La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Gravidanza sempre bella e fantastica? Ma anche no

Lei scrive:

Buongiorno a tutto lo staff di Abbatto i Muri,
Non so se questo mio pensiero sia inerente alla pagina e ai temi trattati, in ogni caso è qualcosa che tocca l’universo femminile e a suo modo i tabù che si porta dietro da anni e anni.
Sono una donna trentenne o poco più, incinta al settimo mese di un bambino fortemente voluto e fortemente atteso. E qui viene il bello. Nessuno mi ha mai detto di quanto fosse difficile portare avanti una gravidanza.

Nessuna mia amica, sorella, cugina, madre, suocera mi ha parlato dei fastidi, degli attacchi di panico, del terrore che ti assale la notte e dello sconforto che ti prende anche quando devi semplicemente allacciarti le scarpe ed è un’impresa molto complicata con un pancione davanti.

Solo forse qualche vignetta umoristica, o qualcuno che bolla questi momenti come semplici sbalzi ormonali, come se noi donne non avessimo il diritto di essere tristi mentre aspettiamo un figlio, anche se è una cosa che abbiamo voluto e che abbiamo scelto di fare.

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Critica femminista, R-Esistenze

Montanelli redento e donna adulta – madre del figlio di un quindicenne – al rogo?

Nel mio luogo di origine c’era un tizio che faceva catechismo e che si fidanzò, lui ventottenne, con una ragazza di tredici anni, vergine, sicché lui non correva il rischio di vivere con il timore di paragoni. In generale questa era la normalità, e non parlo di certo del dopoguerra. E’ un tempo molto più recente quello a cui mi riferisco. Ma quel che i maschi dicevano era che le femmine bisognava “allevarle” ovvero prenderle ancora giovani e poi crescerle per avere la certezza che quelle ragazze non avrebbero mai pensato ad un altro in termini sessuali. Una mia compagna di scuola a tredici anni era fidanzata con un uomo di trenta già laureato e specializzato in qualche campo della medicina. Era l’unica tra noi ad avere rapporti sessuali a quell’età e la famiglia di lei era d’accordo perché lui era un dottore e lei così aveva il futuro assicurato. Quindi al diavolo tutto quando c’era dii mezzo un buon partito. A quattordici anni io mi fidanzai con un ventunenne, io al liceo e lui all’università, e dopo un po’ già parlava di matrimonio prima che anch’io andassi all’università. C’era il pregiudizio secondo il quale le ragazze che andavano all’università sarebbero diventate non-oneste, un po’ zoccole diciamo. Perciò il maschio/alpha, per assicurarsene la proprietà, doveva battere gli altri sul tempo. Ovviamente dissi “è stato bello ma ciao!“.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Sesso tra moglie e marito? Secondo la legge è un dovere!

Questo è un commento lasciato da un uomo sotto un post in cui si parlava di violenza contro una donna. Quello che lui ci dice praticamente corrisponde alla mentalità maschilista secondo cui una donna non può mai dire di No ad un uomo in special modo se l’ha sposato. La cosa oscena di queste convinzioni è che purtroppo corrispondono all’effettiva interpretazione della legge (vedi sentenze passate e recenti) e in particolare dell’articolo 143 del Codice Civile che parla di obbligo di assistenza morale tra coniugi. Sostanzialmente se ti rifiuti di fare sesso con tuo marito e questo rifiuto non ha una “giusta causa” (tipo che devi essere come minimo moribonda) allora lui può chiedere la separazione con addebito. Vale a dire che il rifiuto da parte tua ha un costo in denaro e che il tuo divorzio sarà segnato dalla tua “colpa” di aver rifiutato di fare sesso con tuo marito.

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Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

#NonFateFigli: Abortite il figlio dell’uomo violento

Foto di Joel Peter Witkin

Lei scrive:

Cara Eretica, posso aggiungere un motivo in più all’invito a non fare figli? Perché sì, ci sono delle ragioni per cui è meglio non farli i figli. Io per esempio non ne ho voluti perché ero troppo fragile per liberarmi da un uomo violento e fare un figlio mi sembrava un atto di grande irresponsabilità. Oltretutto lo vedevo come una specie di catena a vita. Sto cercando di liberarmi di te e faccio un figlio per dilatare la relazione all’infinito? Direi di no. Importa poco chiedermi se un figlio lo volessi o no. Ci sono determinate condizioni per le quali secondo me i figli è bene non farli.

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Antisessismo, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Perché non ho mai lasciato il mio papà violento

Lei scrive:

Mio padre mi leggeva I Miserabili per darmi la buonanotte. Il giorno dopo mi tirava addosso ogni cosa perché si era arrabbiato per niente. In casa mia era lui ad avere le mestruazioni, tanto per usare uno stereotipo sessista che etichetta le donne come suscettibili dei rapidi cambiamenti d’umore. Esistono tanti uomini che invece li hanno, i cambiamenti d’umore, ed è difficile separare i sentimenti di odio e amore che suscitano in eguale misura.

Si dice che i padri violenti non devono stare con i figli. Ma se i figli vogliono stare con loro? Io da piccola l’ho subìto, questo è vero, ma da grande ho scelto di stare con lui, pur conoscendo le sue paranoie, le sue incoerenze. Sentivo che aveva molto da insegnarmi e in effetti l’ha fatto. Quando si smette di essere adolescenti si guarda un genitore come persona, non per compatirlo ma perché quello che fa e dice è più facilmente comprensibile.

Quando mia madre è morta di infarto all’età di 40 anni non mi restava che lui, un uomo tutt’altro che solido. Pieno di contraddizioni e debolezze. Ma so che ha fatto del suo meglio e l’ho apprezzato per questo. In cuor suo mi ha amata e lo dimostrava quando era un po’ più lucido. Lui soffriva di attacchi di ansia fin da bambino. Veniva picchiato dalla madre se non tornava a casa con un pezzo di pane. Ha fatto di tutto pur di sopravvivere in un dopoguerra disastroso che ha massacrato e impoverito molte persone.

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Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

I figli non possono stare con uomini che fanno violenza sulle loro madri

Lei scrive:

Mamma, ho preso la materia con 28…” – sono state queste le ultime parole che ho potuto dire a mia madre prima che morisse. Non le ho detto “ti voglio bene” o “sei una grande donna”. Le ho solo detto di aver preso 28 e lei era contenta. Un attimo dopo mio padre, divorziato da mia madre da dieci anni e denunciato varie volte per minacce e abusi, è riuscito a entrare in casa nostra ed è cominciato il litigio. Ho sentito le urla al telefono ed ero atterrita, paralizzata dalla paura. Non sono riuscita a muovere un passo o a smettere di ascoltare e chiamare la polizia. Quello che so è che ad un certo punto la voce di mia madre si è spenta e mio padre ha cominciato a singhiozzare e a dire cose tipo “è colpa tua… sei stata tu“.

Questo è successo molti anni fa ma non posso smettere di pensarci e di certo non posso perdonare mio padre che padre per me non è mai stato. Si vantava di pensare a sua figlia, ma se avesse davvero pensato a me non mi avrebbe portato via la mia mamma, il mio pilastro, il mio più grande punto di riferimento. Mio padre è andato in carcere anche grazie alla mia testimonianza. Inizialmente ha detto che lei era scivolata ma è morta per le botte e per strangolamento. Una caduta non può giustificare tutto questo. Ma mi fa male pensare che lui ci abbia provato, da vigliacco qual è sempre stato ha provato a negare. Poi, al processo, non riusciva a guardarmi negli occhi e quando ho raccontato di tutte le sofferenze che ha fatto patire a mia madre si vedeva che era contrariato. In cuor suo continuava a pensare che lui non aveva colpe. D’altronde le testimonianze delle mie zie e dei nonni lo hanno discolpato di tutto.

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A proposito di madri Vs ChildFree

Lei scrive:

Cara Eretica, qualche tempo fa si parlava dell’annosa questione “mamme vs childfree”.

È da un po’ che rifletto su questo e sono convinta che fare la guerra alle madri non ci aiuterà mai nell’essere accettati come cf, perché tanto loro quanto noi siamo frutto della stessa mentalità maschilista.
Non è contro le madri che dobbiamo alzare la voce, non è con loro che dobbiamo prendercela.

Di recente ho avuto una conversazione inaspettata e, a parer mio, molto interessante con una mia collega.
Lei ha due bambini, è una donna che si impegna nel suo lavoro e che sta cercando di crescere i figli al meglio delle sue possibilità.

Premetto che conosce le mie posizioni cf e che non mi ha mai giudicata per questo.
Quel giorno stavamo lavorando su un articolo da pubblicare (ci occupiamo di linguistica) in cui si indagano le spie del maschilismo viste attraverso la lente della lingua italiana, che ovviamente riflette la società che l’ha generata e che la usa, come qualsiasi altra lingua del mondo.

Io stavo valutando la possibilità di tradurre l’articolo anche in inglese e lei mi ha detto di non avere il tempo di farlo.
Le ho risposto che non era assolutamente un problema perché avrei potuto occuparmene io insieme ai nostri colleghi di lingua inglese e lei ha ribattuto, con tono seccato:
“Bello avere tanto tempo a disposizione, vero?”.

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Critica femminista, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Uomo picchia la figlia della compagna: “non sono meno femminista se critico anche lei”

Lei scrive:

Cara Eretica ho letto le tue considerazioni sulla vicenda della bambina picchiata dal convivente della madre. Capisco in linea di massima quello che vuoi dire ma mi trovo in disaccordo su molte cose. Non provo livore nei confronti di questa donna e men che meno voglio demonizzare le “madri cattive”. Per me quelle madri sono semplicemente umane come lo sono anch’io. Non siamo perfette, a volte i figli arrivano e ci rendiamo conto di quanto sia difficile prendersi cura di loro. So quanto sia facile mollare un figlio ad altri per prendere anche solo una boccata d’aria ma questa madre racchiude in se’ caratteristiche che mi preoccupano. Non si tratta di una madre che esprime consapevolmente egoismo per prendere tempo per se stessa. Non è una donna come quelle che ti raccontano storie difficili che tu pubblichi sul blog. Parliamo di una donna senza strumenti culturali, che non può e non sa emanciparsi da una situazione di degrado. Non è tanto il fatto che abbia dato ospitalità ad un uomo violento che mi preoccupa ma il fatto che chiaramente questa donna è una persona irrisolta, una che in televisione (l’ho vista dalla D’Urso) ha interpretato il ruolo della beddamatresantissima che a te non piace (neppure a me).

Lei, insomma, non è una di noi. Non è una donna che si mette in discussione e che analizza se stessa. Lei è una di quelle che rafforzano la retorica da “ventennio fascista” di cui parli. Lei contribuisce a realizzare la trappola che la terrà in ostaggio, prigioniera. Le tue critiche sono giuste ma credo sia opportuno fare dei distinguo affinché io, donna che non ha amato da subito il proprio bambino e che lo ha lasciato volentieri da parenti e vicini di casa, possa dirmi diversa. Quella donna è chiaramente vittima di ignoranza e pregiudizi. Lei parla per stereotipi, si adegua al bisogno di oggetti di indignazione del pubblico (ha detto in tv che vuole che lui marcisca in galera). Non è il mio nemico ma non è neppure una mia amica. Non stiamo dalla stessa parte e questo credo bisogna dirlo. Giusto sottolineare quanto siano gravi gli insulti che ha subìto ma altrettanto giusto dire che non mi considero meno femminista perché lei non mi piace. Non mi piace affatto.

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