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Figlia di una richiedente asilo: “la mia lettera contro il dl sicurezza”

Mi chiamo A. e sono figlia di una donna che ha patito tante sofferenze per portarmi in Italia. Ha ottenuto lo status di richiedente asilo e per questo ha trovato lavoro, io sono riuscita a frequentare la scuola e dopo tanti anni vedo mia madre preoccupata per il decreto sicurezza. Si chiede se siamo al sicuro, se basterà il permesso di soggiorno e il rispetto dei diritti umanitari. L’altra sera, scuotendo la testa, ha detto che se non basta quello che ha dovuto passare per fuggire dal suo paese e per portar me al sicuro allora non sa proprio cosa fare. Di punto in bianco lei potrebbe diventare una “clandestina” e io una minorenne (ho 17 anni) espulsa o senza una madre.

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Tempi difficili giovano alle femministe bianche, etero, privilegiate. Noi intersezionali perdiamo visibilità!

Mi scrive una vecchia conoscenza dei tempi in cui il cyberattivismo varcava le frontiere per realizzare progetti comuni grazie ai quali per la prima volta si parlava di lotte femministe e di genere transnazionali. Era una comunità che chattava senza una interfaccia grafica come quelle che conoscete ora. Non esistevano i social network e tra un tentativo e un altro ci si inventava il modo di comunicare le nostre reciproche esperienze attraverso il web. Scrivevamo usando wiki per integrare e tradurre in varie lingue i contenuti che ci interessava condividere e faticavamo a spiegare ad altre attiviste che il web non serviva come vetrina di singoli siti senza connessione né relazione. Faticosamente provammo a creare una rete che oggi è molto più facile realizzare.

Lei si chiama Clara ed è una grandiosa hacktivista che segue le vicende dei femminismi vecchi e nuovi negli Stati Uniti. Provo a tradurre quello che ha scritto perché penso interessi un po’ tutt*.

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L’8 Dicembre #IoNonCiSarò: mettiamoci la faccia e riappropriamoci del dissenso!

Ecco la proposta di una campagna che arriva dal gruppo di Abbatto i Muri.

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L’8 Dicembre a Roma si terrà la manifestazione in sostegno a Matteo Salvini e alle politiche promosse dal suo partito e da questo Governo, evento pubblicizzato tramite una campagna mediatica grottesca, che ancora una volta punta su una certa “personalizzazione” del dibattito politico, da un lato, mentre dall’altro mira a rendere invisibile un dissenso che c’è, esiste – e nulla ha a che fare con i vari Renzi, Boschi o Macron – promuovendo l’idea che la contestazione oggi sia frutto dei “soliti noti” del PD o di pochi personaggi del mondo dello showbiz, percepiti dunque come distanti da quel “popolo” di cui il Ministro dell’Interno si riempie la bocca ogni giorno. Noi sappiamo che non è così.

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Amo Salvini perché è un uomo semplice

Giuro che non vi capisco, gente. Opposizione, femminismo, diritti lgbt, antirazzismo. Ma perché affaticarsi tanto? Ho deciso: io amo Salvini. Così come amavo il mio ex marito che ogni tanto cercava di uccidermi. Ma lo faceva per amore, no? I rapporti morbosi sono una bella cosa dopotutto. Anche se per un pelo non sono rientrata tra le statistiche dei femminicidi.

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Perché il sesso non è binario

Illustrazione di Angie Wang

 

La complessità non è solo culturale: è biologica

di Anne Fausto Sterling (post originale QUI – traduzione di Giulia)

Due sessi non sono mai stati abbastanza per descrivere la varietà umana. Né in tempi biblici né adesso. Prima di conoscere abbastanza della nostra biologia, abbiamo creato regole sociali per amministrare la diversità sessuale. L’Antico codice rabbinico conosciuto come Tosefta, per esempio, a volte trattava di persone che avevano parti sia femminili che maschili (testicoli e vagina, ad esempio) come donne – che non potevano pertanto ereditare proprietà o diventare sacerdoti; e altre volte, come uomini – a cui veniva vietato di rasarsi o di trovarsi da soli con donne. Più brutalmente, i romani, vedendo le persone di sesso misto come cattivo presagio, avrebbero potuto uccidere una persona il cui corpo e la cui mente non si conformavano alla classificazione sessuale binaria.

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Lo stupro “non-stupro” ne “L’ultimo tango a Parigi” – ricordando Bertolucci

Quante ne abbiamo sentite su questo particolare “avvenimento” cinematografico?

Ho adorato Bertolucci e i suoi film. A suo tempo adorai anche il film di cui parlo. Fino a quando non lessi le prime dichiarazioni dell’attrice. Come dubitare d’altronde del fatto che la scena di violenza fosse in qualche modo stata vissuta dall’attrice Maria Schneider come una violenza reale. Che le sue lacrime e il suo stato di shock fossero reali. Che la depressione conseguente fosse reale. Lo stesso Bertolucci disse qualche tempo dopo che aveva concordato con Brando di usare il burro per facilitare la sodomia (finta, per i perfezionisti del cinema). Nel copione c’era lo stupro ma non era descritto il modo in cui sarebbe stato commesso e non erano specificati alcuni dettagli aggiunti senza informare l’attrice, come lo stesso Bertolucci dichiara, ed ecco che quei dettagli resero lo stupro talmente credibile al punto da aver fatto diventare la scena cinematograficamente indimenticabile.

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Un’amica, ex sex worker, racconta come vive adesso

Dopo alcuni anni mi contatta una donna che già in passato aveva voluto condividere con noi la sua storia. Studentessa, sex workers part time e contraria ad ogni messaggio proibizionista di chi pretende che anche le sex workers per libera scelta si autodefiniscano vittime. Né vittime né colpevole, aveva detto, annunciando che quel lavoro le avrebbe permesso di studiare e realizzare la vita che voleva. Oggi mi riscrive per aggiornarmi e a parte scambi personali ci siamo parlate su quello che sta succedendo in Italia con una parte del movimento femminista che persegue a tutti i costi la vittimizzazione delle sex workers delegittimando la loro lotta per ottenere la regolarizzazione e l’abbattimento dello stigma che pesa loro sulla testa.

Allora, cara XXXXX, a che punto sei con la tua vita?

Ho preso la laurea e ho ottenuto un dottorato di ricerca all’estero. Non avrei potuto fare niente di tutto questo se non fossi stata in grado di mantenermi da sola.

Non lavori più come sex worker, quindi? [Read more…]