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Discussione pornopolitica sui vaccini

Salve, sono Eretica e sono sempre quella che non tollera ricatti emotivi, toni viscerali e campagne prodotte da varie tifoserie che alimentano emergenzialità alla quale consegue sempre e comunque una scelta autoritaria.

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The handmaid’s tale: la serie tv che racconta l’oppressione delle donne

The handmaid’s tale, in italiano Il Racconto dell’Ancella, romanzo ambientato in futuro distopico scritto da Margaret Atwood, è una nuova serie televisiva voluta, prodotta e promossa, dal canale Hulu attraverso il quale potete fruirne la visione pagando un abbonamento simile a quello che si paga per Netflix. Attesissimo negli Stati Uniti e in tutte le nazioni anglofone in cui il pubblico con una minima coscienza critica sulle questioni di genere è realmente interessato alla trama, non è invece richiesto e neppure pubblicizzato a partire dai canali italici. Siamo l’Italia in cui la ministra alla sanità promuove, attraverso campagne alquanto discutibili, il Fertility Day e non mi aspetto che la serie tv qui abbia un grande seguito. Tuttavia sono convinta che la crudezza delle immagini e l’incisività della storia interesseranno moltissimo tante persone che hanno la vista un po’ più lunga del proprio naso.

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#Bari: cacciata dalla città per un’occupazione utile a migranti e precari

Lei scrive:

ciao, dopo aver passato dei giorni difficili, ho scritto questa lettera per raccontare la mia storia, perchè non ho più voglia di rimanere in silenzio.

Quella che sto per raccontarvi è un’ordinaria storia di repressione. Comincia sei anni fa, quando a Bari fu occupato uno spazio abbandonato dalla Provincia. L’occupazione si chiamava Villa Roth ed era un posto meraviglioso, uno spazio sia abitativo che sociale in cui vivevano famiglie migranti, senzatetto italiani, student* e precar*, fra quelle mura eravamo una grande famiglia e abbiamo costruito iniziative musicali, politiche, sociali. Siamo stati bene e abbiamo fatto del bene, e non mi pentirò mai di questa scelta.
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Guarda chi si rivede: le Snoq che parlano di Gpa e anticapitalismo (ah ah!)

Mio il corpo, mia la scelta

 

Ieri a Roma si è svolto un convegno del movimento per la vita contro la gestazione per altri organizzato da Se Non Ora Quando Libere, ovvero quel che di peggio resta (ovvero il nulla) di Snoq dopo la scissione tra i comitati cittadini con Snoq Factory e il comitato centrale formato da Vip e Diessine e non solo, con quella trasversalità politica donnista fatta di aventi figa la cui democraticità è nota soprattutto alle ex snoq le quali si vedevano piovere di tanto in tanto, con apparizioni simil madonnesche, comunicati sulla posizione nazionale decisa dall’alto sui temi più svariati.

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Gpa: discutiamo, ma basta divieti

di Angela Azzaro

L’ennesimo appello firmato da alcune donne e da qualche uomo contro la gestazione per altri/altre, a seguito della sentenza di Trento che riconosce la doppia gentiorialità a una coppia gay che aveva ricorso alla gpa, mi ha veramente colpito. Nel metodo e nel merito. Penso che se si continua ad alimentare lo scontro tra diverse posizioni non si vada da nessuna parte, ma si faccia solo male a quelle famiglie che già esistono e che sono costituite da due madri e soprattutto da due padri che sono, come si sa, il vero oggetto del contendere. Inutile firmare appelli: queste famiglie esistono, vivono, desiderano, pretendono diritti. Non è scrivendo contro di loro che si risolve la questione. Si fa solo del male alle persone in carne e ossa: agli adulti, e soprattutto a quei bambini che – vi piaccia o meno – sono nati con la gpa.

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L’amore ai tempi delle proteste civili

 

di Inchiostro

A volte mi chiedo dove sia il trucco, se esista uno stratagemma. A volte mi sveglio e mi manchi più di ieri, forse un po’ meno di quanto mi mancherai domani, e penso che tutto sommato non posso lamentarmi, che questo senso d’instabilità è ciò che mi mantiene vivo, che non mi ci vedo a rassegnarmi del tutto, a sedermi in disparte. A volte mi sveglio convinto che non cambieremo mai niente, che abbiamo scelto la parte sbagliata, che tanto, per quanto si faccia, alla fine si è solo teppisti, solo violenti, alla fine si è più pericolosi di chi predica razzismo e sdogana il fascismo, la militarizzazione, la paura del diverso, la persecuzione del più debole. Che alla fine, per quanto si faccia, si viene accantonati per la sicurezza, per la disciplina, per dei tornelli che esclusivizzano spazi che dovrebbero essere di tutti.

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Comunicato di SWAI (Sex Workers’ Alliance Ireland) sull’approvazione della legge sui crimini sessuali

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La legge che è passata in Irlanda a proposito della criminalizzazione dell’acquisto dei servizi sessuali, quella sul modello abolizionista “nordico”, e della criminalizzazione del lavoro collettivo, ciascun@ a mantenimento della sicurezza dell’altr@, non è piaciuta affatto ai/alle sex workers irlandesi che giustamente parlano di “crociata moralista” e rispondono con un loro comunicato. QUI in lingua originale (traduzione di Antonella):

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Oggi è un giorno terribile in Irlanda per chi lavora nel sex work. Questa legge è pericolosa.

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Limbo – L’Industria del Salvataggio – un estratto dal libro di Eretica

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QUI ho pubblicato la splendida prefazione al mio libro firmata da UnaManu. In basso vi regalo un estratto dal mio libro: Limbo. L’industria del Salvataggio. Inizia così. Il resto dovrete scoprirlo da sol* 🙂

Buona lettura!
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Sui fatti di Bologna: non siamo donzelle da salvare!

Bianca scrive:

“Sui fatti di Bologna, 36 e tornelli, c’è una questione che a molti è sfuggita: il famoso “punkabbestia” (tra l’altro studente munito di badge che i tornelli non avrebbero di certo fermato, e che è stato allontanato in primis dagli stessi collettivi studenteschi) che si è masturbato addosso alla ragazza è soltanto un altro pretesto per utilizzare la “protezione”, la “sicurezza” della donna come giustificazione alla repressione istituzionale. Un ragionamento sessista: il corpo della donna per l’ennesima volta viene strumentalizzato da una logica emergenzialistica e securitaria.

La donna come corpo debole, indifeso e fragile, che va protetto e tutelato.
Non abbiamo bisogno di essere protette da due tornelli, dalle istituzioni o dalla polizia.

Ripartiamo dalle piazze, dalle lotte, dal dibattito: il nostro corpo non può e non deve essere utilizzato come giustificazione alla repressione poliziesca, alla caccia all’ “immigrato” o al “tossico” di Via Zamboni.
Non siamo donzelle indifese da salvare.
Non abbiamo bisogno di essere protette dalla “sacra sindone del badge che purifica ogni peccato”, da barriere costruite appositamente per lasciar fuori le contraddizioni del reale.

Non abbiamo bisogno di essere rinchiuse in una piccola biblioteca dorata e poi fuori essere maltrattate, stuprate, umiliate, marginalizzate.
Ripartiamo dalle pratiche femministe nel quotidiano e costruiamo tutte e tutti insieme un altro tipo di società nella quale una ragazza che studia in biblioteca fino a tardi non deve avere paura di niente. (Forse solo dell’irruzione dei celerini).”

update: dato che la discussione è tanto animata, sulla pagina fb, allora riporto la risposta di Bianca a una serie di valutazioni seriamente poco consone per la pagina in questione. Grazie a Bianca e buona lettura.

“Non mi piace particolarmente discutere su facebook, soprattutto con chi insulta invece di argomentare, ma ci provo comunque, nel modo più pacato possibile.
Provate, soltanto per un attimo, a lasciare da parte tornelli e CUA. Perché la questione non era questa: il mio intento era fornire un altro punto di vista, uno spunto di riflessione su come ad oggi il corpo della donna venga COSTANTEMENTE strumentalizzato per giustificare politiche securitarie, oppressive, repressive.

È normale che noi, ragazze e donne, dobbiamo sentirci in pericolo quando camminiamo da sole per strada? È normale che dobbiamo aver paura quando restiamo a studiare in biblioteca fino a mezzanotte? No, non lo è. Come risolviamo questa cosa? A mio modesto parere, non la risolviamo appellandoci alle istituzioni, alla polizia, non la risolviamo contribuendo ad alimentare questo clima emergenzialistico e di allarmismo generale nel quale la gente per sentirsi “al sicuro” invoca più protezione giustificando qualsiasi azione repressiva. Provate per un attimo a uscire dalla gabbia e ad andare OLTRE i fatti di Bologna.

Provate a pensare al volantino di Casapound contro i migranti: “vogliono il tuo lavoro, vogliono la TUA DONNA”, così c’è scritto. Come se noi fossimo un oggetto di proprietà del maschio bianco italico. Anche in questo caso, i nostri corpi vengono strumentalizzati: dobbiamo proteggere le “nostre” donne? Allora diamo la caccia agli “immigrati”.

Non bisogna partire dal presupposto che la donna va protetta e tutelata da qualcosa. Questa NON DEVE essere la normalità. Non dobbiamo accettare come fatto aprioristico che qualcuno debba vigilare sui nostri corpi. I tornelli sono un esempio.
Proviamo invece a diffondere pratiche antisessiste in tutti i luoghi, proviamo a costruire INSIEME una società diversa in cui non dobbiamo più avere paura.

Una studentessa viene molestata in biblioteca: il problema lo risolviamo mettendo i tornelli (che comunque, ripeto, non avrebbero impedito l’accesso al molestatore in questione) o facendo sensibilizzazione, politica, movimento, cominciando a costruire UN’ALTRA MENTALITÀ? A me sembra proprio che mettere i tornelli (ripeto, è un ESEMPIO) a tutela della donzelle indifese significhi IGNORARE il problema di fondo.

Ultima cosa. Questa è una pagina antisessista e antifascista. Se pensate che sia giusto che la polizia manganelli degli studenti, che quotidianamente si battono per diffondere l’antisessismo movimentista nella società, potete anche lasciar perdere. Saluti.”

Leggi anche:

 

La ricostruzione di quel che è successo a Bologna – di Infoaut

e dalla pagina del Collettivo Universitario Autonomo di Bologna prendiamo il comunicato di studenti e studentesse antisessiste:

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Trump confonde l’Islam con l’estremismo violento

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L’articolo di Letta Tayler da hrv.org QUI in inglese. – Traduzione di Giulia Natali

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TRUMP CONFONDE PERICOLOSAMENTE L’ISLAM CON L’ESTREMISMO VIOLENTO

Cambiare il nome del Programma antiterrorismo degli Stati Uniti è discriminatorio ed alienante

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