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Lo stigma della puttana: un approccio non proibizionista al lavoro sessuale

 

di Pia Covre (da La Falla)

Parlare di prostituzione o di sex work (lavoro sessuale) oggi, implica avere presente un ampio spettro di fatti, leggi e soggetti, contrariamente alle semplificazioni che vengono attuate dalla maggioranza dei media o nel dibattito generale, che di volta in volta rendono visibili solo porzioni di un mercato che è assai variegato.

Quello che nel mondo viene genericamente definito il “mercato del sesso” va, infatti, dai bordelli alle saune, dagli strip-club agli angoli delle strade, dai set dei video porno agli appartamenti, dalle agenzie di escort alle cam-girl. Ci lavorano donne, uomini, transgender e transessuali. Essi costituiscono una comunità di lavoratori e lavoratrici che, a seconda dei contesti sociali e legali del Paese dove operano, delle condizioni personali e dell’età, possono operare autonomamente oppure in forma dipendente da terzi che gestiscono e organizzano il loro lavoro. Un esempio sono i bordelli in Austria, dove la prostituzione è legale con licenza, o i grandi eros center in Germania e Austria, in cui il/la sex worker affitta i servizi ma decide in maniera autonoma sul proprio lavoro. Quest’ultima è attualmente l’opzione più comune in Europa, nei Paesi dove il lavoro sessuale è regolamentato.

La condizione di autonomia è soggettiva e dipende ovviamente molto dalle opportunità, dalla consapevolezza e dall’autodeterminazione. A volte ci sono circostanze che la limitano pesantemente, ci sono persone che sono obbligate a prostituirsi contro la propria volontà e con forti pressioni e abusi; fra queste, vi sono anche vittime di tratta.   [Read more…]

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Ddl Pillon: dove sta l’interesse per i minori?

In rete si discute molto del ddl Pillon sull’affido condiviso o, per meglio dire, dei vari cambiamenti proposti a modifica del diritto di famiglia. Mi piacerebbe parlarne nel merito e senza generalizzazioni. Soprattutto mi piacerebbe discutere ridefinendo, senza ricorrere all’emergenzialità, i tempi che precedono l’eventuale discussione e approvazione di un ddl. Spero che questa variazione sul tema possa invitare ad una discussione civilmente politica.

Faccio una sintesi dello stato dell’opera. Il ddl è stato presentato e dopo deve seguire un iter passando attraverso le varie commissioni chiamate a dare un parere. All’interno delle commissioni in genere si richiamano altri ddl sul tema che sono stati presentati nella precedente e in questa legislatura. Al momento il ddl pillon è fermo alla commissione giustizia. Dalla relazione introduttiva si capisce che nell’ultima seduta della commissione giustizia il ddl è stato solo presentato. Poi vengono presentati anche gli altri ddl per mirare ad una sintesi che li comprenda, includendo gli emendamenti che “aggiustano” il ddl prima che venga rilasciato dalla commissione. Si prevedono audizioni parlamentari che si rivolgono a specifici contesti e gruppi che possono offrire un parere e tra questi ovviamente ci saranno i sostenitori e le sostenitrici del ddl e la sua controparte – voglio ben sperare – con i centri antiviolenza e varie associazioni contro. Per finire: l’iter, così come la democrazia impone, dura mesi o addirittura anni e quel tempo serve per i passaggi tra senato e camera in cui altri mille emendamenti possono essere presentati dalla maggioranza e dall’opposizione, per rallentare o velocizzare la discussione.

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La sessualità che non si può ancora raccontare

Foto di Montoya

La mia vita sessuale si può descrivere per fasi. Quando la lubrificazione consentiva una penetrazione profonda, quando le acrobazie potevano sfidare gli allenamenti da circo, quando la fantasia premiava in orgasmi plurimi, quando la libido frenava le richieste altrui, quando l’agilità iniziò a venire meno, quando fare sesso diventò un’impresa.

Al momento mi piaccio a pezzi: amo i miei piedi, mi piace la mia pelle liscia e morbida, adoro le mie mani. Il mio viso fa sempre la sua porca figura e il capello riesce nei movimenti leonini. Le mie tette sono in fase di crollo ma a lui piacciono. Il culo è più rotondo, parecchio più rotondo e assieme ai miei fianchi e alle cosce forma una massa con cellulite sparsa. L’apertura delle mie gambe non è niente male anche se devo tenere conto di tanti fattori. Dipende dalla sua capacità di sfidare la gravità.

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Raccontare il femminismo: violenza domestica e violenza di genere

 

Alla fine degli anni ottanta e per tutti gli anni novanta la violenza domestica non veniva trattata all’insegna della prevenzione. Eppure era logico immaginare quali fossero le strategie violente e di persecuzione di un coniuge fragile, spesso dipendente economicamente e con un figlio che diventava la priorità assoluta giusto per non privarlo di un tetto e di un sostentamento vitale.

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Raccontare il femminismo: il corpo giovane e quello “vecchio”

Alla trasformazione del corpo delle donne nessuna può sfuggire. Nessun moralismo sulla chirurgia plastica. Il femminismo incoraggia a rispettare le scelte delle donne. Ogni tipo di libera scelta senza alcuna obiezione per quel che voi individualmente preferite fare.

Quel che però è necessario ricordare è che il corpo delle donne subisce un’imposizione che viene legittimata da chi pensa che valorizzare la differenza, al punto da farne un imperativo biologico, significhi praticare una via di liberazione. Quella differenza diventa il motivo per cui qualcuna immagina di poter determinare chi sia donna e chi no. Diventa motivo di discriminazione per le donne trans e per qualunque donna che osi mettere in discussione il determinismo biologico.

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Raccontare il femminismo: dal reato di adulterio alla legge per il divorzio

Proviamo a fare una sintesi delle leggi che bene o male ci hanno creato molti problemi. Potreste dare per scontato ciascun diritto di cui ora fruite. Così non è. E’ servito tanto tempo per fare in modo che le donne fossero considerate persone dentro e fuori la famiglia. Serve ancora del tempo per assicurarci che i diritti guadagnati non vengano smantellati da chi vuole portarci indietro. Alle leggi che seguono potreste aggiungere la legislazione sulla discriminazione delle donne nel lavoro. Si tratta sempre di roba recente, non credete. Se vi viene in mente altro ditemi.

Andiamo con ordine. Per esempio:

Adulterio

L’infedeltà coniugale nel diritto italiano era disciplinata dagli articoli 559 e 560 del codice penale, che prevedevano rispettivamente le fattispecie di adulterio e concubinato. Per la moglie costituiva reato il semplice adulterio, che vedeva punito anche l’amante della donna. La pena era prevista in misura maggiore nel caso di relazione adulterina di maggiore durata. Il delitto era punibile a querela del marito.

Quando a commettere il reato era il marito, invece, l’infedeltà era punita solo nel caso in cui avesse tenuto una concubina nella casa coniugale o altri luoghi noti.

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Raccontare il femminismo: secoli di torture e stupri sulla pelle delle donne

Siamo all’epoca dei feudi e dei territori appartenenti ai Signori che dominavano i servi della gleba e – più di tutti – le donne schiave. Da un bel po’ il revisionismo di cattolici integralisti ci dice che non esistevano gli strumenti di tortura degli inquisitori, la cintura di castità o lo ius primae noctis. Dicono che perfino gli stupri commessi nel corso delle crociate o i roghi e le torture inquisitorie sarebbero invenzioni delle perfide femministe. La realtà è che – assieme ai seguaci di altre religioni – i cattolici, la chiesa, il successivo istituto inquisitoriale così come le norme in difesa dei potenti miravano sempre al controllo della sessualità femminile e a quello delle nascite. La cintura o altri strumenti di tortura servivano a fare in modo che il padrone fosse sicuro del fatto che il figlio nato non poteva essere che suo. Tutto ciò perché l’adulterio era un gravissimo reato per le donne e perché la discendenza delle famiglie era la cosa più importante.

Il feudatario e il signore invece – che si tratti di legge scritta o meno non importa – potevano stuprare tutte le schiave che volevano e questo divenne inaccettabile, tempo dopo, solo perché fu una lotta tra uomini, un patriarca contro l’altro a garantirsi la proprietà di un corpo di donna e così la discendenza (ricordate il fascistissimo slogan, ancora attuale, “non toccate le Nostre donne”?). Le donne venivano date in pasto ai soldati per calmarli e venivano rinchiuse per anni se solo osavano disobbedire. Il destino delle donne era segnato quando fuggivano per nascondersi tra i boschi o nelle montagne. Di come le donne che aiutavano altre donne ad abortire o di come alcune diffondessero notizie di magie per tenere lontani stupratori e malintenzionati immagino sappiate qualcosa. Ma la ribellione fu sedata a furia di processi e torture, uccisioni e massacri e questo è successo per riottenere il controllo dei corpi delle donne, tra le altre cose.

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