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Sgombero Làbas occupato. I fascisti in festa contro le “zecche rosse”

A Bologna hanno sgomberato il Làbas e il Laboratorio Crash. Tutto in un giorno, in agosto, quando sperano di non trovare nessuna opposizione. Molte persone sono andate in presidio pacifico, disobbedienza civile, sedut* a opporsi alle forze dell’ordine. Alcune persone sono state trascinate via e colpite a suon di manganelli.

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#Australia: perché le femministe bianche non considerano le rivendicazioni delle aborigene e delle rifugiate?

#Femminismointersezionale in Australia (traduzione, non alla lettera, di Yu)

Il femminismo deve unirsi alla battaglia contro il razzismo
(Kon Karapanagiotidis avvocato per i diritti umani e direttore di un centro per le persone rifugiate richiama l’attenzione sul femminismo intersezionale in Australia)

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Perché questa foto per il Photo Vogue Festival 2017?

Update: Dopo tutto il casino fatto Vogue ha sostituito la foto con quest’altra.

Che ne dite? L’immagine fa parte di una serie non proprio bella dell’autore Steven Maisel. Laura segnala questa foto (in particolare, perché scelta come pubblicità del festival di cui lei stessa parla) e scrive:

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El Salvador: dove le donne finiscono in carcere per aver perso un bambino in un aborto spontaneo

Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Manlio. Revisione di Eretica.

Una adolescente vittima di stupro in El Salvador è stata condannata a 30 anni di carcere per omicidio dopo aver avuto un aborto spontaneo. Questo non è che l’ultimo di una lunga serie di errori (orrori) giudiziari contro le donne che vivono un aborto in un Paese dell’America centrale.

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#Stonewall: non dimenticate mai a chi dovete la vostra libertà!

da QUI (traduzione di Antonella)

“Questa e’ Marsha.
Marsha 48 anni fa indosso’ un abito da donna (quando questa cosa era contro la legge) e prese la metro verso Greenwich Village per andare a ballare (in un posto che era contro la legge), a ballare con uomini (quando anche questo era illegale). Fece festa fin dopo l’una di notte, insieme ad un gruppetto di giovani senzatetto, sex workers, lesbiche butch, pazze e altra gente non-conforme al proprio genere che voleva semplicemente ballare. Perche’ quello era lo scopo principale dello Stonewall Inn: ballare.

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Decostruzione, livelli, tifoserie e solidarietà

di Mario

Prima di mettermi a sedere e decidere di buttare giù nero su bianco questo contributo, per quanto lo ritenga necessario, ho fatto molta fatica. Non riuscivo a superare la sensazione di dovermi censurare, di dover misurare le parole, di dover fare attenzione. Tutto questo per me è tremendamente odioso. Soprattutto mi preoccupa la consapevolezza che sarò frainteso, il deragliamento, la pioggia di merda a cui sottoporrò chiunque deciderà di dar risonanza alle mie parole e ai concetti che vorrei far passare. In questo c’è un discorso molto più generale e ampio, ci sono vari livelli e cercherò di esporli tutti, per quelle che sono le mie capacità, con la massima chiarezza.

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A me preoccupa l’evocazione della repressione per un cunnilingua in piazza

In Piazza San Domenico, a Napoli, una ragazza ha goduto di un cunnilingua. E chiunque normalmente dice di se’ che punta alla massima libertà sessuale, inclusi i masculiddi che arrubbano le fotografie in bikini delle donne sconosciute e poi dicono che ne hanno diritto perché il godimento è d’uopo se la foto è online, pure se pubblicata in privatissimo, tutti questi umani improvvisamente si sono trasformati in preti.

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Non Una Di Meno – da movimento in partito? Eccovi il richiamo al: sapevi con chi avevi a che fare e mo ti rassegni!

Dopo il mio post di riflessione a contributo della discussione su quel che accade nelle dinamiche interne a Non Una Di Meno trovo un commento al quale ho risposto velocemente ma rinviando ad un’altra analisi politica e lettura delle pratiche NON condivise che in tante subiamo. Tante, voglio dirlo, non solo io sono perplessa su quel che sta avvenendo.

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Decine di milioni di euro per braccialetti elettronici non utilizzati. Perché non spenderli per prevenire la violenza di genere?

45 milioni di euro, tanto costa la spesa per noleggio, manutenzione e gestione operativa di circa 12.000 braccialetti elettronici. Alla gara si presenta ancora Telecom che aveva la gestione tra gli anni 2001 e 2011, con l’uso effettivo di soli 14 pezzi su un totale di 400, al modico costo di 10 milioni l’anno. Nel 2013 poi con il decreto svuota carceri si passò da 400 a 2000 pezzi con appalto gestione rinnovato sempre a Telecom. L’accordo fu rinnovato fino a tutto il 2018. Da allora hanno usato pochi braccialetti e solo uno per le finalità previste, ovvero per impedire l’avvicinarsi di uno stalker negli spazi, nei dintorni in cui vive la vittima, dopo che lo stalker era stato allontanato a causa di gravi lesioni e minacce dalla casa familiare. 1 su 2000, con invariata spesa ovviamente. Ma le richieste paiono tante dunque si decide di aumentare la spesa, per l’appunto, fino a 45 milioni.

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