime, su un terreno mai dissestato, e costruisce invece ponti, scuole, ospedali, abitazioni, palazzi, con cemento impoverito, senza fondamenta che non svelino crepe ad ogni auto di passaggio nelle vicinanze, senza reali analisi geologiche né progetti di prevenzione antisismica.

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Come si nega la giustizia sociale

Nella società capitalistica troviamo innumerevoli esempi di identità violate: adolescenti afflitti da bullismo, neolaureati sulla cui testa già pende un debito contratto per un prestito studentesco, lavoratori precari sfruttati e malpagati, malati che non hanno soldi per pagarsi le cure, famiglie massacrate col ricatto che se non si lasciano sfruttare e se non scendono a compromessi non potranno pagare mutuo, spesa, bollette, il semplice cibo da mettere in tavola, donne uccise da istituzioni, da uomini che non accettano l’abbandono, da uomini che le usano come psicofarmaco per attenuare la paura di vivere.

Le incertezze sono tante e tali che dopo un periodo di ottimismo giovanile grazie al quale pensiamo di poter diventare ciò che vogliamo e fare ciò che desideriamo ci scontriamo con la dura realtà fatta di disillusione, frustrazione, amarezza, rassegnazione. La vita fa paura e per lo più vengono repressi gli istinti di ribellione che sono anche la spinta per il progresso dell’umanità. Ti ordinano di cancellare la rabbia e affidarti a un’istituzione autoritaria come la polizia nata, come si sa, qualche secolo fa per sorvegliare i confini territoriali, per ribadire differenze di classe e razza e genere, per difendere proprietà assegnate a chi ruba di più e in modo più spregiudicato.

Ci si impegna a sopravvivere e ti addebitano il costo di ogni pensiero di rivolta. Ti insegnano che ogni sconfitta dipende da te, che ogni gesto di ribellione porterà ad una tua rovinosa caduta. Useranno repressione contro sciopero, rivendicazioni di diritti, resistenza all’autoritarismo, legittima difesa. Nel frattempo ti imporranno modelli di riferimento che faranno appassire ogni tuo bisogno di autodeterminazione.

In America ti offriranno supereroi che nella fantasia possano sostituirsi a te mentre tu continuerai ad essere schiavo e consumatore perfino nel tempo libero, quando dovresti smettere di lavorare e invece diventi proficuo oggetto e bersaglio di messaggi che ammorbidiscono la tua rabbia perfino quando stai sul divano a vedere un film.

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Antifascismo e denatalità

Ancora verso il 25 aprile. La nostra liberazione.

I fascisti al governo sono tornati a raccontarci balle sulla presunta denatalità italica, fonte di sventura patriottica e cattivo presagio per tutti i pensionati.

La faccenda parte da lontano. Memorizzate quel che è successo negli anni in cui Mussolini segnò la colonizzazione dei corpi delle donne.

Un governo mediocre spaccia le proprie autoritarie ideologie per apocalittiche previsioni di disastro economico. Il tono è quello emergenziale. In Italia non si fanno più figli, dicono. Questo ci renderà più poveri, continuano.

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Antifascismo e diserzione delle donne

Verso il 25 aprile. La mia liberazione.

Sapete che l’occupazione fascista inizia sui corpi delle donne. Colonizzate dalla nascita, destinate ad adempiere al ruolo di cura, a fare figli per la patria e per la prosecuzione della stirpe maschile, le donne sono da lungo tempo trincerate sulle montagne. Eravamo partigiane prima e dopo ogni secolo di presunto progresso culturale. Siamo assediate perché spinte a rivestire un ruolo di genere preciso.

I nostri colonizzatori, pregni di maschilismo, misoginia, volontà di possesso, continuano a picchiarci, molestarci, stuprarci, ucciderci. Il revisionismo fascista compiuto da chi vive di privilegio maschile viene realizzato da lungo tempo. Negano sempre ogni responsabilità. Negano di aver abusato dei nostri corpi, di aver esercitato potere sulle nostre vite, di averci impedito di raggiungere indipendenza economica con stipendi equi e non diversi in rapporto al genere di appartenenza. Negano di avere l’assillo ad occupare posizioni di comando e a destinarci a meri compiti di vassallaggio, a funzioni decorative e di sollazzo, alla schiavitù riproduttiva.

Ci puniscono se disobbedienti, ribelli, indipendenti, libere, con volontà di gestire i nostri corpi. Ci ricattano o ci manipolano affinché restiamo mansuete. Ci massacrano con sensi di colpa se non siamo donne secondo i loro criteri, madri secondo la loro spinta culturale, mogli secondo il loro punto di vista.

Ho disertato il ruolo di cura. Sconto ancora adesso l’oppressione di genere e il senso di colpa indotto.

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Fascisti smantellano la sanità pubblica

Per chi se l’è bevuta, la faccenda dei fascisti al governo che avrebbero difeso i diritti del po.po.lo. questa sarà una doccia fredda. Va più o meno così.

Arrivo dal mio medico a discutere anche dei prossimi appuntamenti. Lei mi dice che presto potrei non trovare più nulla. “Qui chiudono tutto e ci saranno solo stanze vuote” – afferma con amarezza. Chiedo perché e dice che l’ultimo bilancio di governo ha tagliato altri fondi al SSN e che questo vuol dire che le regioni non riceveranno contributi a sostegno di persone che ne hanno bisogno. Per prime saranno massacrate le aree giudicate non urgenti, tra queste le attività di prevenzione, la psichiatria, le visite ginecologiche. Torneremo alle mammane. Poi taglieranno anche i servizi per pazienti a rischio, quelli con malattie terminali e via così.

Leggo le notizie per capire dove vanno i soldi rubati al SSN, non dimenticando che hanno fottuto il Reddito di Cittadinanza per persone indigenti. I soldi saranno ripartiti tra spese militari, realizzazione di “nuove opere”, tra le quali l’indispensabilissimo ponte sullo stretto, e altre varie ed eventuali. Da non dimenticare il furto di risorse all’istruzione pubblica.

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Uomo bianco salva donna nera: il recupero istituzionale che maschera razzismo

Avete presente il precedente post sul reality di polizia e body cam che invisibilizza le vittime di violenza domestica? Scorrendo tra i video ne ho finalmente trovato uno in cui la vittima è presente. Indovinate un po’? È afroamericana è l’uomo da cui è stata protetta era il suo ex ucciso nel corso dell’intervento poliziesco.

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Il Patriarcato fascista: come Mussolini governò le donne italiane (1922 – 1940)

 Di Victoria de Grazia [da “La Storia delle Donne” di Georges Duby e Michelle Perrot – volume: “Il Novecento” – Laterza Edizioni]

Per comprendere la condizione delle donne italiane durante la dittatura di Mussolini bisogna tener presenti due interrogativi fondamentali. Primo, cosa ci fu di specificamente fascista nell’oppressione delle donne in Italia tra le due guerre? Secondo, può lo studio della condizione delle donne rivelarci una prospettiva nuova sul tipo di regime instaurato dai fascisti? La risposta è, in sintesi, che la dittatura mussoliniana costituì un episodio particolare e distinto del dominio patriarcale.  Il patriarcato fascista teneva per fermo che uomini e donne fossero per natura diversi. Esso politicizzò pertanto tale differenza a vantaggio dei maschi e la sviluppò in un sistema particolarmente repressivo, completo e nuovo, inteso a definire i diritti delle donne come cittadine e a controllarne la sessualità, il lavoro salariato e la partecipazione sociale. Alla fine, questo sistema si rivelò parte integrante delle strategie dittatoriali di rafforzamento quanto la regolamentazione corporativa del lavoro, le politiche economiche di tipo autarchico e il bellicismo. Le concezioni antifemministe furono parte del credo fascista al pari del suo violento antiliberalismo, razzismo e militarismo.

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Contrattacco maschilista: storie di stragi misogine e retrovie che inneggiano ai martiri antifemmministi

La storia, la memoria, per ricordare e imparare che grazie alla conoscenza del passato si può comprendere quel che avviene nel presente.

Continuo la narrazione storica che avevo iniziato nel precedente post. Le donne, siamo negli anni settanta e in zone Usa, rivendicano diritti, conquistano le piazze, chiedono leggi che riconoscano il diritto delle donne ad esprimere consenso o dissenso nelle relazioni. Acquisiscono spazio nello studio, nel lavoro. Tutto ciò non avviene gratis. Già dicevo delle mosse istituzionali per riaffermare il principio della paura che avrebbe dovuto riportare le donne all’ovile. Non è stato sufficiente.

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Stupri e femminicidi: come i governi autoritari usano i crimini contro le donne

Le bimbe della foto sintetizzano l’ironia con cui leggo il modo in cui la violenza di genere diventa ad un tratto fondamentale per politiche autoritarie, quand’esse vogliono gettare fumo negli occhi del “popolo” e giustificare la realizzazione di azioni oppressive e fasciste.

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X Files, cospirazionismo, razzismo e omofobia Usa

Vi ricorderete la serie più fantascientifica di un tot di anni fa. Inizia con una trama comprensibile, lui cerca la sorella che pensa sia stata rapita dagli alieni e lei è la scienziata che gli viene affiancata per screditare le teorie del complotto. La serie è geniale, anticipa molti dei temi che poi saranno ripresi in altre serie e film di fantascienza. Poi si perde in un vuoto cospirazionismo e si interrompe per annunciare il ritorno molti anni dopo, quando quel che vediamo ci appare come una presa in giro enorme per tutte le teorie cospirazioniste e fascistoidi che circolano tra social network e ambienti destrorsi.

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Perché i fascisti vogliono mettere le mani sulle scuole

Lo spiega perfettamente Erika Mann nel suo La scuola dei barbari – L’educazione dei giovani nel terzo reich.

Lei racconta con precisione come il nazismo ha addestrato i giovani tedeschi a considerarsi superiori come “razza ariana” mentre studiavano documenti realizzati apposta per far crescere l’odio per gli ebrei, far diventare quei ragazzi dei delatori che spiavano ogni movimento in casa e nel vicinato e dei misogini convinti che ogni ragazza “ariana” dal corpo sano fosse la futura madre dei figli donati alla patria. Perché quei figli appartenevano di fatto allo Stato.

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Sorella non sei sola: Non Una Di Meno in piazza a Palermo

Dopo la vicenda dello stupro di gruppo a Palermo, arriva la presa di parola del movimento femminista con una manifestazione per le strade del centro della città. Pubblico il comunicato di Non Una Di Meno Palermo

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Facebook vuole solo pagine felici e censura me

Ho pensato e ripensato e credo proprio che ci sia chi vuole che le storie delle donne siano “sane e felici”, sul social network più frequentato al mondo, facebook, che ogni giorno mi invia un avviso intimidatorio per dirmi che sono a rischio chiusura pagina e profilo utente e poi mi invita a cancellare post come QUESTO, in cui non mi pare ci siano violazioni al loro codice morale, tuttavia la faccenda diventa palesemente una forma di persecuzione algoritmica. Mi si dice che si desidera mantenere un contesto sano e felice, dunque nessuna delle vostre storie può essere accettabile se non parla di voi felici e senza esposizione di corpi e storie che vi rendono vive.

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Stupro di Palermo: le donne prendano i bastoni

Gulabi Gang – India

Sembra l’unica lingua che i sessisti imparano. Le indiane ci hanno precedute. Se gli uomini non vogliono imparare a rispettare il consenso delle donne allora bisogna difendersi. Non si tratta più di educare ma di sopravvivere. La cultura che porta un “educatore di Cl” a molestare una ragazzina e quella che porta giovani uomini a stuprare una donna, a giocare con battute sessiste, a girare video che poi saranno perfino richiesti in gruppi maschilisti telegram e a progettare vendette per la ragazza che ha osato denunciare, non è cultura dello stupro pura e semplice, è misoginia, è odio contro le donne, è totale incapacità di empatizzare, è incapacità di accettare che il corpo delle donne è altro dallo stupratore, è incapacità di capire che le donne sono persone e che hanno diritto alla libera scelta, alla libertà di esprimere o meno consenso, alla libertà di ribellarsi, alla libertà di denunciare, senza che una madre troppo collusa con lo stupratore vada a rimproverarla del fatto che la denuncia rovinerà la vita del suo pargolo.

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