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La sessualità che non si può ancora raccontare

Foto di Montoya

La mia vita sessuale si può descrivere per fasi. Quando la lubrificazione consentiva una penetrazione profonda, quando le acrobazie potevano sfidare gli allenamenti da circo, quando la fantasia premiava in orgasmi plurimi, quando la libido frenava le richieste altrui, quando l’agilità iniziò a venire meno, quando fare sesso diventò un’impresa.

Al momento mi piaccio a pezzi: amo i miei piedi, mi piace la mia pelle liscia e morbida, adoro le mie mani. Il mio viso fa sempre la sua porca figura e il capello riesce nei movimenti leonini. Le mie tette sono in fase di crollo ma a lui piacciono. Il culo è più rotondo, parecchio più rotondo e assieme ai miei fianchi e alle cosce forma una massa con cellulite sparsa. L’apertura delle mie gambe non è niente male anche se devo tenere conto di tanti fattori. Dipende dalla sua capacità di sfidare la gravità.

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Raccontare il femminismo: violenza domestica e violenza di genere

 

Alla fine degli anni ottanta e per tutti gli anni novanta la violenza domestica non veniva trattata all’insegna della prevenzione. Eppure era logico immaginare quali fossero le strategie violente e di persecuzione di un coniuge fragile, spesso dipendente economicamente e con un figlio che diventava la priorità assoluta giusto per non privarlo di un tetto e di un sostentamento vitale.

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Raccontare il femminismo: il corpo giovane e quello “vecchio”

Alla trasformazione del corpo delle donne nessuna può sfuggire. Nessun moralismo sulla chirurgia plastica. Il femminismo incoraggia a rispettare le scelte delle donne. Ogni tipo di libera scelta senza alcuna obiezione per quel che voi individualmente preferite fare.

Quel che però è necessario ricordare è che il corpo delle donne subisce un’imposizione che viene legittimata da chi pensa che valorizzare la differenza, al punto da farne un imperativo biologico, significhi praticare una via di liberazione. Quella differenza diventa il motivo per cui qualcuna immagina di poter determinare chi sia donna e chi no. Diventa motivo di discriminazione per le donne trans e per qualunque donna che osi mettere in discussione il determinismo biologico.

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Raccontare il femminismo: dal reato di adulterio alla legge per il divorzio

Proviamo a fare una sintesi delle leggi che bene o male ci hanno creato molti problemi. Potreste dare per scontato ciascun diritto di cui ora fruite. Così non è. E’ servito tanto tempo per fare in modo che le donne fossero considerate persone dentro e fuori la famiglia. Serve ancora del tempo per assicurarci che i diritti guadagnati non vengano smantellati da chi vuole portarci indietro. Alle leggi che seguono potreste aggiungere la legislazione sulla discriminazione delle donne nel lavoro. Si tratta sempre di roba recente, non credete. Se vi viene in mente altro ditemi.

Andiamo con ordine. Per esempio:

Adulterio

L’infedeltà coniugale nel diritto italiano era disciplinata dagli articoli 559 e 560 del codice penale, che prevedevano rispettivamente le fattispecie di adulterio e concubinato. Per la moglie costituiva reato il semplice adulterio, che vedeva punito anche l’amante della donna. La pena era prevista in misura maggiore nel caso di relazione adulterina di maggiore durata. Il delitto era punibile a querela del marito.

Quando a commettere il reato era il marito, invece, l’infedeltà era punita solo nel caso in cui avesse tenuto una concubina nella casa coniugale o altri luoghi noti.

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Raccontare il femminismo: secoli di torture e stupri sulla pelle delle donne

Siamo all’epoca dei feudi e dei territori appartenenti ai Signori che dominavano i servi della gleba e – più di tutti – le donne schiave. Da un bel po’ il revisionismo di cattolici integralisti ci dice che non esistevano gli strumenti di tortura degli inquisitori, la cintura di castità o lo ius primae noctis. Dicono che perfino gli stupri commessi nel corso delle crociate o i roghi e le torture inquisitorie sarebbero invenzioni delle perfide femministe. La realtà è che – assieme ai seguaci di altre religioni – i cattolici, la chiesa, il successivo istituto inquisitoriale così come le norme in difesa dei potenti miravano sempre al controllo della sessualità femminile e a quello delle nascite. La cintura o altri strumenti di tortura servivano a fare in modo che il padrone fosse sicuro del fatto che il figlio nato non poteva essere che suo. Tutto ciò perché l’adulterio era un gravissimo reato per le donne e perché la discendenza delle famiglie era la cosa più importante.

Il feudatario e il signore invece – che si tratti di legge scritta o meno non importa – potevano stuprare tutte le schiave che volevano e questo divenne inaccettabile, tempo dopo, solo perché fu una lotta tra uomini, un patriarca contro l’altro a garantirsi la proprietà di un corpo di donna e così la discendenza (ricordate il fascistissimo slogan, ancora attuale, “non toccate le Nostre donne”?). Le donne venivano date in pasto ai soldati per calmarli e venivano rinchiuse per anni se solo osavano disobbedire. Il destino delle donne era segnato quando fuggivano per nascondersi tra i boschi o nelle montagne. Di come le donne che aiutavano altre donne ad abortire o di come alcune diffondessero notizie di magie per tenere lontani stupratori e malintenzionati immagino sappiate qualcosa. Ma la ribellione fu sedata a furia di processi e torture, uccisioni e massacri e questo è successo per riottenere il controllo dei corpi delle donne, tra le altre cose.

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Mia figlia mi ha resa libera

Ho fatto male. Sì. Mi sono proprio sbagliata. Ero in errore quando cercavo risposte in un romanzo rosa. Quando mi perdevo nel romanticismo, parlo della retorica di San Valentino e cose del genere. Quando ti dicono che il vero amore dipende da te, da come ti comporti. Se fai tutto giusto, se ti occupi della tua femminilità e se sei tanto calcolatrice da fingere prima del matrimonio, soffocando le tue emozioni, quelle vere, per ottenere l’attenzione di un narciso che pensa alle donne come ad un surrogato della madre.

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Ancora sulle pessime madri

Lei scrive:

Cara Eretica,

ho aperto oggi il tuo blog con l’intento di scriverti, ma mi sono trovata davanti delle parole che mi hanno colpita. “Le pessime madri esistono”. Sembravano aspettare solo me e, visto che nella vita agire d’impulso senza seguire il piano lo considero una rara e meravigliosa necessità, eccomi qua a dire qualcosa che non mi aspettavo.

Vorrei rispondere alla persona che ha condiviso la sua esperienza e dirle innanzitutto grazie. Un grazie enorme, se potessi la abbraccerei nonostante sia il tipo da non apprezzare il contatto fisico con chi non conosco. Grazie perché sono tre giorni che lotto con una crisi d’ansia sperando di non finire di nuovo in pronto soccorso perché non mi reggo in piedi, non mangio, tremo e vomito da giorni e stamani mi sono svegliata con la sensazione precisa di aver toccato il fondo, sto per crollare di nuovo. Ieri sera, in un momento di relativa calma, mi sono ricordata di un episodio accaduto al liceo: una ragazza della mia classe aveva scritto una lettera, l’aveva appesa a un palloncino che poi è volato via ed è così che ha conosciuto la sua amica di penna. Si sono scritte, si sono incontrate e chissà, forse sono ancora amiche. Ho sentito il bisogno di fare qualcosa di simile, scrivere qualcosa a chiunque, un@ sconosciut@ là fuori nel mondo e aspettare. Ho bisogno di una sorpresa nella vita, di sapere che da qualche parte c’è qualcosa o qualcuno anche per me e ritrovare la voglia di andare a cercarlo. E poi ho trovato le tue parole.

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