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Il mio corpo è una prigione

Lei scrive:

Il mio corpo è una prigione. Qualcuno mi ci ha rinchiuso dentro. A furia di commenti di parenti impiccioni e che volevano ferire, o di quelli dei passanti e di chiunque pensi di avere il patentino per fare il giudice di commissione per miss italia. E non mi dite che non è sessismo e che non ci sia una responsabilità morale forte del maschilismo. Io non vado in giro a dire a un uomo che incontro per strada che me lo farei, il suo pene è piccolo o abbondante, che ha una faccia brutta o che ha la pancia da ciccione. Non lo vedo fare neppure ad altre donne. Noi siamo quelle in passerella, sempre, anche se non lo abbiamo scelto. Noi siamo le eterne prescelte per questa gara di bontà fisica secondo i canoni estetici imposti che ti fanno sentire sempre sbagliata rispetto a molte altre.

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La ragazza “perfetta” risponde a chi la insulta (noi siamo con te!)

La ragazza troppo bella per poter prendere parte alla nostra campagna contro il body shaming ha deciso di rispondere a chi l’ha insultata e l’ha trattata con una perfidia senza pari. Di questo avevo parlato ieri qui. Ecco la sua risposta. [Read more…]

#BodyLiberationFront: se l’odio degli/delle idiote fa male a chi vorrebbe non nascondersi

Ci risiamo. Era già successo. Vi rinfresco la memoria. In un’altra occasione, per una campagna di liberazione del corpo, accadde più o meno quello che è successo oggi sulla pagina facebook. Una ragazza, come molte altre, posta la propria storia e la propria foto. Ce/ve la consegna pensando di poter ottenere supporto, sorellanza, solidarietà. Invece gente che passa dalla pagina l’ha usata per sfogare i due minuti d’odio con queste pretestuose e insultanti argomentazioni:

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Non sono “pippe mentali”. L’abc femminista spiegato ai/alle newbies

Sulla pagina facebook è ricominciata la campagna body liberation front. Ciascuna invia una foto della parte di se’ che non preferisce o di cui va fiera e ci racconta quel che significa per lei. Quali stati d’animo sono legati all’essere magre, sovrappeso, troppo chiare di carnagione o con cellulite, smagliature, cicatrici e tutto quel che fa sentire ciascuna delle persone che si raccontano non a proprio agio con se stesse.

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La rivolta è fica

Ci risiamo, da qualche giorno l’ombra nera squadrista del cyberbullismo è tornata a far parlare di sé. No, non lo avevamo considerato un capitolo archiviato. Sappiamo bene che il substrato culturale di violenza e giudizio soffocante che si respira in alcuni ambienti della rete non si sconfigge in un giorno. Allora facciamo un po’ di riepilogo.

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Partecipate alla campagna: “IL CORPO E’MIO. Posso mostrarlo quando e a chi dico io. Non puoi mostrarlo come e a chi vuoi tu”

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Car*,
contro  la condivisione di foto senza consenso, il revenge porn e il victim blaming, contro qualsiasi forma di abuso digitale e di cultura dello stupro, oggi lanciamo la campagna “IL CORPO E’MIO. Posso mostrarlo quando e a chi dico io. Non puoi mostrarlo come e a chi vuoi tu”. Vogliamo dire che non abbiamo vergogna a mostrarci, che il sesso è gioco, piacere e rispetto, che rivendichiamo la libertà di scambiare immagini e filmati come, quando e con chi desideriamo, che vogliamo continuare a farlo senza temere che queste circolino in gruppi segreti, perché non siamo noi ad essere sporche, sbagliate o imprudenti.

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Come l’industria (pubblicitaria) della bellezza convinse le donne a depilarsi

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Nel 1920 quando una donna giovane si ferì una gamba mentre si stava depilando non fu ‘solo’ un (piccolo) incidente. Fu un notiz(iona) nazionale perche’ depilarsi le gambe era davvero (ma davvero) inusuale:

Ragazza si ferisce ad una gamba per depilarsi

24 Maggio, Lawrence, Kan

Un dottore che prese parte ad un seminario (di medicina) presso la commissione della salute all’universita’ del Kansas racconto’ di una giovane studentessa che aveva un tagli(etto) sopra la caviglia. Dopo averle chiesto come avesse fatto a procurarsi quella ferita, la ragazza ammise di aver usato un rasoio. Motivo: Calze a Rete.

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#BodyLiberationFront – Il Mio Corpo

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Salve, sono E., l’autrice del “Diario di una famiglia tradizionale”. Questo è il mio contributo, a modo mio, alla campagna #BodyLiberationFront

Il Mio Corpo

Vieni qui. Tu che insulti, deridi e sposti lo sguardo. Stai in piedi davanti a me. Questo è il mio corpo. Resta in ascolto. Lascia che io prenda la tua mano, lasciami guidare le tue dita. Le accompagnerò con dedita e severa lentezza, senza indugi. Non aver paura, stai qui. Poggia i polpastrelli sul dorso dei miei piedi, percorrine il sentiero collinare, sosta solo un attimo dove la carne si fa morbida nei minuscoli avvallamenti, nei tratturi angusti tra i fasci di nervi nodosi. Chiudi gli occhi. Accarezzami. Poggia i palmi delle tue mani sulle piante dei miei piedi. Sono piedi che hanno attraversato le larghe spiagge della Normandia sotto cirri di nubi lucide come lastre di metallo, sono piedi che si sono arrampicati sui camini delle fate in Cappadocia, che si sono fatti strada tra le piantagioni di tabacco cubane. Sono piedi un po’ rugosi, screpolati. Lascia che le linee della vita sui tuoi palmi sentano le minute escoriazioni del mio incedere curioso e stupito tra i paesaggi del mondo, permetti loro di esercitare una pressione lenta sui duroni, sui piccoli calli. Avvicina le labbra ai talloni: saggiane la consistenza da sassolino d’acqua dolce. Baciali. Sentirai la polvere dorata dei sentieri al tramonto. Sentirai odore di asfalto, di città. Assaggia meglio, lecca tutti gli strati, lentamente, non avere fretta. La senti la nenia di cellule, a milioni, che sono appassite, come fiorellini di campo dimenticati sul tavolo della veranda, e la senti la danza della pelle che si rigenera senza tregua, smemorata e infaticabile? Lo senti che ogni screpolatura ha un luogo da raccontarti?

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