Dopo un crollo conseguente a disturbo depressivo il corpo ne risente. Si riparte da capo, come quando si rompe un osso e segue la riabilitazione dopo aver tolto l’ingessatura. Un attimo perché si rompa e mesi e mesi per recuperare. Così bisogna riallenare la mente affinché i neuroni funzionino come si deve e poi si riprende a faticare prima per risollevarsi e poi per reimparare a camminare.
Sarebbe comprensibile se fosse un problema visibile. Invece diventa meno scontato riuscire a farsi ascoltare da chi ti sta intorno se si tratta di malattia mentale. Normalmente si ricomincia con una nuova ripartizione di farmaci e poi con una rieducazione dei ritmi sonno-veglia e della alimentazione. Metabolismo di base e infine movimento, per quel che si può. Sembra impossibile ma la paralisi psicologica equivale ad una immobilità fisica. Serve una vera e propria ripresa della mobilità. Si reimpara a masticare senza digrignare i denti. Si fa attenzione a tutti quei movimenti che sono naturali per chiunque: funzionamento dell’intestino, metabolismo, mantenimento dell’igiene, esercizio muscolare, riattivazione dell’uso delle ginocchia, pochi passi al giorno per riuscire a restare in piedi.
Essere impegnati in questo è faticoso, una battaglia quotidiana, come se ci si trovasse impigliati sul ciglio di un burrone, così si tenta la risalita per non restare in bilico. Per chi non capisce quello che succede è difficile trarre notizie dai silenzi di una persona impegnata in questa guerra. Così bisogna trovare le parole per dirlo. Per raccontare che dietro al tuo silenzio e alla tua lentissima ripresa c’è tutto un andamento faticoso che si svolge per tentativi.
Serve anche ricominciare a raccogliere i pensieri, imparare di nuovo a parlare, ricordare le parole, per me vuol dire reimparare a scrivere. Attualmente mi sento come se mi trovassi in terza elementare. I ritmi dei pensieri sono lenti e affaticati. La scrittura non è spontanea come quella che sono abituata a elargire.
Tutto è più lento, come se sulle mie falangi pesassero le conseguenze di una lobotomia in vita. Come se dovessi recuperare l’abilità di respirare. Io spero che chiunque si trovi in una condizione simile non sia solo/a, perché in solitudine deve essere terribile, specie se a mancarci è un grosso pezzo di noi stessi. Io mi manco, mi manca la rapidità e lucidità dei miei pensieri, la fluidità della mia scrittura, il ritmo veloce della mia lettura. Mi manco per quel che ero e non sarò più. Ora devo riallenarmi accettando ciò che sono.
Cercherò, per me stessa e per chi si trova nella medesima situazione, di scrivere della mia ripresa. Lo faccio anche per riempire i vuoti mentali e per recuperare la mia esigenza di scrittura.
Un abbraccio
Eretica Antonella
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