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Un’amica, ex sex worker, racconta come vive adesso

Dopo alcuni anni mi contatta una donna che già in passato aveva voluto condividere con noi la sua storia. Studentessa, sex workers part time e contraria ad ogni messaggio proibizionista di chi pretende che anche le sex workers per libera scelta si autodefiniscano vittime. Né vittime né colpevole, aveva detto, annunciando che quel lavoro le avrebbe permesso di studiare e realizzare la vita che voleva. Oggi mi riscrive per aggiornarmi e a parte scambi personali ci siamo parlate su quello che sta succedendo in Italia con una parte del movimento femminista che persegue a tutti i costi la vittimizzazione delle sex workers delegittimando la loro lotta per ottenere la regolarizzazione e l’abbattimento dello stigma che pesa loro sulla testa.

Allora, cara XXXXX, a che punto sei con la tua vita?

Ho preso la laurea e ho ottenuto un dottorato di ricerca all’estero. Non avrei potuto fare niente di tutto questo se non fossi stata in grado di mantenermi da sola.

Non lavori più come sex worker, quindi? [Read more…]

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Iniziative contro il #ddlPillon: non faccio lotte con Terf, Swerf e anti/gpa

[Come immagine scelgo l’ombrello rosso, simbolo delle lotte delle sex workers, non a caso]

Mi chiedono se parteciperò alle iniziative contro il ddl Pillon. Nella città in cui vivo c’è già stata un’assemblea partecipata alla quale avrei partecipato anch’io se stessi bene di salute. Sarei andata però solo perché so che nella città in cui abito le compagne, le sorelle, le femministe che conosco non hanno pregiudizi di sorta, non vanno per stereotipi, non sono Terf, femministe radicali trans escludenti, e non sono swerf, femministe radicali sex workers escludenti.

Condivido la lotta perché del ddl 735, leggendolo e analizzandolo da più punti di vista, non condivido niente, ma non posso dimenticare che il femminismo è intersezionale e che le lotte, tutte, dovrebbero essere condivise a partire da un punto di vista che deve essere, per l’appunto, intersezionale.

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Storia dell’Isteria. La scienza può essere sessista!

Questo è un articolo di Mitsu Sahay (QUI il link al pezzo originale)

Grazie a Rossella per la segnalazione e a Federico per la traduzione

Google definisce l’isteria come una “incontrollabile o esagerata emozione o eccitamento”.
è un aggeggivo comune e di solito utilizzato per descrivere le donne che esprimono una qualsiasi emozione come rabbia, tristezza, o shock.
E’ uno dei molti termini usati per sminuire le emozioni delle donne.
Un piccolo approfondimento nella storia della parola “isteria” ci conduce lungo l’oscuro percorso della subordinazione della donna nel medio evo e come il termine mantenga ancora le connotazioni iper sessiste che aveva un tempo.

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#ddlPillon – L’affidamento condiviso visto da Marino Maglietta: obiezioni e risposte alle obiezioni

Risento dopo alcuni anni Marino Maglietta, che ha un curioso e alterno rapporto con il diritto. Dopo il liceo sceglie giurisprudenza, ma si convince ben presto che non c’è molto rigore nel modo in cui vengono affrontate le questioni giuridiche; non vi incontra la ferrea logica giuridica che aveva ammirato (e/o creduto di trovare) negli antichi. Così abbandona quella facoltà e passa a Scienze matematiche, fisiche e naturali, dove compie l’intero percorso per restare poi all’Università, come docente di Fisica dello Stato Solido nella Facoltà di Ingegneria (da qui i bene informati lo definiscono “ingegnere”, per accreditarne l’incompetenza). Riprende poi, dopo anni, i libri di diritto, quando vicende personali ben risolte gli fanno incontrare il mondo abbastanza speciale del diritto di famiglia. Restando stupito per la sua organizzazione, basata su una serie di stereotipi, decide di tentare una riscrittura delle norme. Fonda Crescere Insieme e ci lavora per tutto il 1993 fondandosi sui principi generali e su un attento studio delle soluzioni più valide adottate negli altri paesi. Così, nel gennaio del 1994 la sua prima versione di affidamento condiviso (estremamente simile a ciò che propone attualmente) è in Parlamento. Il resto è storia recente, facile da seguire attraverso le cronache parlamentari. Anche adesso è presente, condividendo integralmente gli obiettivi in questa materia del Contratto di Governo, ma praticamente nulla delle modalità e dei contenuti adottati dal ddl 735. Avendo da sempre un vivo interesse per la dialettica interna ai rapporti familiari, nel momento in cui questi sono al centro di vivissime polemiche non potevo non incontrarlo.

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#ManAsking: l’assillo delle puerili richieste maschili nei confronti delle donne

La storia del mansplaining non mi ha mai convinta, sarà che difficilmente lascio che qualcuno mi spieghi le cose di un argomento che sento mio, uomo o donna che sia. Ma è una questione personale e non dubito invece che spesso accada. 
Quello che invece mi accade spesso, e vi accade spesso, è l’esatto opposto: l’uomo che non sa, l’uomo che chiede. L’uomo che fa domande alla donna, pur potendo intuire o cercare da solo le risposte, nell’ambiente a lui tradizionalmente più lontano: la casa. 
In compagnia e fuori casa l’uomo, soprattutto se di una certa classe sociale, si mostra un esperto economista, sociologo, urbanista, idraulico, ma appena in casa, se c’è una donna o vive in coppia, sembra non sapere nemmeno in quale stanza si trovi l’armadio.
Dove sono le calze?

In quanto tempo si cucina il pesce?

Dove metto ad asciugare?

E’ stirata la mia camicia?

Hai visto il mio orologio?

Direi che ci sono due tipologie di man-asking, in un caso la domanda è in realtà una richiesta (“cosa c’è per cena?”), nell’altro la domanda rispecchia un sincero vuoto riguardo l’economia domestica.

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I figli devono stare sempre con le madri? Io, della mia “mamma” avrei fatto a meno

Lei scrive:

Cara Eretica,

sono impantanata in una discussione che c’entra con il rifiuto di certe donne a cedere parte del ruolo di cura nei confronti dei figli. Capisco alcune priorità ma non riesco proprio a capire come quelle donne, dopo anni di lotte femministe, possano affermare che i figli debbano restare sempre e solo con le madri, come se solo e sempre dalle madri dipendesse il benessere dei figli. Non lo dico ricorrendo a generalizzazioni ma partendo dalla mia esperienza che spero possa essere ascoltata almeno su questo spazio dato che altrove mi hanno già bannata dicendomi, tra l’altro, che sicuramente sono “amica” di Eretica e perciò devo essere buttata fuori da qualunque ambito di discussione. Premetto che essere tua amica mi farebbe davvero onore e che me ne frego di quello che dicono le mie bannatrici, calunniandoti.

La mia esperienza è questa: mia madre mi ha sempre trattata male, mi ha fatto violenza e mi ha privata del sostegno che un genitore vero può dare. Sono stata accudita più che altro dalla madre di mio padre il quale, purtroppo, è venuto a mancare quando io avevo solo dieci anni. So che una donna sola deve subire il peso di tante responsabilità e capisco le sue mancanze nel suo periodo più critico. Poi, però, si è risposata e io avevo 14 anni e mezzo. Il suo atteggiamento non è cambiato per niente. Ancora una volta ho potuto contare sull’aiuto esterno di insegnanti, amici, genitori dei miei amici e perfino il nuovo marito di mia madre. Perciò contavo su tutti meno che su di lei.

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Stupro e femminicidio, per Desirée: Appello alle sorelle femministe di tutto il mondo

Dopo la feroce vicenda di Desirée, senza dimenticare le strumentalizzazioni conseguenti, il gruppo di lavoro di Abbatto i Muri ha deciso di scrivere un appello, in più lingue, da rivolgere alle compagne, alle sorelle, alle femministe di tutto il mondo, affinché tutte noi – inclusi voi che leggete – potessimo diffondere notizie non filtrate dai media mainstream sulla situazione orribile in cui le donne si trovano in Italia. Già alcune si sono mosse con la lettura radiofonica dell’appello in altre lingue e con la sua condivisione attraverso mailing list, forum, gruppi sui social, perché si sappia quello che stiamo vivendo e che ci troviamo ad affrontare. L’invito alla diffusione ovviamente è rivolto a tutt* voi. Così vi postiamo qui di seguito l’appello in lingua italiana e poi le traduzioni in più lingue da diffondere alle reti sociali, femministe, di tutto il mondo. Grazie a chi ci aiuterà a compiere questa azione di contro-informazione.

Ps: Alle traduzioni allegate se ne aggiungeranno altre. Se c’è chi conosce altre lingue scriva pure a abbattoimuri@gmail.com

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ALLE SORELLE FEMMINISTE DI TUTTO IL MONDO

 

Care amiche,

siamo la comunità di Abbatto i Muri, un collettivo che si occupa di sensibilizzare e informare sulla violenza di genere, cultura dello stupro e femminicidio in Italia. Vi scriviamo perché in questi giorni ci troviamo a vivere una specie di incubo dal quale vorremmo uscire.

Nella notte tra il 25 e il 26 di ottobre è stato ritrovato il corpo senza vita di una ragazzina di 16 anni, Desirée, nel quartiere di San Lorenzo a Roma. Dopo l’autopsia si apprese che la giovane aveva assunto una overdose di eroina ed era stata stuprata da un gruppo di uomini. Come se non bastasse il dolore causato dalla vicenda, si aggiunge la rabbia nel vedere come il nostro Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, esponente del partito razzista, machista, omofobo e xenofobo Lega Nord, si sia precipitato sulla scena del crimine per usare questo tipo di delitti per portare avanti la sua campagna contro gli immigrati.

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