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Cos’è la mascolinità tossica e come può essere affrontata

Articolo in lingua originale QUI (traduzione di Egle del gruppo Abbatto I Muri)

Mascolinità tossica:

La diffusione del nuovo spot della Gillette, intitolato “The best Men Can Be”, ha scatenato un enorme dibattito online sul concetto di mascolinità tossica e sull’eventualità che essi sia un argomento che la società dovrebbe affrontare.
Lo spot evidenzia svariati argomenti tra i quali le molestie sessuali, ricorda le azioni del movimento #MeToo e le pressioni a cui sono sottoposti i ragazzini per conformarsi alle norme di genere, il tutto strettamente riconducibile e collegato alla mascolinità tossica.

Perciò, come può realmente essere definita la mascolinità tossica, da quale cultura deriva e come può essere affrontata?

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Parto “naturale”? Il nemico non è la medicalizzazione

Lei scrive:

Negli ultimi decenni si è assistito a un cambiamento nella visione del parto.

Quando sono nata io, nei primi anni ’80, apparentemente mia mamma non aveva grandissime aspettative a riguardo, se non che mi tirassero fuori nel modo più sicuro per entrambe le parti in causa. Mi ha raccontato di ricordare pochissimo dell’effettivo travaglio e del momento di espulsione, non perché “i dolori tanto si dimenticano” quanto perché era stata opportunamente sedata.

Adesso un simile atteggiamento viene guardato con sospetto e indignazione: il parto non è più soltanto il momento dell’uscita del bambino dal corpo materno ma un’*esperienza*, che deve essere vissuta appieno, deve essere magica, mistica, soddisfacente, deve essere “un bellissimo ricordo”, deve farti provare appieno l’energia del corpo femminile eccetera eccetera, bla bla bla.

Il corpo femminile è “fatto per questo”, non c’è “niente di più naturale”, è “fisiologico”: gli eccessivi interventi medici rendono il processo più difficili, anzi, perché si ostinano a intervenire? Non sarebbe meglio partorire direttamente a casa, in modo da poter fare il parto in acqua, il parto ipnotico, il parto orgasmico, magari aiutate solo da un’ostetrica e una doula, senza ‘sti medici che si ostinano a stare tra le palle, magari per salvare la vita del bambino?

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Il mio femminismo “imperfetto”

Antonella scrive:

Sono nata in un paesone di provincia da una famiglia molto ordinaria e tradizionalista, per fortuna non bigotta. Una famiglia in cui il quotidiano veniva acquistato tutti i giorni e dove tuttavia il massimo della cultura era rappresentato dai libri di Selezione dal Reader’s Digest che mio padre comprava per corrispondenza. Ho imparato a leggere presto e altrettanto presto ho scoperto che ero troppo maschio per essere una bambina “giusta”. Ho passato la vita a cercare di piacere invece che di piacermi (e a ben vedere ancora non è finita ‘sta storia infame).

Ero piccola ma c’ero già quando la rivoluzione femminista cambiava le piazze e le menti di tante donne in Italia, ricordo i TG e le notizie e le immagini di quei cortei verso cui mio padre esprimeva giudizi sprezzanti: le donne dovevano ovviamente stare a casa, come mia madre, che sfiancata da quattro figli e dalla depressione si ammazzerà a 49 anni, il giorno del suo compleanno.

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Sono “anormale” e me ne vanto!

Ogni volta che leggo commenti su una pagina facebook subito dopo quasi me ne pento. Non perché io sia una snob ma perché mi sento davvero offesa da certe affermazioni. Che si tratti di un omicida, di un violento, di un omofobo, di un fascista, di uno che aggredisce i passanti o di una persona che scrive cose orribili la giustificazione è sempre la stessa: pazzo, malato mentale, da Tso, deve farsi curare, da rinchiudere, eccetera. Così non si fa altro che dimostrare tutto il contrario di quel che spesso si vuole dire. La violenza di genere, per esempio, è frutto della cultura sbagliata che viene diffusa anche grazie a queste giustificazioni. Non si realizza per pazzia ma perché quella cultura appartiene a chi commette quei crimini. L’omofobia/transfobia, anche quella, è frutto della cultura che legittima ogni aggressione a persone gay, lesbiche, trans.

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Attori etero per ruoli gay?

Tratto da “Pop Culture Advice: Should Straight Actors Play Gay Roles?”

Di Carson Blackwelder@cblackwelder

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Definizioni legate al Genere e al Sesso: per capirci meglio!

Ci hanno scritto per chiederci di realizzare un post in cui sono citate le varie identità sessuali e di genere con definizioni e significati che possano aiutarvi a districarvi nelle discussioni con maggiore consapevolezza.

Per questo post ringraziamo Veronica (del gruppo Abbatto i Muri). Buona lettura.

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LGBTQI+    Acronimo delle principali categorie legate alle identità di genere e agli orientamenti sessuali:

Lesbiche; Gay; Bisessuali; Transessuali;

Queer; Intersessuali

Il +Indica tutte le ulteriori ed eventuali categorie ad esempio P(Pansessuali), A (Asessuali) ecc.

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La terza via: stare accanto alle vittime di violenza vuol dire rispettare le loro scelte

Anni fa commisi un grave errore. Una mia amica era spavalda, disponibile e sessualmente attiva. Molto più attiva di me. Quando uno stronzo la stuprò mentre lei, ubriaca, stava lì ferma sul pavimento con gli slip strappati, io la accompagnai in ospedale perché non si risvegliava. Era andata in shock per aver bevuto troppo e io sapevo che non era colpa sua ma non potevo fare a meno di guardarla male. L’ho trattata male. Freddamente. Pensavo davvero fosse colpa sua. Quel periodo la lasciai sola e non riuscii a dirle nulla che la facesse sentire meglio. Quando discutemmo della possibilità di denunciare lo stupratore lei disse di no perché non voleva stare sulla bocca di tutti e non voleva avere ripercussioni. La mia rabbia nei suoi confronti aumentò e il perché era semplice: non faceva nulla di quello che io avrei voluto facesse. Ma io non stavo nei suoi panni. Non avevo vissuto quello che aveva vissuto lei. Eppure mi sentivo in diritto di sprecare parole per farla sentire sempre più colpevole.

Poi mi disse che era rimasta incinta, gravida dello stupratore. Voleva abortire ma all’epoca non esistevano neppure i consultori, anche se l’aborto era legale. Lei non voleva andare in ospedale perché in quel posto ci si conosceva un po’ tutti e anche questo l’avrebbe resa un bersaglio di critiche e giudizi. Preferì chiedere dei soldi allo stupratore per abortire presso un privato e in un’altra città. Questo per me fu una specie di tradimento. Perché si era rivolta a lui? Ero troppo egocentrica e ferita per capire che non aveva nessun’altra scelta. Lo ha fatto per sopravvivere e si è comportata come doveva data la situazione in cui si trovava. Lui andò con lei. Io rimasi a casa. Quando la incontrai di nuovo le mie prime parole furono “te la sei voluta” e la sua reazione fu di stanchezza. Era ovvio dato che perfino io le davo contro.

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