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Lui mi picchia e mi piace così

Questo messaggio è difficile da condividere ma lo pubblichiamo comunque perché non mostrando queste parole non si fa altro che nascondere situazioni che non ci piacciono. Ricordo a chi si trova in situazioni violente, a chi non vuole più subire ed essere vittima che esistono centri antiviolenza che aspettano solo che voi chiediate aiuto.

Lei scrive:

Cara Eretica, vorrei raccontarti la mia storia e soprattutto quello che subisco per via della mia relazione con un uomo che viene giudicato (dagli altri) violento.

Conosco tutto quello che viene detto contro la violenza di genere e provo schifo nei confronti di uomini che costringono le donne con uno stupro o con le botte. Qui arriva la mia contraddizione. L’uomo di cui mi sono innamorata ha degli scatti d’ira che non capisco neanch’io. Non ho l’indole dell’infermiera che deve salvare l’uomo con un mostro interiore. Sono una donna normale e non credo di essere diversa da tante altre.

Non frequento più il mio gruppo di amici e amiche e vedo poco anche i miei familiari perché tutti mi spingono a lasciare il mio compagno. So che è indigesto quello che sto per dire ma vorrei anche portare il mio punto di vista sulla questione.

Lui mi ha schiaffeggiata in pubblico, mi ha strattonata, spinta e a volte mi ha colpita senza preavviso. Un paio di volte mi ha presa con la forza e voi lo chiamereste stupro. Io però l’ho ricambiato e sono rimasta. Mi piace il suo modo di fare sesso e mi sento appagata da quello che viene dopo lo schiaffo. Lui mi fa sentire amata, mi desidera, mi vuole accanto a se, non vorrebbe altra donna che me al suo fianco.

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“Un figlio malato è un dono di Dio”? No. Meglio l’aborto terapeutico!

Lei scrive:

Cara Eretica ti scrivo la mia testimonianza riguardante un possibile aborto terapeutico.

Conobbi mio marito online, stava facendo uno stage in Canada. Inizialmente eravamo amici, finché abbiamo continuato a scriverci tutti i giorni, da luglio 2007 a giugno 2008.
Ricordo ancora la nostra prima telefonata, il mio poco inglese che andava sempre migliorando, l’amore per un qualcuno mai toccato, la prima videochiamata.. Finche arrivò finalmente giugno, lui decise, come ultimo stage, l’Italia come meta.

A febbraio, esattamente il 14, mio padre fece un incidente al lavoro. Gli costarono un polmone collassato, costole rotte, ustioni di terzo grado che gli hanno lasciato bruttissime cicatrici e la perdita del braccio sinistro.

Colui che oggi è mio marito stette accanto a me e alla mia famiglia, ci aiutò tantissimo, ogni giorno erano 180km totali, avanti ed indietro. Quei km ci costavano non solo fatica, ma gravavano anche economicamente.

Mio padre si riprese, e nel 2010 andai per la prima volta nel paese di mio marito.
Venni rifiutata per 3 anni dai suoi genitori, e finalmente nel 2011 mi invitarono in casa loro.
Loro vivono negli Emirati Arabi Uniti, a Dubai, musulmani di religione. È brutto dirlo, ma è la verità, per loro noi “europee” siamo tutte cristiane e poco di buono.
I miei suoceri infatti si stupirono di quanto fossi educata e timida.

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Contro gli antiabortisti: è ora di iniziare una rivoluzione femminista!

Oggi quei trogloditi fascisti che aspirano al possesso di una clava marciano a Verona per proporre la galera per chi pratica l’aborto. In zone limitrofe si sputa in faccia alle coppie gay, agli stranieri e si parla seeeempre bene dei carabinieri, anche se hanno ammazzato di botte Stefano Cucchi. Quello che succede lo avevamo previsto eppure ci sorprende. Quando ti rifilano minchiate per sottrarti diritti sembra sempre che si tratti di uno scherzo. Invece il fascismo è qui e non se ne parla mai abbastanza. Da dire che tutta questa bella gente che vuole incarcerare femmine e medici che praticano aborto sono per la maggior parte uomini e non mi risulta che essi abbiano un utero o un grosso feto di otto o nove mesi che preme sulla vescica tanto da farti pisciare addosso ogni due per tre.

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#Grosseto – Slumphilia, fare rete – di autogestione femminista e solidarietà attiva

Questo è il messaggio di una donna che adoro. Buona lettura e partecipate alle iniziative che propone.

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Ciao Eretica, sono sempre io, Sveva Basirah, la tua affezionatissima e scassaovaia ❤

ti mando questa email per parlarti e parlare a tutt* di un evento imminentissimo, del progetto Sono l’unica mia o SLUM (nato grazie alla tua spinta) e del suo femminismo intersezionale e inclusivo.

Ci siamo presentate come SLUM alla plenaria di Non Una Di Meno a Bologna per leggere il nostro comunicato sul femminismo intersezionale, parlando di cosa sia per noi, di come lo mettiamo in atto e dei nodi che ci impegniamo a sciogliere, come il rigetto per il sexworking o per il velo islamico, e forse qualcun* adesso ci riconoscerà, spero più di qualcun*.

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#metoo, ronaldo, argento e il garantismo di convenienza

Ogni volta che leggo di assenza di garantismo legata al movimento #metoo mi viene in mente Asia Argento e le altre, tante, donne accusate e giudicate senza che vi sia stato alcun processo. Stavolta si tratta dei tifosi di Ronaldo e di tutte le chiacchiere a proposito di donne profittatrici che vorrebbero spennare il calciatore. Quel che però non si capisce è che il movimento #metoo non si sostituisce alla giustizia e non raccoglie attorno a se (solo) giustizialiste e forcaiole. E’ vero che esistono persone che non sanno distinguere un discorso culturale da quel che è riservato ad un’aula di giustizia ma quelle persone prescindono dal #metoo. Si tratta dei giustizialisti e delle giustizialiste di sempre che sono spesso assai distanti dalle posizioni di quelle che invece danno voce alle tante questioni che la società e la politica relegano al margine. Chi parla di molestie subite spesso lo fa senza neppure nominare il molestatore ma parlarne consente ad altre di sentirsi meno sole, con la consapevolezza di non essere le uniche a pensare e sentire quelle precise sensazioni. Molte molestie avvengono all’insegna dell’ambiguità. E’ tra i confini di comportamenti colpevolizzanti e subdoli che va rintracciata una molestia e spesso si tratta solo di un problema di percezione. I molestatori ti dicono che il disagio percepito è sbagliato e che sei matta, colpevole, stupida. Le donne che hanno certezza di essere molestate combattono contro tutto questo e aiutano altre a sentirsi, per l’appunto, “sane” mentre parlano di quello che hanno subito e dicono a chiare lettere che si tratta di una ingiustizia e non del frutto inaffidabile della propria immaginazione.

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Sbagliato opporre lo stereotipo dell’uomo (sempre) violento a quello della donna (sempre) bugiarda

L’equivoco nasce dalle generalizzazioni. La generalizzazione diventa stereotipo sessista. Quando si dice che la violenza la fanno gli uomini si intende dire proprio che tutti gli uomini potenzialmente sono violenti. Questa è una generalizzazione e dunque uno stereotipo. Meglio dire che alcuni uomini sono violenti così come alcune donne sono altrettanto violente. Noi combattiamo contro la cultura patriarcale e non contro gli uomini.

Quando poi si dice che tutti i padri sono violenti si realizza un altro stereotipo e difficilmente quello stereotipo si può smontare e anzi bisogna fare attenzione al fatto che possa essere strumentalizzato per dire che le femministe sono tutte fanatiche quando esse lottano per diritti fondamentali che riguardano tutt* noi. Alcuni padri sono violenti e altri padri invece no.

Per esempio: Marco, separato da anni e vicino di casa della sua ex. Hanno diviso l’appartamento e i figli vanno e vengono come gli pare in una divisione che non può mai essere fatta al dettaglio. La divisione dipende dagli impegni di lavoro, di vita, di tutto. Ecco perché è sbagliato formulare regole rigide che rendono la vita di ogni giorno un vero e proprio pantano.

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La Verona antiabortista se ne frega della vita delle donne

Le ragazze di Non Una Di Meno Verona (nella foto) hanno lottato affinché la mozione antiabortista fosse cancellata e invece i consiglieri veronesi l’hanno approvata nonostante il testo presenti molti errori logici e passaggi che la legge 194 non autorizza.

Quel che è certo è che con questa mozione le donne vengono confuse con le Ancelle del racconto della Atwood o con milioni di donne che abitarono il medioevo. Corpi da riproduzione, vacche da mungere senza alcun interesse a far valere il diritto alla libertà di scelta e ad una maternità responsabile così come la legge 194 dice.

Sono passati pochi giorni dal momento fissato dalla rete nazionale Molto più di Una 194 per denunciare l’assenza di garanzia di diritti per le donne che vogliono abortire. Troppi obiettori e tanto ostruzionismo per demonizzare le donne e rinominarle in quanto addette alla riproduzione a cura del patriarcato.

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