Personale/Politico

Aggiornamenti intimi

La mia depressione procede, nel senso che va avanti la terapia e vanno avanti gli stati d’umore in ribasso. Nel frattempo ho visto questo film e mi ha scossa profondamente come poco oramai riesce a fare. Non si tratta di semplice indignazione per il contenuto fortemente politico del film ma per la capacità di suscitare rabbia sana, che spinge a lottare, quella rabbia che ora resta sopita in me come se nulla mi sconvolgesse davvero.

Forse è quello che mi serve, una scossa, una ragione non banale che mi ricordi chi sono e per cosa ho lottato, le cose fatte e quelle ancora da fare, le persone che ancora lottano e che chiedono aiuto e quelle che mi stanno a fianco anche se a distanza e discretamente, portando avanti battaglie che ho condiviso e condivido.

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Pensieri Liberi, Personale/Politico

Depressione

Sono assente, in tutti i sensi. La salute, i problemi economici, la mia vita, tutto traballa e io non so gestire più niente e non riesco a dare priorità a chi chiede ascolto. Il punto è che sono depressa, nel vero senso della parola. Non so tenere contatti, non riesco a rispondere al telefono, non so più dire cose belle, tutto è nero, solo nero.

Non è facile da dire e neppure da ammettere. Mi sono sempre sentita forte e ho dato l’idea di essere sicura di me ma non sono sicura di niente. Le mie idee restano ma sono vulnerabile e non sento più il mio corpo, i miei pensieri vengono fuori a fatica, la mia mente non brilla di alcuna luce e non riesco neppure a chiedere aiuto o a riceverlo.

Mi hanno prescritto dei farmaci e li prendo con ligia puntualità. Seguo ogni indicazione ma non vedo vie d’uscita. Come mi rimetto in gioco? Da dove ricomincio? Cosa posso fare? Non ho più l’età per cercare nuove occupazioni, la salute non mi permette neppure di mantenere gli impegni che ho preso. Dunque che faccio?

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La posta di Eretica, Personale/Politico, Violenza

Il mio ragazzo mi picchiava. Io costretta con lui per il Corona Virus

Lei scrive:

Cara Eretica, credo di non dire niente di nuovo quando descrivo la trappola in cui mi sono trovata per mesi per via del Corona Virus. Il mio (ora ex) ragazzo è venuto a trovarmi dalla città in cui vive (abitiamo a chilometri di distanza) e poi tutto è stato bloccato e io mi sono trovata a vivere in un incubo. Capisco che la situazione creata poteva essere claustrofobica ma lo era per entrambi, eppure ad essere violento era solo lui. Lo conoscevo ma non avevamo mai passato insieme più di due giorni.  Ci vedevamo nei week end, io andavo da lui o viceversa, e tutto sembrava magnifico. Così mi sono ritrovata assieme ad un uomo geloso, insicuro, narcisista e violento.

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Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Io non sono un oggetto sessuale, ma a volte vorrei esserlo.

Lei scrive:

Io non sono un oggetto sessuale,

ma a volte vorrei esserlo.
Vorrei sapere com’è avere addosso uno sguardo di desiderio. Sentirmi radiogafare il corpo da qualcuno che mi immagina nuda mentre faccio sesso con l*i. Vorrei andare ad una serata e trovarmi un* sconosciut*, anche un* soltanto, che mi guarda, si avvicina e vuole parlare con me perché spera di portarmi a letto.
Vorrei avere il privilegio di lamentarmi perché ho ricevuto troppe attenzioni sessuali. Non voglio sminuire l’esperienza di chi ne è infastidit* o se ne sente addirittura violat*, voglio solo raccontare che, dal mio punto di vista, perfino quello è un privilegio.
Sono una donna, lesbica, disabile e il mio corpo non è desiderabile. Non conto più le volte in cui sono stata friendzonata. Uso la app di incontri perché mi consentono di mostrare per prima cosa un’altra parte di me, farmi notare per come mi esprimo. Ormai ho una tale esperienza nelle dinamiche delle app di incontro che potrei pubblicare uno studio. Ho provato tutte le strategie possibili e portato avanti centinaia, forse migliaia di conversazioni. Alcune di queste sono durate giorni o settimane, sono state profonde, brillanti, divertenti. Ho studiato come scrivermi un profilo accattivante e ironico, ho inventato battute d’attacco originali, ascoltato pazientemente i resoconti di non so più quanti lesbodrammi e condotto conversazioni senz’altro migliori del 90% di quelle che possono capitarti su Tinder. Alla fine, la maggior parte delle ragazze non le incontro mai; alcune si fanno di nebbia con scuse improbabili, altre dicono apertamente che si scusano tanto ma non se la sentono di fare sesso con me. Alcune le incontro e ci dimentichiamo in fretta; ogni tanto, infine, mi lascio scegliere da qualcuna, che in genere è più in difficoltà di me col suo corpo o con la sua vita, e ci vado a letto o avvio qualche forma di pseudorelazione insoddisfacente.

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Autodeterminazione, Personale/Politico

Potessi avere più WiFi quaggiù

Mattina. L’infermiera mi scopre il braccio senza aspettare che io sia sveglia. Inserisce il suka-sangue per le analisi di turno e poi mi lancia a stampo un pezzo di cotone per fermare il flusso. “Stringi forte” – mi fa. Poi mi ricorda che devo affrontare la via crucis tra reparti di ogni tipo. Le tassiste addette al trasporto dei pazienti sono simpatiche e discutono di elezioni. Non oso dire che non ho seguito un tubo.

Prima tappa. C’è un lettino con la carta bianca a rullo. Fuori un pezzo e avanti un altro. Per questi giri di solito porto musica alle orecchie ma Loro chiedono che io sia Presente. Anche se ho l’impressione che non gli freghi un cazzo che io lo sia davvero. Allora tolgo le cuffie, mi preparo a fornire le risposte di rito e si inizia. Braccio in su, tetta in dentro, capezzolo in diagonale, spremuta di pelle, vibrazioni sottocutanee e nel frattempo di là guardano, indagano, dicono. Si passa alla posa successiva. Altra stanza, altra foto.

Provo a esprimere la sensualità delle mie viscere. Non fanno caso ai miei sforzi. Mi infilano un tubo in gola e parlano tra loro, di cose che pensano io non capisca. “C’è internet, ‘sticazzi!” – penso. Non sarò un medico ma due cose le ho apprese, a furia di sentirne parlare e di approfondire. Scandagliano, osservano, sentenziano. Chissà come sono venuta bene quando trattenevo il conato di vomito. E penso che sono riusciti a trovare buchi che non sapevo di avere. Potrò dire che in assoluto non sono più vergine, ma proprio per niente.

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Antisessismo, Autodeterminazione, Personale/Politico, R-Esistenze

Ragazze siate libere: non è mai colpa della minigonna!

Ma cosa devono leggere i miei poveri occhi. Con tutta la mia solidarietà alle studentesse in minigonna.

I pregiudizi sono duri a morire così come la cultura sessista che colpevolizza le donne per l’atteggiamento molesto di maschilisti stupratori. Il fatto è che siamo abituate a questo genere di victim blaming. E’ sempre colpa nostra. Siamo noi le tentatrici, quelle che si portano addosso il peccato originale. E se pensavate che la questione fosse chiusa in realtà i fatti dimostrano che non è così. Se nelle scuole, luogo in cui si dovrebbe insegnare una cultura diversa e antisessista, si producono gli stessi stereotipi è da lì che dovrà iniziare la nostra lotta.

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Antisessismo, Autodeterminazione, Personale/Politico, R-Esistenze, Violenza

Quando le donne sono complici dei violenti

Quando la mia coscienza femminista si stava ancora formando attraversavo il post separazione dal padre manesco di mia figlia. Per lavoro facevo quel che capitava e a quell’epoca mi capitò di fare il censimento in una zona della città. Quel che non sapevo era che proprio nella zona che mi avevano assegnato viveva il mio ex con la nuova compagna e le sue figlie, credo fossero un paio, se non ricordo male.

Trovai la donna seduta a fare curtigghio con altre vicine di casa che subito si strinsero attorno a lei come per proteggerla. Solidarietà tra comari, mi dissi, ma in realtà c’era qualcosa di più. Lei, forte di quell’alleanza, mi accolse con aria di sfida, come se io fossi stata lì per mia volontà e non per puro caso.

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