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Cos’è la mascolinità tossica e come può essere affrontata

Articolo in lingua originale QUI (traduzione di Egle del gruppo Abbatto I Muri)

Mascolinità tossica:

La diffusione del nuovo spot della Gillette, intitolato “The best Men Can Be”, ha scatenato un enorme dibattito online sul concetto di mascolinità tossica e sull’eventualità che essi sia un argomento che la società dovrebbe affrontare.
Lo spot evidenzia svariati argomenti tra i quali le molestie sessuali, ricorda le azioni del movimento #MeToo e le pressioni a cui sono sottoposti i ragazzini per conformarsi alle norme di genere, il tutto strettamente riconducibile e collegato alla mascolinità tossica.

Perciò, come può realmente essere definita la mascolinità tossica, da quale cultura deriva e come può essere affrontata?

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Essere un uomo e dirsi femminista è già un po’ sessista

Di Miguel Shema

Pubblicato l’8/01/2019 su bondyblog (traduzione di Elisabetta e Florence del Gruppo Abbatto i Muri)

Il femminismo non deve essere una questione per sole donne. Per il nostro blogger Miguel Shema però, vantarsi di essere femminista non è particolarmente valorizzante per un uomo. Si tratta invece di decostruire le proprie rappresentazioni e di rendere normali quei comportamenti dei quali ci si vorrebbe inorgoglire. Brandire il proprio femminismo come uno stendardo significherebbe quindi, nonostante le intenzioni, perpetuare una forma di sessismo.

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Praticare l’intersezionalità: contro la colonizzazione del pensiero Black nel discorso femminista bianco

Di Ariane Poisson

(articolo originale qui – traduzione di Antonella e Leda del Gruppo Abbatto i Muri)

Contesto: l’intersezionalità come nuovo trend femminista

Il termine intersezionalità fu coniato dall’accademica femminista nera Kimberlé Crenshaw nella sua pubblicazione del 1989 “Demarginalizzare l’intersezione di razza e genere: una critica femminista della dottrina dell’antidiscriminazione, della teoria femminista e delle politiche antirazziste” e le radici culturali di questa teoria si basano su discorsi portati avanti dall’abolizionista (della schiavitù afroamericana negli USA, NdT) Sojourner Truth e la studiosa di Liberazione Nera Anna J. Cooper nel 19esimo secolo. In una parola, l’intersezionalità teorizza che l’esperienza di oppressione sistemica cui è sottoposta una donna nera non è la somma di ciò che opprime un uomo nero sommato all’oppressione subita da una donna bianca. Oggi l’intersezionalità ha permeato il discorso femminista bianco, ma i suoi termini sono divenuti vaghi, marginali e meno pregnanti. Tanto che, prima di esplorare la teoria di Crenshaw sull’intersezionalità, in quanto donna bianca si dovrebbe chiaramente identificare cosa l’intersezionalità è e non cosa possa essere per me. L’intersezionalità non è universale e non tutte le intersezioni delle identità sono su uno stesso piano, specialmente quando una intersezione include la bianchezza. Non importa quali altri assi di discriminazione sono in gioco, la bianchezza conferisce un supporto tale per cui a chi ne beneficia non sarà dato di sperimentare l’impatto totale dell’oppressione o dell’invisibilizzazione smascherate dalla teoria intersezionale.

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Attori etero per ruoli gay?

Tratto da “Pop Culture Advice: Should Straight Actors Play Gay Roles?”

Di Carson Blackwelder@cblackwelder

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Razia, 34 anni, affinché la sua morte non venga archiviata

Questo documento si riferisce alla spietata uccisione di una donna, Razia, da parte dell’ex marito, Rachid, entrambi richiedenti asilo in Francia senza che a lei sia stata garantita la minima protezione nonostante le tante denunce e il fatto che le donne di un rifugio abbiano tentato di proteggerla. Il documento (in basso in lingua francese) è stato tradotto da Benz.

Benz in premessa dice: “Questa traduzione si riferisce alla morte di una compagna in domanda d’asilo politico, Razia, uccisa dal suo ex-marito il 30 ottobre 2018, in pieno centro a Beçanson. Delle compagne femministe, hanno scritto un comunicato che ripercorre tutto l'”iter” di Razia e dei suoi figli per scappare dalle mani di quello che sarà il suo assassino. Nel testo sono analizzati i meccanismi che proteggono gli aggressori, dal settore amministrativo a quello giudiziario. Le responsabilità che non sono solo dell’assassino in questione, ma di tutto un sistema. Razia ha lottato con tutte le sue forze per continuare a vivere, ma non è stata creduta, non è stata protetta. Un pensiero pieno di rabbia e dolore vanno a questa magnifica donna che purtroppo non é più tra noi.”

Razia, 34 anni, affinché la sua morte non venga archiviata.

Il 30 ottobre 2018, Razia è stata infine pugnalata dall’uomo dal quale stava scappando, Rashid Askari, padre dei suoi figli. I rappresentanti dello Stato francese dichiarano oggi che per “mancanza di  prove” non si è potuto agire in tempo. Le persone che per quasi due anni hanno sostenuto Razia nella lotta per salvarsi la vita e quella dei suoi figli smentiscono questa versione.

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Spot #Gillette: il meglio degli uomini Vs mascolinità tossica

Questo è il nuovo spot Gillette che mostra un altro tipo di mascolinità. Dopo la pubblicazione il marchio Gillette è stato preso d’assalto con invito al boicottaggio da parte di una serie di attacchi squadristi organizzati dei vari maschilisti che si riconoscono in alcune ideologie d’odio contro le donne e contro il “maschio” che da tempo ha mollato la clava. Parlo di Mra, antifemministi, quelli dell’Alt Right per intenderci, RedPillers, Pua, MgTow, Incels eccetera. Le critiche sono state orrende e tutte tese ad aggiustare questa coraggiosa narrazione al maschile affinché si sappia che chi sostiene lo spot altro non è che una femmina, non sarebbe un vero uomo, starebbe abbandonando i giusti valori per tradire il branco e perciò merita un castigo divino. Lo squadrismo online di costoro, come solitamente fanno, si manifesta attraverso una pioggia di “Non mi piace”. Altro metodo è l’affondo con centinaia di commenti che impediscono ogni ragionamento. Senza parlare poi del presunto anticapitalismo che gli squadristi, solitamente di destra, usano come pretesto per attirare le simpatie dei “maschi” di sinistra. Altro pretesto è quello di usare argomenti femministi per opporsi e massacrare ancora il marchio. Da bravi Mansplainer hanno infatti tirato fuori perfino il termine PinkWashing che è riferito all’uso di linguaggi antisessisti da parte di chi lucra e si arricchisce su qualcosa. Ma il linguaggio degli spot pubblicitari è anche semplice comunicazione che nel tempo è stata “educativa” di modelli conformisti e maschilisti. In quel caso i nostri bravi critici non hanno speso una parola negativa, anzi. E’ partita anche una campagna di boicottaggio su twitter ma, di tutto questo, si parlerà nell’articolo del Guardian che Silvia (revisione di Leda) del gruppo Abbatto i Muri ha tradotto per noi.

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L’American Psychological Association collega l’ideologia maschilista all’omofobia, alla misoginia

Questo testo racconta di quanto il maschilismo sia fonte di molti malesseri per gli uomini che ne interpretano le caratteristiche. A raccontare questa verità sono gli psicologi e non gli psichiatri. Non si tenta di patologizzare il maschilismo in se, altrimenti certi uomini potrebbero trovare giustificazione nel fatto che agiscono male perché malati. Gli psicologi dicono che il fenomeno è culturale e che però le conseguenze ricadono su tutta la società. L’Ideologia della mascolinità stereotipata, così come la chiamano, si manifesta nelle azioni violente di molti uomini, nell’uccisione di molte donne e nel disagio degli uomini stessi che se non raggiungono standard fedeli agli stereotipi subiscono depressione con conseguenze letali, come per il suicidio. Quindi questo testo e le linee guida sell’APA vanno interpretati per quello che sono. Buona lettura!

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Post in lingua originale QUI. (traduzione di Isabella)

Per la prima volta nella sua storia di 127 anni, l’APA ha emanato linee guida per aiutare gli psicologi ad affrontare in modo specifico le questioni di uomini e ragazzi. [Read more…]