Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico

#TuttaColpaMia #TW: concedersi il permesso di essere “indecente”

La testimonianza che segue viene pubblicata sul blog non perché sia più importante di tutte le altre pubblicate sulla pagina fb di Abbatto I Muri ma solo perché la lunghezza e la terminologia (#triggerwarning) usata non è adeguata alla divulgazione su fb che, come minimo, la censurerebbe subito. E dato che a me non piace censurare nulla e a parte edulcorare qualche parola tendo a lasciare il testo così come l’avete inviato, mi pare più opportuno che il testo resti in questa cornice, aperta ai vostri commenti e ovviamente alla vostra lettura e partecipazione. Come sempre vi invito a prendere parte alla campagna #tuttacolpamia scrivendo a abbattoimuri@gmail.com.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Personale/Politico, R-Esistenze

Sex work e salute mentale

Scritto da Gracey sul suo blog Street Hooker. Tradotto da Antonella del Gruppo di lavoro Abbatto i Muri.

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Sono convinta che il sex work sia una benedizione o una maledizione; talvolta entrambe le cose e questo vale anche per l’impatto che questo lavoro ha sulla salute mentale. Come la maggior parte degli argomenti controversi che riguardano il sex work, a nessuno piace parlarne per paura di sentirsi dire che stiamo dando vantaggi alle SWERF. Non possiamo negare che a volte c’è del vero in quello che dicono, però. Non sono d’accordo con quelle statistiche, peraltro smentite, sul disturbo da stress post-traumatico che le SWERF diffondono in giro; il sex work però può davvero mettere a dura prova la nostra salute mentale. Questa cosa è ancora più vera se parliamo di chi il sex worker lo fa per sopravvivere, chi sente di avere meno scelta, più rabbia e si sente intrappolata in quella che io chiamo la gabbia del lavoro sessuale. Di recente ho letto il libro del progetto Untold Stories, che è una raccolta di pensieri, storie, immagini e poesie delle sex worker di strada di Hull. L’ho adorato perché loro si sono espresse in maniera diretta, “così com’è” e questo include tutta certa merda terribile che deriva dal sex work o dell’impatto che ha su di te. Hanno affrontato ogni sorta di argomento sul sex work e giustamente hanno hanno parlato di quel che pensano, sentono e delle loro esperienze. Mentre lo leggevo, mi sono trovata ad annuire con la testa alle parti peggiori, sapendo benissimo che forse non avrei potuto esprimermi pubblicamente, essere totalmente sincera sull’essere d’accordo con queste cose. Temo che da un lato le sex workers potrebbero arrabbiarsi con me perché sto dando alle SWERF quello che vogliono; dall’altro è anche difficile esporsi sulla propria salute mentale, in balìa di chiunque voglia criticare.

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Antisessismo, Autodeterminazione, Pensieri Liberi, Personale/Politico

Diseducarsi da maschilismo e misoginia

Quando lui mi diceva che se mi avesse vista con un altro mi avrebbe uccisa ne ero in qualche modo compiaciuta. Così mi avevano insegnato. Quello era l’unico modo di amare che conoscevo. Ero stata indottrinata a dovere ogni giorno della mia vita e non lo sapevo nemmeno. Poi lui cominciò a farmi scenate di gelosia perché qualcuno aveva osato guardarmi da lontano. Diceva che dovevo vestirmi diversamente o comportarmi diversamente e io ancora pensavo fosse amore. Infine tentò di uccidermi perché dissi che era finita e mi stavo lentamente rendendo conto di quanto fosse malsano tutto quello cui ero stata abituata fino a quel momento. Tutto quello che avrei dovuto fare dunque era diseducarmi ed è maledettamente difficile perché ci si mettono tutti a dirti che l’amore vero è fatto di possesso, di dipendenza tossica. Difficile riuscire a imparare a difendersi da sole, a non cercare il sostegno di uomini nei dintorni quando qualcuno ti molesta perché sostenere il paternalismo avrebbe accresciuto l’ego di un altro carnefice. Io ti difendo, ti proteggo e dunque mi appartieni. Pensavo a questo mentre leggevo un articolo di un fatto di cronaca che mi riporta alla mente le tante volte in cui ho visto uomini malmenarsi per difendere le “proprie” donne.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Personale/Politico, R-Esistenze

Pensiamo ancora che le donne trans godano del privilegio maschile? Di seguito i 7 punti che provano il contrario.

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Questa è una traduzione a cura di Valentina, revisione di Isabella e grazie alle persone del Gruppo di lavoro Abbatto i Muri che si sono offerte per darci una mano ora e in futuro. Il testo in lingua originale è di Kai Cheng Thom e lo trovate QUI. Buona lettura!

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Il dibattito è forte, aspro, e vecchio come la seconda ondata di femminismo: le donne trans godono del privilegio maschile? Le donne trans ricevono, a spese delle donne cisgender, più risorse sia all’interno sia fuori dei movimenti femministi?

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Personale/Politico, Precarietà

Mi manca l’aria

Sono bloccata. Non so cosa fare. Non riesco a respirare. Mi sento in trappola. E questo va al di là della depressione. Non ho futuro, non ho possibilità, non ho capacità di movimento. Sono piena di rimpianti. Se avessi fatto questo invece che quello. La verità è che non ho più l’età per tentare nuovi percorsi e le nuove opportunità sono quelle che ti danno solitamente fiato e speranza. Mi si è congelata la speranza ed ecco che arriva ancora una volta il buio.

Non posso pensare a ricominciare una nuova vita altrove perché non ho l’età e la forza per farlo. Se fossi più giovane e in salute potrei andare in un paese straniero e fare la cameriera. Imparare una nuova lingua, imparare a scrivere, leggere e pensare attraverso essa. Imparare una nuova cultura che sia più adatta a me, forse. Invece non posso più farlo. Non ho più l’età per farlo. Mi piacerebbe andare altrove, vivere in una comunità di lavoro tra donne di vari mondi e paesi, mi piacerebbe viaggiare e imparare ancora e invece la mia conoscenza resta congelata perché senza soldi e lavoro non posso fare niente e senza salute non posso pensare a darmi nuove opportunità.

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Pensieri Liberi, Personale/Politico

Tra me e me

Cosa porta una femminista a vedere film di un misogino molestatore come steven seagal? La depressione, è chiaro. L’alienazione che mi porta a dire: ma come cazzo mi sono ridotta. Eppure eccomi qui. Cerco un modo per comunicare con me stessa, come ho detto, e il blog forse può essere una alternativa. Senza pretese e senza attese. Con tempi che non posso prevedere e ritmi che non posso garantire. Non so dare risposte se non ho le mie risposte. Questo è un punto di partenza, forse.

Vediamo: mi guardo intorno e vedo il caos. Non riesco a far conciliare la mia vita teorica con quella pratica. In teoria dovrei essere orgogliosa di me e in realtà mi vergogno di essere stanca, invecchiata, abbruttita, ingrassata, trascurata, incapace di valorizzare il poco di gradevole che vedo in me. Vorrei cestinare le mie incoerenze ma per farlo devo prima esaminarle. Chiedo alle altre di piacersi a prescindere dall’aspetto fisico ma io non mi piaccio e mi nascondo. Ho passato anni tra esercizio fisico, diete, disturbi alimentari gestiti alle meno peggio indossando l’armatura della donna orgogliosa di essere quel che è. Ho mentito a me stessa e alla fine devo farci i conti. Con tutte le mie insicurezze, la mia falsa determinazione nel gestire le mie vulnerabilità.

In realtà il terrore di apparire vulnerabile mi ha poco a poco distrutta. La fatica è tanta se passi il tempo a nasconderti per proteggerti invece che risolvere e rafforzarti. Credo di aver sbagliato obiettivo e di essermi ritirata con codardia in un privato senza riscontri per paura di ricevere danni. Non so quando e come è iniziata ma ho avuto paura di essere bullizzata, di essere considerata poco o niente. Non che il bullismo io lo abbia evitato, anzi, ma quello che colpisce le mie scelte politiche lo trovo più accettabile rispetto a quello che potrebbe ferirmi come individuo, intimamente. Perciò è così difficile esporsi. Per non darsi in pasto a chi potrebbe farti del male, a chi potrebbe distruggere quel po’ di serenità e di equilibrio che ti resta, per evitare un suicidio annunciato del quale è così semplice prevedere l’esito.

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Pensieri Liberi, Personale/Politico

Tempi di cacca

Che periodo di merda! Virus, chiusi in casa, socializzazione zero, depressione ancora presente e l’abilità di scrivere che se ne va ‘affanculo man mano che il linguaggio si adegua al lessico di copioni di ogni tipo di film o serie televisiva intercettata sul web. Alienazione pura e pessimi pronostici per quel che riguarda la partecipazione alla vita sociale. Non so come state voi o cosa accade nel mondo. Tengo chiuse le ansie e temo di assimilarne altre se mi apro al mondo esterno. Prima o poi però dovrò pur fare qualcosa. Per esempio iniziare con gli audiolibri. Buona soluzione se non hai voglia di sforzare gli occhi. Poi dovrei decidermi a capire come aggiustare la tastiera dato che i tasti mi piazzano la punteggiatura anarchicamente. E forse dovrei lasciare che l’anarchia si muova per conto suo. Ma ho questo vizio per cui se devo scrivere qualcosa tutto deve essere a posto e se non lo è ho una scusa per rimandare.

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