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Madri senza sostegno: “ho lasciato mio figlio e ho ricominciato”

Lei scrive:

Cara Eretica,

Sono una giovane madre che non può contare su alcun sostegno. Quando sono rimasta incinta ero sul punto di abortire ma poi lui mi ha convinta che saremmo stati felici e che io avrei potuto continuare a studiare e lavorare con il suo aiuto e con quello di sua madre. Ho accettato perché abortire, contrariamente a quello che si pensa, non è facile. Per me non lo era. Il mio compagno è stato bravo fino ad un certo punto. Quando ha capito che il bambino aveva bisogno di tante cose e non solo di giocare con lui allora ha smesso di essere presente. Sua madre mi ha sempre rimproverato il fatto di avere altre priorità e non mi ha quasi mai aiutata. Lo Stato non dà servizi e io sono stata depressa per qualche anno. Non volevo alzarmi dal letto neppure quando ho cominciato a prendere antidepressivi. Poi ho deciso di mandare a quel paese le convenzioni che mi volevano solo a fare la madre e ho ricominciato a studiare e ho anche trovato un lavoro part time.

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Se una madre/moglie vuole istruirsi e non vuole fare sesso non è un mostro

Un uomo soffre di solitudine e tutti quanti, anzi, moltissime donne, sono pronte a chiamare lei, la moglie, “mostro”. Non si tratta di una forma di giustificazione. Il mio è un tentativo di analisi del linguaggio che accompagna ogni possibile pretesa di autonomia da parte della donna quando lei si sottrae al ruolo di cura e alle pretese sessuali del partner. La storia che lui ha raccontato è plausibile, verosimile, ma chi legge dovrebbe quantomeno porsi il problema di analizzare la complessità che c’è dietro. Lui è solo ma non si separa perché perderebbe la casa? E chi lo dice? Se lei non ha tempo e voglia di stare con la figlia l’affidamento va a lui e dunque anche la casa.

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Amo due persone contemporaneamente e va bene così

Lei scrive:

Ciao Eretica,

sono sposata da venticinque anni con un uomo che amo moltissimo ma penso che nella vita ci sia spazio per più di una persona. Non si smette di amare una persona se si inizia ad amarne un’altra. Non sono così egoista da dirglielo. Mi tengo tutto il peso e non scarico su di lui le mie scelte che potrebbero ferirlo. Non ho bisogno di essere perdonata e non mi serve avere la sua autorizzazione. Amo lui e amo una donna. Sono bisessuale o meglio non mi importa quale sia il tuo genere. Se mi piaci e ti amo va bene così.

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Il femminismo NON è una religione

 

La cosa grave delle interpretazioni fondamentaliste e dogmatiche di ogni parola che scrivo è che codeste interpretazioni, che tali sono e restano, impediscono un dibattito reale. oppongono intolleranza e normatività alla laicità e al rispetto per l’autodeterminazione delle persone. a conferma di ciò basta seguire il semplicistico e mediocre sillogismo medio della donna o dell’uomo (paternalisti e vittimizzanti entrambi):

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Lotta antiviolenza: non sto dalla parte di chi vuole più repressione

Lei scrive:

Cara Eretica,

vorrei parlarti di una cattiva sensazione che ho in questo periodo. Mi riferisco al fatto che le discussioni sulle molestie e le violenze mi fanno sentire a disagio. Mi preoccupa il fatto di ritrovarmi a commentare assieme a persone che più che di cultura dello stupro parlano di punizioni severe, castrazioni chimiche e cose del genere. Mi pare che ci sia tanta gente che cavalca alcune lotte e quando diamo per scontato di vivere in un mondo in cui quella gente ha finalmente acquisito la stessa sensibilità alla fine appare chiarissimo che non è così.

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Lettera aperta al mio ex violento

Dalle illustrazioni di donne ribelli di Obey

 

Lei scrive:

Ciao *****,

sono io, Sveva. Non sono sicura che leggerai questa lettera, anzi, sono abbastanza certa che non ti capiterà mai sotto gli occhi. Ci sono tanti altri ***** come te nel mondo e, in effetti, sarà come scriverla a chiunque – salvo qualche particolare del tempo che abbiamo “condiviso”.

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Warned: se non sei una beddamatresantissima sei squalificata

[lo spot che alcune mamme hanno considerato oltraggioso]

le discussioni di questi giorni sulla pagina facebook, a proposito di madri pentite, madri affaticate, madri imperfette e umane e padri che si prendono cura dei figli capovolgendo il ruolo stereotipato e sessista che immaginerebbe solo la donna ad assumere quei compiti, mi hanno fatto rendere conto di una cosa. quello della maternità è un argomento del quale non si può parlare senza assistere ad una guerra tra chi ce la più lungo, il sapere sulla maternità, e a chi ce l’ha più dura, l’arma per colpire quelle che non seguono la norma. una guerra che lascia mort* e ferit* a perdita d’occhio.

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Aboliamo il matrimonio: è sfruttamento!

Se vi dicessi che il matrimonio è un contratto e in quanto tale implica dei doveri da assolvere, tra i quali quello della consumazione del sesso; se vi dicessi che moltissime donne sono state costrette a sposarsi per obbedire ad una morale maschilista e patriarcale, per via di quello status al quale ogni donna dovrebbe tendere (la donna onesta), per non fare nascere figli “illegittimi”, per non fare sesso fuori dal matrimonio, cosa altresì scandalosa e che può costare uno stigma sociale, una lettera scarlatta che non riuscirai a strapparti via dalla pelle.

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