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La cultura dello stupro uccide le donne

Non so che ruolo abbia questo signore nella Croce Bianca ma le sue affermazioni sono davvero terribili. Ecco cosa bisogna combattere, per prevenire il prossimo femminicidio. Il resto del carlino riporta che egli ha affermato “Non siate provocanti e gran parte delle aggressioni saranno evitate”. Aggiunge: “Comunque anche lei come andava conciata, ovvio che il ragazzo era geloso”.

Ha aggiunto, rispondendo a donne che gli chiedevano conto delle sue affermazioni: “Comportatevi più sobriamente come le nostre nonne, non siate scostumate e provocanti e gran parte delle aggressioni saranno evitate, la colpa prima di tutto è del mondo di oggi totalmente fuori controllo, la donna fa I’uomo e viceversa, ma dove siamo arrivati?”. 

Dunque la colpa di un femminicidio e dello stalking subito dalla vittima sarebbe della vittima? Se queste battute sessiste e stereotipate non vengono cancellate, se non si combatte questa cultura dello stupro e del femminicidio, ogni donna è a rischio e a tutte si dirà che è colpa nostra, del modo in cui ci “conciamo” e di come viviamo. Una donna è libera di essere e fare quello che vuole e non è permesso pensare che il suo rifiuto alle attenzioni indesiderate di uno stalker sia qualcosa di diverso di un No. Lei aveva detto No e lui l’ha uccisa per questo.

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Vietato fare campagna elettorale razzista sulla pelle di una vittima di stupro

Pare che non sappiano. Bisogna ricordarglielo. Con una letterina a chiunque usi una vittima di stupro per fare propaganda razzista.

Oh Gente di destra,

la maggior parte degli stupri viene commessa da parenti, amici, ex mariti, ex fidanzati, fidanzati, mariti, padri, nonni, zii, di nazionalità italiana. A volte gli stupri sono commessi in gruppo da persone comunque conosciute, più spesso di nazionalità italiana. Fare campagna elettorale sulla pelle delle donne per giustificare la xenofobia è un atto orrendo che di certo non restituisce alle donne stuprate qualcosa di buono. Per questioni di umana decenza la destra non dovrebbe neppure parlarne. La logica securitaria, giustizialista, xenofoba, che deriva dalle affermazioni che vengono più o meno sempre espresse dalla destra quando si ricorda che non bisogna stuprare le “nostre” donne, rappresenta un paradigma tanto caro al patriarcato accompagnato ad una vena razzista.

Il punto è che lo stupro avviene in una dinamica di violenza di genere da parte di uomini provenienti da qualunque luogo contro donne che abitano ovunque. Gli stessi che usano le donne stuprate da stranieri non ammettono la dicitura violenza di genere, contestano che esista una cultura dello stupro che spesso alimentano e non ammettono che nelle scuole si proceda con corsi di educazione al rispetto di genere e al rispetto del consenso. Oltretutto non si ricorda il fatto che molte delle donne che tentano di migrare nel nostro paese, offese da una legislazione razzista, sono costrette ad affidarsi a trafficanti e spesso, con il consenso del governo italiano, sono imprigionate nelle coste del Nordafrica dove vengono stuprate più volte mentre sono detenute.

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Se hai bevuto e non chiudi la porta non è stupro

Continuano a chiedere alle donne di denunciare ma il problema è evidente. Le donne non denunciano perché sentenze come questa dicono che se subisci uno stupro è colpa tua. Se hai usato alcol non sei in grado di dare consenso e se tieni la porta aperta non hai invitato nessuno ad entrare e a stuprarti. Dovrebbe essere chiaro a tutti eppure c’è chi ancora immagina che ci siano donne che lancino segnali ambigui senza tenere conto del fatto che se diamo un consenso diciamo di sì e altrimenti è no.

Non chiedeteci di denunciare. Non chiedeteci di parlare. Non diteci che è colpa nostra. La responsabilità è di chi continua ad assolvere la cultura dello stupro e la diffonde attraverso sentenze e titoli scandalistici sui quotidiani.

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Rivittimizzare una vittima di stupro in un processo per stupro

Finalmente gli stupratori sono stati condannati e ci sono voluti anni e una serie infinita di umiliazioni per la vittima (definita nella prima sentenza troppo mascolina, quindi non abbastanza attraente da meritare lo stupro) prima che si arrivasse ad una sentenza che non spalleggiasse la cultura dello stupro e non divulgasse inutili e sessisti stereotipi sull’estetica preferita dagli stupratori. Come se lo stupratore fosse un uomo che cercasse donne di bell’aspetto e dunque meritevoli di stupro. Come se fosse necessario ribadire che quando uno stupro avviene è sempre colpa della vittima, perché troppo bella, desiderabile, provocante e via di questo passo.

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Stupro virtuale: come punire gli stupratori?

Una ricercatrice denuncia di aver subito uno stupro nella piattaforma virtuale di MetaVerso, Horizon World di Zuckerberg e molte altre hanno denunciato di aver subito perfino stupri di gruppo. Raccontano dell’esistenza di gruppi di sessisti e misogini che non fanno che praticare cyberbullismo a sfondo sessuale e si chiedono se ci sia un limite ai comportamenti negativi che gli uomini possono mostrare in quei luoghi. Il mondo virtuale, come ho sempre scritto, non è che la replica del mondo reale e ciò che vale nel nostro mondo dovrebbe valere anche in quell’altro. Non dovrebbe essere consentito di praticare fantasie di stupro in un luogo che appartiene alla stessa azienda che poi ci rompe le ovaie perché su facebook parliamo in modo esplicito di violenza sessuale giudicando la faccenda con un unico termine: “porno”.

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Quel che succede dopo lo stupro: narrato da una vittima

Lo stupro non è sesso, non c’entra col piacere. Non riguarda lo straniero. Non riguarda nessuno stereotipo che viene diffuso solo per proteggere la maggior parte degli uomini educati attraverso la cultura dello stupro. Dopo che fui stuprata, cominciai a fare le mie indagini, raccolsi articoli di cronaca, lessi materiale inerente all’argomento, ascoltai conferenze in cui se ne parlava, cercai di seguire il più possibile processi in cui gli stupratori venivano accusati e condannati. La cosa che più di tutte mi colpiva era lo sguardo degli stupratori, diverso in qualche modo, indifferente, non metteva in mostra nessun segno di empatia. La vittima invece stava seduta in prima fila, colma di vergogna, protetta dagli abbracci dei parenti o delle amiche, mentre i parenti del colpevole la insultavano e la chiamavano puttana. Il fatto che persino in quei processi una vittima potesse essere aggredita in quel modo mi fece pensare. Quegli uomini e le loro famiglie non capivano, non erano in grado, pensavano che lei, la vittima, fosse la vera colpevole e non cercasse giustizia ma vendetta per ragioni insite in chissà quale trauma precedente. Come se la vittima nell’accusare lo stupratore volesse in qualche modo vendicarsi di tutti gli uomini. Ed è una cosa che è stata detta anche a me. Mentre narravo del mio stupro le amiche mi dicevano che in fondo mi era andata bene. Non era stato poi così violento. Era stato quasi dolce. Si può definire uno stupro dolce? Mi dicevano che il fatto che io non avessi reagito poteva essere interpretato come un consenso. Mi dicevano anche che sembravo arrabbiata nei confronti di tutti gli uomini. E questa tiritera ho dovuto ascoltarla in ogni situazione in cui si parlava di stupratori. 

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Consenso Vs Cultura dello stupro

La Fontaine – Tales and Novels in verse – v2

Se volete sapere qual è in Italia l’età del consenso basta cercare un po’ e la troverete, sempre che vi interessi davvero. Che cos’è la cultura dello stupro? E’ quella cultura per cui viene minimizzata, incoraggiata, normalizzata la violenza sessuale. Di più: viene giustificata, al punto da colpevolizzare la vittima che denuncia di essere stata stuprata. La colpevolizzazione della vittima si chiama Victim Blaming, tanto per saperlo.

Se nasci con una vagina tutto quello che ci si aspetta da te è che tu sia sempre disponibile allo sguardo, alle attenzioni, alle molestie e al desiderio sessuale maschile. Nessuno si pone il problema di quello che tu voglia. Cosa desideri, con chi vuoi stare o non vuoi stare. Men che meno se hai 6 o 10 anni e non hai ancora raggiunto l’età per poter dare il tuo consenso a nessun tipo di attenzione che un pedofilo decide di dedicare al tuo corpo, violandolo.

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La nostra rabbia vi seppellirà

Più leggo le storie di donne che hanno subito molestie, stupri, violenze e più la rabbia sale. Perché mi rifiuto di sentirmi impotrente. Ho sempre rifiutato l’idea che le cose dovessero essere quelle, ma sì lasciamo perdere, tanto non cambia niente, e mi sono assunta la responsabilità di voler cambiare qualcosa, per me stessa, per le altre, con tutta la fatica che ciò comporta. Perché sono cresciuta anch’io in luoghi in cui c’era la gara dei piccoli maschi a chi ti toccava prima il culo o il seno. Perché il mio corpo come quello di molte altre è sempre stato meta di scommesse, conquiste, bottino di guerre, premio per chi ce l’aveva più grande, l’ego. Perché ho vissuto in spazi perfino troppo stretti in cui vecchi bavosi insistevano per volermi trascinare dove avrei potuto leccare il gelato (ti piace leccare il gelato, vero?), e tutto questo accadeva quando avevo otto, dieci, dodici anni, figuriamoci a quattordici, mentre io cercavo di capire chi ero e tentavo di sopravvivere con tutte le mie forze per stabilire un discreto rapporto con me stessa.

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In Italia lo stealthing non è reato: serve una legge!

Tra le altre storie pubblicate sulla pagina facebook di Abbatto i Muri per la Campagna #TuttaColpaMia oggi ce n’è stata una che ha suscitato abbastanza clamore ed è questa:

Sostanzialmente c’è un tale che si è tolto il preservativo all’insaputa della ragazza che quando se ne è accorta ha cacciato via a pedate il tizio e ha dovuto affrontare anche l’ostruzionismo del farmacista obiettore di coscienza che le ha dato la pillola del giorno dopo solo perché lei ha minacciato di denunciarlo. Togliere il preservativo senza il consenso della ragazza in altri Stati si chiama “stealthing” ed è un reato pari allo stupro. In qualche caso si parla di sanzione in altri di reato penale vero e proprio.

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Roll Red Roll: cultura dello stupro e victim blaming sui social. Come la città protegge gli stupratori!

Appena visto su Netflix questo documentario, molto ben fatto, che ricostruisce i fatti avvenuti nel 2012 a Steubenville, Ohio. Lo scenario, che abbiamo più volte, purtroppo, riscontrato in casi italici che conosciamo bene, è sempre lo stesso. Una ragazza si fida di uno del gruppo, pensa che lei gli piaccia, lo segue, beve, viene ridotta all’incoscienza senza che nessuno si chieda se non sia il momento di assisterla e accompagnarla a casa, viene portata in un luogo in cui è possibile darsi alla pazza gioia e poi viene stuprata da un branco di esecutori, di reporter che fanno foto per documentare l’evento e videomaker che si assicurino che ci sia un video che testimoni la faccenda.

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Carola Rackete viene liberata e i fan leghisti se la prendono con le donne

Lei scrive:

“Ciao Eretica.

Come tutti abbiamo visto, la Capitana della Sea Watch è stata rilasciata.
Una ragazza di nome Sara ha scritto un commento sotto un post di Salvini (che è stato successivamente eliminato) in cui diceva circa (non ho lo screen e non lo ricordo benissimo) “sono qui per vedere il rigetto di bile dei salviniani”. Ripeto che non lo ricordo con precisione, ma il concetto è questo sicuramente.
Inutile dire che le sono piovuti addosso più di mille commenti, pieni zeppi di insulti sul suo aspetto fisico, sul suo essere donna.
Ne ho selezionati alcuni e ho creato questo collage. Ho avvertito un senso di nausea leggendo questi commenti. È uno schifo che parole del genere restino impunite e tornino nell’oblio una volta eliminate.”

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