Antisessismo, R-Esistenze, Ricerche&Analisi

Tutte le donne dei Re

Studiando le monarchie che si sono formate dopo l’era tribale, soprattutto dal 1400 al 1700, sia in oriente che in occidente, ho trovato una costante: a quel tempo le donne vivevano da schifo.

Le donne non nobili erano schiave, le nobili lo erano comunque a prescindere dalla casta di appartenenza. Molte donne venivano vendute dalle famiglie in povertà ed erano alla mercé dei padroni. Le nobili venivano cresciute esclusivamente perché obbedissero ai matrimoni combinati dalle famiglie. Non potevano rifiutarsi e ovviamente la legge diceva che sarebbero state punite per adulterio se solo qualcuno per strada passava loro accanto.

Continua a leggere “Tutte le donne dei Re”
Personale/Politico, R-Esistenze, Salute Mentale

Vedere fuori da me

Se si è depressi è difficile mangiare, dormire, uscire, mettere le scarpe, lavarsi, fare tutto. Ci si sente come in perenne rischio di essere risucchiati dalle sabbie mobili. Si perde il senso del tempo e infine si molla ogni capacità di evitare pericoli. Ci si potrebbe ritrovare ad attraversare una strada mentre il semaforo per i pedoni segna il rosso. Si perde il senso di mobilità ma anche quello di sopravvivenza.

E nelle fasi di recupero è difficile perché bisogna allenare la mente come fosse un muscolo. Gli altri non vedono impedimenti reali e temono di non cogliere i segnali. Chi sta vicino alle persone depresse vive l’ansia di non riuscire a intervenire in tempo qualora accadesse qualcosa di irreparabile e questo può essere definito disturbo da stress post traumatico. Quando la persona depressa non riesce a vedere nulla e tantomeno chi le sta vicino, quando non riesce a mostrarsi a nessuno salvo a chi la assiste, può diventare difficile per tutti.

Riuscire a vedere l’altro che non riesce a risolvere l’ansia è un progresso ma sarebbe utile che le strutture sanitarie prevedessero un servizio per assistere pazienti e chi si prende cura di loro. Allo stato attuale è già complicato assistere i pazienti, figuriamoci gli altri. Tuttavia curare questa malattia implica dover pensare al benessere di tutti. Mi chiedo perché non ci si pensa e perché devo preoccuparmene io depressa invece che le strutture sanitarie di competenza.

Continua a leggere “Vedere fuori da me”
Culture, Personale/Politico, R-Esistenze, Salute Mentale

Donne nascoste: la malattia difficile da svelare

Tra le donne più isolate e quindi più nascoste ci sono quelle affette da disturbi mentali. Ancora oggi vi sono famiglie che si vergognano della condizione delle loro figlie e le inducono a sentirsi in colpa. Se la famiglia non le sostiene loro non chiederanno aiuto e anche se potranno farlo tanto non basterà a salvarle dalla direzione a senso unico verso la quale vergogna e colpa le conduce.

Vi sono situazioni in cui la donna che ha un disturbo mentale viene semplicemente ignorata o a lei viene data la colpa di essere diversa e anormale. Così la famiglia si protegge, attraverso la rimozione della responsabilità che dovrebbe assumersi. Lo stesso vale per la società che rimuove il problema spingendo le donne ad essere rinchiuse, nascoste, in luoghi in cui viene attuato controllo ovvero in piccole stanze di case in cui a loro non è consentito provare alcuna forma di speranza.

Tutte le donne che hanno avuto o attraversano periodi difficili vengono spinte a nascondersi. Si fanno male, di nascosto. Si abbuffano, di nascosto. Vomitano, di nascosto. Digiunano, di nascosto. Ingeriscono pillole, di nascosto. Piangono, di nascosto. Perché nessuno deve sapere, ne va dell’onore familiare e della reputazione di una rete collettiva che non sa sostenerle quindi ripiega sullo stigma. Sono le donne nascoste ad avere un problema, loro soltanto, non la società, non la famiglia, non gli amici, non i conoscenti.

Continua a leggere “Donne nascoste: la malattia difficile da svelare”
Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, R-Esistenze, Salute Mentale

Donne nascoste: l’abuso e l’amnesia dissociativa

Mi scrive una ragazza ventinovenne. Ha vissuto isolata e al buio per gli ultimi quindici anni. Una delle conseguenze che ha sopportato, sopravvivendo a fatica, dopo aver subito un trauma ripetuto nel tempo, è quella di non ricordare dettagli che riemergono poco a poco, ogni volta lasciandola sempre più devastata, trovandola impreparata, paralizzandola e imponendole la ricerca di un unico rifugio, al chiuso, per proteggersi.

Paola ha vissuto perciò un tempo infinito sentendosi braccata, cercando il buio per nascondersi, per la paura causata dai ricordi. Quando superficialmente le hanno dato della paranoica, senza ascoltare e comprendere il suo vissuto, lei si è sentita ancora più sbagliata. Il punto è che il trauma non scivola via in un attimo senza causare dolore.

Lei ha sofferto di grave amnesia dissociativa, ha continuato a frequentare gli uomini che l’hanno ripetutamente stuprata, crudelmente, sogghignando e immaginando forse che lei facesse finta di niente perché la prima volta le era piaciuto. Lei tentava di sopravvivere e loro le hanno inflitto torture sadiche e umilianti, l’hanno perfino offerta come agnello sacrificale ad amici che hanno pagato per prendere parte al banchetto.

Per anni Paola si è sentita sporca, ha provato vergogna, ha ritenuto di essere immeritevole di tenerezza e amore. Per anni lei si è inflitta ferite e ha lasciato solchi profondi sulla pelle cicatrizzata. Non ha trovato comprensione in nessun luogo. La famiglia voleva che lei facesse finta di nulla perché altrimenti avrebbe perso onore per quella figlia sulla bocca di tutti. Le compagne di scuola e poi altre presunte amiche le hanno detto che non doveva essere accaduto nulla di così terribile giacché lei non ricordava.

Continua a leggere “Donne nascoste: l’abuso e l’amnesia dissociativa”
Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, R-Esistenze, Salute Mentale

Donne nascoste

Ci sono persone che vorrebbero trasformarci in ombre. Non serve poi molto. Imprimono un insolito senso del pudore. Regolano la nostra morale. Costruiscono nuovi muri perché le nostre rivendicazioni vi sbattano contro e ci venga restituito solo il senso di colpa per averle pronunciate. Diffondono stigmi che racchiudono la nostra complessità in minuscole scatole dalle quali dovremo faticare ad uscire, un pezzettino alla volta.

Stereotipi sessisti, imposizioni di ruoli, meccanismi di marginalizzazione di tutte le donne che non li accettano come propri. Diminuzione della nostra possibilità di vivere, per schiacciarci nell’angolo che ci consente solo di emettere mezzi respiri. Privazione di spazio perché le donne non possano espandere sicurezza e autostima. Torture violente che individui e istituzioni realizzano per ricordarci che non siamo altro che corpo, una piccola percentuale di esso, una minuscola capacità biologica che non possiamo fare altro che mettere al servizio degli uomini.

Dedicherò alcune narrazioni a questo per qualche giorno, perché ho ricevuto storie che non potrei meglio definire e vi invito a inviarmene altre se volete raccontare o condividere il dolore. Ascolterò e lo abbraccerò, mi e vi porrò quesiti, farò tesoro di tutto per riflettere insieme.

Continua a leggere “Donne nascoste”
Autodeterminazione, R-Esistenze

Chi vuole l’aborto insicuro e illegale?

Il governo attuale di certo non lo vuole sicuro e legale. La questione è talmente prioritaria che hanno preferito soprassedere su temi economici e rivendicazioni di ulteriori diritti al G7. Hanno invece partecipato per cancellarne uno che riguarda le donne.

Devono renderci scomodo vestire i panni di donne autodeterminate. Puniscono il fatto che siamo esposte, partecipi, protagoniste delle nostre vite. Ci vogliono nascoste, colpevoli, pentite, redente. Il ciclo delle “nascoste” inizia qui. Ne parlerò ancora e inviterò anche voi a farlo.

Continua a leggere “Chi vuole l’aborto insicuro e illegale?”
Antisessismo, Autodeterminazione, Culture, R-Esistenze

Storia breve dell’Italia sessista

Le donne erano proprietà di padri e mariti, se stuprate venivano consegnate agli stupratori con il matrimonio riparatore, se insistevano nel denunciare il crimine subito venivano definite sgualdrine e a loro era attribuita la colpa di aver indotto l’innocente maschio a stuprarle.

Attraverso il sangue e le lotte delle donne alcune leggi sono cambiate. Non più matrimonio riparatore ma la concessione paternalista della legge contro la violenza sessuale definita come atto contro la morale pubblica. Uomini stupravano e altri uomini stabilivano l’entità del danno procurato non alla vittima ma al loro padre, fratello, marito, finanche passante purché maschio. Recalcitranti maschilisti istruirono polizie sessiste a non accettare le denunce a carico di stupratori e a spiegare alle vittime che avrebbero dovuto vestire diversamente, comportarsi in altro modo, non uscire da sole la sera specie se non accompagnate da un altro uomo.

Decenni dopo la legge, scritta da donne per le donne, descriveva lo stupro come reato contro la persona e quella persona doveva per forza essere individuata nella vittima e non negli uomini che attraversavano la sua vita. Sin dal primo vagito della legge, assieme agli sforzi sovrumani di maschi autonominati quali deterrenti alle ribellioni delle vittime di stupro, lo stupratore usò un’altra istituzione autoritaria, ancora in via di evoluzione, per cercare di trarne vantaggio. Le prime perizie psichiatriche che giudicavano i criminali non in grado di intendere e volere videro la luce giusto negli anni in cui matrimonio riparatore e delitto d’onore furono cancellati dal diritto penale.

Continua a leggere “Storia breve dell’Italia sessista”
Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Culture, Precarietà, R-Esistenze

Disaster culture: livellatore coscienza sociale

Come analizzato nel precedente post esistono vari modi per anestetizzare la rabbia sociale e dirigerla verso falsi miti, false credenze, superstizioni di massa, intrattenimento che distrae, deleghe a supereroi, all’uomo forte del momento e così via. Leggete QUI per riprendere le fila del discorso.

L’altra riflessione che volevo condividere, concentrata sui metodi usati per reprimere, censurare, sabotare, gesti di ribellione riguarda la cultura dei disastri narrata in libri, film, serie tv. Non parlo di quelli dedicati all’apocalisse che notoriamente sono immondizia spacciata per vera fantascienza. Parlo di quelle narrazioni in cui il conflitto di classe semprerebbe stemperato dalla consolazione che quando sarà un’asteroide, un’eruzione vulcanica o un terremoto a colpirci ci troverà tutti egualmente esposti. In realtà non è così e non perché i ricchi possono permettersi stazioni spaziali o bunker sotterranei. Non lo è perché la radice stessa dei disastri dice che chi vive già in condizioni di svantaggio crepa per primo.

Analizziamo: nel caso in cui arrivi un terremoto, uno tsunami, un qualunque disastro naturale, i primi luoghi a perire saranno le baracche dei poveri, le abitazioni realizzate con materiale scadente da stronzi arricchiti ai quali non frega nulla del fatto che le strutture costruite malamente crolleranno senza esitazioni. Il conflitto di classe non va guardato nel momento in cui il ricco e il povero stanno per strada e un palo si abbatte su di loro. Va visto invece quando il ricco costruisce per se una casa antisismica, con fondamenta fortissime, su un terreno mai dissestato, e costruisce invece ponti, scuole, ospedali, abitazioni, palazzi, con cemento impoverito, senza fondamenta che non svelino crepe ad ogni auto di passaggio nelle vicinanze, senza reali analisi geologiche né progetti di prevenzione antisismica.

Continua a leggere “Disaster culture: livellatore coscienza sociale”
Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Culture, Precarietà, R-Esistenze

Come si nega la giustizia sociale

Nella società capitalistica troviamo innumerevoli esempi di identità violate: adolescenti afflitti da bullismo, neolaureati sulla cui testa già pende un debito contratto per un prestito studentesco, lavoratori precari sfruttati e malpagati, malati che non hanno soldi per pagarsi le cure, famiglie massacrate col ricatto che se non si lasciano sfruttare e se non scendono a compromessi non potranno pagare mutuo, spesa, bollette, il semplice cibo da mettere in tavola, donne uccise da istituzioni, da uomini che non accettano l’abbandono, da uomini che le usano come psicofarmaco per attenuare la paura di vivere.

Le incertezze sono tante e tali che dopo un periodo di ottimismo giovanile grazie al quale pensiamo di poter diventare ciò che vogliamo e fare ciò che desideriamo ci scontriamo con la dura realtà fatta di disillusione, frustrazione, amarezza, rassegnazione. La vita fa paura e per lo più vengono repressi gli istinti di ribellione che sono anche la spinta per il progresso dell’umanità. Ti ordinano di cancellare la rabbia e affidarti a un’istituzione autoritaria come la polizia nata, come si sa, qualche secolo fa per sorvegliare i confini territoriali, per ribadire differenze di classe e razza e genere, per difendere proprietà assegnate a chi ruba di più e in modo più spregiudicato.

Ci si impegna a sopravvivere e ti addebitano il costo di ogni pensiero di rivolta. Ti insegnano che ogni sconfitta dipende da te, che ogni gesto di ribellione porterà ad una tua rovinosa caduta. Useranno repressione contro sciopero, rivendicazioni di diritti, resistenza all’autoritarismo, legittima difesa. Nel frattempo ti imporranno modelli di riferimento che faranno appassire ogni tuo bisogno di autodeterminazione.

In America ti offriranno supereroi che nella fantasia possano sostituirsi a te mentre tu continuerai ad essere schiavo e consumatore perfino nel tempo libero, quando dovresti smettere di lavorare e invece diventi proficuo oggetto e bersaglio di messaggi che ammorbidiscono la tua rabbia perfino quando stai sul divano a vedere un film.

Continua a leggere “Come si nega la giustizia sociale”
Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Personale/Politico, R-Esistenze, Salute Mentale

Di sovradeterminazione si può morire

Oggi e domani a Firenze trovate due giornate fitte di interventi interessantissimi e riflessioni necessarie. Avrei dovuto esserci anch’io ma ho dovuto arrendermi al panico da uscita e quindi condivido qui ciò che avrei raccontato loro. Spero partecipiate all’evento e che il mio scritto vi sia utile. Buona lettura!

——-/-///////////////::::::::::::::::::::;;;;;;;;;;;;;((((((((((

Da quando è iniziato il mio inferno? Non lo so più. Mi sembra di essere da sempre intrappolata in ragnatele enormi. Districata una se ne forma subito un’altra. Cos’è cambiato dunque? Il fatto che ora riesco a parlarne, anche se non ancora fisicamente. Il fatto che non me ne vergogno, che su di me non fa più presa lo stigma e non ho più la necessità di dover apparire efficiente, sicura, perfetta come la società mi vorrebbe. Mostro la mia vulnerabilità e me ne frego dei giudizi, dei commenti ingiuriosi sul web. Non importa, perché poco a poco, nella mia vita, sono stata in grado di liberare piccoli pezzi di me. Il mio vissuto personale è diventato politico, la mia vulnerabilità è diventata motivo per dare una mano ad altr* che ancora restano nell’isolamento e nella paura di essere additat* come anormal*, disadattat*, pazz*.

Continua a leggere “Di sovradeterminazione si può morire”
Culture, R-Esistenze, Storie

Le preghiere non ci salveranno

C’è stato un tempo in cui in Sicilia si adorava il Dio Vulcano. Erano giorni segnati dalla concretezza, si pregava per qualcosa di tangibile: evitare il disastro. Poi qualcuno decise che la religione doveva restare al servizio dei potenti: incantare i possibili dissidenti, scoraggiare i ribelli, stigmatizzare la disobbedienza civile. Coltivare la propria spiritualità poteva essere un bene, metterla al servizio di chi la piegava, con colpevolizzazioni e indulgenze, al volere di ambizioni terrene non poteva che essere un male.

Qualcuno svelò che la religione poteva sembrare l’oppio dei popoli, ma se non si guarda al mondo diviso solo tra bianco e nero la vera questione riguarda il rispetto per la spiritualità di ciascuno e la condanna per chi imbonisce ogni anima per farle dimenticare sete di giustizia e lotte per i diritti e orientare le fatiche verso fanatiche letture della quotidianità.

Con l’isola in procinto di sprofondare si vedevano due fazioni religiose separate: una intendeva convincere i fedeli che se anche non sarebbero stati condotti verso la salvezza terrena, se non avessero ottenuto il permesso di evacuare, avrebbero di certo potuto trovare spazio nel paradiso celeste. Se c’è chi dice che quando soffri la fame, sei sfruttato, rischi di crepare per le condizioni terribili in cui vivi, in realtà devi mostrare calma, volontà di perdono, perché la vera salvezza ti sarà garantita nell’al di là, a te non verrà più in mente di svegliarti e lottare per ottenere maggiori e più equi diritti quando sei in vita. Religiosi che ti impongono di non disturbare i padroni che ti sfruttano sono certamente dalla parte di quei ricchi stronzi che potranno evacuare meglio e prima di te.

Continua a leggere “Le preghiere non ci salveranno”
Culture, R-Esistenze, Storie

Sorveglianti

Fin dai tempi più remoti i ceti superiori corrompevano alcuni esseri inferiori al fine di preservare il proprio potere. Il compito di quelli che venivano illusi di far parte di una classe media era quello di difendere unicamente i privilegi di chi guardava il mondo attraverso lenti ampie, dall’alto di un attico e della propria elevata funzione ereditata da nonni, padri, comunque gente arricchita grazie al sudore degli altri condannati a raccogliere polvere e umidità in un seminterrato.

La società non aveva realmente subito una qualche evoluzione. Ricchi assoldavano poveri affinché reprimessero rivendicazioni e dissenso espressi da altri poveri. Il messaggio era chiaro: se non usi toni compiacenti coi potenti, se non ti schieri e non li lasci a godersi tutto ciò che ti rubano, infine vorranno la tua testa. Serve che tu sappia che se resti in vita, a esercitare qualche marginale mansione, a illuderti di avere voce in capitolo sulle decisioni che pure ti riguardano, a sognare di poter raggiungere vette che inseguirai invano, scivolando lungo pareti rigidamente verticali nonostante tu abbia tentato di graffiarle, le unghie spezzate, il sangue profuso dai polpastrelli, se puoi tentare e in ogni caso fallire lo devi alla pietà dei ricchi.

La questione è più complessa di così: ai ricchi servono i poveri affinché possano accrescere la propria ricchezza. Perché i poveri sono mano d’opera, operai, lavoratori a basso costo, schiavi utili per far girare l’economia di ogni Paese. I poveri sono anche consumatori, vengono elogiati se nonostante il basso stipendio osano chiedere un prestito non tanto per sopravvivere ma per ostentare uno stile di vita che non potranno mantenere a lungo. Ai poveri si chiede anche di fare molti figli per rifornire i ricchi per le proprie necessità: altri guardiani, soldati, operai, schiavi.

Una società apparentemente egualitaria lascia intravedere la possibilità di formare sindacati, di poter accedere all’istruzione per migliorare la propria sorte. A ben guardare i sindacati sono deboli, alcuni collusi coi ricchi, gli operai che si ribellano vengono picchiati, le proteste sedate, il dissenso criminalizzato. A ben guardare per poter studiare servono prestiti universitari, rette altissime, alloggi dagli affitti stratosferici, spese quotidiane sempre eccessive.

Continua a leggere “Sorveglianti”
Culture, R-Esistenze, Storie

Flussi di immigrate per servizi familiari

Tra le donne in menopausa venivano selezionate quelle che avevano ben interpretato il proprio ruolo in famiglie eterosessuali, avevano generato prole e si erano prese cura di marito e figli. Questa l’unica possibilità di evacuazione per le signore il cui utero era diventato ormai inutile per la comunità.

Quando nella terraferma fu decretato lo stato di emergenza e fu eretto un muro per bloccare chiunque fuggisse dalla Sicilia senza rispondere ai requisiti necessari, il governo varò il decreto flussi in cui si restringevano le ammissioni solo alle donne che volevano prendersi cura di altre famiglie, di malati, uomini, vecchi, bambini.

I flussi furono stabiliti per rinominare la tratta delle schiave e fu così che Samira si trovò bloccata in un lager sulla costa già in gran parte sommersa, prima che la Sicilia sprofondasse del tutto. Il lager aveva una duplice funzione: l’intensa selezione delle signore da autorizzare per la migrazione e la sorveglianza delle loro peculiari personalità affinché nessuna infiltrata contraria al sistema eteropatriarcale sfuggisse al loro controllo.

Quando spiegarono a Samira che per sopravvivere doveva fingere di essere un po’ scema e completamente dedita ai lavori di cura lei mosse il capo, un ricciolo grigio scivolò sulla sua fronte, osservò gli abiti che indossava e disse a se stessa che poteva farcela. Avrebbe potuto cambiare aspetto, invecchiarsi un po’, sembrare meno minacciosa, meno intelligente, meno tutto. Superò il primo esame e fu ammessa nel lager e già questo le era sembrato un successo.

Continua a leggere “Flussi di immigrate per servizi familiari”
Culture, R-Esistenze, Storie

Fiamme e corpi non conformi

L’organizzazione per condurre in salvo le persone da evacuare subì un grosso arresto per via della difficoltà ad individuare gli impostori che volevano spacciarsi per riproduttrici e riproduttori utili nelle famiglie etero. Di tanto in tanto i valutatori di efficienza riproduttiva scovavano una lesbica o una persona trans. Era un compito assai complesso quello del valutatore. Trovare i trasgressori non era da tutti. Serviva una grande dose di capacità di osservazione e un occhio allenato in anni e anni di tirocinio presso le assemblee omofobe dei corpi speciali anti-gender.

Uno dei valutatori si distinse particolarmente nell’attività di deterrenza che scoraggiava lesbiche e trans dal volersi presentare ai raduni per accedere all’evacuazione. Egli volle dare l’esempio condannando al rogo una lesbica e una trans.

Situate in pali su cataste di legno alle due estremità delle zone di accesso, i loro resti avrebbero così accolto e disilluso chiunque avesse avuto voglia di prendere per il culo i valutatori.

Continua a leggere “Fiamme e corpi non conformi”
Culture, R-Esistenze, Storie

Intrappolati

Quando la Sicilia stava per sprofondare e i fumi delle eruzioni vulcaniche avvolsero l’isola ci fu un gran dibattito su chi ottenesse maggiori privilegi nel momento dell’evacuazione. Paternalisti che individuavano donne in età fertile per farle migrare presso famiglie in cui uomini scapoli esigevano servizi sessuali e riproduttivi si lanciarono in una campagna di promozione delle femmine sicule.

Venivano descritte come perfette schiave al servizio di mariti e figli, ottime fattrici dagli enormi allattanti seni. Le radunarono ai confini dell’isola, in un ambiente controllato affinché fossero visitate e venisse loro concesso il marchio utile per l’ammissione nella terra ferma.

D’altro canto si formò una banda di sabotatori che affermavano di non poter sopportare la discriminazione cui erano sottoposti a causa di quelle donne. Dicevano che le donne erano semplicemente avvantaggiate da ciò che tenevano in mezzo alle gambe e che i maschi subivano di tutto pur di poter oltrepassare lo Stretto.

Per punirle le rapivano e stupravano perché portassero in grembo un figlio erede della spavalda combinazione di geni maschilista altrimenti estinti. La pulizia etnica si svolgeva con la stessa convinzione buona per fanatici dell’ultima ora. Quei maschi giuravano vendetta contro le donne che gli avrebbero soffiato il posto e dando sfogo a perversione e violenza le sfiguravano perché infine non venissero scelte in alcuna fase dell’evacuazione.

Continua a leggere “Intrappolati”