Personale/Politico, Scrittura

La curiosità

Continuo a studiare per documentarmi e capire come proporre in modo credibile un’ambientazione della mia prossima storia. Quel che ho capito è che siamo sulla terra da miliardi di anni e stiamo ancora su un carretto trainato da un mulo. Sappiamo molto poco di quello che ci riguarda, da dove veniamo, di cosa siamo fatti, come è nata la terra, come il nostro sistema solare, come certi elementi influenzano le nostre volte, come spazio e tempo si coniughino con la gravità, con tutto quanto. Ho anche capito che se qualcuno vorrebbe attraversare l’universo alla velocità della luce esploderebbe al primo tratto per l’enorme quantità di gas diffusa ovunque. Però è affascinante che ci sia crede che se vado in orbita un mio giorno corrisponde ad una settimana sulla terra o che esistono mondi paralleli. I fisici danno risposte e a volte se non possono darle inventano come noi scrittori di fantascienza. E’ meraviglioso, no? Meraviglioso sapere che il sole consentirà ancora miliardi di vita al nostro pianeta ma prima che i ricercatori comprenderanno i misteri che caratterizzano la nostra creazione e tutto il resto molto probabilmente gli umani uccideranno la terra per avidità ed egoismo. Incrociamo in termini interdisciplinare gli studi fisici a quelli dello sfruttamento dei combustibili fossili, della sovrapproduzione di diossido di carbonio, dell’ignoranza sul modo in cui riempiamo di immondizia tutto, si conclude che il nostro tempo è limitato da noi stessi. Catastrofista? No, realista.

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Personale/Politico, R-Esistenze

Mi sento in sospeso

Attendo notizie per ogni cosa, sono in bolletta e i miei scritti non producono granché reddito. Vendo poco, lo sapevo, ma poi mi arrivano proposte per migliorare il marketing e bisognerebbe pagare. Non basta il mio lavoro per produrre reddito? Devo anche pagare per pubblicizzare i libri che ho scritto e pubblicato? E’ tutto talmente fumoso e inconsistente eppure faccio molto e non so a cosa serve. Non migliora la mia condizione, so molto più di quanto non sapessi prima, rifletto tanto e immagazzino conoscenza, accumulo sapere che non potrà essere tramandato. Continuo a prendere farmaci e mi curano, sto meglio, pur se il mio cervello viene amputato della sua capacità di guardare le cose a 360 gradi con maggiore memoria e lucidità.

E’ frustrante, non so cosa fare. Forse è solo questo periodo estivo, di pausa per chiunque tranne che per me. Forse non riesco a fare ciò che presumevo fosse semplice, un passo alla volta. Ma sono presente, puntuale negli appuntamenti e negli impegni presi. Vorrei un po’ dormire qualche volta, fortuna che arriva la notte e il giorno dopo è ancora uguale. Nessun progetto che gratifichi la mia curiosità e nessun modo per spendere la mia intelligenza, mi sento inutile.

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Pensieri Liberi, Personale/Politico, Scrittura

Non sono sparita: mi sto documentando

Da giorni leggo, ascolto, guardo, cucino, sistemo, mi faccio tante docce perché non voglio accendere il condizionatore, porto calze che mi aiutano nella circolazione, altrimenti i piedi gonfiano, attendo notizie dall’assistente sociale per capire quando potrò iniziare il reinserimento socio lavorativo, prendo i farmaci, esco solo se necessario perché il caldo mi uccide, quello di Firenze ancora di più. Per cercare di realizzare uno scenario per un libro ho cominciato a leggere di geologia, terra, cosmo, stelle, terremoti, vulcani, placche, saprà Salvini che la placca africana spinge verso nord contro quella euroasiatica a colpi di 6 centimetri all’anno? Se li ritroverà sotto casa comunque dato che per il disastro ambientale c’è parte del sud desertificata e la gente ha fame e vuole mangiare. Ho letto di combustibili fossili, di energie alternative, di effetti da radiazioni, di quello che accade all’atmosfera, il buco nell’ozono, di quanto resta da vivere alla stella che chiamiamo sole, ho letto di rifiuti, di deforestazioni e cementificazione di letti di fiumi e aree che finiranno sott’acqua. la natura riprende ogni pezzo che gli abbiamo tolto. ho letto di ghiacciai, di glaciazione e scioglimento, di superficie marina che aumenta di un tot all’anno e di coste che saranno travolte, ho letto indagini accurate e approvate dai pari, quegli scienziati che ad ogni pubblicazione scientifica danno l’approvazione perché certi delle cose dette, non solo in teoria, ma per gli esperimenti fatti, con una causalità ed effetti previsionali incidenti. ho letto di fisica, meccanica quantistica, di entropia e indeterminazione, di macchine e intelligenze artificiali, ho capito il perché alcuni scrittori di fantascienza sono o erano fisici, poiché delusi da un certo dogmatismo che gli impedisce i vedere oltre. quindi scrivono fantascienza, non senza poggiare le invenzioni su dati reali. ho rivisto vecchi film basati su sceneggiature che parlano di disastri e maremoti, terremoti e onde anomale, di elettromagnetismo e sole che sputa raggi ultravioletti senza che possiamo filtrarli (non basta una crema solare per questo). ho letto di intere specie estinte, di fossili e altri disastri e di tante donne che lottano per impedire la colonizzazione della terra, ecofemministe o come volete chiamarle. Di come gli allevamenti intensivi e le colture per nutrire gli animali da macellare stanno distruggendo il pianeta, perché serve tanta terra, deforestata, dunque c’è più produzione di biossido di carbonio che non può più essere assorbito dal mare perché anche i pesci muoiono, così come intere barriere coralline.

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Personale/Politico, Recensioni

Come mi sento

Per un motivo per un altro sono giorni che non parlo con nessuno e non mi confronto su quello che mi sta succedendo. Vedrò la psichiatra e l’assistente sociale domani e spero di poter confidare in loro per tentare di ottenere un po’ di sicurezza per stare meglio. In questo periodo tutto è diventato confuso e complicato, io stavo meglio e la persona che si prendeva cura di me è crollata e ho deciso di sostenerla e di prendermi cura di lui perché gli voglio bene e qualunque bizzarria riguardi il suo malessere va posta in secondo piano perché non abbandono chi si è preso cura di me per tanti anni. Rifiorisce la speranza di poter ricominciare da capo e riacquisire la certezza di una relazione della quale ho analizzato punti deboli e forti.

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Antisessismo, Autodeterminazione, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Salute Mentale

Alla moglie dello scrittore: Ti prego, scappa!

Ho sognato uno scrittore conosciuto a Palermo, che mi invitava in casa a prendere un caffè. Una casa antica, di quelle che raggiungi attraverso scale di pietra e marmo, con le volte in corrispondenza dei pianerottoli. La casa aveva tetti alti, si trovava nei pressi di Ballarò, a servirci il caffè però non fu lui ma una donna. Lui mi parlava della sua maniera moderna di vedere le cose e poi si faceva servire da una donna che allontanò come se non fosse all’altezza di assistere alle nostre conversazioni. Lei aveva da fare, si giustificò lui, deve rassettare. Lui evidentemente non l’aiutava. Quella grande casa, vanto per lui e prigione per lei, la quale uscì in fretta e poi tornò con i cannoli freschi comprati chissà dove. Le dissi di sedersi, volevo parlare con lei, e lui ne fu offeso, come se il suo prestigio ne fosse offuscato, uno scrittore che mi concede di incontrarlo e io presto attenzione alla sua cameriera. Le chiesi se era felice e cosa pensava delle cose scritte dal marito e lei con dovizia di particolari tratteggiò un’opinione frutto di una complessa osservazione del lavoro che veniva svolto mentre lei serviva caffè e cannoli.

Lui l’artista e lei la serva che gli permetteva di poter scrivere senza pensieri di sorta. Le dissi che scrivevo anch’io e mi sarebbe piaciuto ascoltare la sua storia e lei con modestia disse che non era nulla di importante, la sua fortuna era stata quella di conoscere un uomo d’arte, il petto dell’artista si gonfiò con orgoglio, la moglie stava ricucendo un abito proporzionato alle nuove misure, sapeva come mercanteggiare e vendere il prodotto del marito. La venditrice era lei, lui solo un innocuo manutentore con la divisa d’ordinanza da intellettuale che indossava per averla ereditata dai genitori. La donna si comportava come si comporta ogni madre di famiglia siciliana che io abbia conosciuto. Non ne avevo mai vista una che solleticava tanto l’ego del marito, nonostante lui non facesse un cazzo in casa. La vera artista era lei e lui colse il mio pensiero sebbene io continuassi a discutere dei suoi progetti e di come egli aveva tratto spunto da fatti storici per determinare una narrazione sconclusionata sui fatti siciliani. Gli dissi che non mi intendevo di storicità, preferivo la fantascienza, ad esempio quella in cui un uomo portava il caffè alla donna intenta a scrivere un libro e mi chiedevo se mai mi sarebbe stato permesso di immaginare una visione simile, fuorché in situazioni nobiliari, come spesso accadeva alle scrittrici conosciute siciliane.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Personale/Politico, R-Esistenze, Salute Mentale

Ledere la dignità per il tuo bene

Ci sono casi in cui qualcuno lede la tua libertà individuale e la tua dignità dicendoti che lo fa per il tuo bene. Avviene spesso per esempio nella cura dei minori quando si dice ad un bambino di non fare una determinata cosa altrimenti incorrerà in una punizione. Per paura di quella punizione il bambino limiterà le sue azioni. Mio padre mi diceva sempre che la mia testa era guasta e che solo lui avrebbe potuto condurmi per la retta via. Così mio padre mi picchiava e quel che ne traevo era solo paura e non un insegnamento che poteva regalarmi saggezza ed esperienza.

La stessa cosa mi diceva il mio ex marito che voleva insegnarmi come diventare donna senza che lui stesso fosse ancora divenuto uomo. Ogni metodo autoritario attinge al sentimento della paura immaginando che sia necessario suscitarla in nome di un bene superiore. Si può trattare della tua salute o dello studio, si può trattare di qualunque tipo di esperienza che vi riguarda, e in ogni caso verrà meno l’ascolto nei vostri confronti perché nessuno darà valore alla vostra voce.

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Personale/Politico, R-Esistenze

L’incubo: mio padre e i denti

Mi sono svegliata di soprassalto come spesso succede quando ho un incubo, immaginando di non avere più i denti e pensando al volto di mio padre che mi osservava mostrando un ghigno sadico e di indifferenza. Non so cosa significhi in termini freudiani, ma so per certo che quello sarebbe stato il mio destino se fossi stata al posto di mia madre. Nel sogno gli dicevo che mi stava facendo quello che aveva fatto a lei, ovverosia indurla a trascurarsi pur di non pagarle le spese che servivano per un dentista. Così come non volle pagarle le terapie per tentare di raddrizzare il suo viso dopo la paresi facciale. Mi torna in mente la smorfia di mia madre, quell’occhio semichiuso che lacrimava e l’impossibilita di sorridere, seppur da un lato, perché non aveva denti. Più tardi comprò una dentiera e mi faceva stare male vederla ingerire liquidi o masticare la mollica del pane con le gengive quando la toglieva. Non so perché un incubo del genere arrivi in questo istante o perché io continui a litigare con i miei genitori durante gli incubi. Mio padre è morto e mia madre anziana e non c’è più nulla che potrei dire in proposito. Io sono adulta e la cura dei miei denti dovrebbe dipendere da me, se avessi i soldi per mettere i molari che mi sono stati tolti sarebbe perfetto, ma lavo i denti spesso per tenermi quelli che mi restano.

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Fantascienza e malattia mentale

Immagino saprete che la maggior parte degli scrittori che scrivono di fantascienza abbiano problemi mentali. Alcuni tentarono il suicidio altri prendevano pasticche e alcol ed altri ancora si consumarono nella depressione trovando in essa una sorta di risorsa che forniva immagini che venivano poi descritte talvolta in maniera ossessiva, ripetute da un libro all’altro, talvolta diventavano reali intuizioni su ciò che sarebbe avvenuto nel futuro. In tempi nei quali lo stigma sulla malattia mentale obbligava questi autori a restarsene per conto proprio, mietendo vittime nelle loro relazioni, una donna dopo l’altra, essi sviluppavano una visione che diventava la traccia sulla quale avrebbero sviluppato le trame di un romanzo. Anche autrici o autori che scrivevano generi differenti soffrivano talvolta di malattie mentali e la scrittura diventava per loro il modo di osservare il mondo attraverso una lente diversa. Riuscivano a percepire ciò che altri non vedevano. Le donne soprattutto raccontavano la propria realtà o quella dei propri personaggi riuscendo a favorire una reale evoluzione culturale che solo in seguito poi sarebbe stata riconosciuta e premiata. La loro lungimiranza veniva considerata una stranezza, il disagio di vivere il presente diventava il modo di proiettarsi nel futuro. Non serve effettivamente avere una malattia mentale per riuscire a scrivere la trama di un romanzo ma per gli scrittori che sono stati i miei riferimenti per tanti anni evidentemente aiutava. Li aiutava a interferire in una realtà normalizzata con spunti visionari e inimmaginabili.

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Antiautoritarismo, Personale/Politico, R-Esistenze, Salute Mentale

La psichiatria non sa nulla di disturbi alimentari. Esperienze e traumi ignorati.

La prima volta che mi recai da uno psichiatra per i disturbi alimentari non volle sapere nulla di me. Disse semplicemente che dovevo cambiare abitudini e modo di pensare perché nel pensiero distorto stava la malattia. corretto quello sarebbe andato tutto bene. Ho partecipato a decine di terapie per la rieducazione alimentare e il primario, col suo stuolo di specializzandi, ci dava la sua benedizione, dettava ordini sui farmaci da prescrivere e la nutrizionista svolgeva un ruolo di controllo. I day hospital venivano realizzati per le pazienti anoressiche e bulimiche e i toni rivolti soprattutto alle anoressiche erano intimidatori. Se non mangia sai che domani ti peso e se non hai preso almeno cento grammi ti rimettiamo il sondino nasogastrico. Così l’anoressica piangeva e tra le lacrime mangiava le sue carotine e un po’ di pasta in bianco. Ma il peso di giorno in giorno varia per una serie di motivi per cui non la bilancia non è affidabile se ti pesano tutti i giorni. L’anoressica tornava stremata dalla visita e le imponevano il soldino nasogastrico anche se aveva mangiato tutto quello che era destinato a lei. Il comportamento di psichiatri e nutrizianista faceva insorgere un cameratismo tra le pazienti che così aiutavano le ragazze aumentando la porzione o diminuendola senza che i medici se ne accorgessero perché non c’è nulla di più deleterio delle minacce e dei ricatti.

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Comunicazione, Personale/Politico

Come scrivere un libro

Mi hanno chiesto come faccio a scrivere un libro e non avendo alcuna presunzione in materia posso solo dirvi come faccio io. Quello che faccio è cominciare a ragionare sulla storia che prima di scriverla conosco dal principio alla fine. Andare avanti inventando e senza conoscere la conclusione in genere mi ha portato a scrivere contenuti dispersivi che volgevano verso finali che non riuscivo più ad immaginare. Perciò devo conoscere la storia nel dettaglio, immaginando di averla vissuta, come se mi appartenesse e quando scrivo diventa un resoconto di memorie che va arricchita a seconda dello stile che scegli. Puoi scrivere in prima persona, al presente o al passato o in terza persona. Ho sperimentato diversi stili, perché fin da bambina dopo aver letto un autore riuscivo ad imitarli fino a quando non ho trovato il mio, caratteristico del mio modo di essere e sentire. Uno stile non è solo una faccenda di punteggiatura e di sintassi ma è la maniera in cui tu offri a chi legge l’argomento che hai scelto di trattare e per me è fondamentale giacché la mia scrittura non è scissa dall’interesse politico, personale e sociale. Non è arte per l’arte ma un modo per raccogliere un filo e offrirlo ad altre persone che potranno poi condividerlo ancora, per tessere una trama di esperienze vissute.

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Antisessismo, Autodeterminazione, Il Femminismo secondo la Depressa Sobria, Personale/Politico, R-Esistenze

Le donne della mia Sicilia

È fatta di donne robuste il cui modello estetico non somigliava a quello delle modelle ritratte nelle riviste. Mettevano la gonna e portavano sempre il grembiule che toglievano solo quando andavano dal medico curante. Le vedevo aggirarsi per strada a chiedere in prestito un po’ di zucchero, un uovo, un po’ di sale, per arrangiare il pranzo per la propria famiglia. Erano donne urlanti, comunicavano solo in quel modo e di balcone in balcone si raccontavano disgrazie e vicissitudini che le colpivano tutti i giorni.

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