Autodeterminazione, Comunicazione, Contributi Critici, Critica femminista, R-Esistenze

Antropologhe femministe e transfemministe a favore della legge contro l’omo-lesbo-bi-transfobia e il sessismo

Ecco un comunicato e un appello che ci piace condividere. QUI il link dove potrete dare la vostra adesione. Buona lettura!

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In occasione della discussione del Disegno di Legge Zan alla Camera prendiamo parola come antropologhe femministe e transfemministe per esprimere il nostro sostegno alla legge contro i crimini d’odio verso donne e soggettività lesbiche, gay, bisessuali, asessuali, trans*, intersex, queer e non binary e per rimarcare la necessità di mantenere all’interno del testo di legge il concetto di identità di genere insieme a quello di orientamento sessuale.

Scriviamo da un preciso posizionamento teorico in quanto studiose, studentesse, ricercatrici, professioniste e/o attiviste antropologhe che sulla base del proprio percorso accademico, lavorativo e/o politico vogliono proporre una riflessione antropologica all’interno dell’attuale dibattito sul rapporto sesso-genere, affinché il legislatore scelga di operare consapevolmente e valuti di avvalersi, ora ed in futuro, di competenze idonee a sviluppare tali dibattiti.

Rivendichiamo inoltre il nostro posizionamento personale e politico come donne femministe e transfemministe e ci riconosciamo in un particolare pensiero femminista e in un’identità di genere “donna” intesa come prodotto di specifiche relazioni di potere e categoria plurale, fluida e sempre in divenire. Rifiutiamo, infatti, le affermazioni biologiste che in questi giorni abbiamo sentito provenire tanto da ambienti dichiaratamente di destra quanto da alcune femministe e lesbiche che rivendicano il sesso biologico come base per l’identità di genere, considerando quest’ultima come qualcosa di fisso e immutabile, ancorato a un’anatomia che rinchiude le molteplici soggettività nella gabbia del binarismo di genere uomo/donna.
In tal senso, lontane da logiche separatiste e binarie in cui non ci riconosciamo, riteniamo altresì importante prendere parola e portare avanti questa rivendicazione in quanto soggettività che si identificano come donne, nella pluralità di accezioni con cui tale genere viene vissuto e riappropriato da ognun* di noi.

L’antropologia offre notevoli strumenti teorici e pratici capaci di decostruire e problematizzare le categorie che ci appaiono naturali e l’introduzione della nozione di genere nelle scienze sociali e nelle rivendicazioni femministe è stata fondamentale per denunciare il carattere sociale e politico dell’oppressione cis-etero-patriarcale. L’intreccio tra lo sviluppo della categoria di genere, gli studi antropologici e le rivendicazioni dei movimenti femministi e queer ha permesso, e tutt’oggi permette, di osservare e smascherare i processi di incorporazione e naturalizzazione delle norme che nel nostro contesto occidentale si impongono sui nostri corpi attraverso un rigido binarismo sessuale e di genere. Numerose ricerche hanno decostruito l’allineamento normativo tra sesso biologico, identità di genere e ruolo di genere mostrando innanzitutto come quest’ultimo fosse l’insieme delle caratteristiche, dei compiti e delle attività culturalmente associate al maschile e al femminile sulla base di norme e stereotipi di genere e, per questo, impossibili da ricondurre al campo della biologia.

Le riflessioni interdisciplinari sul corpo e sul rapporto natura-cultura e sesso-genere, in occidente così come in altri contesti socioculturali, hanno portato a mettere in discussione l’universalità e la stabilità delle categorie identitarie (e di analisi), denunciando il loro carattere normativo e nominando la pluralità interna alle stesse categorie. Le identità di genere “donna” e “uomo”, da tempo, sono state sganciate da una presunta anatomia binaria e sono apparse come prodotti di specifiche relazioni di potere che nel mondo occidentale si traducono in un sistema dove il Soggetto Universale, uomo cisgenere, bianco, eterosessuale, abile, produttivo rappresenta il punto di riferimento egemone attraverso cui si costruisce l’Altro, la diversità, la minoranza. È in questa logica binaria che la violenza strutturale si abbatte sulle donne e sulle minoranze sessuali e di genere in modi diversi, ma sempre derivante da una “matrice comune” rappresentata dalla norma eterosessuale naturalizzata.

L’incorporazione delle disuguaglianze sociali e l’intersecarsi delle molteplici linee di oppressione nei processi di soggettivazione, oltre a rendere vano qualsiasi tentativo di tenere separate le categorie identitarie come genere, sesso, orientamento sessuale, appartenenza culturale, classe, dis/abilità, religione, consentono di pensare il corpo come luogo politico, intersezionale, quotidianamente prodotto tra tecniche di disciplinamento e pratiche di (r)esistenza dei soggetti. Ribadiamo, quindi, ancora una volta che ormoni, genitali o cromosomi non determinano l’identità di genere della persona che, al contrario, è costruita giorno per giorno in precisi contesti situati.

È in questo modo che l’identità di genere acquista un significato politico fondamentale come spazio di libertà, autodeterminazione e possibilità oltre qualsiasi tentativo di restrizione normativa. Questo concetto, infatti, non “minaccia”, “cancella” o “dissolve” alcuna differenza sessuale normativa, al contrario, permette di pensare il rapporto tra corpo e soggettività in modo non deterministico, aprendo infinite possibilità di (r)esistenza per tutte le soggettività, tanto a persone che rientrano nelle norme di genere quanto a coloro che le smascherano e le eccedono.

Crediamo quindi sia quanto mai necessario preservare il concetto di identità di genere all’interno del Ddl Zan e ci uniamo alle tante voci queer e transfemministe che nelle piazze chiedono “Molto più del Ddl Zan” per ribadire che questa legge è solo un primo passo, poiché c’è bisogno di interventi strutturali per promuovere un cambiamento sociale e culturale radicale che metta fine alle discriminazioni e alla violenza.

Un primo passo non più rimandabile per tutte le soggettività di genere e sessuali dissidenti che quotidianamente subiscono discriminazioni. Appare tuttavia evidente come l’approvazione del Ddl Zan, laddove integri la cosiddetta “clausola salva-idee,” costituirà un fallimento politico e culturale. Inserire il riferimento alla “libertà di opinione” nel testo, sul piano giuridico, risulta essere inutile e pericoloso, un chiaro gesto che delegittima l’intera legge contro l’omo-lesbo-bi-transfobia. L’inserimento di questa clausola non risponde alla necessità di difendere la pluralità delle opinioni, già garantita dalla Costituzione, ma a una chiara volontà politica che preferisce scendere a patti con forze conservatrici e cattoliche piuttosto che assumersi la responsabilità di un radicale cambiamento culturale. Per questo siamo contrarie all’introduzione della clausola nel testo e ribadiamo che l’omo-lesbo-bi-transfobia e il sessismo non sono un’opinione.

Appoggiamo dunque questa legge, senza la “clausola salva-idee”, come simbolo importante di un cambiamento più ampio e che quotidianamente tentiamo di promuovere nei nostri spazi, interni ed esterni all’accademia.
Come antropologhe femministe e transfemministe difenderemo sempre il diritto ad esprimere liberamente la propria identità di genere e l’autodeterminazione delle soggettività come atto dissidente contro la violenza strutturale e non accetteremo mai alcuna strumentalizzazione della libertà di opinione per giustificare condotte omo-lesbo-bi-transfobiche e sessiste.

Per le vostre adesioni firmate QUI.

Antropologhe femministe, transfemministe e altr* sostenitrici/tori/*:
Elena Forgione antropologa transfemminista, Alice Manfroni antropologa transfemminista, Sofia Cianfarani antropologa transfemminista, Marta Rossi antropologa transfemminista, Tecla Genovese antropologa transfemminista, Silvia Di Meo, Chiara Cacciotti, Silvia Cirillo, Valentina Acquafredda antropologa transfemminista, Cecilia Draicchio, Margherita Gastaldi antropologa transfemminista, Roberta Zappulla, Alessandra Cristina, Simonetta Grilli, Marcia Leite, Alessandro Arfuso, Daniele Quadraccia, Francesco Aliberti antropologo, Fabrizio Astolfoni antropologo, Rosa Claudia Altieri, Simona Valenti, Carolina Vesce, Alessio Vittori, Livia De Paoli, Giulia Longoni, Giulia Tarquini, Dario Bettati antropoologo, Anna Giulia Macchiarelli, Sergio Sturiale, Valentina Sarlo, Matteo Mazzoni, Fulvio Cozza, Arianna Assanelli, Valentina Lucia, Luca Capuano, Jasmine Di Benedetto antropologa, Marta Vassallo, Maria Cristina Pantellaro, Loredana Piacentino antropologa, Elisabetta Tinti Salati, Giulia Parker, Chiara Conte, Rosaria Bregamo, Chiara Cosentino antropologa femminista, Michele Maiella, Daniela silveri Antropologa transfemminsta, Flavio Iurato, Sara Battaglia, Lucia Milano, Dario Carpini, Giulia Bevilacqua, Irene Falconieri, Paola Schierano, Francesco Bravin Antropologo, Giulia Pieraccini, Simone Valitutto, Carmela Ferrara, Milena Pavlovic, Cinzia Braglia, Fabio Mugnaini, Riccardo Putti, Daiana Iermano, Irene Gioia, Silvia Pitzalis, Fabio De Blasis, Lorenzo Santoro, Miriam Castaldo, Francesco Fanoli

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