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L’immaginario erotico vissuto con senso di colpa

Attenzione, questo testo parla esplicitamente di stupro

[Teniamo a precisare che dare spazio a questa narrazione non significa minimamente legittimare chi strumentalizza un racconto come questo per dire che dunque alle donne piacerebbe essere stuprate. Non è così. I gusti sessuali di dominazione/sottomissione sono cosa consensuale e ancora di più le fantasie sono semplici fantasie. Se non vi piace leggerne passate oltre. Grazie.]

 

Lei scrive:

Ciao Eretica.
Ho già scritto alla pagina, ma per un argomento completamente differente. Quello di cui sto per parlare è un tema scomodo, a tratti vergognoso, ma che penso vada portato alla luce e sviscerato senza pregiudizi.

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Perché non sono libero di dire che mi piace essere dominato?

Lui scrive:

“Ciao!
Intanto complimenti per la pagina, che a volte seguo. Su alcune posizioni sono molto d’accordo con voi, su altre meno, ma apprezzo sempre la vostra apertura mentale.
Ho letto che in tempi recenti avete parlato di uomini con desideri masochisti e mondo bdsm, e ciò mi ha fatto piacere perché non è un tema che non si affronta spesso, sembra quasi che ci sia una sorta di oscurantismo e di timore a parlarne.

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La differenza tra dominazione consapevole/consensuale e stupro

Lei scrive:

Cara Eretica,

ho vissuto molti anni a chiedermi se il sesso fosse quello descritto da mia madre: disgustoso, simulato per dovere. A lei non piaceva mio padre, forse, o non le piaceva il sesso e immaginava che dovesse essere così anche per me. Quando seppe che c’era un ragazzo che mi amava disse, sussurrando, che se lui avesse voluto qualcosa da me avrei dovuto posticipare. Sesso solo dopo il matrimonio, come una pena da scontare. Risposi che io l’avevo già fatto e che mi erano passate tutte le paure che lei mi aveva imposto alla prima volta che lui mi toccò. Amo fare sesso e penso dopotutto che mia madre ha dovuto scontare una mentalità che a sua volta le era stata imposta da sua madre e da sua nonna e la bisnonna e per tutte le generazioni passate.

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Se ubbidisci lui ti uccide

Lui scrive:

“Cara eretica,

Seguo la tua pagina e il tuo blog da tempo, la maggior parte dei tuoi post li condivido anche se in poche cose dissento. È comunque una pagina meravigliosa con storie incredibili. Ma ti devo segnalare questa foto che è veramente squallida che ho trovato su un social network. Ho espresso il mio disgusto e il mio rigurgito. “Se ubbidisci non ti uccide” ma che razza di post è questo? Significa che una donna pur di sopravvivere alle sevizie del proprio uomo deve sempre accettare e ubbidire quando le fa del male?
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#MascolinitàFragile: la paura di svelare i miei desideri di sottomissione

sottomesso

Ciao!
Ho letto più volte questo blog. Scrivo per la campagna #MascolinitàFragile.
Sono un ragazzo di 23 anni. Sono sempre stato timido, fin da molto piccolo, sia in generale che nei confronti dell’altro sesso. Nel corso dell’adolescenza ho avuto spesso problemi per una spiccata e, a volte, spropositata empatia e sensibilità nei confronti degli altri. Sono sempre stato appassionato d’arte, di filosofia e di musica; passioni che mi portano a passare molto tempo da solo.

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The Duke of Burgundy – un film da vedere

The Duke of Burgundy è un film britannico di un paio di anni fa. Mai arrivato in Italia, ed è un vero peccato. La storia ha due protagoniste che convivono realizzando giochi di ruolo. Dominazione, sottomissione, con tutto il carico di complessità che una relazione di questo genere può portarsi dietro. Fantastiche le due donne, ciascuna con caratteristiche proprie e meraviglioso l’equilibrio generato da dinamiche di coppia non semplici, in cui nulla è come sembra.

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Il sesso lava la puzza del martirio

Mi sono resa conto di non voler fare parte di un movimento femminista che vittimizzava me, il mio corpo, la mia storia, la mia intera vita, per avere uno strumento di propaganda utile in vari modi. Alcune pensavano sinceramente che fosse il modo giusto per ottenere attenzione su un problema rispetto al quale non è raro trovare molta indifferenza. Alcune avevano una strana luce negli occhi, un fanatismo, tipico di chi conduce crociate, che poi serviva a sfuggire da problemi, solitudini, depressioni, fallimenti personali.

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