Antisessismo, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Come insegno a mia figlia a difendersi dal sessismo quotidiano che dovrà subire?

Lei scrive:

La prima lezione che ho imparato a proposito del sessismo l’ho ricevuta a 9 anni. Ebbi le mestruazioni abbastanza precocemente e mi spuntarono le tette che su una bambina facevano abbastanza impressione. Io mi sentivo a disagio e le mie compagne e i compagni mi sfottevano continuamente. Ma quella lezione la ricevetti da un uomo adulto che mi invitò a prendere un gelato chiamandomi “bella signorinella” sollecitandomi a mostrare i miei seni. Io rifiutai, naturalmente e da bambina qual ero risi perché mi sembrò scemo. Ma lui fu solo il primo di una serie che vedevano nelle tette un segno di crescita sessuale. Non riuscivano a reprimere parole e pensieri e io mi chiedo oggi come sia possibile che un uomo adulto non provi vergogna quando guarda una bambina e vede solo un oggetto sessuale.

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La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Come devo chiamare mio padre? Morboso pedofilo?

Lei scrive:

Ciao a tutt*. Vorrei porvi delle domande su una mia situazione molto personale per avere un riscontro esterno. Vi prego di avere sensibilità e usare toni consoni perché è un tema delicato e mi è molto difficile parlarne.

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Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Avevo nove anni e lui già abusava di me. La violenza nella “famiglia tradizionale”

Lei scrive:

Cara Eretica,

la prima volta che mi toccò avevo appena compiuto nove anni. Non sapevo niente e mi insegnò tutto. E’ complicato da spiegare ma io pensavo davvero che quello fosse amore. Non potevo rendermi conto di quanto fosse sbagliato. Lui mi invitava a toccarlo e non c’era aggressività nei gesti. Mi convinceva con le parole e io credevo fosse normale. Quando a 13 anni mostrai interesse verso un compagno di scuola cominciai a vivere le prime difficoltà. Sapevo che quello che stavo facendo non era giusto e mi sentivo in colpa per questo. Volevo vivere e quello che provavo nei confronti del mio coetaneo era un sentimento nuovo. Non dovevo toccarlo per dimostrare il mio amore e mi fermavo solo a sognare cose semplici, andare in giro mano nella mano, baciarsi dolcemente, fermarsi a guardare il mondo e ridere di tutto.

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Personale/Politico, Recensioni, Storie, Violenza

Leaving Neverland: Michael Jackson, presunto pedofilo, e le madri dei bambini

Ho visto il documentario e ciò che a mio avviso viene fuori con maggiore intensità è il fatto che ad essere colpevolizzate degli abusi subiti da Wade Robson e James Safechuck sono le rispettive madri. Entrambe fuggite da una dimensione provinciale e con l’idea di poter lasciarsi alle spalle anche matrimoni “normali”, le due donne alla fine dichiarano il proprio fallimento, il fatto di non essersi rese conto di niente ma figli e nuore sembrano non riuscire a perdonarle. La madre di Wade Robson, soprattutto, colei che dall’Australia è partita lasciandosi alle spalle un marito mentalmente fragile che poi finirà per suicidarsi. Ma anche l’altra madre che nel suo racconto elenca i numerosi benefici, anche economici, che dal rapporto con Michael Jackson le sono derivati. Viaggi in prima classe, in limousine, alloggi in ambienti da sogno, prestiti per acquistare case e promuovere le carriere dei figli. Accecate da questo non si sarebbero rese conto di quanto stesse accadendo sotto i loro occhi.

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Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

C’era una volta la bambina e il nonno che le insegnava a far “pompini” ai grandi

Lei scrive:

Cara Eretica, ti scrivo perché vorrei condividere la mia storia in forma anonima (è importante, vorrei tutelare la mia sicurezza).

Da qualche settimana vedo andare in onda su canale 5 la serie “Non Mentire”, che racconta la vicenda di un’insegnante che viene stuprata dal padre di un alunno, il quale è un brillante chirurgo vedovo, ricco, bello, sempre misurato, sempre cortese, sempre professionale, sempre puntuale, sempre il migliore. La protagonista lo denuncia la mattina seguente, ma lui nega tutto. E in assenza di prove, e di fronte all’apparente candore dell’accusato, il caso non viene portato avanti. Con il proseguire della serie, seguendo le ricerche della protagonista e conoscendo meglio il presunto stupratore, si scopre che la facciata scintillante nasconde in realtà una personalità oscura. Si scoprono altre vittime, si scopre una metodologia fissa nel modo di orchestrare le aggressioni (nel caso specifico, lui usava il GHB per rendere le vittime incoscienti), e si scopre addirittura che era stato lui stesso a premeditare il suicidio della ex moglie.
Ecco, vedere tutto questo passare in tv mi ha fatto l’effetto di una bomba.

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Critica femminista, R-Esistenze

Montanelli redento e donna adulta – madre del figlio di un quindicenne – al rogo?

Nel mio luogo di origine c’era un tizio che faceva catechismo e che si fidanzò, lui ventottenne, con una ragazza di tredici anni, vergine, sicché lui non correva il rischio di vivere con il timore di paragoni. In generale questa era la normalità, e non parlo di certo del dopoguerra. E’ un tempo molto più recente quello a cui mi riferisco. Ma quel che i maschi dicevano era che le femmine bisognava “allevarle” ovvero prenderle ancora giovani e poi crescerle per avere la certezza che quelle ragazze non avrebbero mai pensato ad un altro in termini sessuali. Una mia compagna di scuola a tredici anni era fidanzata con un uomo di trenta già laureato e specializzato in qualche campo della medicina. Era l’unica tra noi ad avere rapporti sessuali a quell’età e la famiglia di lei era d’accordo perché lui era un dottore e lei così aveva il futuro assicurato. Quindi al diavolo tutto quando c’era dii mezzo un buon partito. A quattordici anni io mi fidanzai con un ventunenne, io al liceo e lui all’università, e dopo un po’ già parlava di matrimonio prima che anch’io andassi all’università. C’era il pregiudizio secondo il quale le ragazze che andavano all’università sarebbero diventate non-oneste, un po’ zoccole diciamo. Perciò il maschio/alpha, per assicurarsene la proprietà, doveva battere gli altri sul tempo. Ovviamente dissi “è stato bello ma ciao!“.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, R-Esistenze

Processo a carico del prete Illarraz, per accusa di abusi su minori

Ha avuto inizio il processo a carico di Jose’ Illarraz, il prete che ha abusato sessualmente di almeno sette minorenni, tra i 12 e i 15 anni, che erano sotto la sua tutela nel Seminario per minorenni di Parana’, negli anni tra 1985 e 1983.

L’inizio del processo e’ il risultato di una lunga lotta delle vittime per far ascoltare le loro denunce e, organizzati dalla Rete dei Sopravissuti all’Abuso Ecclesiastico, hanno lottato per evitare la prescrizione della causa e l’impunita’ dell’abusatore. Uno dei primi testimoni ha denunciato, fin dall’inizio del processo, il tentativo di coprire i fatti, per proteggere Illaraz, da parte delle autorita’ ecclesiastiche dell’Arcivescovato di Parana’, alle quali il denunciante si rivolse al tempo dei fatti. Le stesse autorità che, presa visione dei fatti, non fecero nulla.

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Stuprata a sette anni: mi racconto, per guarire

Lei scrive:

Cara Eretica,
Inizio pregandoti di farmi restare anonima, e sperando di non annoiarti con questa lunga storia, che è il mio modo di denunciare il mio passato, e ciò che oggi resta non denunciabile, a causa di una cultura che rende molto difficile il farlo, ma soprattutto a causa della mia vigliaccheria.

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