Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze, Recensioni

Le sex worker violentate dalle donne che non le ascoltano

[Mantra abolizionista: ho detto che voglio salvare le sex workers. Non ho mai detto che voglio ascoltarle]

Oggi mi sono ritrovata a vedere un episodio (il sesto) della terza stagione della serie danese Borgen. Parla di una donna che fa politica e che attraversa il mondo delle istituzioni a partire da posizioni di sinistra. Nella serie parlano di moderati ma in realtà le posizioni politiche sono a sinistra del partito laburista che è un gruppo di potere che si alterna alla destra nelle mansioni di governo. In ogni caso, che si sia d’accordo o meno sulle posizioni politiche descritte e vissute dalla protagonista, di nome Birgitte, tra i temi sviscerati, e si parla di questioni ambientali, di accoglienza e multiculturalismo contro l’avanzare delle destre xenofobe, di diritti per le coppie gay e diritti delle donne, di antiautoritarismo e antifascismo, viene raccontato anche del conflitto tra conservatori che paternalisticamente vorrebbero proibire a tutte le donne di prostituirsi e sex worker che chiedono diritti e riconoscimento della propria autodeterminazione.

Si assiste al dibattito che in nord Europa ha avuto inizio tempo fa e che da noi è arrivato solo negli ultimi tempi, con chiaro schieramento conservatore di un gruppo di donne che dice di parlare del bene delle donne dettando legge su quel che dovrebbe essere, secondo loro, il solo bene delle donne.

Nella serie tv le laburiste vogliono far approvare un decreto che vieta la prostituzione e punisce i clienti. Danno voce solo alle vittime di tratta, non riconoscono l’esistenza di sex worker che hanno scelto liberamente quella professione e fanno passare per vere statistiche gonfiate dal gruppo donne che si occupa di prostituzione perché più montano le statistiche, più risultano le vittime assistite e più aumentano i finanziamenti che il governo devolve a loro vantaggio.

Sto descrivendo i contenuti della puntata della serie che riassumono perfettamente quello che negli anni anche noi abbiamo notato e studiato. Sociologhe e ricercatrici che non confondono la tratta con la libera scelta delle lavoratrici del sesso delegittimate e insultate con l’epiteto di complici dei protettori e donne che vogliono legiferare sulla libera scelta delle donne per questioni moraliste che fanno la voce grossa e invisibilizzano tutte le sex worker che rivendicano diritti.

L’episodio scorre tra audizioni parlamentari in cui la sex worker viene, così lei afferma, “violentata” dagli interventi delle altre che vogliono imporre la propria morale e altro genere di incontri di donne che scelgono di ascoltare le sex worker perché capiscono che per legiferare sulle prostitute bisogna tenere conto delle richieste di tutte le prostitute e non solo delle vittime di tratta. Il fatto di associare la condizioni di vittima alla sex worker, la quale viene stigmatizzata al punto da darle della malata mentale perché secondo le moraliste non è possibile che esista una donna che scelga quel mestiere, risulta una violenza ben peggiore di quella che le laburiste dicono di voler sconfiggere. Non dare importanza alle parole della sex worker vuol dire invisibilizzarla, stigmatizzarla e relegarla soltanto al ruolo di vittima che deve essere assistita, controllata, curata e salvata da paternalisti e figure di donne autoritarie che vogliono che tutte si conformino alle loro leggi.

Così la protagonista della serie preme affinché il governo ascolti la sex worker, in qualità di presidente di un associazione che rappresenta l’80% delle prostitute della Danimarca, la quale spiega come lo Stato prenda dalle professioniste i soldi delle tasse ma poi condanni per sfruttamento il commercialista che prepara per loro la dichiarazione dei redditi. Lo Stato incassa i soldi ma non riconosce la professione delle sex worker e vuole obbligarle a nascondersi, a chiudere le imprese in cui lavorano per rimetterle in strada, in zone buie, dove i clienti non rischiano denunce, correndo dei rischi assai maggiori. Le laburiste in realtà dimostrano di non essere preoccupate della salute di tutte queste donne ma solo di imporre la loro morale e di incassare denaro per le proprie associazioni.

L’episodio termina con un rifiuto categorico della politica istituzionale ad accogliere le richieste delle sex worker ma con l’autorizzazione a formare l’ennesima task force contro la tratta. Tutto ciò anche se le leggi contro tratta, sequestro e sfruttamento delle donne esistono già. L’auspicio della sex worker allora è che la polizia smetta di criminalizzarle e di avviare perquisizioni nelle case delle donne che non sono in pericolo ma di fare attenzione a quelle che davvero vivono condizioni di sfruttamento. Lei spera che si eviti di pensare che debba essere salvata da se stessa ma che si avvii una seria politica di ascolto e confronto per considerare valide le sue analisi e proposte. In fondo il vero punto è che quelli che confermano lo stigma della puttana sono proprio le persone che considerano le “puttane” solo come puttane mai pronte ad autorappresentarsi.

La serie televisiva è stata registrata a cavallo tra il 2010 e il 2013. Nella serie si rende noto anche uno studio sulla Svezia, realizzato dal governo svedese, in cui si dice che la loro legge che proibisce prostituzione e penalizza i clienti non solo non aveva funzionato ma ha mezzo in pericolo e ha peggiorato la condizione delle prostitute. Questo dibattito è dunque anche in nord Europa abbastanza datato. Perché in Italia si discute ancora di modello nordico e ci sono perfino donne che pensano che le sex worker non vanno ascoltate perché tra loro ci sono le trans? Perché non si capisce per esempio che la transfobia di alcune autoritarie sedicenti femministe deriva proprio dal fatto che non si vuole includerle nel dibattito su quel che le donne tutte chiedono?

Non so se vi capiterà di vedere l’episodio in questione ma forse potrete leggere il materiale che su questo blog abbiamo tradotto e raccolto per voi sull’argomento. E ricordate: le sex worker sono mie sorelle. Quelle che non le ascoltano e negano la loro esistenza invece no.

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