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I figli devono stare sempre con le madri? Io, della mia “mamma” avrei fatto a meno

Lei scrive:

Cara Eretica,

sono impantanata in una discussione che c’entra con il rifiuto di certe donne a cedere parte del ruolo di cura nei confronti dei figli. Capisco alcune priorità ma non riesco proprio a capire come quelle donne, dopo anni di lotte femministe, possano affermare che i figli debbano restare sempre e solo con le madri, come se solo e sempre dalle madri dipendesse il benessere dei figli. Non lo dico ricorrendo a generalizzazioni ma partendo dalla mia esperienza che spero possa essere ascoltata almeno su questo spazio dato che altrove mi hanno già bannata dicendomi, tra l’altro, che sicuramente sono “amica” di Eretica e perciò devo essere buttata fuori da qualunque ambito di discussione. Premetto che essere tua amica mi farebbe davvero onore e che me ne frego di quello che dicono le mie bannatrici, calunniandoti.

La mia esperienza è questa: mia madre mi ha sempre trattata male, mi ha fatto violenza e mi ha privata del sostegno che un genitore vero può dare. Sono stata accudita più che altro dalla madre di mio padre il quale, purtroppo, è venuto a mancare quando io avevo solo dieci anni. So che una donna sola deve subire il peso di tante responsabilità e capisco le sue mancanze nel suo periodo più critico. Poi, però, si è risposata e io avevo 14 anni e mezzo. Il suo atteggiamento non è cambiato per niente. Ancora una volta ho potuto contare sull’aiuto esterno di insegnanti, amici, genitori dei miei amici e perfino il nuovo marito di mia madre. Perciò contavo su tutti meno che su di lei.

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#Catania – Storia di Lucy, vittima di violenze inflitte da “compagni”

Ringraziamo le compagne catanesi per aver diffuso questa storia e solidarizzando con Lucy vorremmo dare alle sue rivendicazioni tutta la visibilità che possiamo. Noi siamo con te. E’ per specificare chiariamo che la molestia sessuale, lo stalking, lo stupro, sono azioni oppressive e dunque fasciste. Altro che compagni.

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Non Una di Meno – Catania accoglie e rilancia la denuncia di Lucy (pseudonimo), una compagna che frequenta un centro sociale catanese, intenzionata a sollevare la questione delle molestie sessuali negli spazi politici e di aggregazione sociale. Da femministe sappiamo che, anche nella nostra città, le aree di sinistra e di movimento sono attraversate dalle stesse logiche eteropatriacali che pervadono l’intera società. Anche nei luoghi predisposti dagli uomini per la nostra emancipazione politica rischiamo di essere messe di fronte al ricatto: accettare la nostra subalternità o farci silenziosamente da parte.

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Gli stupratori ci considerano niente e quando stuprano un niente sanno di restare impuniti

Lei scrive:

Cara Eretica, mi chiamo Sole, all’anagrafe Matteo e come donna trans vorrei raccontare delle violenze che ho subito. Lo faccio perché mi sento vicina a tutte le donne che subiscono violenza e che come me non trovano ascolto in nessun luogo.

Premetto che le donne trans che vengono stuprate trovano molte porte chiuse. Non hanno il sostegno dei parenti perché spesso sono quelli che ti hanno buttato fuori di casa quando tu hai detto di chiamarti Eva invece di Adamo. Non hanno una comunità forte che ti sostiene perché le associazioni Glbt a volte sono lontane o non contemplano di lottare per i diritti delle persone trans. Se non vivi in una grande città tutto diventa più difficile anche se vivendo in un piccolo centro la vita costa meno e non si è ridotti, come spesso accade, a dormire in mezzo alla strada.

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Sono stata stuprata da un branco di italiani, perciò sono stati assolti

 

Lei scrive:

Cara Eretica,

anni fa io sono stata stuprata da tre uomini, romani de Roma, in un quartiere di periferia, dove i politici vengono solo per chiedere voti e dove il degrado non c’entra con gli immigrati. Vivevo in un posto in cui ancora oggi non ci sono servizi e per prendere la metropolitana devi prima attraversare chilometri a piedi e in autobus. Ho denunciato quegli uomini ma il processo è stato una farsa. La mia parola contro la loro. Un padre di famiglia e due “bravi lavoratori” come li ha definiti l’avvocato difensore. Il mio avvocato ha fatto quello che ha potuto ma quei tre non erano immigrati, quindi è stata tutta colpa mia, me la sono cercata e i tre dissero che era stato tutto consensuale. La moglie del “padre di famiglia” mi ha urlato contro e per poco non mi metteva le mani addosso. Per lei ero solo una puttanella che aveva portato il marito, padre di due figli, sulla cattiva strada. Ero una rovina famiglie, una che li voleva rovinare. Gli altri due avevano madri e padri che li appoggiavano. Le lodi per i due non finivano mai e i genitori d’altro canto erano brava gente che non poteva credere al fatto di aver cresciuto due stupratori.

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La differenza tra una fantasia di dominazione e lo stupro

Lei scrive:

Ho avuto un’avventura virtuale, tempo fa, e il tizio con cui chiacchieravo e sperimentavo sesso virtuale era disponibile ad un rapporto di dominazione che mi è sempre piaciuto. Lui dominante e io dominata. Si chiama bdsm e non c’è niente di male nel praticarlo se mi piace ed è consensuale. Lui era un amico di una mia amica e pensavo fossi al sicuro, qualunque cosa dicessi o gli mostrassi.

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Lui mi picchia e mi piace così

Questo messaggio è difficile da condividere ma lo pubblichiamo comunque perché non mostrando queste parole non si fa altro che nascondere situazioni che non ci piacciono. Ricordo a chi si trova in situazioni violente, a chi non vuole più subire ed essere vittima che esistono centri antiviolenza che aspettano solo che voi chiediate aiuto.

Lei scrive:

Cara Eretica, vorrei raccontarti la mia storia e soprattutto quello che subisco per via della mia relazione con un uomo che viene giudicato (dagli altri) violento.

Conosco tutto quello che viene detto contro la violenza di genere e provo schifo nei confronti di uomini che costringono le donne con uno stupro o con le botte. Qui arriva la mia contraddizione. L’uomo di cui mi sono innamorata ha degli scatti d’ira che non capisco neanch’io. Non ho l’indole dell’infermiera che deve salvare l’uomo con un mostro interiore. Sono una donna normale e non credo di essere diversa da tante altre.

Non frequento più il mio gruppo di amici e amiche e vedo poco anche i miei familiari perché tutti mi spingono a lasciare il mio compagno. So che è indigesto quello che sto per dire ma vorrei anche portare il mio punto di vista sulla questione.

Lui mi ha schiaffeggiata in pubblico, mi ha strattonata, spinta e a volte mi ha colpita senza preavviso. Un paio di volte mi ha presa con la forza e voi lo chiamereste stupro. Io però l’ho ricambiato e sono rimasta. Mi piace il suo modo di fare sesso e mi sento appagata da quello che viene dopo lo schiaffo. Lui mi fa sentire amata, mi desidera, mi vuole accanto a se, non vorrebbe altra donna che me al suo fianco.

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Transizioni Tempestose: il muro burocratico

Lei scrive:

Ciao Eretica, ciao tutte
Vorrei condividere questo piccolo resoconto dei miei primi mesi in transizione.
E’ un racconto molto personale e lo scopo non è solo generare un piccolo report di autocoscienza trans ma anche evidenziare gli attuali problemi della sanità pubblica a Milano per quanto riguarda le transizioni. Teoricamente l’Ospedale Niguarda dovrebbe essere l’avanguardia in Italia, purtroppo non è più così, ma non se ne parla abbastanza.
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