Il Privilegio d’essere uomo ed etero

Considerazioni mattutine comprando un libro di Cinzia Arruzza

di Inchiostro 

Spesso, riferendosi ai privilegi, si pensa a degli agi derivanti da possibilità economiche, o a condizione di classe; spesso li si interpreta come qualcosa di desiderato o, comunque, per il raggiungimento dei quali bisogna intraprendere delle azioni attive.
Non si pensa mai, in riferimento ad un quadro più ampio, ad aspetti in cui magari i soggetti non sempre hanno una partecipazione diretta.
Invece c’è una zona di privilegio che non si riferisce a qualità acquisite, bensì a qualità innate.

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Guarda chi si rivede: le Snoq che parlano di Gpa e anticapitalismo (ah ah!)

Mio il corpo, mia la scelta

 

Ieri a Roma si è svolto un convegno del movimento per la vita contro la gestazione per altri organizzato da Se Non Ora Quando Libere, ovvero quel che di peggio resta (ovvero il nulla) di Snoq dopo la scissione tra i comitati cittadini con Snoq Factory e il comitato centrale formato da Vip e Diessine e non solo, con quella trasversalità politica donnista fatta di aventi figa la cui democraticità è nota soprattutto alle ex snoq le quali si vedevano piovere di tanto in tanto, con apparizioni simil madonnesche, comunicati sulla posizione nazionale decisa dall’alto sui temi più svariati.

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Il femminismo della sofferenza

 

di Fabrizia Bonechi

Dunque, diciamo le cose come stanno. Di sigle per identificare le varie correnti di pensiero femminista ne abbiamo tante, troppe. Ma, alla fine, come ha detto Yasmin Nair, il femminismo è un’ idea sola: radicale, incisiva, orizzontale, oltre generi, sessi, etnie, contro un sistema profondamente iniquo e opprimente. Poi, parafrasando Malatesta, ognun* è femminista a modo suo. Nel senso che esistono tanti modi di esserlo quante sono le persone che si proclamano tali. Perché parliamo di un’ idea in comune ma anche di prassi individuale, dei soggetti. Non di un diktat di partito.

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Le Indomabili – Storie di donne rivoluzionarie

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Ho sempre odiato scrivere recensioni, o comunque valutare il lavoro d’altri, analizzarlo, scomporlo, giudicarlo. Anzitutto perché non me ne reputo capace, in seconda battuta perché lo trovo un po’ ingiusto: alla fine, per quanto uno possa essere oggettivo, dà sempre un parere filtrato dal proprio gusto personale, e quindi parziale di un qualcosa che è di certo più ampio.

Per questo motivo non farò una recensione canonica, quanto un racconto, dal momento che credo anche impossibile scrivere un saggio – breve o lungo che sia – su un saggio. O, se non impossibile, tautologico, ma ammetto sia questione di punti di vista.

Ciò detto, ho avuto tra le mani per la prima volta Le Indomabili – Storie di donne rivoluzionarie perché un mio caro amico mi ha fatto il favore di regalarmelo. All’inizio, ammetto, mi aspettavo l’ennesimo libro – barra – iniziativa commerciale su personalità ribelli di svariato tipo, senza una linea ben definita, una di quelle accozzaglie dove i termini ribelle e ribellione sono un po’ falsamente ripuliti del loro significato originale – quello stirneriano, nella mia opinione personale – e trasformati in qualcosa che, al contrario, è al massimo accomunabile alla trasgressione.
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Il femminismo di Emma Watson non basta a redimere La Bella e la Bestia

Indipendentemente da ciò che sostiene Emma Watson, La Bella e la Bestia è la storia di una donna con la Sindrome di Stoccolma

di Laura Witt 20/3/2017

(articolo in lingua originale qui – traduzione di Beatrice Toniolo)

No, La Bella e la Bestia non è un film femminista. No, molti film Disney non sono femministi e sarà il caso di fare i conti con la realtà, piuttosto che sperticarsi a negare l’evidenza: La Bella è la Bestia non è solo la banale storia di una donna con la Sindrome di Stoccolma.

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Stuprata: mi sento sporca, interrotta, in colpa

Lei scrive:

“Ciao Eretica,
inizialmente desideravo scriverti per raccontarti di un’esperienza magnifica vissuta l’8 Marzo: sono una studentessa fuori sede al primo anno e sono passata dall’ambiente di un paesino chiuso e bigotto ad un ambiente di larghe vedute e ricco culturalmente che è la città in cui vivo. Sfortunatamente non ho potuto prendere parte alla giornata dell’8 Marzo per motivi di salute (per nulla gravi) ma ho avuto il piacere di assistere al corteo del pomeriggio: che dire?

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Cagne del Capitalismo

Il discorso di Yasmin Nair in occasione dell’International Working Women’s Day, Chicago, 08/03/2017 

Il link al post originale qui. Traduzione di Antonella.

 

 

(…)Di tre cose voglio parlare oggi – la prima: il concetto stesso di donna, donna come categoria, e intendo farlo in un modo che non rimandi all’idea della cancellazione delle donne trans e delle persone trans in generale. Questo è il 2017 e ci sono ancora troppe resistenze e dissensi che riguardano qualcosa di semplice come “l’inclusione” delle donne trans. Due: voglio parlare di cosa significhi da donna combattere il capitalismo ed il patriarcato. Tre – forse la cosa più importante – come continuare a combattere come donne, o comunque ci identifichiamo, senza esaurirci nel breve termine.

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