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Perché le donne polacche incinte abortiscono a Berlino – Pratica femminista solidale

Traduzione di Francesca Grisolia e Des Blatera.
QUI il link del post in lingua originale.

Ciocia Basia, in Tedesco „Zia Barbara“, è un gruppo di attivist* che si adopera per il diritto all’aborto. Il loro compito è quello di sostenere le donne polacche rimaste incinte involontariamente e aiutarle ad attuare a Berlino un’interruzione di gravidanza sicura e impunita.

In Polonia l’aborto è consentito: quando la salute e la vita della persona incinta sono a rischio, quando la gravidanza è conseguenza di un reato oppure quando il feto è gravemente danneggiato. Quello polacco è uno dei più severi ordinamenti giuridici sull’aborto in tutta Europa. Soltanto Malta, San Marino, Liechtenstein, Andorra, Monaco, Irlanda e Irlanda del Nord hanno una legislazione in egual misura rigida, se non ancora più restrittiva.

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Sono un ragazzo e ho bisogno del femminismo

Riotrite scrive:

Sono un ragazzo e ho bisogno del femminismo.
Non dei “diritti dell’uomo”. Ma del Femminismo.
Ecco perché.

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#Argentina: malata di cancro muore perché costretta a portare avanti la gravidanza

 

L’hanno lasciata morire in nome della morale.

Ana Acevedo aveva 19 anni e tre figli quando le diagnosticarono un cancro alla mandibola. Durante i 13 mesi di malattia, i medici dell’ospedale Iturraspe di Santa Fe (Argentina) non curarono il cancro per salvaguardare il feto. Ana infatti era incinta di due settimane.

La madre, Norma Cuevas, chiese un aborto terapeutico per salvare la figlia ma i medici glielo negarono: la loro morale gli impediva di mettere a rischio un feto ma erano unanimemente d’accordo nel lasciare agonizzare una giovane solo per mantenere le loro convinzioni. Dissero che Ana e il feto sarebbero sopravissut* ma mentirono.

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“Il nostro prossimo santo”: come gli Incels stanno festeggiando la strage di Toronto

QUI l’articolo in lingua originale. Traduzione di M.

Articolo di Kimberly Lawson

Negli istanti prima di lanciarsi giù per una strada principale di Toronto in un camioncino preso in affitto, uccidendo 10 persone e ferendone altre 14, il sospetto Alek Minassian ha postato, secondo quanto riportato, quella che sembra una chiamata alle armi su Facebook. “La ribellione Incel è cominciata!” si legge nel post pubblico “Spodesteremo tutti i Chad e le Stacy! Tutti salutino il Supremo Gentiluomo Elliot Rodger!”

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Uomini in carcere studiano di femminismo e mascolinità tossica

Traduzione dell’articolo di Maya J. Boddie su Blavity

Nota della traduttrice: L’articolo parla di un documentario realizzato per parlare dell’implementazione di un programma carcerario volto a scoprire i fondamenti di alcune condotte umane, un’introspezione che prenda in esame la cultura patriarcale in cui siamo -spesso inconsciamente- immersi.

The Feminist on Cellblock Y’: un programma carcerario che sollecita gli uomini a studiare il femminismo, e prende in causa il problema della mascolinità tossica.
“Può essere pericoloso essere femminista in prigione”, ha detto Richard Reseda.

Richard Edmond Vargas, noto anche come “Richie Reseda”, è un criminale condannato per rapina a mano armata, che ha trascorso un po’ di tempo (da quando era un adolescente) in una prigione per soli uomini a Soledad, in California.

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Il terrorista misogino Alek Minassian e gli Incels, istigatori di odio contro le donne

Il lutto dopo l’attentato misogino. (Foto di Nathan Denette/Canadian Press)

 

Saprete di quel che ha fatto Alek Minassian, l’autore dell’attentato di Toronto. Il tizio si sarebbe ispirato a Elliot Rodger, un misogino fascista che ha lasciato perfino un manifesto per motivare l’assassinio di diverse persone, con una vendetta rabbiosa soprattutto nei confronti delle donne. Ancora in Canada, a Montréal, anni fa ci fu Marc Lépine che uccise molte donne esponendo anche lui motivazioni misogine e maschiliste. Personaggi del genere vengono considerati eroi da una certa categoria di soggetti, soprattutto quelli che si radunano tra i movimenti in difesa dei cosiddetti diritti maschili (MRA – considerata la porta d’accesso per l’organizzazione nazista e suprematista bianca Alt-Right, la quale ha supportato Trump alle ultime elezioni presidenziali americane -, RedPillers, Pua, MgTow, etc). A proposito di Minassian si è tirata fuori una ulteriore organizzazione che estremizza gli stessi concetti fino a decidere di elevare il vittimismo a fenomeno politico di ispirazione stragista contro le donne che li avrebbero resi vittime di “celibato involontario”. Su questa nuova corrente di spaventoso pensiero quindi ci concentreremo per studiarne, come abbiamo fatto per altri fenomeni simili, il linguaggio e la radice. Quello che segue è un primo contributo cui seguiranno altre traduzioni.

M. ha tradotto per noi alcuni spunti tratti dal profilo twitter di un giornalista che  conosce questi fenomeni. Si chiama @ArshyMann e lo ringraziamo per il sapere che mette in circolo.

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Processo a carico del prete Illarraz, per accusa di abusi su minori

Ha avuto inizio il processo a carico di Jose’ Illarraz, il prete che ha abusato sessualmente di almeno sette minorenni, tra i 12 e i 15 anni, che erano sotto la sua tutela nel Seminario per minorenni di Parana’, negli anni tra 1985 e 1983.

L’inizio del processo e’ il risultato di una lunga lotta delle vittime per far ascoltare le loro denunce e, organizzati dalla Rete dei Sopravissuti all’Abuso Ecclesiastico, hanno lottato per evitare la prescrizione della causa e l’impunita’ dell’abusatore. Uno dei primi testimoni ha denunciato, fin dall’inizio del processo, il tentativo di coprire i fatti, per proteggere Illaraz, da parte delle autorita’ ecclesiastiche dell’Arcivescovato di Parana’, alle quali il denunciante si rivolse al tempo dei fatti. Le stesse autorità che, presa visione dei fatti, non fecero nulla.

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