Storia di un riscatto intimo e personale

Lei scrive:

Sono nata in un paesino in provincia di Venezia. Piccolino, rurale, antico. Così rurale ed antico che lo era anche la mia famiglia. Il nonno a capo della famiglia, le donne in cucina a prendersi cura della casa e soprattutto tanta omertà. Non mi sono mai adeguata, mi stava tutto stretto. Se dovessi scrivere la mia vita senza aggiungere quello che ho scoperto dopo, scriverei per giorni e leggere sarebbe noioso perché si dovrebbe ritornare indietro per interpretare tante parti con la chiave di lettura adeguata. Perciò sarà un misto.

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Ylenia, non fate violenza a una vittima di violenza

16003296_10210237350462855_1822184757477147575_nQualcun@ afferma, a proposito di Ylenia e la sua difesa dell’ex fidanzato, che andrebbe usato un Tso. usare un tso per una vittima di violenza è quanto di più violento si possa fare contro di lei. trovo questo genere di commenti paternalisti. non si tratta di giustificare una “scelta” ma di comprendere quali siano le dinamiche delle quali va tenuto conto prima di sganciare qualunque giudizio gratuito. trattare una vittima di violenza come una “malata” è paternalista ed è anche autoritario. non puoi dire che sai quel che è bene per lei perché il percorso di uscita dalla violenza deve essere fatto con lei e non nonostante lei.

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Siamo tutte Jenni Galloni

Jenni, ci piace ricordarla così. Senza saccheggiare, come fanno le varie testate giornalistiche, la sua bacheca facebook.

Jenni, ci piace ricordarla così. Senza saccheggiare, come fanno le varie testate giornalistiche, la sua bacheca facebook.

 

Lei scrive:

Ciao Eretica,
scrivo questa lettera chiedendo di rimanere anonima.
La “ragazza incinta di 25 anni trovata morta”, quella cui “la madre pubblica la foto choc del cadavere su Facebook” io la conoscevo. Forse lei non si ricordava nemmeno più di me, ho vissuto 7 anni a Bologna ma non vi abito più da quasi 3. Ho conosciuto Jenni che era ancora una bambina, ad una serata tekno in uno dei tanti locali, e ruppi le palle all’entrata perchè facessero entrare lei e il suo ragazzo di allora assieme al loro cucciolo di cane. La rividi poi a molte feste, ci si scambiava un saluto e un sorriso, ma non ci siamo mai conosciute molto.

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#26N #NonUnaDiMeno – non verrò alla manifestazione ma vi seguirò da lontano

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Cara Eretica,

il 26 novembre non andrò alla manifestazione nazionale contro la violenza di genere perché non posso lasciare mia madre che sta male ed è affidata alle mie cure e in ogni caso non sarei in grado di fare il trasloco del mio corpo per portarlo a roma. è un corpo pesante, il mio, perché ho cicatrici di ferite che ancora non si sanano. sono una ex tossicodipendente e campo con la pensione di mia madre sperando che non muoia perché altrimenti non saprei come fare. io e mia madre siamo costrette a stare insieme anche se non siamo mai andate d’accordo. lei ha bisogno di me e io di lei e quello che viviamo rappresenta un ottimo motivo per partecipare al corteo. ci sarò a distanza, pensando che due donne, io e mia madre, sono costrette alla precarietà, alla dipendenza economica e alla cura anche se vorrebbero essere lontane a vivere altre esperienze.

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La depressione non è una scelta. Semplicemente capita!

La depressione secondo me che sto ad una tappa fatta di maggiore consapevolezza e forse più coraggio. Di quando in quando mi permetto di abbuffarmi perché sono una mangiatrice compulsiva, per quanto non avrei ragioni di saldare la mia psiche ansiosa con un cibo anestetizzante, ma lentamente riemergo dal buio, aiutata da persone che non mi hanno fatto sprofondare nell’oblio. Sono rimasta in purgatorio per molto tempo, in quella fase che non è fatta di nulla, è vuota, senza confine, con un ampio margine di inutilità ad ogni direzione conquistata. Di qua o di là, è sempre uguale, intorno non c’è niente, o vai col buio o ti accontenti di un grigio che è come un sacco in testa che limita il tuo respiro a pochi grammi di ossigeno.

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Non sarò più complice

Lei scrive:

Cara Eretica,
ti scrivo per condividere questa mia esperienza di violenza psicologica in una relazione, troncata prima che gli effetti fossero devastanti.

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Sentire la mancanza del compagno violento

No, non ho detto niente, continuo a ripetere al mio compagno, che mi guarda con disprezzo perché pensa che ho tradito la sua fiducia rivelando dettagli spiacevoli sulla nostra vita comune. La colpa di aver rotto un patto tra vittima e carnefice, patto stabilito con ricatti psicologici, alimentando il senso di colpa, come se dopo aver rivelato tutto non ci fosse più alcuna via di scampo. Senza ritorno. Non si può stare insieme.

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Violenza psicologica e dipendenza nella mia relazione

Lei scrive:

Cara Eretica, ti scrivo dopo aver letto il post della ragazza vittima di violenza psicologica da parte del suo compagno.

Nella mia storia gli episodi di violenza psicologica si sono susseguiti nell’arco di un lungo tempo, con l’unica differenza che allo stesso tempo io e lui siamo stati, reciprocamente, vittime e carnefici. [Read more…]

Diario di una (non) anoressica

Lei scrive:

[02-06-2016] – È da tanto che penso di scrivere questa pagina di diario, ma da sempre rimando.
Mi chiamo….no, non mi chiamo, il mio nome non ha importanza, potrei essere chiunque, la tua amata sorellina, la tua timida vicina di casa, la stronza che ti isola a scuola, l’insopportabile secchiona, la strafiga che invidi il sabato in discoteca. Ho quasi 17 anni, i miei genitori sono separati, vivo con mia madre e il suo compagno.

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