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Ti ribelli alle molestie? L’uomo dice “Te meno” e una donna ti schiaffeggia!

Lei scrive:

Cara Eretica,

Ti scrivo a caldo, appena rientrata a casa dopo aver subito in quanto donna l’ennesimo episodio di violenza maschile quotidiana.

Sono una ragazza di 26 anni e per pagare le bollette faccio la dogsitter nel mio quartiere. Ogni giorno, per due o più volte, per prendere e riportare i/le can* passo in una strada dove trovi le poste, un autolavaggio, un ortofrutta, un tabaccaio, un macellaio; esattamente davanti le poste ci sono due panchine dove per tutta la mattina ci sono un gruppo di signore anziane che chiacchierano e un uomo di 52 anni (come mi ha specificato oggi) che adora fare commenti su tutto, compresa me. Da un anno mi trovo così a convivere con questa situazione quotidianamente: ci sono giorni in cui i commenti non vengono fatti, ma ce ne sono tanti altri invece in cui alle spalle sento riecheggiare frasi come “Eccola, tie’! Mamma mia che je farei..”, “Guardala, guardala!” – sguardo complice con l’amico, fino al “Madonna.. se te pio non lo sai che te farei! Te sfonno tutta, tutta!!”.

Per mia decisione ho scelto di ignorare tutti questi commenti, cercando di farmeli scivolare addosso perché non “ne valeva la pena/se dai retta a uno poi devi rispondere a tutti/etc.”. Un comportamento che mi sono consapevolmente imposta, reprimendo la persona forte e decisa che sono, per una strana (e socialmente definita) paura del giudizio negativo che una risposta diretta e arrabbiata avrebbe potuto suscitare tra coloro che vi avrebbero assistito.

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Pazienti pervertiti

Lei scrive:

Ciao Eretic* e ciao a tutti.
Mi chiamo Marta, ho 30 anni e sono un medico. Periodicamente mi reco nelle case dei pazienti per visite e prelievi e oggi è arrivata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Premetto che sono una persona poco paziente e parecchio istintiva (tanto che rispondo sempre a tono a ogni commento poco carino proveniente dal genere maschile) ma, dato il ruolo che ricopro, devo ovviamente mantenere un certo decoro quando questi commenti arrivano dai pazienti. In particolare uno (73 anni, con figli e nipoti di tutte le età) fin dalla prima volta che mi ha vista ha iniziato a fare commenti.

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“Ti sborro in faccia”, una storia vera

di Inchiostro

Eravamo, io e Lisa, giunti intorno a quell’ora in cui la gente torna verso casa, quando non è più notte, ma ancora non c’è abbastanza luce da poter dire che è mattina.
Lei aveva bisogno impellente di trovare un bagno, io ponderavo l’idea di comprare un’altra birra. Era già da un po’ che camminavamo ed eravamo arrivati in Piazza Duomo, quando Lisa ha visto questo McDonald’s in procinto di chiudere e ha detto “ci provo, magari mi fanno entrare per andare in bagno”.

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Perché una ragazza che fa sesso deve subire la violenza dei bulli?

Lei scrive un messaggio che è anche una richiesta di aiuto. Come spesso accade il fatto che abbia una vita sessuale diventa motivo di dileggio, persecuzione, molestia, di cyberbullismo. E se ancora oggi una ragazza non può avere una vita sessuale perché la mentalità è sessista e giudica le donne delle poco di buono se a loro piace fare sesso significa che c’è qualcosa che non va. Perché degli stronzetti pensano di poter infierire così su una ragazza? Se non sapessero che lo stigma nei confronti di una adolescente che fa sesso e ne parla è così forte evidentemente non avrebbero niente a cui appigliarsi. Invece sono intrisi di mentalità maschilista fino al midollo, per cui se loro fanno sesso è un motivo di vanto e se lo fa una ragazza è una zoccola. Manca educazione sessuale ma anche educazione antisessista nelle famiglie a partire dai genitori che dovrebbero smettere di trasmettere modelli così antiquati ai figli. [Read more…]

Sulle donne che molestano il personal trainer

Lei scrive:

“Ciao amiche di abbatto i muri, (…) mi permetto di scrivervi (…) un pochino compiaciuta perchè vedo che state trattando già l’argomento delle molestie al femminile. Ecco la mia riflessione, vi abbraccio forte :

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Mio nonno abusò di me: devo o non devo parlarne con mia figlia?

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Lei scrive:

L’arte di non vedere e di tacere, alcune donne, devono averla imparata da piccole. Sono Sabina, abusata dal nonno. Ho informato mia madre e lei informò mia nonna. Nessuno volle credermi. Cose da ragazzina. C’era troppo in ballo. Mio nonno ci aiutava economicamente e per mia madre fu più comodo chiudere occhi e orecchie e passare oltre. Però in realtà fecero in modo da non lasciarmi mai più sola con lui. Mia nonna era quella più attenta e mi sono sempre chiesta se lo stesso destino fosse toccato a mia madre. Non me lo disse mai, neppure quando fui più grande. Mio nonno, buon’anima, morì quando io fui adolescente. Non piansi la sua morte e decisi comunque che non ne avrei più parlato. Mamma e nonna avevano fatto di tutto per confondermi le idee. Sicuramente ero io ad aver capito male. Nonno era una gran brava persona. Non era possibile che lui fosse responsabile di così cattive azioni.

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Colonia mon amour

da AnimAliena:

Non ricordo esattamente quanti anni avessi: credo tredici, mese più, mese meno.

Lui era un compagno di scuola, non mi torna in mente il suo nome, solo vagamente il suo viso: ma aveva gli occhi di un blu quasi elettrico, e fama di essere un bullo, cosa che lo rendeva spaventoso ma al tempo stesso affascinante. Io stavo entrando nell’adolescenza, il seno mi era cresciuto nel giro di qualche mese, e questo mi rendeva felice, confusa, stranita. Ridevo di non riuscire più, guardando verso il basso, a vedermi i piedi. Mi sognavo già donna con la d maiuscola, anche se la metamorfosi era appena cominciata, ed ero più che altro una bambina che anelava disperatamente ad un reggiseno.

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