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Lui mi picchia e mi piace così

Questo messaggio è difficile da condividere ma lo pubblichiamo comunque perché non mostrando queste parole non si fa altro che nascondere situazioni che non ci piacciono. Ricordo a chi si trova in situazioni violente, a chi non vuole più subire ed essere vittima che esistono centri antiviolenza che aspettano solo che voi chiediate aiuto.

Lei scrive:

Cara Eretica, vorrei raccontarti la mia storia e soprattutto quello che subisco per via della mia relazione con un uomo che viene giudicato (dagli altri) violento.

Conosco tutto quello che viene detto contro la violenza di genere e provo schifo nei confronti di uomini che costringono le donne con uno stupro o con le botte. Qui arriva la mia contraddizione. L’uomo di cui mi sono innamorata ha degli scatti d’ira che non capisco neanch’io. Non ho l’indole dell’infermiera che deve salvare l’uomo con un mostro interiore. Sono una donna normale e non credo di essere diversa da tante altre.

Non frequento più il mio gruppo di amici e amiche e vedo poco anche i miei familiari perché tutti mi spingono a lasciare il mio compagno. So che è indigesto quello che sto per dire ma vorrei anche portare il mio punto di vista sulla questione.

Lui mi ha schiaffeggiata in pubblico, mi ha strattonata, spinta e a volte mi ha colpita senza preavviso. Un paio di volte mi ha presa con la forza e voi lo chiamereste stupro. Io però l’ho ricambiato e sono rimasta. Mi piace il suo modo di fare sesso e mi sento appagata da quello che viene dopo lo schiaffo. Lui mi fa sentire amata, mi desidera, mi vuole accanto a se, non vorrebbe altra donna che me al suo fianco.

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Transizioni Tempestose: il muro burocratico

Lei scrive:

Ciao Eretica, ciao tutte
Vorrei condividere questo piccolo resoconto dei miei primi mesi in transizione.
E’ un racconto molto personale e lo scopo non è solo generare un piccolo report di autocoscienza trans ma anche evidenziare gli attuali problemi della sanità pubblica a Milano per quanto riguarda le transizioni. Teoricamente l’Ospedale Niguarda dovrebbe essere l’avanguardia in Italia, purtroppo non è più così, ma non se ne parla abbastanza.
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La disfatta dei mondi inferiori: il White Right’s Act

Questo è il primo capitolo di un racconto che avevo iniziato a scrivere molti mesi fa. Visto l’andazzo generale direi che è opportuno che io continui per poi concluderlo. Vi auguro una buona lettura.

La disfatta dei mondi inferiori

Un racconto di Eretica Whitebread

 

1° Capitolo

Le onde si infrangono sulla riva e io sto distesa qualche metro più in là sulla sabbia. E’ presto, mi piace venire qui quando non c’è nessuno e il sole è ancora basso, benché l’aria sia già colma di tepore. Ho fatto 80 chilometri per arrivare e di sicuro ne valeva la pena. Questo è l’unico pezzo di spiaggia in cui non approdano corpi di gente estranea alla mia comunità. Cercano di raggiungerci in ogni modo possibile ma sono nemici, vogliono rubarci i diritti e per fare in modo che restino tali dobbiamo proteggerci e non credere a nessuna delle bugie che viene raccontata su quei fogli stampati dai terroristi del gruppo noborder.

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La sessualità che non si può ancora raccontare

Foto di Montoya

La mia vita sessuale si può descrivere per fasi. Quando la lubrificazione consentiva una penetrazione profonda, quando le acrobazie potevano sfidare gli allenamenti da circo, quando la fantasia premiava in orgasmi plurimi, quando la libido frenava le richieste altrui, quando l’agilità iniziò a venire meno, quando fare sesso diventò un’impresa.

Al momento mi piaccio a pezzi: amo i miei piedi, mi piace la mia pelle liscia e morbida, adoro le mie mani. Il mio viso fa sempre la sua porca figura e il capello riesce nei movimenti leonini. Le mie tette sono in fase di crollo ma a lui piacciono. Il culo è più rotondo, parecchio più rotondo e assieme ai miei fianchi e alle cosce forma una massa con cellulite sparsa. L’apertura delle mie gambe non è niente male anche se devo tenere conto di tanti fattori. Dipende dalla sua capacità di sfidare la gravità.

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Mia figlia mi ha resa libera

Ho fatto male. Sì. Mi sono proprio sbagliata. Ero in errore quando cercavo risposte in un romanzo rosa. Quando mi perdevo nel romanticismo, parlo della retorica di San Valentino e cose del genere. Quando ti dicono che il vero amore dipende da te, da come ti comporti. Se fai tutto giusto, se ti occupi della tua femminilità e se sei tanto calcolatrice da fingere prima del matrimonio, soffocando le tue emozioni, quelle vere, per ottenere l’attenzione di un narciso che pensa alle donne come ad un surrogato della madre.

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Il futuro non è “femmina” ma è Intersezionale: sono una donna ed ho un pene!

Questo video riporta una testimonianza molto bella su quel che significa vivere da transgender. Le lesbiche terf londinesi dovrebbero ascoltare a fondo quel che questa donna dice. Antonella ci regala la traduzione dei sottotitoli.

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Il sapore della pipì

The Piss Sculpture by David Cerny – Praga

Di piscia e redenzioni.

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