Culture, Pensieri Liberi, Personale/Politico, Salute Mentale

Palestina

Notiziario. In prima pagina: tutto su Sanremo. C’era un filosofo che ha detto che l’intrattenimento è l’oppio dei popoli, una droga moderna. In sala da pranzo mi chiedono se so chi ha vinto. Chi ha vinto cosa? – rispondo. Ma Sanremo, scema.

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Pensieri Liberi, Personale/Politico

Linoleum

Una distesa infinita di quel materiale. In reparto si calpesta con grazia. Preparo la fuga e sono già fuori. Il tempo scorre lento e mi ritrovo a concentrarmi su varie inezie. Mi pongo delle domande e rido per le risposte.

Per esempio: perché nelle serie tv i serial killer sono sempre immersi in una vasca da bagno con la mano a mimare un direttore d’orchestra nell’udire strafighissimi classici? In definitiva emerge lo stereotipo per cui un serial killer cura molto la propria igiene, ha gusti oltremodo raffinati e ascolta abitualmente Mozart o Beethoven.

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Pensieri Liberi, Personale/Politico, R-Esistenze, Salute Mentale

Il silenzio dei Neuroni (ibernati)

L’ultima sfida della psichiatria è di riconnetterti alla penna Bic. Vivi da sempre con il computer che fa da prolungamento delle mani? Ecco il problema. E d’improvviso ti è chiaro il mistero della scrittura illeggibile delle prescrizioni mediche.

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Pensieri Liberi, Personale/Politico, R-Esistenze

L’ultimo dei Muchi

Io, già più che adulta, non so quanti auto ammutinamenti fa.

Attualmente espettorato. Dalle nicotine di lusso al catrame arrotolato in autonome cartine da riporto. Ho smesso di fumare. E una è fatta. Procedo col resto, se l’autocontrollo non mi saluta per svanire all’orizzonte.

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Storie raccolte da una depressa sobria

In reparto, due generazioni diverse, diverse culture a respingere o accogliere e supportare la malattia mentale. Lei ha 65 anni, depressa da molto, sposata, con figli, un marito violento, maniaco del controllo, si è concessa di annunciare ai figli della sua depressione solo quando lui è morto. Prima era sottoposta a umiliazioni da lui e dalla famiglia di lui. Era una vergogna, la sua malattia vista come un’offesa all’onore di una famiglia che si reggeva su un regime patriarcale. Un patriarca non sbaglia, non ha mogli depresse o figli con disagi. Un patriarca nega tutto o te ne addebita la colpa. Tutta colpa sua, di lei, troppo pigra, spenta, fredda, spaventata, inutile, incapace, fallita. Lei ha convissuto con il senso di colpa per decenni, ora ne parla con scioltezza, liberata, con un briciolo di speranza che si legge da un guizzo lucido nello sguardo. Nata in un’epoca di maschilisti retrogradi, di patriarchi che usavano le donne per alimentare il proprio ego o la propria fama. Nata nell’epoca in cui quelle come lei potevano solo finire in manicomio o nascoste, in stanze chiuse, finestre senza fessure, al buio, perché gli altri non dovevano sapere, ne andava dell’onore del padre padrone, di colui che si vergognava della moglie pazza. Da quella donna però si pretendeva che rifacesse i letti, spolverasse, mettesse il cibo in tavola, creasse armonia familiare, cucisse vestiti per i figli, mentre il marito si lamentava di questa donna che lo rendeva infelice, poco affettuosa nei suoi confronti, poco rapida nelle risposte quando lavava i piatti e lui esigeva spiegazioni perché lei non voleva fare sesso. Una depressione non curata diventa cronica e cronicizzata diventa anche la situazione viziata, morbosa e personale di tutta la famiglia. Oltre alle lamentele per lo scarso apporto sessuale della donna c’erano anche le offese: zitta, tu non capisci, sei stupida, non hai il cervello per pensare bene, non capisci niente. Perché uno così riteneva che essere depresse significasse essere idiote.

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Depressolandia, storie e desideri

Piani di recupero. Più contatto con la pelle. Sposto il culo dal divano alla mia stanza per scrivere. Con l’aiuto del mio compagno proverò a mettere il naso fuori dalla porta. Forse per prendere il sole su uno scalino o riuscire a raggiungere il giardino a un paio di centinaia di metri di distanza. Lavare i capelli, quello mi viene difficile, perché se mi piego in avanti sulla doccia temo di scivolare e non saprei come risollevarmi. Mi farò aiutare? Tento di misurare i farmaci per capire quale sia il dosaggio giusto, incontrerò la psichiatra e proverò a ragionare di terapia di coppia con il mio compagno per capire dove stiamo andando e cosa è accaduto nel frattempo.

Nel frattempo sono stati archiviati vari lutti, persone che mancano. di cui non posso parlare, per non indispettire il resto della mia famiglia e perché non mi sento in diritto di farlo. Come se mi fosse negato accesso al dolore perché ho rifiutato la cura per loro negli ultimi tempi. Ciò che mi ha liberata mi ha anche imprigionata. Le famiglie sanno essere crudeli e disfunzionali ma da lì partiamo e lì torniamo. Sola al mondo, con un compagno come unica fonte di affetto. Via lui non so come farei. Il timore di perderlo, il terrore di passar sopra ai miei desideri per tenermelo.

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Anestetizzarsi: come si diventa dipendenti

Penso molto a ciò che mi distrae dal non pensare, ovvero da quello che mi fa paura affrontare, anche se non dovrei provarne per quello che ho narrato e vissuto. Eppure la ricerca di metodi per anestetizzarsi è una parte quasi cosciente della vita di molte persone. C’è chi beve (io per fortuna almeno quello no), c’è chi fuma (nicotina a tratti un decennio sì e uno no e adesso il tabacco impera), c’è chi mangia e si abbuffa (poi vomita, come faccio io e chi soffre di disturbi dell’alimentazione). C’è chi eccede nell’uso di droghe (quelle illegali e quelle legali, tipo i farmaci calmanti che mi vengono prescritti). C’è chi si anestetizza guardando la tv per ore e ore, guardando sui social le vite altrui che scorrono mentre la tua resta salda sul divano. C’è chi affoga le paure nei videogiochi, o con un milione di altri metodi che ti danno l’illusione di muoverti mentre sei ferma.

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Nulla di nuovo sul fronte di depressolandia

Malinconia, voglia di piangere, farmaci o non farmaci la depressione resta. Abbiamo cambiato dosaggi, aggiunte e roba sostituita ma nulla migliora o per lo meno tiro avanti. Ancora non riesco ad uscire e mi capita di cadere per terra, d’un tratto, come se l’equilibrio non esistesse. Scivolo in bagno, in cucina, strapiombo su una scatola, sul materasso, quando va bene, come se non riuscissi più a coordinare i movimenti e le gambe non rispondessero ai miei ordini.

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Antiautoritarismo, Antifascismo, Autodeterminazione, Pensieri Liberi, Personale/Politico, R-Esistenze, Salute Mentale

Deviati siete voi, non chi soffre di disturbi alimentari

La destra si distingue ancora per ignoranza. Illustra un piano contro le devianze giovanili e include una serie di cose che in ogni caso non c’entrano affatto. Obesità, autolesionismo, bulimia, anoressia, sono disturbi e non devianze. I giovani italici sani che vorrebbero i destrorsi sono magri o ariani o cosa? Dopo la speculazione sulla pelle di una donna vittima di stupro adesso questo. E’ una campagna elettorale che non risparmia nessuno e calpesta tutto. Ricordiamo la mentalità nazista che osannava l’eugenetica e l’eutanasia coatta per persone con disturbi mentali. Ricordiamo quel che pensavano i fascisti mentre torturavano le donne in manicomio finché l’elettroshock non è diventato obsoleto e i manicomi non sono stati chiusi.

Se davvero sapessero cosa dire a proposito di salute mentale, disturbi da stress post traumatico, disturbi alimentari, non le definirebbero devianze e non sarebbe neppure previsto che ad occuparsene sia il servizio sanitario nazionale. Immaginiamo la destra al governo e pensate a come sarebbero trattate le persone affette da anoressia o bulimia, obesità o autolesionismo. Da bulimica vorrei spiegare tante cose a questi fascisti da operetta che non fanno che offendere le categorie umane che non prediligono, accentuando lo stigma che già pesa su di noi. Da femminista e persona auguro a queste persone di non dover mai trovarsi nelle condizioni di doversi vergognare per vulnerabilità che non possono essere trattate come devianze. Questo è un danno che fanno a loro stessi, ai loro figli, a tante persone che per un’ideologia colpevolizzante si vergogneranno di chiedere aiuto.

Il fascismo, con le liste di proscrizione sulle categorie umane da odiare è la vera “Devianza”, se così possiamo chiamarla. Più che altro è un esempio di totale ignoranza e assenza di empatia. Tutte le persone che soffrono di questi disturbi non si affliggano da sole, per favore e non vergogniamoci, non lasciamo che ci definiscano perché siamo in grado di prendere la parola e di dire la nostra su quello che ci succede. Noi ci autorappresentiamo.

A presto, con il mio racconto sul blog a proposito di tutto quello che riguarda la bulimia e i disturbi alimentari.

Eretica

Pensieri Liberi, Personale/Politico

Pausa estiva: atto terzo

L’estate non mi fa bene e mi fa sentire scollegata dalla realtà perché tutti sono a fare altro e i Feedback sono quasi inesistenti e la mia incapacità di socializzare mi impedisce di mantenere relazioni a distanza o fisicamente soprattutto con questo caldo e l’unica persona che vedrò domani sarà la psichiatra. Poi attenderò di iniziare il reinserimento socio lavorativo e per accordo tra l’assistente sociale del Centro Salute Mentale e la biblioteca femminista che mi accoglierà per svolgere questo lavoro nel tentativo di capire se sono in grado di rispettare i ritmi, impegni, orari e di fare quello che va fatto. Nel frattempo continuo a leggere e a documentarmi per appropriarmi di linguaggi e tecniche narrative che possono servirmi a scrivere meglio e per coltivare il mio sogno di diventare una scrittrice. A parte questo ho alti e bassi e la depressione sembra stabile, dormo grazie ai farmaci e resto lucida grazie ai farmaci, continuerò a fare ciò che mi dice la psichiatra sperando di migliorare e soprattutto sperando che arrivi una temperatura un po’ più mite. Spero che voi state bene e che abbiate qualcosa di bello da fare in questi torridi giorni.

Un abbraccio

Eretica Antonella

Pensieri Liberi, Personale/Politico, Ricette, Salute Mentale

Sogni bulimici

Pomodorini tagliati a piccoli pezzi e rosolati in padella con un’aggiunta di basilico e un pizzico di sale. Spaghetti al dente appena due forchettate, tanto per assaggiare. Due uova frantumate, un pizzico di sale, qualche fetta di ricotta fresca, un po’ di parmigiano. La mia frittata mi sfida e per mangiarla senza sentirmi in colpa aggiungo un po’ di insalata verde e scondita. Mentre tento la risalita, questi sono i dilemmi che mi tengono impegnata. Ricordare i sapori e gli odori che mi legano ad un momento della mia vita. Assaporare una spremuta di arancia dolce senza aggiunta di zucchero. Peccato che ieri ho dovuto ingerire limoni in quantità per un improvviso mal di pancia. Pare che non abbia più l’enzima che mi permette di digerire una fetta di anguria. Eppure era così fresca e dolce. Così buona. Amare il cibo, imparare a cucinarlo con creatività e poi essere bulimica. E’ una punizione, tanto più che dopo l’intervento di chirurgia bariatrica fatto anni fa il mio stomaco fa un lavoro piccolo piccolo, non digerisco molto, non posso mangiare alcune cose. Certe sono indigeste, per alcune non ho più la possibilità di digerirle. Non riesco ad assorbire le vitamine utili e quindi devo aggiungere integratori che costano parecchio. Eppure sono i medici che mi hanno detto che sono obbligata a prenderli, proprio come per i farmaci per la depressione. Perché gli integratori devo pagarli di tasca mia? I traumi mi hanno portata a distruggere il corpo e lui si ribella, ora che è un po’ più quieto per tenerlo in piedi devo pagare. Perché tutto il mondo dice che è sempre colpa mia. Ma ho già superato questa fase. So che non lo è. Lo sa la mia psichiatra e lo sanno i medici e chi mi conosce.

L’importante è non lasciare spazio a meccanismi che ritornano, come le paure, perché questi non sono mali che guariscono. Imparo a conviverci, solo da poco, sebbene me li porti dietro da anni. La scienza non ne sa nulla, a parte usarci come cavie per capire come funziona il cervello. In realtà non lo sanno. Tirano fuori metodi brutali, come la chirurgia, quando non possono farne a meno, per combattere l’obesità, ma il male resta, le cause che l’hanno determinato sono sempre lì. Più ci penso e studio e ascolto ricerche scientifiche sul cervello più mi convinco del fatto che la coazione a ripetere non è semplice da risolvere. Mi ammantavo di consapevolezze che non avevo quando tentavo di convincermi che avevo il controllo. Ora che so di non averlo mi pare di riuscire a volte quasi a tirare un sospiro di sollievo. Come al termine di una battaglia, come quando confessi un peccato, come se cedere, sentirmi umana, mi consegnasse una chiave per riuscire a sbirciare dietro la porta in cui è nascosta la parte già determinata, quella che non posso evitare, quella che devo accettare e comprendere. Se l’anguria non mi avesse fatto quell’effetto avrei preparato un dolce che adoro. Si fa addensare il succo dell’anguria con un po’ d’amido e zucchero, si stende il composto su un recipiente e si aggiungono pistacchi tritati, gocce di cioccolato fondente e succo ottenuto dal fiore di gelsomino. Non quello che si trova qui a Firenze, ma il gelsomino siciliano. Un fiore la cui infusione ti fa ottenere un succo meraviglioso. Lo adoro. Se ne avessi un po’ potrei farci anche il gelato. Così come mi piace il gelato alla cannella o la cioccolata di Modica con il peperoncino.

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Pensieri Liberi, Personale/Politico

Pausa estiva, atto secondo

Da un po’ di tempo non sto benissimo, come se avessi ripreso alcune cattive abitudini, mangiare male, non seguire i miei ritmi. Preparare i pasti per chi sta con me significa che mi viene voglia di abbuffarmi e questa è la controindicazione per chi ha una bulimia come la mia. Gli antidepressivi funzionano e riesco a recepire tutto in maniera normale ma è come se mi sfuggisse qualcosa ed è come se il mio centro si fosse spostato e di conseguenza dormo male e mi risveglio peggio e ho mancato un impegno che avrei dovuto rispettare. Nulla di irrimediabile ma mi fa sentire come se avessi perso il controllo e riesco a percepire lo schema: un viaggio che termina in discesa con una brutta caduta. Dunque devo disinnescare ma non so come. Sto seguendo un itinerario di studio faticoso e questo rinvia il fatto che vorrei scrivere ma voglio prima ultimare il percorso e poi attendo nuovi inizi e questo caldo mi uccide e non so davvero cosa fare. Tempesta emotiva, curva discendente, ora che l’ho scritto forse riesco a disinnescare ed evitarlo. Continuo a studiare e spero che tanto basti.

Un bacione a tutti

Eretica Antonella

Pensieri Liberi, Ricerche&Analisi

Il Nobel rubato alla donna che intuì la doppia elica del dna

Mentre studio per capire ancora come sviluppare l’ambientazione del mio prossimo libro scopro che Rosalind Franklin aveva fornito la visione del modello DNA a doppia elica mentre era assistente di un biochimico. Poi arrivò un fisico inglese e un suo collega americano che utilizzarono senza ottenere autorizzazione la fotografia chiave fatta da Rosalind Franklin e così ottennero il Nobel per la medicina nel 1962. La Franklin nel frattempo era morta e non ottenne nessun riconoscimento postumo ma qualcuno disse che il suo contributo fu volutamente trascurato in parte a causa di atteggiamenti antifemministi di esponenti del mondo scientifico inglese. ( fonte Il libro della scienza di Isaac Asimov)

Questo non è che uno tra i tanti esempi di contributi forniti da donne che non hanno mai ottenuto riconoscimento o che sono stati rubati da uomini che su quei contributi hanno costruito le proprie carriere. Può non essere importante in relazione al fatto che ormai è stata decodificata l’intera gamma di geni contenuti nel DNA e che si parla addirittura di editing genetico e Bio hacking per tentare di non lasciare il monopolio di certe soluzioni a malattie ereditarie alle aziende farmaceutiche che depositano brevetti su formule che ogni ingegnere genetico potrebbe fornire, però penso sia importante raccontare che certi contributi alla scienza arrivano da donne che sono state considerate, a parte Marie Curie, delle semplici assistenti di ricerca.

Baci a tutti

Eretica