
Sembra l’unica lingua che i sessisti imparano. Le indiane ci hanno precedute. Se gli uomini non vogliono imparare a rispettare il consenso delle donne allora bisogna difendersi. Non si tratta più di educare ma di sopravvivere. La cultura che porta un “educatore di Cl” a molestare una ragazzina e quella che porta giovani uomini a stuprare una donna, a giocare con battute sessiste, a girare video che poi saranno perfino richiesti in gruppi maschilisti telegram e a progettare vendette per la ragazza che ha osato denunciare, non è cultura dello stupro pura e semplice, è misoginia, è odio contro le donne, è totale incapacità di empatizzare, è incapacità di accettare che il corpo delle donne è altro dallo stupratore, è incapacità di capire che le donne sono persone e che hanno diritto alla libera scelta, alla libertà di esprimere o meno consenso, alla libertà di ribellarsi, alla libertà di denunciare, senza che una madre troppo collusa con lo stupratore vada a rimproverarla del fatto che la denuncia rovinerà la vita del suo pargolo.

Ma di fatto il punto è che se lo stupro non viene percepito come violenza contro le donne allora c’è un grosso problema. Dobbiamo difenderci. Denunciare non basta e nessuno dovrebbe colpevolizzarci se non lo facciamo, dato che poi sul patibolo finiamo sempre noi. E’ un’altra forza di victim blaming.
Serve capire che il maschilismo e la misoginia sono diffuse e per sradicarle bisogna cominciare dalle famiglie che supportano gli stupratori o che considerano una ragazzata uno stupro di gruppo. Dovrebbero tutti essere rieducati a smetterla di coprire le malefatte di maschilisti giovani e vecchi. Ne abbiamo abbastanza.

Che dire poi di quelli che cercano su Telegram, come si scrive su twitter, il video dello stupro. Forse pensano di tratti di un cazzo di reality, come i true crime che fanno audience e intrattenimento sulla pelle delle donne senza mai soffermarsi a pensare che si continua a generare introito mediatico sul femminicidio, sullo stupro, senza che si aggiunga un’analisi, che sia una, che vada oltre la celebrazione del paternalista detective e della sua corsa per scoprire un colpevole dopo trent’anni dalla morte della vittima. Complimentissimi, davvero.
La faccenda è semplice. Serve tirare fuori rabbia, autodifesa, resistenza partigiana.
Avete rotto le ovaie, tutti quanti. Quelli che stuprano, quelli che vengono a piagnucolare dicendo che “not alla men”, quelli che insultano le vittime, coloro che difendono i poveri stupratori “provocati dalla biabolica vittima”, quelli che continuano a bere sorsi di veleno da cultura mafiosa e maschilista, quelli che non lasciano alle donne il privilegio di poter camminare da sole senza dover temere di essere vittime di gente di merda. Gli uomini godono di un privilegio maschile, le donne devono combattere per sopravvivere. Facciamolo bene, facciamolo subito. Vaffanculo a chi ci chiede di affidarci ad altri per poter rafforzare l’ego di paternalisti in divisa. Il problema è a monte. Gli uomini ne sono i protagonisti. Diseducatevi dal maschilismo e rieducatevi all’empatia antisessista, senza che una mamma femminista, senza obbligo di cura, debba insegnarvelo. Manifestate voi, contro i vostri simili che stuprano, uccidono, senza chiedere il nostro benestare. E’ una cosa che vi riguarda. Basta che non pensiate di toglierci la parola, di sovradeterminarci, di scrivere quel che serve al posto nostro. Quel che dovreste fare riguarda solo voi. Rinunciate ai privilegi maschili. Smettete di romperci le ovaie.
Smetti di proteggere tua figlia. Educa tuo figlio. altrimenti si continueranno a contare le vittime. Non ti lamentare poi se lo pigliamo a bastonate.
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2 pensieri su “Stupro di Palermo: le donne prendano i bastoni”