Mi voglio bene: amatevi anche voi!

Lei scrive:

“Cara Eretica,
è da qualche mese che seguo la tua pagina e sono sempre stata indecisa se scriverti o meno perché, nonostante ci sia l’anonimato, condividere quel che si sente è comunque un’impresa.
Ho 24 anni, sono una ragazza e non so da che parte iniziare.

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Mi hanno fatto del male ma oggi sono fiera di essere “curvy”

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Estela Regina scrive:

Ciao Eretica, sono contenta di poter condividere la mia storia.
Non sono mai stata una ragazza magra. Fin da bambina avevo i rotolini e le gambine morbide (a mia mamma piacevano tantissimo e le mordeva in continuazione).
Da bambina non davo importanza a questo fatto perche correvo, giocavo e ridevo; a 4 anni ballavo la samba (sono brasiliana), ero una bambina moooolto felice.
Iniziai a frequentare le elementari in Brasile e lì iniziarono i miei problemi: i compagni non volevano giocare con me perché ero “grassa”; buttavano a terra la merenda che mia nonna mi preparava con tanto amore perché mi dicevano che dovevo mangiare di meno sennò scoppiavo. Mi buttavano addosso i sassi perché dicevano che su di me sarebbero rimbalzati.

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Stuprata a sette anni: mi racconto, per guarire

Lei scrive:

Cara Eretica,
Inizio pregandoti di farmi restare anonima, e sperando di non annoiarti con questa lunga storia, che è il mio modo di denunciare il mio passato, e ciò che oggi resta non denunciabile, a causa di una cultura che rende molto difficile il farlo, ma soprattutto a causa della mia vigliaccheria.

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Come guarire l’obesità di una mente intossicata dai pregiudizi

Lui scrive:

Salve a tutt*, ho deciso di creare questo post, nonostante la mia storia sia già nota su un famoso sito che tratta di questi problemi, perchè nell’ultima settimana mi è capitato che molte persone conoscenti, nel vedere la mia foto profilo mi abbiano scritto in privato chiedendomi come diavolo avessi fatto a “cambiare” così tanto.

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Cosa fa il Ministero della Salute per chi soffre di disturbi mentali?

Cara Eretica,

ho letto il post della ragazza affetta da disordine della personalità. Racconta molte cose che riguardano anche me ma vorrei dire che la mia esperienza è diversa. Non voglio fare uno spot al buon lavoro della psichiatria e all’efficacia dei farmaci ma io sono stata molto male fino a che non ho avuto la forza di affidarmi ai medici e accettare la terapia. E’ stato difficile perché la malattia mi lasciava pensare di non avere bisogno di nessuno, anzi allontanavo tutti perché mi vergognavo e poi raccontavo a me stessa che andare a curarmi non sarebbe servito a niente. Ho vissuto fasi di brutta depressione, binge eating disorder (disturbi alimentari), agorafobia, autolesionismo e un tentativo di suicidio, e proprio quando pensavo che tanto non avevo nulla più da perdere mi sono affidata e sono stata ricoverata nel reparto psichiatrico di un ospedale assieme a tante altre persone affette da disturbi alimentari e depressione.

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Quando la malattia non è visibile agli occhi e le istituzioni ci ignorano

Ciao Eretica,

Leggo tutti i vostri articoli e i vostri post e quasi sempre mi fermo a riflettere e a dire la mia opinione, perché nella mia vita sono passata dal bullismo per il mio essere più studiosa, al bullismo per il mio essere molto maschiaccio, al bodyshaming per un disturbo alimentare (Binge Eating disorder), al bullismo per il mio essere pansessuale, allo stupro, al bodyshaming per avere un fisico minuto e il seno troppo prosperoso, e via dicendo.

Sono sempre stata la voce fuori dal coro, quella facile da additare ma molto meno da zittire, perché difficilmente lascio che mi mettano i piedi in testa quando si tratta di giudicare la MIA vita.
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Oggi amo il mio corpo perché è unico nella sua diversità

Nadia scrive:

Non mi sono mai sentita del tutto a mio agio con il mio corpo. Mi è capitato e mi capita ancora di guardarmi allo specchio e di odiare ciò che vedo. Immagino sia capitato un po’ a tutti/e di desiderare di essere completamente diverso/a.
Tra la fine delle elementari e l’inizio delle scuole medie, quando il mio corpo ha iniziato a cambiare (mi sono sviluppata molto presto), mi nascondevo sotto t-shirt modello maschile, felpe e jeans larghi per nascondere quelle forme che iniziavano ad essere evidenti e che suscitavano tanto interesse tra i miei coetanei. Ero una bambina ma il mio corpo iniziava ad essere quello di una donna. Ed era una sensazione piuttosto sgradevole, sentivo quel corpo come un estraneo e mi ci sentivo a disagio.

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Diario di una (non) anoressica

Lei scrive:

[02-06-2016] – È da tanto che penso di scrivere questa pagina di diario, ma da sempre rimando.
Mi chiamo….no, non mi chiamo, il mio nome non ha importanza, potrei essere chiunque, la tua amata sorellina, la tua timida vicina di casa, la stronza che ti isola a scuola, l’insopportabile secchiona, la strafiga che invidi il sabato in discoteca. Ho quasi 17 anni, i miei genitori sono separati, vivo con mia madre e il suo compagno.

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La Depressa Consapevole: lo stigma e la discriminazione

E’ incredibile come il dolore trovi spazio perfino nella apparente patina di indifferenza costruita con i farmaci. Arriva tutto assieme, in un pianto incontrollato, e non si ferma, non mi lascia neppure il tempo per respirare. Difficile spiegare come il tempo di assenza sia dovuto ad un distacco non cercato, per non lasciarsi sopraffare dal dolore. Difficile spiegare che il dolore è tanto e tale da indurre il terrore perfino quando dovresti solo rispondere al telefono. Difficile spiegarlo a chi con superficialità relega la depressione all’angolo in cui l’ignoranza la lascia definire con uno stigma negativo, quello di pazza, quello di malata, detto da chi usa questi termini per screditarti, delegittimarti, insultarti, detto da chi, possibilmente, vanta una onorata carriera di filantropo o di missionaria, tanto pietosa per se stessa e totalmente analfabeta per quello che ti riguarda, gente che pensa di essere empatica e poi apostrofa con un “curati!” te che hai semplicemente espresso un’opinione.

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