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“Cosa dirà la gente”: storia di una ragazza, tra conflitti culturali e ricerca della libertà

Cosa dirà la gente è un film, distribuito da Lucky Red, che narra la storia realmente vissuta da Iram Haq, protagonista e regista di quest’opera.  Lei nasce da una famiglia pakistana – migrata in Norvegia – e vive una vita a metà. Rispetto per le tradizioni a casa e voglia di integrarsi a scuola, con gli amici, altrove. Quando il padre scopre che lei ha un amore adolescenziale la rapisce e la consegna ai parenti che vivono in Pakistan.

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#Argentina: malata di cancro muore perché costretta a portare avanti la gravidanza

 

L’hanno lasciata morire in nome della morale.

Ana Acevedo aveva 19 anni e tre figli quando le diagnosticarono un cancro alla mandibola. Durante i 13 mesi di malattia, i medici dell’ospedale Iturraspe di Santa Fe (Argentina) non curarono il cancro per salvaguardare il feto. Ana infatti era incinta di due settimane.

La madre, Norma Cuevas, chiese un aborto terapeutico per salvare la figlia ma i medici glielo negarono: la loro morale gli impediva di mettere a rischio un feto ma erano unanimemente d’accordo nel lasciare agonizzare una giovane solo per mantenere le loro convinzioni. Dissero che Ana e il feto sarebbero sopravissut* ma mentirono.

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Non sono monogama e dirlo è una liberazione

“Ci sono più cose tra il cielo e la terra, Orazio, di quante non ne comprenda la tua filosofia”
– William Shakespeare
“E del cielo infinito che sa dare il desiderio senza pregiudizi. E i miei amici, i miei buoni amici e il loro amore incondizionato”
– Bea Espejo

(Avvertenza: articolo scritto da una donna etero, da lì l’uso dei pronomi, senza intenzioni discriminatorie. Vi prego, adattate pure alla vostra esperienza.)

Non sono monogama. Dirlo in pubblico è una vera e propria liberazione, un coming out. Recentemente mi sono resa conto che lo nascondo in automatico, anche solo per omissione; mi sono adattata da sola allo schema mentale che considera la monogamia come l’unico comportamento accettabile e presentabile nella nostra società. Qualsiasi altra cosa è una malvagità, una perversione, un vizio censurabile.

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#IoTiCredo #Spagna – piena solidarietà alla vittima di stupro di gruppo

La Sentenza che riguarda lo stupro di gruppo a Pamplona (Spagna) ha scioccato il mondo intero. Tante donne hanno risposto con gli hashtag #YoSíTeCreo (io ti credo), #HermanaYoSiTeCreo (sorella, io ti credo), #LaManadaSomosNosotras (il vero branco siamo noi) #JusticiaPatriarcal (sistema giuridico patriarcale). Moltissime persone in tutte le città spagnole sono scese in piazza per dare solidarietà alla vittima. Così il governo è obbligato a mettere in discussione la legislazione in fatto di crimini sessuali supportando la Procura e l’accusa che stanno presentando ricorso contro la sentenza.

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“Il nostro prossimo santo”: come gli Incels stanno festeggiando la strage di Toronto

QUI l’articolo in lingua originale. Traduzione di M.

Articolo di Kimberly Lawson

Negli istanti prima di lanciarsi giù per una strada principale di Toronto in un camioncino preso in affitto, uccidendo 10 persone e ferendone altre 14, il sospetto Alek Minassian ha postato, secondo quanto riportato, quella che sembra una chiamata alle armi su Facebook. “La ribellione Incel è cominciata!” si legge nel post pubblico “Spodesteremo tutti i Chad e le Stacy! Tutti salutino il Supremo Gentiluomo Elliot Rodger!”

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Uomini in carcere studiano di femminismo e mascolinità tossica

Traduzione dell’articolo di Maya J. Boddie su Blavity

Nota della traduttrice: L’articolo parla di un documentario realizzato per parlare dell’implementazione di un programma carcerario volto a scoprire i fondamenti di alcune condotte umane, un’introspezione che prenda in esame la cultura patriarcale in cui siamo -spesso inconsciamente- immersi.

The Feminist on Cellblock Y’: un programma carcerario che sollecita gli uomini a studiare il femminismo, e prende in causa il problema della mascolinità tossica.
“Può essere pericoloso essere femminista in prigione”, ha detto Richard Reseda.

Richard Edmond Vargas, noto anche come “Richie Reseda”, è un criminale condannato per rapina a mano armata, che ha trascorso un po’ di tempo (da quando era un adolescente) in una prigione per soli uomini a Soledad, in California.

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#RepealSesta: Trump e Swerf insieme a criminalizzare i/le sex workers

La legge Sesta è il risultato dell’unione del Fight Online Sex Trafficking Act (FOSTA) e del Stop Enabling Sex Traffickers Act (SESTA). Trump, applaudito dalle femministe radicali transescludenti e sex workers escludenti, firma una decisione che rinvia alla responsabilità penale dei gestori dei siti per la diffusione di pubblicità online delle sex workers. Ciò significa che le sex workers non potranno più filtrare i clienti, dovranno accedere ad altri metodi di promozione del proprio lavoro e si dovranno affidare, essendo silenziate, invisibilizzate, a protettori che tengano in vita un business di sfruttamento per i/le sex workers marginalizzat*.

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