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Storia di Aria: il disturbo da stress post traumatico

E’ il secondo capitolo della mia storia. Il primo lo trovate qui.

Sicuramente avrete sentito parlare di quello che succede ai soldati che tornano da guerre che li hanno traumatizzati. Vivere sempre nella paura, dormire con un solo occhio e con un’arma in mano, con l’idea che prima o poi qualcuno ti beccherà nel sonno e dovrai difenderti. Il terrore mentre senti il “nemico” avvicinarsi e parlo di terrore autentico, quello che ti fa salire l’ansia a mille e che ti causa un attacco di panico dopo l’altro. D’altro canto per me vivere con una persona violenta ha voluto dire anche avere un falso senso di sicurezza, pensare che avevo tutto sotto controllo. Se facevo quel che lui voleva sarebbe andato tutto bene. In realtà non andava bene nulla e quando lui mi picchiava, per quanto io cercassi di giustificarlo trovando una ragione che lo avesse reso violento, di motivi non ce n’erano. Erano sfoghi di ira, volontà di fare del male.

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Storia di Aria: la violenza subita e la vita archiviata

Da oggi comincia a scrivere per Abbatto I Muri una donna che parla della violenza subita e, soprattutto, del dopo che caratterizza la vita di una vittima. Non si tratta di una storia che riguarda tutte perché ciascuna vale per la persona che la vive. Dunque speriamo di non dover spiegare che non si tratta di generalizzazioni ma della condivisione di una esperienza. Chi firma è Aria.

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Non ho mai scritto su un blog e mi scuso fin da ora per eventuali errori o parole che potrebbero involontariamente offendervi. Parto dall’inizio.

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Il futuro non è “femmina” ma è Intersezionale: sono una donna ed ho un pene!

Questo video riporta una testimonianza molto bella su quel che significa vivere da transgender. Le lesbiche terf londinesi dovrebbero ascoltare a fondo quel che questa donna dice. Antonella ci regala la traduzione dei sottotitoli.

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Lesbiche #Terf a Londra bloccano il Pride contro le persone Trans

Questa è una traduzione non letterale (di Isabella) di un articolo in cui si parla del regresso culturale delle lesbiche londinesi e non solo, quando dichiararono guerra – insieme alle femministe radicali – alle persone trans. La transfobia che traspare dalle loro parole è degna dei peggiori rappresentanti della destra estrema. Pur di riaffermare la propria supremazia e il separatismo esagerato hanno smesso di pensare che il femminismo e il movimento lgbtq devono essere inclusivi. Le arcilesbiche italiane d’altronde non sono migliori. Si attende che anche loro si prostrino pur di non far partire un Pride transinclusivo.

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Guida Facile per Alleate Smarrite

di Antonella

Tempo d’estate. Tempo di Pride. Tempo di folle e follie arcobaleno nelle strade. Allora che si fa? Si va, giusto? Giusto. Però. Premetto che ho molti amici etero, però io per certe cose vi confesso che sono un po’ all’antica. Tipo: se proprio vi scappa di appoggiare le lotte del movimento glbtqia+, sarà bene che facciate un minicorso accelerato di bon ton per brave attiviste.

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Arcilesbica come Salvini: donne libere soltanto di fare quel che loro ordinano!

Alcune componenti e/o simpatizzanti di Arcilesbica, mi pare in malafede, attribuiscono alle sex workers e a chi le sostiene i pensieri filofascisti della Lega Nord sulla prostituzione. In realtà la lega vuole le case chiuse, come mussolini a suo tempo, invece le sex workers e le femministe che le supportano, chiedono regolamentazione per quelle che scelgono liberamente le quali vorrebbero autogestire il proprio lavoro in cooperative o simili. non si è mai parlato di case chiuse, anzi.

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E’ nato il Social Media Indipendente: mastodon.bida.im

E’ simile a Twitter ma rispetta la tua privacy, nel senso che non registra i tuoi dati e offre la possibilità di mantenere l’anonimato, salvo quando siamo noi stessi a renderci riconoscibili. Non è un prodotto commerciale ma una azione di attivismo militante. Non applica censura ma vi invita a seguire la policy antisessista, antirazzista, antifascista. Vi invita anche a non postare link di post che stanno su altri social (facebook etc) perché non possiamo obbligare nessun@ ad iscriversi e perché avere un blog ci permette di diffondere i nostri contenuti in uno spazio molto più ampio. La stessa policy ha accompagnato iniziative bellissime come quella di Indymedia, il sito che consentiva la libera pubblicazione di contenuti, testi, video, audio, in tempi non sospetti.

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