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#metoo, ronaldo, argento e il garantismo di convenienza

Ogni volta che leggo di assenza di garantismo legata al movimento #metoo mi viene in mente Asia Argento e le altre, tante, donne accusate e giudicate senza che vi sia stato alcun processo. Stavolta si tratta dei tifosi di Ronaldo e di tutte le chiacchiere a proposito di donne profittatrici che vorrebbero spennare il calciatore. Quel che però non si capisce è che il movimento #metoo non si sostituisce alla giustizia e non raccoglie attorno a se (solo) giustizialiste e forcaiole. E’ vero che esistono persone che non sanno distinguere un discorso culturale da quel che è riservato ad un’aula di giustizia ma quelle persone prescindono dal #metoo. Si tratta dei giustizialisti e delle giustizialiste di sempre che sono spesso assai distanti dalle posizioni di quelle che invece danno voce alle tante questioni che la società e la politica relegano al margine. Chi parla di molestie subite spesso lo fa senza neppure nominare il molestatore ma parlarne consente ad altre di sentirsi meno sole, con la consapevolezza di non essere le uniche a pensare e sentire quelle precise sensazioni. Molte molestie avvengono all’insegna dell’ambiguità. E’ tra i confini di comportamenti colpevolizzanti e subdoli che va rintracciata una molestia e spesso si tratta solo di un problema di percezione. I molestatori ti dicono che il disagio percepito è sbagliato e che sei matta, colpevole, stupida. Le donne che hanno certezza di essere molestate combattono contro tutto questo e aiutano altre a sentirsi, per l’appunto, “sane” mentre parlano di quello che hanno subito e dicono a chiare lettere che si tratta di una ingiustizia e non del frutto inaffidabile della propria immaginazione.

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La cosa brutta è sapere che non cambierà nulla

Lei scrive:

Cara Eretica,

da qualche tempo sono entrata in un loop interminabile che mi obbliga a restare ferma: con la mia vita, le mie non-scelte, le cose che vorrei fare ma che non faccio perché penso che comunque fallirò. Tu dirai che dipende da me, basta che io muova il culo e ricominci a respirare ma ti assicuro che non è affatto così semplice. Quando resti senza ossigeno così a lungo ti abitui a fare respiri corti e pensi che tutto quel che puoi fare è continuare a fare respiri corti, a guardare solo fino a due passi oltre te e a non rischiare di fallire e nel frattempo in realtà è stare ferma che costituisce un fallimento.

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Tu sei sveglia

ci sono momenti di immobilità interiore, non si riesce a progredire o ad elaborare qualcosa di utile per se stessi e il mondo. suona tutto come fosse ripetitivo e nel frattempo vividamente ci si aggrappa al ricordo di un momento in cui la frescura di un venticello allegro, sul volto, sui piedi nudi che toccano l’erba del prato, rende vivo il cuore. si tratta di un momento che rinvia ad un periodo sereno, quando tutto sembrava possibile e ogni sforzo pareva indirizzato a compiere qualcosa di cui hai memoria da sempre, come un obiettivo impresso alla nascita, non un destino ma un obiettivo da perseguire attivamente.

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Mi sento così

Car* tutt*, vorrei dirvi, sottraendo tempo e spazio a voi che avete mille storie da raccontare, come mi sento. Ho bisogno di condividere con voi cose intime forse per restituirvi l’intimità che mi regalate ogni giorno, ricordandomi che gestire uno spazio in cui dietro le storie ci sono persone, c’è il vostro dolore, i dubbi, il coraggio che impiegate nella composizione di messaggi così chiari, semplici, in cui tutto è chiaro, per quanto a molt* non sembri così, è un lavoro di grande responsabilità.

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L’abbraccio di Louise

di Thelma

“E’ colpa tua”.
Troppe volte me lo sono sentita dire e adesso ci credo.
Sarà vero se me lo dicono tutti, chi mi ama e chi appena mi conosce.
Mi è stato detto da bambina, poi da ragazza, da giovane donna e da donna matura.
Sarà vero, è colpa mia.

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E vissero per sempre

di Maria Vittoria

Che cos’è per te, il lieto fine?
Te lo dico io: per te il lieto fine sono io che mi ravvedo, che torno sui miei passi, che mi sveglio dai cento anni di sonno e ancora cieca e intorpidita cerco la mano di mia figlia. Che la riconosca tra mille.
Tu che mi vuoi bene, tu che mi conosci da una vita, tu che mi cambiavi il pannolino, tu che sai cosa voglio fare da grande, tu che mi hai vista piangere in mezzo agli scatoloni del trasloco.
Tu, tu, tu, tu e tu.

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Di amanti e dignità

Lei scrive:

Ciao Eretica! Ho pensato di raccontare le impressioni che ho avuto dalla mia ultima storia. Non so se è abbastanza pertinente con la pagina da essere pubblicato, in ogni caso ti ringrazio per quello che fai! Leggo ogni giorno i post e alcuni mi hanno fatto riflettere molto e vedere diverse cose sotto una nuova prospettiva. Se non ti dispiace vorrei restare anonima!

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