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Ddl contro Omotransfobia: chi sono le Snoq e Arcilesbica che si oppongono

La bozza del disegno di legge contro l’omotransfobia (Testo) è stata infine depositata alla Camera ed ecco spuntare le barricate a partire da destre varie e, indovinate un po’, anche da Se Non Ora Quando Libere e da Arcilesbica Nazionale.

Cosa c’è che non va nel ddl secondo questi gruppi? Principalmente, ma è mero ostruzionismo, il fatto che il ddl nomina l’identità di genere. Secondo le due superpotenze, si fa per dire, la parola “genere” non va bene perché invece quel che è importante sarebbe il “sesso”. Lo stesso sesso femminile che J.K.Rowling non vuole si confonda con l’identità delle donne trans. Ed ecco il problema.

Un gruppo sparuto di autonominate donne resistenti temono che la donna scompaia. La scomparsa della donna sarebbe determinata dal pericoloso gender. E no, non si tratta di Adinolfi o Giovanardi o altri simili. Parliamo di quel che resta del movimento Snoq e di una Arcilesbica frutto di scissioni e abbandoni da parte di tante lesbiche che non si riconoscono nella linea politica della sua presidenza. Non a caso questa linea viene difesa su testate come “ProVita”, “Il Foglio”, “Avvenire” e così via.

Ricordate la polemica sui corsi per il rispetto dei generi nelle scuole? Ricordate quel che dissero i politici di destra? Dissero che si trattava di educazione all’omosessualità, che si volevano omosessualizzare i bambini, che in classe si facevano lezioni di sesso gay e che addirittura si sdoganava la pedofilia. Il Gender prese a rappresentare il pericolo più pericoloso che esista. Un po’ di tempo dopo arrivarono le donne e lesbiche che presero a usare quella retorica per dire che le donne sono donne solo se nascono con la vagina. Che i gay sono brutti e cattivi perché osano crescere e amare figli avuti grazie al dono prezioso di una donna. Che le donne trans in realtà non sono donne e non possono essere comprese nei raduni, nelle manifestazioni, nelle assemblee femministe.

Da qui faccio una breve sintesi di quel che si muove in altri mondi, europa e stati uniti compresi. Da parecchi anni un’ala conservatrice e transofoba si muove per escludere le trans, per definirle infiltratI del patriarcato e per infondere terrore tra le femministe dicendo che le trans arrivano nelle assemblee femministe per stuprare le donne nei bagni. Per loro è stato coniato un acronimo, Terf, che sta per femministe radicali trans escludenti.

In Italia commentatrici facebook accanite ci ricordano che il fenomeno ha oltrepassato l’oceano e che la stessa retorica è passata di bocca in bocca. Queste commentatrici sono aggressive, dicono di essere le vere femministe perché secondo loro femminismo starebbe per difesa dei diritti della femmina. Sostanzialmente si sono perse nei meandri del femminismo della seconda ondata e hanno dimenticato la terza, la quarta e le evoluzioni filosofiche e militanti del femminismo. Un femminismo che oggi, grazie alla Dea, include le donne cis e trans, le donne tutte, difendendo il loro diritto alla libera scelta, la loro magnifica e coraggiosa capacità di diventare quel che sono.

Non ricordo di polemiche simili contro le sorelle trans da decenni. Anzi le polemiche c’erano prima che nascessi e oggi tornano e per me si presentano per la prima volta spacciandosi per novità.

Cosa dicono le novelle difensore delle femmine vaginomunite? Dicono che la biologia è essenziale e che sei quel che sei alla nascita. Non sia mai che da maschio biologico tu procedi per diventare donna. O che da femmina biologica diventi uomo. Sei quel che natura ti ha dato e non si può contraddire la natura (cattolicamente parlando). Si nega perciò che le donne trans siano donne, si dice che non si dovrebbero nominare le donne Cis perché in realtà, secondo loro, si può solo parlare di donne vere e donne false.

Come presentano l’opposizione le snoq e arcilesbica? Dicono che bisogna sostituire il concetto di identità di genere con la parola transfobia. Il punto è che se non riconosci l’identità di genere potrai negare che una donna trans sia una donna e dunque qualunque cosa tu dica di lei non sarà mai classificata come transfobia. L’identità di genere è qualcosa che le femministe hanno compreso nel loro gergo, grazie alle lotte lgbtiq e non, da molto tempo. Ho fatto militanza e attivismo femminista con uomini nati biologicamente donne che ho imparato a chiamare con nomi maschili. Ho marciato in piazza con compagne trans che per me sono sorelle. Nel rispetto della autodeterminazione e del principio di autorappresentanza quando loro parlano io resto in ascolto e mi limito a supportare le loro lotte e a diffondere le loro voci. Non mi sostituisco a loro né mi permetto di dire cosa sia vero o meno quando si parla di identità di genere.

D’altro canto oggi la definizione stessa di donna ad alcune sta stretta. Se donna vuol dire essere fedeli alla biologia, rimarcare il legame con la natura, stare lì a difendere l’istinto materno che in realtà è una roba strutturata culturalmente, se vuol dire raccontarsi balle sulla nostra propensione alla cura, sul fatto che siamo più sensibili e migliori dei maschi, allora io pretendo di definire la mia identità e per quel che vi riguarda posso anche chiamarmi Pasquale e ciò non cambia quel che sono e quel che pretendo sia riconosciuto quando rivendico i miei diritti. Resta il fatto che le donne trans sono donne e che vanno riconosciute e nominate così come esse ci guidano al loro riconoscimento e alla loro esigenza di autonominarsi.

Se non si rispetta questo principio minimo di autodeterminazione allora non capisco davvero come si possa pensare di essere femministe. Ma andiamo avanti. Snoq e Arcilesbica quindi sostengono che il concetto di identità di genere potrebbe aprire le porte dell’inferno. Dato che, secondo loro, questo porterebbe alla scomparsa della femmina allora si rischierebbe nientemeno che di perdere la possibilità di fare statistiche sulla violenza di genere (a meno che non pensino che la violenza sia solo sulle donne e non sui generi includendo gay, lesbiche, trans), perdere il diritto agli sport femminili, come se gli sport fossero praticati dalla vagina e non dalla persona, e di vedere chiusi, udite udite, i centri antiviolenza.

Apriti cielo. Dunque arriverà l’apocalisse. Come se il concetto di identità di genere cancellasse la violenza di genere o come se includere tra le persone accolte in un centro antiviolenza anche le donne trans, così come già si fa, procurasse un rischio per le donne cis. Quella che dunque questi gruppi stanno diffondendo è una campagna del terrore tipica delle culture autoritarie di destra. Si alimenta paura dell’immigrato, del gay, della lesbica e poi arrivano le presunte femministe ad alimentare la paura delle persone trans.

Mi chiedo perché Arcilesbica stia ancora dentro l’Arci e cosa ne sia rimasto di Snoq al giorno d’oggi. Chi sono queste persone che parlano in questo modo? Sono poche, alcune si firmano come singole e poi come gruppo xy. Sono sempre le stesse persone che da mesi rendono impossibile il dibattito in rete. Impossibile non rendersi conto di quello che succede e del danno culturale regressivo che queste realtà rappresentano. Di fatto non fanno parte del movimento nazionale Non Una Di Meno che è transfemminista e intersezionale. Dunque chi sono e perché mai dovrebbero essere ascoltate e dovrebbero influire nel dibattito italiano? Solo perché le testate di destra se ne fanno scudo e possono titolare “le femministe si oppongono al ddl”? Ma quelle sono solo alcune donne e non “le femministe”. Quindi diciamolo che quel che dicono è antico come la muffa. Che hanno appiattito il dibattito ad un vecchiume senza ritorno e che loro saranno il passato. Noi siamo il futuro.

NB: quelle che hanno preso in prestito la definizione statunitense e regressiva di femminismo radicale hanno scippato il concetto alle femministe radicali che in Italia assumono un altro ruolo. Il femminismo radicale della bravissima Lea Melandri, per dirne una, non è quello delle radicali transofobe. In rete, dove trovate le pagine “femminismo radicale” purtroppo oggi trovate le transofobe. 

Update: donne parlamentari del Pd cedono alle richieste di Snoq e Arcilesbica.

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6 pensieri su “Ddl contro Omotransfobia: chi sono le Snoq e Arcilesbica che si oppongono”

  1. Io non capisco una cosa: se per loro le donne trans sono uomini allora gli uomini trans sono donne oppure sono anche loro uomini per aver “tradito” la “sorellanza”?

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