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#Bologna – 1/2/3 febbraio – A Lesbicx si parla di inclusione e intersezionalità

Uno, due e tre febbraio a Bologna si celebra Lesbicx. Un evento in cui il movimento lesbico si incontra per ribadire alcuni principi e raccontare le proprie rivendicazioni. Paola Guazzo, una delle relatrici dell’evento, lo introduce così:

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Abolizionismo della prostituzione: una questione di classe, razza e genere

[guarda il video El abolicionismo, una cuestión de raza y de clase, Linda Porn, 2018: https://youtu.be/tkkNrPMrQUA]

Post originale QUI. Scritto da Linda Porn*.

(Traduzione di Margherita e Angela del gruppo di lavoro Abbatto i Muri)

Il movimento abolizionista è nato come un movimento guidato da élite conservatrici e religiose dell’epoca vittoriana contro una legge promossa da Napoleone I che, individuando le prostitute come focolai di infezione, le obbligava ad essere sottoposte a controlli medici obbligatori per dimostrare il proprio stato di salute e quindi essere in grado di lavorare. Alcuni membri del movimento hanno definito il regolamento “lo speculum”, imposto dallo Stato stupratore. Le abolizioniste combattevano per sottoporre ai controlli non solo le prostitute, ma anche i clienti.

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Panni sporchi: dalle Magdalene laundries a Ruhama. In Irlanda si preferisce ancora purificare e redimere le prostitute

Post in lingua originale QUI.

Scritto da Maggie McNeill (traduzione di Giulia e Fiore)

“L’umanità è la lavandaia della società che strizza in lacrime i suoi panni sporchi.” Karl Kraus

Le Magdalene Laudries irlandesi sono state il risultato di una pratica secolare iniziata nel Tredicesimo secolo. Sebbene la Chiesa abbia sempre considerato la prostituzione un “male necessario”, il fervore religioso del 1200 portò “La Chiesa (e la maggior parte dei governi) a tollerare la professione ma cercò di redimere il maggior numero di prostitute possibile insegnando loro “l’errore della loro condotta”, eventualmente rinchiudendole nelle Magdalene homes.

Le condizioni di queste case variavano da tollerabile a terribile in base alle sovvenzioni e alla gestione generale; poche si occupavano delle ex-prostitute a tempo indeterminato mentre cercavano loro un marito, la maggior parte invece erano semi-prigioni in cui le donne venivano “purificate” insegnando loro “il valore di un lavoro onesto” (in altre parole estenuante e non retribuito) attraverso un regime serrato fatto di lunghe ore, minime razioni e regole ferree in cui le sorveglianti leggevano passi della Bibbia o trattati didattici.

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Le femministe radicali e il loro pregiudizio nei confronti della sessualità maschile

Uno dei temi ricorrenti nelle discussioni tra donne è quello della sessualità maschile. Così emergono anche alcuni stereotipi espressi dalle donne stesse. Le preferenze personali non possono essere messe in discussione ma quel che noto sempre è quella tendenza a generalizzare sovrapponendo il proprio sentire a quello di tutte le altre.

Se a lei non piace la penetrazione dirà che “ogni penetrazione è stupro”, mettendola dal punto di vista della femminista radicale Dworkin che di preconcetti contro la sessualità maschile ne aveva davvero moltissimi. Di conseguenza a tutte le donne alle quali piace la penetrazione viene detto che sono traditrici della causa. Il pregiudizio sulla sessualità maschile in questo caso soffoca gli stessi desideri di molte donne. Le femministe radicali, quelle della seconda onda, si scontrarono molto su questo punto con le altre femministe dette sex positive. Le ultime erano quelle che non criminalizzavano la sessualità maschile e non chiedevano che se lo mozzassero prostrandosi pentiti per tutto il male che altri uomini avevano fatto alle donne.

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Come finirà la controversia legale per stabilire se Ruhama e Rachel Moran dicono la verità?

Circolano notizie a proposito dell’origine della notorietà di Rachel Moran, sopravvissuta alla prostituzione, che da anni è in processione per scongiurare la possibilità che il sex working sia regolarizzato anche per quelle che lo fanno per scelta. Quello che lei dice durante le sue conferenze non è solo il racconto della sua legittima esperienza ma si è autopromossa a portavoce di tutte le sex workers stabilendo che nessuna ha nulla da dire qualcosa tranne lei. Quello che ne è conseguito è intanto il fatto che dall’Irlanda, luogo da cui Moran viene, si sono levate voci di attiviste sex workers che mettono in dubbio la sua storia al punto da, come nel caso di Gaye Dalton, consegnare alla giustizia una deposizione firmata nella quale si afferma che Moran non sarebbe mai stata una sex worker, dato che nessuno della ristretta cerchia di sex workers dublinesi l’aveva mai vista né conosciuta, e che stia lucrando su “un imbroglio”. Dal tentativo di ledere la sua credibilità è derivato un tam tam che esiste in rete da almeno quattro anni.

Da ricordare che dal luglio 2018 i legali della Moran stanno facendo di tutto per spegnere le voci su di lei. C’è una lettera alla Dalton, un affidavit della Moran in cui lei spiega che quello che ha scritto nel libro Paid For è vero e una querela per diffamazione a sua firma presentata nel novembre 2018. Tanto però non è stato sufficiente a spegnere le voci della Dalton la quale è determinata a dare battaglia in tribunale per affermare la propria verità. Per quel che ci riguarda riportiamo questo scambio giusto per offrire documentazione di quello che avviene in Irlanda a questo proposito. Senza contare la controversa reputazione dell’organizzazione Ruhama che avrebbe sponsorizzato Rachel Moran.

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Quel malefico patto tra catto/fascisti, arcilesbiche, femministe radicali anti/sexworker e anti/gpa

Facciamo un po’ d’ordine. Prima c’era il femminismo che cercava la parità e basta. La seconda onda femminista è quella che poi è stata giudicata tipica delle ancelle del capitalismo. E’ il femminismo liberale, quello che ignora le differenze di classe, di razza e di genere (ebbene si, perché tutto per loro resta nel valore binario uomo/donna). Negli Stati Uniti si chiama Femminismo Radicale (quello di Dworkin e McKinnon) e usa argomenti quali la violenza domestica, sulle donne, per appiattire il discorso sul tema in maniera generica, affinché si dimentichi la differenza di classe. Sono per lo più donne bianche, etero, benestanti, determinate ad assumere il comando di tutte le donne. Non hanno nulla a che fare con il precariato e ancora oggi tendono a fare proselitismo insultando le femministe della terza onda, cioè noi, quelle intersezionali, inclusive di vari generi e certamente anticapitaliste, con una grande attenzione alla differenza di classe e a quella di “razza”. Siamo quelle che non amano il colonialismo culturale. Siamo quelle che dagli anni ’90 combattono contro le femministe radicali che continuano a realizzare crociate contro il porno, il sex working, la differenza dei generi, includendo trans, postgender e quel che ciascuno vuole essere. Oggi ce l’hanno con la gestazione per altri, quella di donne che fanno da quaranta anni figli per le coppie etero. Solo che adesso li fanno anche per le coppie gay e questo ha fatto indispettire le femministe radicali al punto da fare alleanze con forze reazionarie, fasciste, conservatrici, omofobe, pur di non far riconoscere i diritti ai figli delle coppie gay.

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Quell’uomo è violento perché lo è la sua famiglia

Sono cresciuta in un ambiente piccolo, un paese satellite di una grande città, dove i bambini possono giocare per strada sapendo che non saranno investiti da un’auto. Un ambiente così è perfetto per sperare che un figlio cresca senza traumi. Però è proprio in quel piccolo posto che io ho trovato molte insidie. Perciò quando ho potuto mi sono trasferita al centro della città. Centro rispetto a dove stavo prima.

Quando mi trasferii con mio figlio dovetti fare tutto da sola, come sempre. L’unica cosa che hanno fatto i parenti del mio ex è stata quella di dirmi che non potevo andare da nessuna parte. Non perché fossero disposti ad aiutarmi col bambino. Semplicemente perché non avrebbero potuto più controllarmi.

Essere proprietà di un uomo e di tutta la sua famiglia significa che ogni No e ogni gesto di ribellione sarà punito in qualche modo. I suoi sono sempre quelli che mi hanno detto di non abbandonare l’uomo che mi faceva violenza. Alla fine ho capito perché lui fosse così violento. Immagino quanti ricatti abbia dovuto subire. Il fatto è che, senza volerlo giustificare, la violenza dipende dalla cultura che lui ha assimilato, dalla famiglia che l’ha cresciuto, e nessuno dovrebbe poter dire frasi come “sembrava un bravo ragazzo” perché la violenza si sviluppa in determinati contesti per responsabilità di tutti. La scala va dagli stereotipi sessisti alla convinzione che possesso sia uguale ad amore. Senza metodi di disinnesco nessuno dovrebbe sorprendersi della conclusione ovvia e prevedibile che si sviluppa sotto gli occhi di tutti.

Mi sono ripromessa che mai mio figlio sarebbe cresciuto in quell’ambiente. Per fortuna la legge ancora non prevede – dico “ancora” perché potrebbe cambiare – che la famiglia del padre possa ottenere la custodia di un nipote In assenza della richiesta paterna. Più volte mi hanno ricattato e non per affetto nei confronti del bambino ma, soltanto, perché vogliono avere il controllo su tutto e tutti.

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